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Quando mangiamo il cioccolato ringraziamo… le zanzare

Sostenibilità / -

Quando pensiamo alle zanzare, automaticamente pensiamo alla calura estiva e alle loro punture. Ma d’ora in poi potremo associare questi insetti a un’immagine molto, molto più dolce. Scopriamo perché.

Il cibo che giunge sulle nostre tavole ha seguito un lungo percorso ed  è il frutto di una serie di relazioni complicate e spesso invisibili. Prendiamo ad esempio l’impollinazione anemofila, quella che coinvolge gli insetti.  Molte piante superiori, quelle con i fiori, si sono attrezzate con corolle colorate e profumate per attirare gli insetti impollinatori, che conoscono il linguaggio universale della natura e associano questi segnali alla presenza del nettare, una sostanza zuccherina particolarmente energetica. Attirati dai colori e dai profumi, consapevoli della dolce ricompensa, entrano nel fiore e, cercando i nettari (le ghiandole che producono il nettare), si sporcano di polline, la parte maschile del fiore. Visitando un nuovo fiore, depositano poi il polline sullo stigma, la parte femminile del fiori, e da qui parte il magico processo che porta alla fecondazione, al seme che si ricopre del frutto e quindi alla perpetuazione della vita vegetale. Dato che praticamente tutti gli alimenti con cui ci nutriamo dipendono direttamente o indirettamente dalla piante, possiamo concludere che ci nutriamo grazie agli insetti e alla loro simbiosi con le angiosperme, ovvero le piante superiori.

Api, mosche, coleotteri, farfalle, colibrì portano il cibo sulle nostre tavole
La maggior parte deli insetti impollinatori, chiamati anche pronubi, appartiene alla famiglia degli apoidei e l’ape da miele è la migliore tra di essi. Ma la natura è complessa e non può affidare a unico organismo un processo così importante. E infatti oltre alle api, esistono tanti altri animali che si occupano di smistare i pollini da un fiore all’altro. Ci sono le mosche, per esempio, che vengono sapientemente attirate da fiori con corolle gialle e dotati di un odore di cadavere o di carne putrida. Anche i coleotteri raccolgono il polline anche se, spesso e volentieri, si mangiano anche tutto il fiore. Ovviamente abbiamo le farfalle che, volteggiando di fiore in fiore, trasportano i granuli pollinici. E poi abbiamo i piccoli uccelli mosca (i famosi colibrì), alcuni pipistrelli tropicali, e ancora delle lucertole e addirittura delle lumache che si occupano della riproduzione di alcune piante acquatiche. E l’elenco continua coinvolgendo delle piccole scimmie tropicali che, nutrendosi di fiori, trasportano inconsapevolmente il polline.

E le zanzare… fanno il cioccolato
Un tipo di impollinazione davvero fuori dagli schemi la troviamo per una pianta che dona all’umanità un alimento altrettanto fuori dagli schemi per il suo valore nutritivo e per il suo gusto talmente squisito da far dimenticare per un attimo i problemi della vita: il cioccolato che si ottiene dai semi della pianta del cacao.
Questa pianta vive nelle foreste umide tropicali, luogo dove le api, figlie del sole, difficilmente riescono ad entrare. Il cacao quindi ha ingaggiato altri insetti che si vivono piuttosto bene sommersi dall’umidità e dalla semioscurità della foresta. Osservando i fiori di questa pianta potremmo notare che sono di due tipi: quello rosa è il maschile, mentre quello bianco è femminile. Si aprono sia di giorno e sia di notte e sono di dimensioni decisamente ridotte. Questo tipo di fiore sembra (e lo è) fatto apposta per un insetto che, in un altro contesto, combatteremmo con tutte le nostre forze: si tratta della zanzara, o meglio di un parente strettissimo dal nome di Forcipomyia. I maschi, che non si nutrono di sangue, sono costretti ad un dieta a base di zucchero, sostanza che abbonda nei fiori del cacao. Visitandoli, si rendono responsabili della formazione dei grossi frutti colorati che contengono le fave di cacao da cui si ottiene il prezioso alimento.  Ed è così che noi, quando assaporiamo una gustosa tavoletta di cioccolato, dobbiamo ringraziare questi insetti, che ci tormentano la vita per altri motivi. Ma non è finita qui: il cacao è una pianta sudamericana che però si adatta benissimo anche ad altri ambienti purché siano tropicali. Spesso però al di fuori del continente americano queste piccole zanzare non esistono, ed è per questo che nelle Hawaii e nel Ghana sono state importate: migliaia di questi piccoli insetti provvedono all’impollinazione del cacao e… disturbano le notti degli esseri umani. Alle volte per gioire è necessario soffrire.
 

Rav Elia E. Richetti. Ciò che mangiamo è proprietà di Dio che ce ne concede l'uso a determinate condizioni

Cultura / -

Rabbino imm rif
@newpress

Lo afferma il rabbino di Milano intervistato in occasione della tavola interreligiosa tenutasi a Milano il 23 aprile scorso sul menù della felicità e l’etica alimentare.

Elia E. Richetti è rabbino della Sinagoga di via Eupili a Milano, membro del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia e Rabbino di riferimento delle Comunità Ebraiche di Merano e di Vercelli.
 
Qual è la definizione di felicità per il suo credo e qual è la dieta che contribuisce a nutrirla?
La felicità per gli ebrei consiste nel vivere in quell'armonia che Dio ha voluto creando l'universo; di tale armonia fanno parte tutte le norme che regolano il rapporto dell'essere umano (e, nello specifico, dell'ebreo) con il cibo.
 
Qual è il significato del digiuno nella sua religione?
Il digiuno è uno strumento per separare la mente dal rapporto con la fisicità consentendole di concentrarsi su questioni eminentemente spirituali.
 
Come viene rappresentato il cibo, quali sono le sue caratteristiche principali e quali valori importanti richiama?
Ciò che mangiamo è proprietà di Dio, che ce ne concede l'uso a determinate condizioni ed ha una sua dignità di creatura divina, non inferiore a quella dell'essere umano; la sola differenza è l'origine dell'anima, necessità fisica per l'animale per poter vivere, soffio spirituale di origine divina e quindi eterna nell'essere umano.
 
Oggi il sistema agricolo di produzione del cibo sta rovinando il Pianeta. Quanto è importante, per la sua religione, che gli alimenti siano prodotti in modo etico o che non vengano sprecati?
L'Ebraismo insegna che non abbiamo il diritto di considerare il creato come fosse una nostra assoluta proprietà. Ciò lo si ricava dalle regole alimentari, dal riposo sabbatico, dall'anno sabbatico e da tutte le norme agriole presenti nel Pentateuco; tutte norme che educano ad un profondo rispetto per ogni cosa creata e quindi per l'intero sistema.
 

Massimiliano Rosolino. Il mio stile a tavola? Libero, ma non troppo

Lifestyle / -

In carriera faceva la dieta per dieci mesi l’anno, oggi per undici e mezzo. Ai peccati di gola cede solo due volte a settimana. Perché sono le regole a dare più gusto alle eccezioni, che devono valere davvero la pena. Come le patatine del Padiglione Belgio.

Inutile cercargli un difetto. Campione olimpionico, bello come un attore, simpatico come ogni napoletano, alla mano come il ragazzo della porta accanto, bravo con i bambini come un papà modello: Massimiliano Rosolino è un concentrato di virtù. E non gli manca l’umiltà di prestarsi agli autografi, ai selfie, alle battute senza trascurare nessuno. Anche a Expo Milano 2015, dove ha inaugurato l’Happy Meal Sport Camp con altri campioni olimpionici e nuove promesse, è stato per una giornata l’idolo dei visitatori.
 
Che impressione le ha fatto Expo Milano 2015?
Sono già venuto, ma ancora non sono riuscito a vederla bene: ho visitato Russia, Azerbaigian... Ieri sera tardi, però, verso le dieci, mi sono fatto una foto davanti a tutti i Padiglioni! Almeno avrò il ricordo architettonico delle strutture…
Vedo un sacco di famiglie, è un posto sicuro, al di là delle polemiche iniziali è un evento di grandissimo successo. Ne invidio soprattutto la durata: i giochi olimpici si preparano per anni e si bruciano in due settimane, solo pochi riescono a vivere questa grande emozione.
Invece un evento del genere ha una risonanza pazzesca, e permette di approfondire alcuni temi, per esempio dall’alimentazione si passa a parlare di sport, di sostenibilità, di turismo.
 
Qual è il messaggio sullo sport che vuole lanciare ai bambini?
Qui cerchiamo di amplificare il messaggio che l’alimentazione è strettamente collegata con lo sport nell’ambito di uno stile di vita sano. Dico sempre che lo sport è l’unica energia veramente rinnovabile. Uno pensa che chi fa sport si stanca, ma è il contrario: si rigenera. Più sostenibile di così...
È risaputo che più i bambini hanno regole, poche ma precise, più sono sereni. Una di queste dev’essere: dovete muovervi.
Allo stesso modo, se ai bambini poni regole alimentari ferree, fai loro una cortesia, perché poi vivranno meglio.
Movimento, nutrizione, fair play, spirito olimpico, modelli positivi: per noi che abbiamo fatto sport per tutta la vita sono concetti scontati, ma per molti non lo sono. Qui c’è l’occasione di far provare ai bambini alcune attività e così, magari, di incuriosirli e stimolarli a praticarle.
 
Qual è il suo stile alimentare?
Sono abbastanza disciplinato. Dico sempre che quando praticavo nuoto quattro-cinque ore al giorno, facevo dieta per dieci mesi l’anno, ora la faccio per 11 e mezzo. C’è chi pensa che un regime alimentare corretto serva solo per lo sport, ma serve per tutto. La vera sostenibilità sta nel nostro corpo: se tu lo rispetti, vivi meglio, più a lungo, con meno fatica. In generale, le persone serene che hanno trovato un buon equilibrio, sono moderate anche a tavola.
 
Ma a che cosa non sa rinunciare?
Ieri c’era una fila pazzesca al Belgio per le patatine, voglio assolutamente provarle. Poi il gelato: i miei gusti sono cioccolato fondente, nocciola e pistacchio.
Amo le ricette semplici: gli spaghetti con le vongole o con i pomodorini sono i miei piatti preferiti.
È ovvio che il mio pasto libero me lo gioco uno-due volte a settimana: sono due pasti su 14. È come andare in vacanza: te la godi se la fai una volta ogni tanto, se no torni a casa più stanco di prima.
 
E alle sue due figlie riesce a trasmettere queste buone abitudini?
Ho una grande fortuna, entrambe mangiano le verdure, mangiano i cetrioli come se fossero patatine, La più piccola, poi… Se dopo cena noi mangiamo il gelato, lei preferisce finire l’insalata che è avanzata!
 
C’è una cucina etnica che ha imparato ad apprezzare nei suoi viaggi?
Purtroppo ho dovuto mangiare sempre quello che mi serviva, per cui da quel punto di vista ho ‘viaggiato’ poco, anche se poi i raduni danno l’opportunità di vedere posti meravigliosi.
La mia vera full immersion alimentare, di 40 giorni, l’ho fatta in Laos, Cambogia, Tailandia: lì ho mangiato a casa della gente, più tipico di così…
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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