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Capovolgere la pandemia mondiale di obesità

Sostenibilità / -

José Graziano da Silva
© FAO/Giulio Napolitano

L'aumento dell'obesità a livello mondiale eguaglia in termini di oneri economici globali guerre e fumo.

L'obesità non è più un problema che riguarda solo i Paesi sviluppati, i redditi più elevati. La diffusione dell’obesità e del sovrappeso è aumentata ovunque, anche nei Paesi a basso reddito. Oggi, a livello mondiale, quasi la metà dei Paesi sono alle prese sia con il problema della denutrizione che con quello del sovrappeso e dell’obesità. Infatti, malnutrizione e obesità spesso coesistono nella stessa comunità, a volte perfino nello stesso nucleo familiare.
 
Le trasformazioni economiche e sociali in molte nazioni a basso e medio reddito e la disponibilità, a prezzi relativamente bassi, di alimenti pronti molto lavorati, hanno portato, in tutto il mondo, a cambiamenti di stili di vita e di abitudini alimentari, insieme a una riduzione dell’attività fisica.
 
Non un singolo Paese - non uno - ha visto tra il 2000 e il 2013 un calo dell’obesità. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima siano 1,9 miliardi le persone in sovrappeso, e di queste un terzo sono obese. Ciò comporta costi sociali ed economici enormi che, aggiunti a quelli derivanti dalla malnutrizione, la società non può permettersi di sostenere.
 
L'edizione 2013 del rapporto FAO lo “Stato dell'alimentazione e dell'agricoltura” ha rilevato che l'onere sociale causato da sovrappeso e obesità è raddoppiato nel corso degli ultimi due decenni. Secondo il rapporto, il costo cumulativo di tutte le malattie non trasmissibili, per le quali il sovrappeso e l'obesità sono i principali fattori di rischio, nel 2010 sarebbe di circa 1.400 miliardi di dollari.
 
Più di recente, il McKinsey Global Institute ha stimato che il prezzo globale di obesità - incluso l’aumento del rischio di malattie cardiache, ipertensione, ictus, diabete e alcuni tipi di cancro che colpiscono la qualità complessiva della vita - potrebbe raggiungere i 2.000 miliardi di dollari l'anno, terzo solo al fumo (2.100 miliardi di dollari) e ai conflitti armati (2.100 miliardi di dollari).
 
Mentre i numeri non sono comparabili e le stime globali dei costi economici di obesità e sovrappeso variano, coincidono tutti nella portata generale del fenomeno.
 
Si pensi a quello che si potrebbe fare per affrontare la malnutrizione - fame, denutrizione, carenze di micronutrienti e obesità - se non avessimo buttato via quelle ingenti somme di denaro. È necessario incrementare i finanziamenti per aumentare l’impegno, ma dovrebbe essere parte di uno sforzo complessivo per avviare nuove strategie e affrontare la malnutrizione in tutte le sue forme, cercando di andare al di là delle cause immediate, e includerne le dimensioni più ampie - socio-culturali, economiche e politiche.
 
Questa è stata una delle sfide di cui si è discusso alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione (ICN2), tenutasi a Roma nel novembre 2014. Alla conferenza i governi hanno approvato la Dichiarazione di Roma sulla nutrizione e il quadro d'azione che l’accompagnava, impegnandosi ad affrontare la malnutrizione in tutte le sue forme - denutrizione, arresto della crescita, spreco di cibo, carenze di micronutrienti, obesità e le connesse malattie.
 
Progredire su questo impegno richiederà importanti cambiamenti nel modo in cui si affronta la malnutrizione. Comporta il passaggio dal trattare gli effetti negativi della malnutrizione a prevenirli, garantendo una dieta sana ed equilibrata, affrontarne meglio le cause di fondo, e sviluppare nuove politiche, strategie e programmi.
 
Alcune idee guida
Innanzitutto, occorre riformare i nostri sistemi alimentari per garantire una migliore alimentazione per tutti. Il rapporto lo "Stato dell'alimentazione e dell'agricoltura 2013" ha mostrato come i sistemi alimentari influenzano la quantità, la qualità, la diversità e il contenuto nutrizionale degli alimenti, e determinano la disponibilità, l'accessibilità e la tollerabilità di alimenti necessari per una buona alimentazione. Riformare i nostri sistemi alimentari per migliorare la nutrizione richiederà cibi più ricchi di nutrienti e la garanzia di una sana lavorazione degli alimenti per ridurre al minimo la perdita di sostanze nutritive.
 
In secondo luogo, occorre rendere più facile ai consumatori fare scelte alimentari che promuovano diete sane. Questo richiede un impegno politico, oltre che programmi e strategie efficaci e coerenti. Richiederà maggiori investimenti nella promozione della nutrizione e in programmi educativi. Si dovranno incoraggiare scuole, luoghi di lavoro e comunità a fornire diete sane facilmente accessibili e sollecitare le persone a fare più esercizio fisico. Richiederà dare strumenti ai consumatori con informazioni attraverso un’educazione nutrizionale popolare, formale e informale, fornendo maggiori informazioni sul cibo che viene venduto, anche attraverso un'adeguata e corretta etichettatura.
 
In terzo luogo, è necessario creare una visione comune e un approccio multisettoriale che coinvolga governi, settore agricolo, sanità, dettaglianti e altri importanti settori pubblici e privati, così come la società civile. Le molteplici cause della malnutrizione, tra cui l’obesità, esigono una collaborazione efficace: nessun settore o organismo può risolvere il problema da solo.
 
In quarto luogo, gli accordi commerciali e d’investimento devono essere concepiti per influenzare positivamente i sistemi alimentari. Migliorando la disponibilità e l'accesso al cibo, un commercio che sia efficiente ed efficace potrà svolgere un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi della nutrizione. Ma tali accordi non dovrebbero "togliere spazio" alla possibilità di sviluppare l'agricoltura locale. Sistemi agricoli nazionali e locali prosperi e ben funzionanti non solo riducono la dipendenza dei paesi dalle importazioni alimentari, ma promuovono anche una maggiore diversità nelle diete, agiscono come tampone contro le impennate dei prezzi sui mercati internazionali, e generano occupazione che contribuisce a ridurre la povertà rurale.
 
La Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione ha posto le basi affinché tutte le parti coinvolte si impegnino ad invertire il rapido aumento dell'obesità globale. La malnutrizione, dalla denutrizione all'obesità, è prevenibile a un costo relativamente basso se si lavora in modo efficiente e coordinato. Occorre intervenire rapidamente per invertire le tendenze all’obesità e per fare della fame e di tutte le forme di malnutrizione un ricordo del passato.
 

Diabete, tutti i numeri in Italia e nel mondo

Lifestyle / -

Il diabete è una patologia che compromette la produzione di insulina. Essa va pertanto iniettata ogni giorno
© Adrianna Williams-Corbis

Nel 2035, le diagnosi complessive dei diversi tipi di diabete potrebbero arrivare a 595 milioni di casi. Una cifra impressionante, dovuta alla trasformazione degli stili di vita e di alimentazione. Anche in Italia, nel 2030 ci potrebbero essere 5 milioni di diabetici.

Quale popolazione conta 382 milioni di individui? Qualunque continente abbiate pensato, è sbagliato. Non si tratta infatti di un’area geografica, ma della popolazione mondiale di persone diabetiche nel 2013, secondo l’International Diabetes Federation. Numeri allarmanti (siamo vicini a quelli dell’intera Europa), ma che potrebbero addirittura salire vertiginosamente per arrivare, nel 2035, a 595 milioni di persone. 
Restringendo il campo al diabete di tipo 2 (ovvero quello su cui si può agire attraverso la prevenzione dei fattori di rischio), nel 2010 questa malattia affliggeva già 285 milioni di persone, e potrebbero essere 438 milioni nel 2030, con una progressione di 21mila nuovi casi al giorno.
Questi dati fanno capire l’urgenza delle campagne di sensibilizzazione, soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti, dove si calcola che oggi il 10% della popolazione fra i 20 e i 79 anni abbia il diabete di tipo 2. Ma anche in altre aree del mondo, dove la percentuale di diabetici era trascurabile fino al 2000, i trend di diffusione sono molto preoccupanti, a causa della trasformazione rapida degli stili di vita. Si pensi che nel 2010 in Asia la quota di diabetici di tipo 2 era già il 7,6% della popolazione e salirà al 9,1% nel 2030, sempre secondo le stime della International Diabetes Federation.
 
La diffusione per aree geografiche
Volendo disegnare una mappa di questa malattia, il numero più alto di persone diabetiche in termini assoluti si trova in Cina, con 98,4 milioni di diagnosi. Seguono l’India (65,1 milioni), gli Stati Uniti (24,4 milioni) e il Brasile (11,9 milioni). 
In pratica, il numero di persone con diabete è in veloce crescita sia nei Paesi avanzati sia nei Paesi che hanno da poco iniziato il loro sviluppo economico. Quest’impennata nel numero di casi diagnosticati è dovuta soprattutto alle modifiche quantitative e qualitative nell'alimentazione (si mangia di più e peggio) e al minor dispendio energetico (vita più sedentaria). 
La percentuale di decessi sotto i 60 anni dovuti al diabete è molto alta: si arriva al 76% in Africa meridionale, al 55% nell’area del subcontinente indiano, al 50% in Nord Africa e Medio Oriente. Scende al 44% in tutto il Sud America e anche nell’area di Cina, Mongolia, Sud Est asiatico e Oceania. Infine il diabete è la causa del 38% dei decessi sotto i 60 anni negli Stati Uniti e del 28% in Europa (Russia compresa).
 
Una malattia che ha alti costi sociali
Se a spaventare sono i numeri della malattia, anche le spese sanitarie connesse al diabete per la popolazione tra i 20 e i 79 anni sono impressionanti. Si va dai 263 miliardi di dollari spesi in tutto il Nord America ai 147 miliardi dell’Europa (Russia compresa). Segue l’area di Cina, Mongolia, Sud Est asiatico e Oceania con complessivi 88 miliardi di euro.
 
In Italia, 3 milioni di diagnosi
E nel nostro Paese? Secondo Diabete Italia, la rete delle Comunità Scientifiche e delle Associazioni tra persone con diabete, 3 milioni di italiani hanno il diabete e sono diagnosticati e seguiti: si tratta del 4,9% della popolazione. Si stima anche che 1 milione di persone (1,6% della popolazione) abbia il diabete, ma non sia stato diagnosticato. Ci sono poi 2,6 milioni di persone che hanno difficoltà a mantenere le glicemie nella norma, una condizione che nella maggior parte dei casi prelude allo sviluppo del diabete di tipo 2. Parliamo del 4,3% della popolazione. Nel 2030 si prevede che in Italia le persone diagnosticate con diabete saranno 5 milioni. 
In circa un decimo dei casi il diabete è di tipo 1, con 84 diagnosi ogni milione di persone in Italia (poco meno di 5 mila casi). Il numero di persone con questo tipo di malattia rara cresce anche perché ormai è possibile garantire a chi segue le cure un’attesa di vita simile a quella della popolazione generale.
 
 

Cinque domande a SDV. Tolta la mosca tsetse, la vendita di latte e carne triplica in Senegal

Innovazione / -

Metodo per eradicare la mosca tsetse
© Kalahari aerodrome

Con mezzi tecnologicamente avanzati, un progetto ambizioso riesce a salvare gli allevamenti attaccati dalla mosca tsetse. Il Directorate of Veterinary Services (SDV), che lavora su un’area specifica del Paese collaborando con partner stranieri, presenta le fasi del progetto.

A Expo Milano 2015, i visitatori conosceranno il progetto di SDV grazie alla foto-story esposta nel Padiglione Zero. Che messaggio vi piacerebbe trasmettere del vostro approccio al tema della sicurezza alimentare?
La sicurezza alimentare è molto importare a livello mondiale, ma in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo come il Senegal. Nel nostro progetto, l’eradicazione della mosca tsetse nella zona di Niayes ridurrà in maniera sostanziale o eliminerà la ciclica trasmissione della malattia del sonno. Inoltre, contribuirà allo sviluppo di sistemi d’allevamento più produttivi nell’area di Niayes, con il miglioramento della produzione agricola e della sicurezza alimentare.

Quali difficoltà avete incontrato nel vostro percorso? Come le avete superate?
Abbiamo riscontrato dei problemi che hanno riguardato aspetti finanziari, risorse umane e logistica. La sfida principale era il bisogno di sviluppare soluzioni tecniche innovative per affrontare i problemi che si presentavano, come lo sviluppo di metodi di trasporto su lunga distanza della “mosca vettore” e il mantenimento al freddo delle mosche adulte per il sistema di rilascio aereo. Tutti i problemi sono stati superati grazie al lavoro di squadra di tutte le parti interessate. A ogni passaggio, abbiamo comunque documentato il nostro progresso seguendo un approccio basato su fasi e che potrebbe garantire altre risorse dai nostri partner.

Rispetto alla data di presentazione della domanda, come si è sviluppato oggi il progetto?
Il progetto è implementato secondo un approccio per fasi concatenate, e tutte le attività sono state sviluppate seguendo questo piano, con forse qualche ritardo registrato per alcune tappe del progetto. Il risultato principale è che la mosca tsetse  nel blocco uno è stata eradicata, nel blocco due è stata soppressa al 98 per cento. L’eliminazione in tutto il blocco tre è prevista per la fine del 2016, inizio del 2017.
 

Che sviluppi avete previsto nel lungo termine per la vostra idea?
L’eradicazione della mosca tsetse nella zona di Niayes sarà sostenibile non appena le mosche saranno isolate. I passaggi successivi riguardano la disinfestazione dell’intera area dalle mosche tsetse e dalla conseguente malattia del sonno che provocano. Uno studio socioeconomico ha mostrato che l’innovazione porterà tra gli allevamenti di bestiame un beneficio annuo di 3 milioni di euro per i contadini e potrebbe triplicare la vendita di latte e carne per i prossimi 20 anni partendo da oggi, portando un miglioramento dei mezzi di sussistenza dei piccoli allevatori.

Intendete replicare il progetto in altri Paesi o in altri contesti?
Si è pianificato di replicare il progetto nella zona Sud del Senegal. Quest’area è differente da Niayes, ma l’obiettivo sarà lo stesso, e l’approccio simile. Il progetto si svilupperà in un’area maggiore e ci si attende che anche i benefici per i contadini siano più consistenti. Prima dell’inizio di qualunque tentativo d’eradicazione, noi confermeremo, attraverso uno studio di riferimento, la fattibilità del progetto. L’esperienza acquisita nella zona di Niayes sarà molto utile.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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