Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

Vandana Shiva. Ciò che fa bene al suolo, fa bene a noi

Sostenibilità / -

Vandana Shiva
Daniele Mascolo © Expo 2015

Attivista e Ambassador di Expo Milano 2015, Vandana Shiva ha ricominciato a sentirsi a casa, qui, e la sua presenza non passa inosservata. In occasione dell'inaugurazione del Biodiversity Park, accanto al Commissario Unico Giuseppe Sala, Shiva ha spiegato l'importanza della biodiversità. E, soprattutto, la sua bellezza.

È venuta a Expo Milano 2015 a seminare, Vandana Shiva. A seminare davvero, spargendo semi di okra, zucca e melone provenienti dal circuito di Navdanya, che cresceranno nelle prossime settimane nel Biodiversity Park, dicendo poi che questi orticelli sono "il posto più importante dell'Esposizione Universale, ed è una gioia camminarci". A seminare anche idee, le stesse che l'ambientalista indiana, fondatrice di Navdanya International e Ambassador di Expo Milano 2015, da sempre porta avanti.
 
Lei è qui per testimoniare l'importanza della biodiversità e per presentare a Cascina Triulza il manifesto Terra Viva, un nuovo patto sociale, economico e agricolo. Da cosa è partita l’esigenza di scrivere questo saggio sulle pratiche tradizionali, di riportarle d’attualità?
Il manifesto nasce dalla necessità di affrontare le principali emergenze della nostra epoca. La crisi ecologica causata dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dalla desertificazione e la crisi economica dovuta alle disuguaglianze sociali che rischiano di generare conflitti. La soluzione a questi problemi è tornare a un sistema circolare che restituisca le risorse sottratte alla Terra e alla società. Se non impariamo a fare questo e lasciamo tutto il potere nelle mani di chi sfrutta le risorse, la vita su questo pianeta non sarà possibile.
 
"L'agricoltura biologica salverà il mondo". Pensa sia l’unico modo per attuare il concetto di economia circolare?
Non solo, penso che sia il modo migliore per eliminare la disoccupazione ed evitare che intere famiglie vengano obbligate a trasferirsi. Ho vissuto queste situazioni in prima persona, quando ci hanno detto che il modello lineare di agricoltura e di sfruttamento delle risorse era quello giusto, poi abbiamo visto sprecare il 50 per cento del cibo. Con il modello circolare non esiste spreco. Nel manifesto scriviamo chiaramente che l’agricoltura biologica non è una nicchia per ricchi, ma è l’unica soluzione che i poveri hanno a disposizione per sostenersi e per avere accesso a cibo di qualità.
 
Perché oggi, perché Expo Milano 2015. Cosa lega il suo manifesto con questa Esposizione Universale? Cosa si aspetta di ottenere?
La ragione per cui sono qui è che la mia vita è completamente dedicata a trovare una soluzione a queste crisi. Ho accettato di diventare Ambassador due anni fa, quando mi era stato promesso che ci sarebbe stato un Parco della Biodiversità. Se sono ancora qui oggi, anche se ci sono le multinazionali, è proprio per non lasciare la scena. Non si può far finta che l'Esposizione Universale sia un luogo diverso dal mondo che rappresenta, in tutte le sue sfaccettature. Il mondo è conflitto, è concorrenza, il mondo è fatto di svariati punti di vista. Io sono qui per dialogare e promuovere un’alternativa che sta a loro voler sentire o meno. Il mio dialogo con loro prevede di dire la verità e chiedere di restituire ciò che hanno sottratto alla Terra per diventare delle superpotenze.
 
La bellezza della biodiversità è che non devi avere un seme preferito. Se hai cinque figli, non puoi dire: “Questo è il mio preferito”. Non puoi permetterti di trascurare gli altri. Ogni seme è stupendo, fertile. Ogni seme ha una caratteristica tutta sua. Oggi abbiamo piantato fagioli, erbacce, zucche.
 
Ci può raccontare in che modo la sua organizzazione sta cercando di aiutare le vittime del terremoto in Nepal?
Stiamo lavorando per riportare alcuni semi spazzati via dal terremoto. Nella valle di Kathmandu hanno bisogno di semi per ricostituire gli orti prima dell’arrivo dei monsoni a giugno. Li chiamiamo “seeds of hope”, semi della speranza, perché i semi ridanno alla popolazione la possibilità e quindi la speranza di riprendersi da una catastrofe.
 
Lei è vegetariana?
Sì, lo sono sempre stata. Per un certo periodo, quando ero dottorando in Canada ho mangiato un po’ di carne anche perché in Occidente, negli anni Settanta, era inconcepibile essere vegetariani, ma non mi è mai piaciuta. Quando sono rientrata in India sono tornata a essere vegetariana. Lo preferisco dal punto di vista del gusto, mi sento meglio e rispecchia la mia storia e la mia coscienza. Io penso che dobbiamo mangiare in modo più vario. Se mangi carne, mangi una mucca, una gallina, una pecora o qualche pesce. Ma quanto mangi vegetariano puoi scegliere tra centinaia, migliaia di tipi di frutta e di verdura.
 
Pensa che questa sia la dieta migliore per la Terra?
Una dieta varia è la migliore per il suolo e per noi. Noi siamo il suolo. E ciò che fa bene al suolo, ci fa bene. E viceversa…
 
Qual è il suo piatto preferito?
A differenza dei semi, posso dire qual è il mio piatto preferito! È un piatto unico che si chiama kitchari. È fatto di riso, lenticchie e altre verdure. Il motivo per cui lo amo è che è equilibrato, è facile da cucinare ed è il piatto che usiamo per le cerimonie, come rimedio dalle malattie e per le celebrazioni. Cosa c’è di meglio?
 

La cucina naturale secondo Francesca Marotta

Gusto / -

cucina naturale francesca marotta

Una giovane scrittrice italiana, scomparsa nel 2004, appassionata di naturalità e sempre testimone della necessità di un approccio naturale in tutto, è riuscita a condensare in brevi paragrafi la sua limpida definizione di cucina naturale.

Vivere in modo gioioso e rilassato il rapporto con il cibo e con la casa, per riappropriarci, finalmente, del gusto e del piacere di cucinare. Questo è l’approccio naturale alla cucina nella testimonianza lasciataci da Francesca Marotta nei suoi articoli giornalistici.
Compiere con lentezza ogni passo della preparazione del pasto è il primo buon consiglio. Certo, ci vuole più tempo per scegliere con cura gli ingredienti migliori per preparare il pranzo, ma se lo merita tutto. In pratica devono essere coinvolti tutti i sensi nei gesti dell’affettare, del riscaldare, del mescolare.
Non sono contemplati alimenti che danneggiano l’ambiente, eticamente discutibili (per ottenere il caviale si spremono come calzini le femmine di pesce gravide) o fuori stagione.
 
I dettami da seguire sono quelli della cucina naturale
Francesca Marotta spiega su LifeGate.it, in un articolo del 2001, il suo modo per fare del cibo una esperienza gratificante, salutare e creativa:
 
"Equilibrio, varietà, semplicità, fantasia, tradizione: la cucina naturale si potrebbe sintetizzare con queste cinque parole. Il modello di cucina naturale che vogliamo proporre non rispecchia necessariamente una visione unilaterale della cucina e dell'alimentazione (solo macrobiotica, solo vegetariana, solo igienista e così via), piuttosto un atteggiamento curioso e vivace, proprio di chi ama appassionatamente il cibo e la cucina. Cucina naturale significa, secondo noi, utilizzare la maggior quantità possibile di informazioni, esperienze e conoscenze, senza dogmi o pregiudizi, per fare di ogni ricetta un piccolo capolavoro di gusto e salute.  Il materiale da cui attingere è immenso: dalle tradizioni regionali alle cucine etniche, dalle cucine antiche alla moderna cucina creativa, il tutto rielaborato utilizzando le migliori tecniche di preparazione, quelle che garantiscono la valorizzazione del contenuto nutritivo e del gusto". 
 
Le regole fondamentali della cucina naturale
• Scegliere ingredienti di qualità: gli alimenti biologici, ad esempio, oltre a essere più sani perché privi di residui di pesticidi, sono anche molto più ricchi di vitamine e di sali minerali e anche molto più gustosi e profumati. 
• Ridurre i tempi di cottura: la cottura prolungata riduce il contenuto vitaminico e nutritivo degli alimenti, e a volte li rende meno digeribili. Ad esempio la verza cruda si digerisce in 2 ore, quella cotta in 4-5 ore. 
• Evitare soffritti, rosolature e bruciacchiature: i grassi troppo cotti possono essere nocivi per il fegato e per l'intestino; nelle parti del cibo annerite o rosolate (soprattutto se si tratta di alimenti proteici) possono formarsi sostanze cancerogene. Quando preparate un soffritto di cipolla o di altre verdure, mettete nella padella l'olio e le verdure tutte insieme a freddo e poi accendete il fuoco. In questo modo la temperatura di cottura si mantiene bassa e i grassi si alterano meno. 
• Cucinare con olio extra vergine di oliva: è il massimo dal punto di vista nutritivo, è antiossidante e anticolesterolo, resiste bene alla cottura senza produrre sostanze tossiche, è molto saporito e quindi ne basta poco per condire. Meglio di così... 
• Sfruttare le sinergie nutritive: ad esempio, il betacarotene delle carote viene assimilato molto meglio (quasi quattro volte di più) se le si condiscono con olio o burro. Inutili le insalate scondite. 
• Non sprecare i nutrienti: ad esempio, quando si cuociono i cereali integrali, è bene mettere poca acqua, in modo che venga assorbita tutta e non si buttino via vitamine e minerali preziosi insieme all'acqua di cottura. 
• Usare i condimenti a crudo: è il sistema più pratico e veloce per fare, ad esempio, un piatto di pasta gustoso, digeribile, e molto ricco di vitamine e minerali. 
• Abbondare in erbe aromatiche e spezie, verso fine cottura: oltre a favorire la digestione e a far conservare meglio gli alimenti, inducono a ridurre l’uso di sale e permettono una enorme varietà di accostamenti gustosi e creativi. No alla cucina insapore, monotona e deprimente, via libera alla fantasia.
 
La cucina naturale, che valorizza il cibo dal punto di vista del gusto e della salute, presuppone dunque regole semplici che ci orientano verso un graduale cambiamento d’abitudini senza traumi, ampliando i nostri orizzonti gastronomici. Un approccio che, a distanza di quindici anni, trova nei prodotti in mostra a Expo Milano 2015 moltissime pezze d'appoggio, cibi, piatti, tecnologie e procedimenti per cucinare con tutte le idee del mondo.
 
 

10 cose che non sapevi sulle zanzare

Sostenibilità / -

© Paul Starosta/Corbis

La primavera avanza e le famigerate zanzare si stanno preparando per sferrare il loro annuale attacco contro la nostra specie. Ma sono davvero così cattive? Esistono dei lati nascosti di questi insetti tanto odiati?

Solo le femmine delle zanzare sono assetate di sangue
Deponendo dalle 350 alle 450 uova nel corso della loro vita, necessitano di una dieta ricca di proteine, elementi nutritivi abbondanti nel nostro sangue.
 
I maschi non pungono
Volano di notte e vanno alla ricerca del nettare dei fiori proprio come le api e gli altri insetti impollinatori.
 
Grazie a loro abbiamo delle belle orchidee
Alcune orchidee tropicali aprono i loro fiori durante la notte per permettere ai maschi di zanzara di visitarli e di impollinarli. Anche i fiori del cacao vengono impollinati da insetti del tutto simili alle zanzare. Oltre a maledirle dovremo anche ringraziarle ogni volta che vediamo una orchidea meravigliosa oppure quando mordiamo una tavoletta di cioccolato.
 
Le zanzare sono più abbondanti nei climi nordici
Le estati canadesi e del nord Europa sono gremite di questi insetti tanto che è possibile uscire all’aria aperta solo se ben protetti. Questa massa di insetti richiama migliaia di uccelli che banchettano sia con le larve e sia con gli adulti. Per questo motivo questi ecosistemi si fondano sulle zanzare.
 
Non pungono chi ha il “sangue dolce”
La leggenda metropolitana del “sangue dolce” è falsa: le zanzare non sono in grado di saggiare il grado zuccherino del nostro sangue che, tra l’altro, è costante per tutte le persone.  Le zanzare scovano le vittime grazie al loro odore. Oltre all’anidride carbonica, esse sentono alcuni odori corporei e ne preferiscono alcuni piuttosto che altri.
 
Amano l’odore… dei piedi
Le zanzare amano l’odore del sudore in particolare quello “profumato” dei piedi. Nonostante il loro olfatto sopraffino, esse scambiamo tale odore con quello del formaggio specialmente se prodotto in Olanda.
 
Non fanno preferenze
La maggior parte delle persone che dicono di essere amate dalle zanzare vengono punte democraticamente come tutti. Essi solo più sensibili e manifestano una reazione allergica più vistosa e fastidiosa degli altri.
 
Quella tigre teme un crostaceo in particolare
Il gruppo di lotta biologica di Bologna ha scoperto che un Copepode Ciclopoide (non è un alieno ma un piccolo crostaceo di acqua dolce) va pazzo per le esotice larve di zanzara tigre. Questo copepode, chiamato ciclopino perché ha un occhio solo, distrugge tutte le larve presenti in una determinato ambiente, risultando un ottimo rimedio biologico.
 
C’è una tecnica per liberarsene
Un'altra prospettiva di lotta biologica è denominata “tecnica del maschio sterile” e consiste nell’allevare milioni di maschi, sterilizzarli e quindi liberarli nelle nostre città.  I maschi si accoppieranno con le femmine “selvatiche” che deporranno uova sterili liberando, si spera, le nostre città da questo flagello.
 
Milano città di Expo Milano 2015 e delle zanzare
Il capoluogo lombardo ospita regolarmente le normali zanzare, ma accoglie anche alcune specie tipiche delle risaie poco distati dal capoluogo lombardo. 
 
 
Expo Milano 2015 è un'occasione per conoscere l'importanza della biodiversità sul nostro Pianeta. In particolare l'Area Tematica Biodiversity Park vuole valorizzare le eccellenze italiane ambientali, agricole e agroalimentari attraverso un percorso che racconta l’evoluzione e la salvaguardia della biodiversità agraria, anche grazie a un palinsesto di eventi, incontri ed esperienze multimediali.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa