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Jorge Samek. Il Pianeta può essere salvato, basterebbe applicare i principi scritti nella Carta di Milano

Sostenibilità / -

Jorge Samek, Amministratore delegato di Itaipu Binancional, l’azienda leader nel settore delle rinnovabili ha partecipato al seminario “Territorio, Acqua, Energia e Cibo”, presso il Padiglione Brasile a Expo Milano 2015, per presentare il programma “Cultivating Good Water”, premiato dall’Onu come migliore prassi nella gestione dell’acqua.

Lei è a Expo Milano 2015, in occasione dell’evento “Expo dopo Expo”, per presentare i successi dell’azienda Itaipu Binancional in termini di energia rinnovabile e alimentazione sana. Secondo lei quale relazione lega questi due aspetti?
L’acqua. Perché l’acqua è la materia prima per la produzione di energia idraulica e per la produzione alimentare. La nostra attività testimonia che si può lavorare preservando il territorio e rendendo questa generazione di energia, un’energia pulita. Itaipu lavora tenendo presente che la terra, l’aria e l’acqua non sono nostri, li abbiamo presi in prestito dai nostri figli e per questo abbiamo l’obbligo di restituirglieli migliorati. Oggi abbiamo molti esempi di come sia possibile creare reddito, energia, lavoro, cibo preservando le nostre risorse.
 
Qual è il contributo di Itaipu Binacional?
Itaipu è un’azienda binazionale brasiliana e paraguaiana, due Paesi a cui fornisce, nel caso del Brasile, il 20 per cento di energia, in quello del Paraguay l’80; parliamo di energia ottenuta per l’80 per cento da fonti rinnovabili. Itaipu è la più grande azienda idroelettrica del mondo, non per potenza istallata, perché è stata superata dalla Cina, ma per volume d’acqua, producendo 98.630.035 megawatt l’ora. Itaipu però a non produce solamente energia, sviluppa anche il territorio attraverso il programma “Cultivating Good Water”, mirato allo sviluppo locale e sociale insieme.
 
Il Governo brasiliano ha largamente supportato la Carta di Milano. Quali sono le speranze e le prospettive per il futuro dopo l’Esposizione di Milano?
La Carta di Milano comprende anche la nostra visione. Il Brasile ha una responsabilità enorme per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, va detto che il 14 per cento dell’acqua dolce del Pianeta si trova in Brasile, abbiamo la più grande foresta del mondo, e siamo uno dei più grandi produttori di alimenti. Questi aspetti si legano al dibattito sugli effetti dell’impronta umana sul territorio. L’umanità sta trattando malissimo la natura inquinando i fiumi, il suolo, l’aria e di fatto è proiettata verso il consumo di alimenti sempre meno sani. Recentemente i governi hanno fatto una diagnosi, una denuncia e poi delle proposte per cercare di risanare quello che è stato fatto di male. Tutto questo ha portato alla Carta di Milano e alla Carta della Terra, ai principi dell’Onu e all’Enciclica di Papa Francesco con lo scopo di indirizzare un cambiamento sensibile delle nostre azioni sull’ambiente e dei nostri consumi.
 
Con quale spirito Itaipu Binacional conclude l’Esposizione Universale di Milano?
Itaipu conclude Expo Milano 2015 con ottimismo, perché abbiamo visto che c’è la volontà di trovare un rimedio per migliorare la vita del nostro Pianeta. Grazie al dibattito e alla somma delle esperienze di tutti i Paesi, possiamo essere ottimisti e dichiarare “la fine della fine del mondo”: il Pianeta può essere salvato, basta applicare i principi scritti nella Carta di Milano. Viceversa non sarebbe possibile garantire un futuro migliore perché non esiste un “piano b” per il mondo, non c’è un backup a cui possiamo ricorrere. Per difendere la Terra, la casa di tutti, è necessario sommare gli sforzi di tutti.
 
 

Imam Yahya Pallavicini. Il sistema produttivo finalizzato solo al profitto va contro le leggi di Dio

Cultura / -

Islam imm rif
@newpress

Lo afferma l’Imam di Coreis della Comunità Religiosa Islamica Italiana intervistato in occasione della tavola interreligiosa tenutasi a Milano il 23 aprile scorso sul menù della felicità e l’etica alimentare.

Yahya Pallavicini è un cittadino italiano musulmano di seconda generazione.Imam della Moschea al-Wahid di Milano e Vice Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, ambasciatore dell’ISESCO per il dialogo tra le civiltà. Da cinque legislature è referente per l’Islam Italiano per il Ministero dell’Interno, il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Membro del Consiglio Europeo dei Leader Religiosi e delle delegazioni dei sapienti musulmani internazionali del Forum Cattolico-Musulmano in Vaticano.

Qual è la definizione di felicità per il suo credo e qual è la dieta che contribuisce a nutrirla?
Un termine del Sacro Corano che può sintetizzare la radice di ogni felicità è il Bene. Cercare il bene e fare il bene è fonte di vera felicità. La dieta per essere felici è seguire una religione fino alla “perfezione” e nutrirsi di benefici spirituali con gratitudine. La dieta del credente è il ricordo di Allah: il musulmano dovrebbe saper essere felice quando è malato e quando è sano, quando è povero e quando è ricco, se ha imparato a vivere nella coscienza dei doni costanti e della grazia incommensurabile di Allah. La dieta del musulmano quando digiuna e quando interrompe il digiuno mangiando un dattero è una doppia felicità: egli scopre il beneficio del digiuno ed è felice, scopre il beneficio del nutrimento ed è felice.

Qual è il significato del digiuno nella sua religione?
Una tradizione islamica insegna che di tutti gli atti di culto che Allah ha comandato al musulmano, il digiuno gli appartiene. Il fedele rinuncia a se stesso e, nella misura in cui digiuna da se stesso e ricorda il proprio Signore, si compie l’azione di Allah di essere nutrimento nel cuore del Suo servitore. Il musulmano dimentica la sua pancia e i suoi appetiti e scopre il gusto della presenza spirituale, prende coscienza di un mondo superiore, un mondo che “supera” gli appetiti e che lo introduce e lo accompagna al gusto della Verità. Quando il credente ha sentito questo gusto non se ne distacca più anche quando riprende a mangiare. Altri sapienti insegnano che il valore del digiuno è una purificazione dalla gola, dall’egoismo, dall’orgoglio, dall’avarizia, dalla vanità, dal possesso materiale e della dimenticanza del bene.

Come viene rappresentato il cibo, quali sono le sue caratteristiche principali e quali valori importanti richiama?
Nel Sacro Corano, troviamo riferimenti alla terra, alla palma, all’olio di oliva, all’albero di loto, alla manna e alle quaglie, al latte, alla carne, alla frutta e all’acqua. Ognuno di questi elementi viene menzionato e aiuta il fedele ad accostarsi a questi cibi con una sensibilità che non soddisfa solo lo stomaco, ma anche il sostentamento della propria vita nel rispetto della creazione. Il rapporto con il cibo è dunque essenzialmente nutrimento e gusto, ma anche scoperta di un ricollegamento tra la terra e l’uomo e tra l’uomo e il cielo. Il sostentamento non va dunque interpretato solo sul piano personale, fisico o alimentare, ma anche sul piano simbolico e funzionale. Perdere questa prospettiva universale rende l’uomo miope nei confronti della terra stessa e insensibile nei confronti dello stesso cibo di cui si nutre. “Mangiate e bevete, senza eccedere” (Corano, VII, 31). A Harith ibn Kalada, conosciuto come uno dei più antichi e saggi medici del popolo arabo, un giorno venne chiesto: “Qual è la medicina migliore?”; rispose: “La necessità, vale a dire la fame”. Allora gli fu chiesto: “Cos’è la malattia?”; rispose: “L’aggiunta di cibo su altro cibo”.

Ha delle particolari curiosità da raccontare riferite ad una specifica tradizione o un aneddoto riguardante un alimento particolare?
Ricordo che non esistevano a Milano alimentari che vendessero carne macellata secondo le regole islamiche e le prime famiglie musulmane italiane come la nostra si servivano delle macellerie ebraiche visto che la comunità ebraica aveva saputo sviluppare una conformità tra le proprie regole teologiche e le regole sanitarie. Si è trattato di una prima esperienza concreta di dialogo interreligioso, basato sul rispetto, l’ospitalità e la fratellanza. Condividiamo con la comunità ebraica alcune regole come il divieto di mangiare carne suina e l’obbligo della macellazione rituale, mentre per noi musulmani c’è anche il divieto di bere bevande fermentate con base alcolica. Infine, una battuta sul pregiudizio culturale, secondo il quale si immagina erroneamente che i musulmani digiunino per trenta giorni e trenta notti, che mangino esclusivamente cous-cous e che bevano il tè solo nel deserto! Grazie a Dio c’è molta più varietà nella cucina dei musulmani che sanno imparare ed offrire i differenti sapori e le molteplici spezie nella condivisione con altri credenti e tutti i popoli del Pianeta.

Oggi il sistema agricolo di produzione del cibo sta rovinando il Pianeta. Quanto è importante, per la sua religione, che gli alimenti siano prodotti in modo etico o che non vengano sprecati?
L'alterazione dei processi produttivi che corrisponde solo a logiche quantitative di "consumo", secondo una visione esclusivamente "economicista", costituisce una grave anomalia alla creazione, alle sue leggi e soprattutto al valore conoscitivo di collegamento al suo Creatore. Dunque la prospettiva religiosa ed etica è fondamentale. Purtroppo, la speculazione dei produttori sembra sorda ai richiami dei saggi delle varie fedi e il consumismo sfrenato genera false percezioni di ricchezza e di povertà ma anche molto vizio e molta miseria.
 
 
 

La malnutrizione delle gestanti causa il 50% delle morti infantili

Economia / -

Saraswoti, una ragazza nepalese di 18 anni, alla seconda gravidanza
© Bijai Gajmer per Save the Children

Un’alimentazione povera durante il concepimento, la gravidanza e l’allattamento accresce la possibilità di ritardi nello sviluppo del neonato. Per questo, agendo sul benessere delle mamme, Save the Children preserva anche i loro bambini.

“Saraswoti ha solo 15 anni e ha già portato a termine la sua seconda gravidanza. È sposata con Galiram (di 35 anni) ed è mamma di una bellissima bambina nata però prematura, con un peso di 1,9 kg. Ecco perché durante la sua seconda gravidanza, questa mamma giovanissima aveva bisogno della massima assistenza. La sua prima gravidanza, a soli 13 anni, l’aveva vista soffrire molto di dolori addominali dal sesto mese in poi. Partorì naturalmente e precocemente il suo bambino che, dopo pochi colpi di tosse, morì immediatamente. Tra i vari fattori che non hanno permesso al bambino di sviluppare gli organi durante la gestazione, c’era la scarsa alimentazione della mamma, fatta solo di riso e lenticchie”.
Il racconto di Sandesh, operatrice di Save the Children in Nepal, è una situazione molto comune in tante parti del mondo. La malnutrizione è infatti la concausa di almeno il 50% delle morti infantili entro i cinque anni. È quindi possibile migliorare la salute del bambino anche indirettamente, intervenendo sul benessere fisico della mamma. Se la madre sta bene, le possibilità che la gravidanza proceda nel miglior modo possibile aumentano. “Con la seconda gravidanza, Saraswoti ha potuto cambiare decisamente direzione – prosegue il suo racconto Sandesh -. La ragazza aveva imparato a prendersi il giusto riposo e ad aver cura di sé e della propria alimentazione per non rischiare più la sua vita e quella del suo bambino”.
 
 
La malnutrizione e il suo costo
Ma non è sempre così. Nella maggior parte dei Paesi in cui Save the Children opera, la malnutrizione è un fenomeno molto diffuso.
Una nutrizione povera durante il concepimento, la gravidanza e l’allattamento può accrescere la possibilità di ritardi nella crescita fetale già in fase uterina, provocando danni che si estendono poi per l’intero ciclo vitale. Tra questi lo stunting, un processo di ritardo o blocco della crescita che inizia proprio nell’utero e continua per i primi due anni di vita del piccolo. In Stati come lo Zambia, dove la percentuale di malnutrizione è molto alta (si attesta attorno al 48%) e le donne hanno poco accesso alle cure prenatali, i casi di stunting nei bambini sono altissimi (45%), così come i dati relativi alla mortalità infantile. Nel Paese, solo lo scorso anno, si registravano circa 87 morti ogni 1.000 nati vivi.
Ci sono poi le conseguenze di lungo periodo, alla base di un grave circolo vizioso. I problemi nello sviluppo cognitivo, frequenti nei bambini affetti da stunting, compromettono l’istruzione dei piccoli in età scolare e generano una futura perdita di forza lavoro, di capacità produttiva, perpetuando uno stato di povertà in genere già molto diffuso in Paesi che vivono queste condizioni. Si stima che i costi legati alla malnutrizione ammontino, globalmente, a circa 30 miliardi di dollari l’anno.
 
 
 

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