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Energia e grassi da microalghe. Li studiano Ferrero e Cnr, si faranno in Campania

Sostenibilità / -

Microalghe
© CNR

Nel prossimo futuro potremo forse godere di energia e ingredienti alimentari ottenuti da microalghe. Lo promettono i risultati del progetto ‘Sibafeq’, illustrato a Expo Milano 2015, delineando nuovi scenari per applicazioni prima energetiche e, forse, alimentari.

È in corso di completamento un progetto di ricerca completamente italiano che impiega una risorsa naturale rinnovabile - il fitoplancton marino delle alghe diatomee - per la produzione di biomasse da cui ottenere energia, biocarburanti o sostanze impiegabili in ambito alimentare.
 
Sibafeq: un progetto Ferrero in collaborazione con il Cnr
Il progetto Sibafeq vede come capofila il gruppo Ferrero, in collaborazione con il Cnr, Istituto di chimica biomolecolare di Pozzuoli (Napoli) e si chiama Sibafeq - Sfruttamento integrato di biomasse algali in filiera energetica di qualità. È stato co-finanziato dal Ministero dell'Istruzione nell'ambito del Programma operativo nazionale ed è stato presentato a Expo Milano 2015. Nel corso della ricerca - condotta da 15 giovani ricercatori - è stato creato un presidio tecnologico in Campania, basato su una tecnologia flessibile ed economica per la produzione di microalghe e di prodotti derivati.
A Palomonte, in provincia di Salerno, e nello stabilimento Ferrero di Sant'Angelo Dei Lombardi, è stato installato un prototipo di impianto che a fine progetto raggiungerà circa 20 mila litri di coltura, destinato alla sperimentazione e produzione in campo delle microalghe e un processo tecnologicamente avanzato per la trasformazione delle biomasse.
 
Il plancton costituisce uno dei grandi motori della Terra
I microscopici organismi che compongono il plancton assorbono quasi un terzo dell'anidride carbonica globale e sono alla base della catena alimentare marina, fornendo direttamente o indirettamente sostentamento a tutti gli organismi che vivono nei mari e negli oceani. Nel progetto Sibafeq le diatomee, la principale componente biologica del plancton, sono state selezionate per la possibilità di utilizzare anidride carbonica e produrre sia biocarburanti sia farine e paste algali ricche in proteine, carboidrati ed acidi grassi omega-3. Gli studi condotti indicano la possibilità di ottenere 100 tonnellate di biomassa secca da una superficie pari a quella di un campo di calcio.
 
La sperimentazione si conclude ora, entro dicembre 2015, ma ha già ottenuto diversi risultati concreti e probabilmente applicabili. Tra questi, la realizzazione di un processo di trattamento enzimatico delle paste algali per favorire il rilascio dei componenti e la possibilità di sperimentare la trasformazione dei residui idrosolubili della lavorazione delle microalghe per produrre idrogeno e acido lattico attraverso un processo microbiologico brevettato. Le biomasse ottenute dalla coltivazione massiva di microalghe costituiscono anche una materia prima per la produzione di oli omega-3, biocarburanti e composti ad alto contenuto energetico.
 

Cani e droni insieme per salvare gli avocado

Innovazione / -

Pastore belga

Se il nemico si nasconde tra gli alberi, si sguinzagliano prima i droni dotati di sensori di calore, poi i cani. Tutto questo succede in Florida, per salvare i rifornimenti mondiali di guacamole.

Nelle piantagioni subtropicali della Florida è in atto una guerra contro un fungo, il Raffaelea lauricola, che causa una malattia vascolare degli allori. Si diffonde a causa di un insettino arrivato dall’Asia, il coleottero ambrosia (Xyleborus glabratus), e sta decimando i raccolti di avocado.
 
Il coleottero è originario del Sud Est asiatico, dove colonizza esclusivamente legno morto. La specie è stata introdotta accidentalmente nel sud-est degli Stati Uniti e ha cominciato ad attaccare allori e alberi di avocado. Gli alberi muoiono perché il loro fungo innesca una reazione forte da parte del sistema immunitario dell’albero. L’albero espelle le risorse idriche  nel tentativo di contrastare il fungo invasivo, ma poi muore proprio per mancanza di acqua.
 
La più letale minaccia agli avocado
“Questa è probabilmente la più letale minaccia ai nostri avocado mai vista - ha dichiarato ad Associated Press Jonathan H. Crane dell’università della Florida - portata qui da una specie invasiva. È apparsa per la prima volta in Georgia nel 2002 e da allora s’è diffusa in particolar modo negli Stati Uniti meridionali”. Gli avocado sono alberi della stessa famiglia degli allori, e una volta infettati dal fungo possono morire entro sei settimane.
 
Ricercatori e coltivatori stanno unendo le forze per individuare le armi migliori a combattere l’avanzata del fungo prima che arrivi in California, dove cresce il 90% degli avocadi degli Stati Uniti, con un mercato del valore annuo di 400 milioni di dollari. Quello della sola Florida ne vale 64.
 
La nuova strategia: cani e droni insieme
Gli scienziati di due università della Florida hanno studiato un progetto insieme agli ingegneri di una società produttrice di droni e a un ente di addestratori cinofili. Una parte importante della lotta è nel tempismo, perché una volta che i coltivatori si accorgono dell’esistenza dell’infezione, dalla strana peluria dei tronchi al disseccamento delle foglie, è già troppo tardi per salvare l’albero. Ma se ci fosse un modo per accorgersene prima dell’emergere dei sintomi visibili, il trattamento antiparassitario sarebbe efficace.
 
Qui entrano in scena le competenze di Ty Rozier, proprietario della Elevated Horizon, produttore di droni con sede a Miami. Sono stati costruiti dei droni dotati di telecamere termali, in modo che i ricercatori possano individuare, dalle immagini digitali, i primi segni di stress delle piante. Poi, mandano i cani. “È quasi come la ricerca del cancro delle piante - spiega Ken Furton, professore di chimica - per cui molti cani riescono a dare l’allarme puntando piante senza alcun segno visibile di infezione”. I cani impiegati in questo programma sono due pastori belga e due provenienti da un canile. I cani guidano l’operatore verso la pianta infetta, che decide se rimuoverla o bruciarla, effettuando un trattamento fungicida solo sulle piante intorno.
 
Adattabile anche ad altre infezioni delle piante
Tentare di sterminare i coleotteri sarebbe ecologicamente rischioso e comunque troppo costoso, perché riescono a muoversi da 30 a 50 miglia al giorno. È inoltre impossibile intervenire sulle foreste e i boschi, ma almeno sulle piantagioni di avocado sì. Per aggiornare tutti sui progressi sul campo è stato creato l’hashtag #savetheguac.
 
Dal suo primo arrivo in Florida nel 2011, l’infezione ha colpito 1.200 chilometri quadrati delle Everglades, con la morte di centinaia di milioni di alberi in tutto il Sud Est degli Stati Uniti.
Questo sistema di allerta combinato droni-cani sarà, secondo i ricercatori, adattabile anche ad altri tipi di epidemie delle piante, come la malattia del drago giallo degli agrumi, e per questo ha ricevuto un finanziamento statale di 148.000 dollari per la prosecuzioni degli studi.
 

Le vie del sale

Sostenibilità / -

 
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Antille Olandesi Isola Bonaire
© Hughes Herve-Hemis-Corbis
Vietnam Na Trang
© Karen Kasmauski-Corbis
Namibia Walvis Bay
© Jake Warga-Corbis
India Rajastan
© Morandi Bruno Hemis-Corbis
France, L'Ile d'Olonne
© Leroy Francis-Hemis-Corbis
Marocco Casablanca
©-Yann-Arthus Bertrand-Corbis
Peru Cuzco
© Hughes Herve Hemis-Corbis
Bolivia
© Kazuyoshi Nomachi-Corbis
India
© Atlantide Phototravel-Corbis
Namibia Walvis Bay
© Sergio Pitamitz-Corbis
India Rajastan
© Tuul&Bruno Morandi-Corbis
Australia Dampier
© John Carnemolla-Corbis
Korea
© Topic Photo Agency-Corbis
Canada British Columbia
© Chris Harris-All Canada Photos-Corbis
Italia Sicilia Marsala
© Jacques Sierpinski-Hemis-Corbis

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