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Noorjehan Abdul Majid. In Mozambico e Malawi ho azzerato la trasmissione del virus hiv tra mamma e bambino

Sostenibilità / -

majid emi im rif

Lei è il medico a capo del programma Dream in Mozambico e Malawi, uno dei progetti vincitori del bando “Energy Art and Sustainability” il cui obiettivo sta nel contrastare la malattia dell'Aids soprattutto nelle donne e nei bambini, con un occhio all’innovazione dei centri di cura grazie ad impianti alimentati con energia ibrida.

Da quanto tempo lavora come medico in Mozambico e da quanto tempo collabora per la realizzazione del progetto Dream?
Io sono nata in Mozambico e sono diventa medico nel mio Paese. Ho finito l’Università nel 1998 e lì ho conosciuto il programma Dream, allora ancora in fase preliminare. Dream è nato nel 2002 grazie agli operatori della comunità Sant’Egidio.
 
Come vengono finanziati i servizi di counseling, analisi di laboratorio e visite mediche dei vostri ambulatori?
Sono persone singole che ci aiutano insieme al Ministero della salute del Mozambico. Non dimentichiamo i Governi europei, come la Finlandia, la Germania e l’Italia che ci sostengono.
 
Puoi fornirci qualche dato significativo sui successi del progetto?
Abbiamo in cura 270.000 persone in tutti i 10 Paesi africani dove il progetto è attivo (come Malawi, Congo, Nigeria, Guinea, Tanzania, Kenya e altri ancora). Cinquantacinquemila bambini sono nati sani, sieronegativi. Significa che la mamma può rimanere incinta e partorire naturalmente senza cesareo, può allattare. Dopo 18 mesi di test negativi, si può dire che il bambino è guarito. Abbiamo azzerato la trasmissione tra madre e figlio.
 
Quali sono gli obiettivi che si pone realisticamente per i prossimi cinque anni?
Abbiamo ancora una grande sfida davanti, ci sono persone sieropositive che vivono molto bene, a lungo, ma a un certo punto cominciano a soffrire di malattie croniche come ipertensione e tumori. La sfida del futuro si chiama Dream 2.0 e consiste nel valutare la salute globale dei pazienti, facendo uno screening totale della persona, monitorandolo complessivamente indipendentemente dalla convivenza quotidiana con l’HIV.
 
 

Luca Deiana. Per vivere cent'anni, bevete quattro bicchieri di vino al giorno

Lifestyle / -

vino pecorino pane imm rif

“Ma il vino deve essere rigorosamente sardo”. Lo afferma il Docente di Medicina del dipartimento di Scienze Biomediche all'Università di Sassari che da vent'anni compie studi approfonditi sulla longevità dei centenari sardi che seguono quotidianamente una particolare variazione della dieta mediterranea a base di pane, pecorino e vino locale.

Lei studia da vent’anni la longevità. Cosa ha scoperto di rivoluzionario?
Di rivoluzionario c'è tutto. La Sardegna ha la concentrazione di centenari accertati più elevata al mondo, con certificati di centenari viventi. La Sardegna ha una percentuale di maschi centenari rispetto alle donne che non ha nessun alto posto al mondo e da dove derivano questi dati? Da un archivio di longevità che ho costituito io. In questo archivio si trovano oltre 3300 centenari accertati e più di 23.400 di persone che sono decedute tra gli 88 e i 99 anni. Per i centenari noi compiliamo una cartella clinica dove si trova anche una scheda dietetica che contiene le informazioni su cosa mangiano: il pane, il formaggio e vino.
 
Possiamo dire che quella sarda è una sorta di dieta mediterranea locale?
Sì, è una variazione della dieta mediterranea spostata sul versante proteico, non tanto con la carne, ma con i formaggi.
 
Che tipo di formaggio avete analizzato?
Il pecorino sardo. I centenari mangiano pecorino e hanno livelli di colesterolo normali. Mi sono chiesto come mai? In laboratorio e poi sui ratti, abbiamo isolato dei bacilli, precisamente trenta. Li abbiamo dati ai ratti tramite un sondino gastrico. Abbiamo scoperto che quei bacilli, somministrati tutti insieme, abbassano i livelli di colesterolo LDL. Ora vogliamo provarlo sugli esseri umani.
 
Sul vino che studi sono stati fatti? Quanto vino bevono i centenari?
Abbiamo isolato delle sostanze. Lei sa che il vino ha più di 600 componenti, per il momento ne abbiamo prese in considerazione due. Abbiamo trattato delle cellule umane viventi, le abbiamo allevate in coltura e abbiamo aggiunto queste sostanze del vino alle cellule per misurare lo stress ossidativo. Abbiamo visto che la quantità di vino che si può bere al giorno per tenere in salute le cellule è di due bicchieri a pasto. Anche con due e mezzo o tre bicchieri non succede nulla. Però stiamo parlando di vino sardo che ha una composizione più completa, più ricca perché qui in Sardegna le uve maturano in un modo diverso, con un terreno particolare. Io ora sto passeggiando nella mia vigna che si affaccia sul Golfo dell'Asinara, lei deve sapere che la Sardegna è una delle terre che ha più quantità di luce nelle 24 ore. Cosa vuol dire questo? Non ci sono grossi sbalzi di temperatura durante il giorno, l'ambiente è ventilato, diverso da altre zone, il vino è più ricco.
 
Non crede sia pericoloso esagerare nella celebrazione del vino? Dopo tutto contiene delle sostanze psicoattive che possono impattare sulla salute generale e soprattutto dare una dipendenza accertata.
Potremmo stare cinque giorni a parlare di questo aspetto. Io naturalmente so quelli che sono gli effetti positivi e negativi del vino esistenti in letteratura mondiale sul vino, io dico che l'esaltazione del vino c'è nella giusta quantità e soprattutto nell'esaltazione di quello sardo che ha una composizione ben definita. Sto parlando di un prodotto che fa bene perché è sperimentato sulla vita delle persone e ora lo stiamo definendo anche in laboratorio. Se uno eccede, si sbronza, rischia la cirrosi, ma io sto dicendo un'altra cosa, che ho l'esempio clinico verificato dei centenari, della quantità che assumono e soprattutto del tipo di vino.

Parliamo del paradosso francese.  Numerosi studi confermano le teorie di Serge Renaud, ma secondo due ricercatori russi dell’Università di Cambridge sarebbe una dieta ricca di formaggi erborinati a garantire, insieme al vino rosso, la salute. Ci potrebbero essere delle relazioni con i suoi studi?
Non ci sono relazioni perché quegli studi vengono fatti su vini e formaggi diversi da quelli che studio io. Bisognerebbe confrontare i composti e verificarli insieme. La scienza deve essere rigorosa. Si possono solo commentare i risultati.
 
Lei è fondatore del progetto AkeA _Akent’annos. In che cosa consiste brevemente?
Consiste nello studio della vita, della longevità. In Sardegna abbiamo i centenari, li abbiamo sempre avuti e quindi la Sardegna è il posto giusto per compiere questi studi.
 
Qual è il segreto di questa terra? Cosa manca altrove?
Il segreto è genetico, ambientale, nutrizionale, ma anche antropologico. Perché i nostri centenari vivono in famiglia, quindi si sentono protetti, sono circondati dall'affetto e non si sentono soli.
 

Far mangiare tutto ai bambini si può. Grazie ai cartoni animati

Lifestyle / -

cartoon alleati delle mamme

Cresce la tendenza ad utilizzare i cartoni animati per educare i bambini a mangiare sano e a mangiare tutto, anche le verdure. Da Popeye ai giorni nostri, ecco i personaggi in aiuto a genitori e figli.

Patatine fritte per quieto vivere
Molti genitori vivono il momento del pasto come una lotta: i bambini non vogliono mangiare. Dall’insistenza iniziale solitamente si passa a un approccio psico-pedagogico che punta a rispettare i gusti dei propri figli. Il risultato è che sette giorni su sette si può arrivare ad avere in tavola pizza, patatine fritte ed hamburger. Di certo non è una dieta equilibrata. Ormai i bambini non snobbano solo le verdure, ma molti cibi ai quali semplicemente non sono abituati o che non trovano attraenti.
 
I cartoni animati come soluzione al problema
Molte le teorie in campo per risolvere quella che non è solo una cattiva abitudine o un capriccio, ma un problema di educazione alimentare corretta e quindi di buona salute per i figli. In campo allora scendono i cartoni animati che possono rendere interessanti molti dei cibi di solito detestati, in primis le verdure, e allo stesso tempo far capire già in giovane età quanto sia importante alimentarsi in modo corretto.

In Italia, ci pensa Capitan Kuk
È stato lo stesso Ministero della Salute e in particolare la Direzione Generale Sicurezza degli Alimenti e Nutrizione, dopo gli allarmanti dati sul consumo di verdura e frutta da parte dei bambini nel nostro paese, a produrre un cartone animato in collaborazione con Rai Fiction per insegnare ai più piccoli l'importanza di un'alimentazione equilibrata, nel modo chpiù si confà alla loro età. Il protagonista è Capitan Kuk, capitano dei pirati, che nell'arcipelago di Health lotta contro Golosix grazie al prezioso aiuto di Cercafrutta, un congegno in grado di risolvere tutti i danni provocati alla salute dagli scagnozzi di Golosix.
 
In Portogallo i Nutri Ventures scoprono il cibo
È stato invece ideato in Portogallo, e poi diffuso in ben 23 paesi, Nutri Ventures: i suoi personaggi principali sono Matt, Bem, Lena e la piccola Nina, che durante le loro avventure scoprono il cibo, imparano le sue caratteristiche e lo apprezzano. Il cartone animato è rivolto a bambini tra i quattro e i dieci anni, in modo da educarli al mangiare sano già in tenerissima età.
 
L’eroe Sportacus insegna a mangiare bene agli islandesi
In Islanda un esperimento ancora più innovativo, un mix tra una serie tv e un cartone animato esportato in 103 paesi del mondo: Lazy Town dove Magnús Scheving, islandese, campione europeo di ginnastica e fitness, è l'interprete principale e, nei panni del supereroe Sportacus, insegna agli abitanti della città dei pigri l'importanza di una sana alimentazione e del movimento e salva dai pericoli chiunque grazie alla sua cintura allarme che suona quando qualcuno è nei guai. Al suo fianco ci sono i bambini che popolano la città ma non manca il cattivo: Robbie Rotten (in italiano Robbie Rancido).
 
Il cane Boo dice no alle merendine
Da un finanziamento dell’Unione Europea in Gran Bretagna è nato invece un progetto per prevenire l’obesità infantile e correggere la cattiva alimentazione attraverso il cartone animato Boo, dove un cagnolino spiega ai giovanissimi come fare colazione in modo salutare, merenda evitando i cibi ipercalorici non dimenticando di sottolineare l’importanza dello sport e del movimento.
 
Dal secolare Popeye, il Braccio di ferro che, forse inconsapevolmente, ha reso meno indigesto ai bambini mangiare qualcosa di verde, fino ai giorni nostri, è sempre più chiaro che per farsi ascoltare dai piccoli occorre parlare la loro lingua e animarla con gli eroi che preferiscono. Così i cartoni diventano indispensabili non più per i bambini, ma soprattutto per i genitori.
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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