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Quanto costa veramente una bistecca

Sostenibilità / -

quanto costa la bistecca
© Michael S. Yamashita/Corbis

Attualmente circa 1,3 miliardi di bovini popolano la Terra e brucano circa un quarto della superficie coltivabile del pianeta.

Il record mondiale storico di consumo di carne è conteso. Secondo Andreas Schlumberger era stato stabilito dai tedeschi, che nel 1988 ne mangiarono 70 chilogrammi all’anno pro capite. Oggi questo valore è sceso a 60 all’anno. José "Pepe" Mujica lo ha rivendicato invece per l'Uruguay, quando all'Università per Studenti Stranieri di Pechino, il 27 giugno 2013, ha detto: "Guardando la delegazione che mi accompagna, su dieci persone, otto sono grasse, compreso me. Non è un caso, credetemi: mangiamo 72 kg di carne di mucca a persona, a cui dobbiamo aggiungerne più o meno 20 di pollo. Non siamo i più ricchi, né abbiamo il Pil più alto, però nel mangiar carne siamo i campioni del mondo".
 
Produzione e consumi di carne non sostenibili
Cifre di gran lunga superiori a quello che la maggior parte degli abitanti della Terra possa permettersi, più di quanto storicamente ci sia mai stato a disposizione, e più di quanto il nostro pianeta - secondo molti studiosi e fonti istituzionali - possa sostenere.  
Già solo l’allevamento bovino – anche a causa delle flatulenze del bestiam e del disboscamento per creare prati e produrre foraggio - contribuisce all’effetto serra come l’intero traffico automobilistico. Lo ha affermato la Fao nel 2009, rilevando che il settore dell’allevamento di bestiame (bovini, maiali, pecore, piccoli ruminanti e volatili) produce più gas serra rispetto al sistema mondiale dei trasporti (il 18% contro il 14%), inserendosi tra i principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta. Nell’arco di una giornata, un’azienda di ingrasso con 10.000 animali produce la stessa quantità di liquami di una città con 110.000 abitanti. Nel corso della presentazione del rapporto Henning Steinfeld, funzionario Fao, ha spiegato che "l’allevamento costituisce un grande problema ambientale a cui va posto urgente rimedio". E non solo per salvare l’atmosfera, ha aggiunto, ma anche terre e acque, sottoposte a un lento ma inesorabile degrado.
 
Il rapporto tra importazioni ed esportazioni nei Paesi in via di sviluppo
Bisogna anche considerare che esiste uno stretto legame tra esportazione di foraggio e fame nei Paesi d’origine: un terzo dei raccolti di grano del Messico viene tramutato in foraggio, due terzi delle importazioni di mangimi animali dell’Europa provengono dai Paesi in via di sviluppo. 
La produzione di carne mostra un rapporto decisamente svantaggioso in termini di costi iniziali e risultati finali. Un essere vivente trasforma solo il 10% dell’energia contenuta in un qualsiasi alimento consumato in peso corporeo. Il resto si disperde sotto forma di calore e deiezioni e questo vale per tutte le specie animali. In zootecnia questo significa che per un chilogrammo di carne devono essere prima prodotti decine di chilogrammi di foraggio. Già nel 2004 il WorldWatch Institute ha schematizzato gli input e gli output dell’industria della carne.
 
Input dell’industria della carne
 
Output dell’industria della carne
 
Mangime. Una caloria di carne di manzo, maiale o pollame richiede da 11 a 17 calorie di mangime. Il 95% della soia prodotta è consumata dagli animali d’allevamento, non dall’uomo. Il mangime che contiene farina di ossa potrebbe causare il morbo di mucca pazza, che ha colpito migliaia di capi di bestiame nei Paesi industrializzati.
Concime. Il concime da allevamenti intensivi di maiali può penetrare nelle falde acquifere o inquinare le acque di superficie.
Acqua. Per produrre circa 230 grammi di manzo (una bistecca) occorrono 25.000 litri d’acqua.
Metano. Le flatulenze del bestiame ogni anno danno origine al 16% delle emissioni mondiali di metano, un potente gas serra.
 
Additivi. Negli Usa a bovini, maiali e polli è somministrato il 70% di tutti i farmaci antimicrobici.
Malattie. Il consumo di prodotti di origine animale con alti contenuti di grassi saturi e colesterolo è associato a cancro, cardiopatie e altre malattie croniche. Gli allevamenti industriali favoriscono la diffusione di E.Coli, salmonella e altri agenti che producono infezioni alimentari. La malattia di Creutzfeld-Jakob, variante umana del morbo di mucca pazza, ha ucciso almeno 100 persone.
 
Combustibili fossili. Prendendo le patate come termine di confronto, una caloria di manzo richiede il 33% in più di energia da combustibili fossili.
 
 
Ridurre le emissioni di CO2 mangiando meno carne rossa
Che la produzione di carne avesse un pesante impatto sull’ambiente era noto, ma un recente studio ha mostrato con maggior chiarezza la portata del danno in particolare causato dalle carni bovine, molto più pesante anche rispetto a quello derivato da altri tipi di carne, tra cui pollo e maiale.
Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences la produzione di carne rossa necessita di un terreno 28 volte più grande rispetto a quello richiesto dall’allevamento di maiali o polli, ha bisogno di una quantità di acqua 11 volte maggiore rispetto gli altri due e genera il quintuplo delle emissioni inquinanti. Se paragonato poi all’impatto che possono avere vegetali come patate, grano e riso la disparità cresce esponenzialmente: la superficie di campo per allevare bovini è 160 volte più grande di quella che occorre per coltivare queste colture.
 
“Tagliare i sussidi per la produzione di carne sarebbe il modo meno controverso per ridurre il suo consumo” ha dichiarato il professor Gidon Eshel, ricercatore del Bard College che ha guidato la ricerca sull’impatto della carne bovina. L’agricoltura ha un ruolo significativo nel riscaldamento globale e provoca il 15 per cento di tutte le emissioni, ma di queste la metà causata dall’allevamento di bestiame. L’enorme quantità di grano e acqua necessaria per i pascoli degli animali preoccupa gli esperti che prevedono una significativa crescita della popolazione mondiale entro il 2050. Fino ad oggi, però, gli inviti a ridurre il consumo di carne al fine di aiutare l’ambiente sono state accolti con scetticismo.
 
“I governi dovrebbero considerare attentamente questi messaggi, se vogliono migliorare l’efficienza produttiva e ridurre gli impatti ambientali – ha detto Mark Sutton, professore del Centro per l’ecologia e idrologia del Regno Unito – ma il messaggio per il consumatore è ancora più forte. Evitare un eccessivo consumo di carne, soprattutto di manzo, fa bene all’ambiente”.
 

Culture, saperi, cibo per la pace: a Expo Milano 2015 le religioni dialogano con gusto

Cultura / -

Colori, sapori, profumi, parole dell’anima: un grande senso di unione ha caratterizzato la giornata del 1° settembre a Expo Milano 2015 “Il cibo dello spirito nella Carta di Milano”. I rappresentanti delle maggiori religioni si sono incontrati per affrontare insieme i temi della sicurezza alimentare, dello spreco, della consapevolezza, del cibo come nutrimento per il corpo e per l’anima. Intenso il momento della benedizione dei piatti portati da 68 Paesi Partecipanti da parte di tutte le confessioni: un forte momento di unione e di dialogo. Con un sorriso all'oggi, con uno sguardo di pace e di fiducia al domani.

Attenti al frigo. Di noi dice tutto, anche il reddito

Economia / -

Il contenuto del frigorifero, secondo una ricerca condotta da una società di investimenti, può rivelare non solo i gusti della famiglia, ma soprattutto il suo livello di vita e di reddito, un’informazione molto utile per chi deve investire e un esperto descrive anche come la dispensa elettrica cambi forma, prestazioni e design secondo i paesi, la dieta e lo spazio.

Potrà sembrare strano, ma i grandi esperti di finanza e le private  equity, prima di decidere di investire in un paese, non spiano i depositi bancari, non spulciano i conti dello Stato e nemmeno guardano il rapporto debito-Pil. Il primo passo, infatti, consiste nel dare letteralmente un’occhiata a quello che c’è dentro i frigoriferi degli abitanti. Se vi sono conservati cibi semplici, per appetiti robusti di lavoratori di fatica, significa che il Paese è in via di sviluppo ed è destinato  a crescere.

Più frigoriferi più sviluppo economico
Se vi sono alimenti più sofisticati e dietetici, il livello medio di vita rivela condizioni migliori ma la crescita non sarà tumultuosa.  Ad affermarlo è Tassos  Stassopoulos, responsabile Strategie Consumer di un gigante della finanza, AllianceBernstein. “Il frigorifero con il suo contenuto è un efficace indicatore di come vivono i proprietari, così come anche l’indice di aumento delle vendite di frigoriferi dice molto della crescita del Paese” (Tassos Stassopoulos, Refrigerators in Emerging Markets).

Proteine per chi fatica, dietetici per i ricchi
Non sono infatti il cellulare, il tv nè lo stereo i parametri del benessere; la ricerca di Alliance Bernstein ha verificato che in paesi  molto poveri anche chi vive in case misere possiede questi apparecchi. Invece il frigo non mente, e la sua diffusione aggiunge preziose informazioni. La ricerca ha preso in esame 12 paesi emergenti.  Quali sono gli alimenti rivelatori? Insaccati, salse, frutta, verdura e uova per il lavoratore di fatica, margarina, vino, birra, dolci e gelati per chi può permettersi qualcosa di più, e cibi e bevande dietetiche, con vini di pregio, per le persone più abbienti.

Due frigo in Korea
Quanto alla tipologia degli apparecchi, molte le differenze. Addirittura in Korea ogni casa ha due frigo, uno grande- all’americana e uno speciale con cassettoni  per il cibo nazionale, il kimchi (cavoli e rape fermentati), che solo una temperatura a 0 gradi riesce a mantenere a lungo.

…e superfreddo ai tropici
Anche in Giappone il frigo ha scomparti a 0 gradi per il pesce crudo e le alghe, dove non restano più di 10 ore. In Cina, i frigo degli abitanti delle città sono piccoli, con disegni personalizzati, mentre nelle campagne, dove l’acquisto è sovvenzionato dallo Stato, sono molto capaci per contenere,  nelle estati  torride, grandi quantità di ghiaccio. In America, si sa, i frigo sono enormi –intorno ai 500-600 litri- per grandi rifornimenti non frequenti, mentre è singolare che nel freddo Nord i frigoriferi siano piuttosto ampi, con uno vano spazioso per il freezer. E che non manchino affatto mega congelatori. Per chi abita in zone calde e caldissime, ecco  i frigo “tropicali”,  per resistere a temperature bollenti.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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