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Gloria Zavatta. Il mosaico della sostenibilità: eccolo a Expo Milano 2015

Sostenibilità / -

Gloria Zavatta
Battista Fontana © Expo 2015

La sostenibilità “è un mosaico composto da tantissimi tasselli. Alcune iniziative sono piccole, altre grandi, e tutte compongono insieme una più grande figura. Questo evento conclude e rilancia i nostri sforzi, che da anni tutti insieme compiamo. Ma la sostenibilità non può fermarsi”. Dal 2009 con Gloria Zavatta, Sustainabilty Leader - Business Operations Department, è attiva una squadra dedicata alla sostenibilità in Expo Milano 2015. Il programma ‘Towards a Sustainable Expo – A Legacy for Sustainability’ è sfociato nella premiazione di 39 progetti realizzati nel Sito Espositivo.

Un grande mosaico è composto da tanti tasselli: è il messaggio chiave di ‘Towards a Sustainable Expo’, programma culminato nella premiazione dei progetti di partner, imprese, Paesi partecipanti e padiglioni più interessanti sul versante della sostenibilità.
 
Il Tema di Expo Milano 2015, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, è trainante verso la sostenibilità. Come avete tradotto in termini concreti questa ispirazione?
L’organizzazione di un evento come un’Esposizione Universale in patria è e sarà una cosa unica e irripetibile, nella vita di ognuno di noi. Questo è esaltante a livello professionale e personale, ma non ti dà modelli di riferimento immediatamente utilizzabili, paragonabili. Forse il modello organizzativo più simile è quello di un aeroporto…
 
Un aeroporto? Non un’Olimpiade? O una città?
No, è più simile a un aeroporto. Un’Olimpiade dura due settimane più due, una città è di dimensioni maggiori e ha dinamiche diverse. In questo caso abbiamo una complessità e un intreccio di relazioni più simile a un aeroporto, che ospita soggetti con relazioni contrattuali molto diversificate: le compagnie aeree, i gestori dei duty-free, i passeggeri, le imprese di pulizia, le relazioni internazionali e quelle con le autorità locali. Abbiamo poi dovuto individuare i migliori parametri, tradurli in linee guida e studiare come incentivarne l’adozione: così è nato anche il programma ‘Towards a Sustainable Expo’, per premiare e dare visibilità alle migliori iniziative di questa Esposizione Universale. 
 
Per scegliere i progetti da premiare avete individuato quattro categorie: l’architettura sostenibile in relazione ai padiglioni e alle aree espositive, la sostenibilità del cibo offerto dai servizi di ristorazione e catering, i criteri di green procurement per allestimenti, imballaggi, merchandising, e poi tutte le altre iniziative. Come avete scelto queste focali?
Fin dall’inizio abbiamo pensato di condividere con tutti delle regole di partecipazione in termini di sostenibilità: l’altezza non eccessiva, massimo 12 metri, superfici permeabili, tetti verdi… Regole iniziali da cui abbiamo sviluppato linee guida adattate a edifici temporanei realizzati in una realtà peculiare: la città di Milano, la stagione estiva, l’orientamento del Decumano. Poi, in questa Esposizione Universale, quali sarebbero state le attività? Prepari alimenti, hai imballaggi, organizzi eventi, fai merchandising. Abbiamo dunque individuato criteri di green procurement sulla base delle norme europee e dell’Unep, comunque facili da reperire sul mercato. 
 
In ambito internazionale, uno dei principi base dell’incentivazione delle politiche virtuose è la disseminazione, ovvero la capacità di dare il buon esempio, spontaneamente. Qui c’è questa componente?
Per il solo fatto che, per i 52 Padiglioni self built, i Paesi abbiano coinvolto in concorsi d’idee decine, forse centinaia di architetti, interrogandoli sul tema della sostenibilità, e che tutti siano stati chiamati a impegnarsi a studiarla, io sono sicura che i progettisti incorporeranno tutte le conoscenze acquisite anche in tutti i loro prossimi progetti.
 
Vediamo i premiati, anzi, i leader. Categoria “Design & Material”, premiati Austria, Brasile, Monaco, Coca-Cola, New Holland Agriculture, Save the Children, con menzione speciale per Azerbaijan, Barhain, Belgio, Israele, Intesa Sanpaolo. Qui, per l’architettura, cosa avete valutato cosa? Materiali, forma, smontaggio…
Sì, qui sono stati presi in considerazione cinque - sei aspetti sui quali è stata usata una valutazione quasi matematica, per togliere la soggettività.
 
Nella categoria “Food&Beverage” premiati come Leader Cile, Francia, Coop, Cir Food, Lavazza. Per la sostenibilità del cibo qui cosa avete computato?
I criteri adottati sono legati alla presenza di certificazioni, tracciabilità, filiera, origine territoriale. Oppure se il servizio di catering aveva certificazioni di qualità o delle attenzioni al consumatore degne di nota. Qui, uno dei premiati è stato prescelto per l’informazione, l’eccellente trasparenza verso i clienti, per creare consapevolezza e conoscenza.
 
Nella categoria “Green Procurement” sono quattro i leader: Cile, Lavazza, Carlsberg, Coca Cola, e due menzioni speciali, illycaffè e Coop.
Qui abbiamo studiato le filiere, la capacità di ripercorrere con precisione l’intero processo produttivo e valutato positivamente, per esempio, come il Cile ha privilegiato prodotti con una tracciabilità precisa da parte di piccoli produttori. Anche qui la formula è stata strutturata in modo matematico: in base alla percentuale di adozione di determinate accortezze, si sono attribuiti punteggi. In questa fase, importante è stata la scelta di materiali da riuso – cassette di legno – o di oggetti d’arredo riciclati o riciclabili facillmente.
 
Infine, tra le “Altre iniziative”, sei i leader: Cile, Belgio, Lituania, Waa-Conaf, Fondazione Triulza, Coop, e due menzioni speciali, Monaco e Vanke.
Qui il tema era libero. Expo Milano 2015 ha dato due linee guida, una su architettura e una sul green procurement. Ma ognuno naturalmente ha potuto realizzare molte altre sue iniziative, dall’educazione ambientale ai bambini alle campagne di comunicazione, tutte cose importanti da valorizzare. Abbiamo anche voluto puntare l’attenzione su tre iniziative di conteggio e compensazione della carbon footprint, e sappiamo di altri soggetti che hanno già  il calcolo della CO2 dei loro prodotti o addirittura l’Epd. La ricchezza di queste realizzazioni forma quel grande mosaico che fa parte di quella che credo sia un’eredità importante.
 
 

Rifkin: “Per sfamare tutti occorre una rivoluzione, diventare vegetariani e abbandonare gli Ogm”

Economia / -

Jeremy Rifkin
© Thierry Tronnel - Corbis

Il futuro del Pianeta è a rischio, siamo ad un punto cruciale e occorre una svolta, altrimenti è a rischio la nostra stessa esistenza. È quanto spiega Jeremy Rifkin, economista statunitense, attivista del movimento pacifista negli anni sessanta e settanta, autore di numerosi libri.

Il futuro del Pianeta è a rischio, siamo ad un punto cruciale e occorre una svolta, altrimenti è a rischio la nostra stessa esistenza. È quanto spiega Jeremy Rifkin, economista statunitense, attivista del movimento pacifista negli anni sessanta e settanta, autore di numerosi libri, e assistente personale di Romano Prodi sulle questioni energetiche quando era Presidente della Commissione europea.

“La parte della popolazione più ricca del Pianeta vuole mangiare sempre più carne e in venti o trenta anni da ora il 60 percento della terra coltivabile sarà destinato a cibare gli animali di cui ci cibiamo a nostra volta. Questa è una terribile ingiustizia per l'intera umanità ed è anche un disastro ambientale. Quello che dobbiamo fare per evitare tutto questo è scendere alcuni gradini della catena alimentare. Siamo onnivori e possiamo decidere di mangiare più vegetali con una piccola quantità di carne, se non diventare vegetariani. Se vogliamo cominciare a sfamare il Pianeta dobbiamo indirizzare la nostra dieta da una a base di carne a una di vegetali. Allo stesso tempo dobbiamo muoverci da un'agricoltura centrata sulla chimica e sugli Ogm ad una più organica e sostenibile. Nel Ventesimo secolo, infatti, il motto dell'agricoltura è stato “uccidere tutto attorno al cibo”. Sono invece a favore di un cibo ecologico, organico e sostenibile e per eliminare pesticidi e Ogm andando verso una biologia più avanzata, la marker system selection. Il cibo dice molto di noi stessi. Se coltiviamo con molti agenti chimici questo si tramuterà in un deterioramento della nostra salute. L'Italia - continua Rifkin che è anche Ambassador di Expo Milano 2015 -  è il posto perfetto per tenere questa Esposizione Universale perché chi pensa all'Italia pensa al cibo. Il mondo guarderà all'Italia per scoprire nuove idee legate al cibo”.
 
Stiamo attraversando una crisi economica senza precedenti. La sua ricetta per superarla è il capitalismo umano. Ci può spiegare meglio?
“Quello di cui abbiamo bisogno è di una terza rivoluzione industriale. La seconda ha avuto come perno l'energia combustibile fossile. Ha avuto un enorme impatto positivo sull'economia, ma a spese dell'ambiente, con l'inquinamento dell'intero pianeta e la nostra potenziale estinzione. Un prezzo piuttosto elevato da pagare. La terza rivoluzione industriale sta avvenendo in alcuni Paesi europei e del resto del Mondo. Internet si sta trasformando in un super-Internet delle cose e questo permette potenzialmente a miliardi di persone di produrre beni e servizi e condividerli con tutti. Abbiamo già milioni di giovani che producono energia verde con l'eolico e il solare. È gratis, non inquina ed è ecologicamente sostenibile. Ci sono poi giovani che condividono anche mezzi di trasporto, con il car sharing ad esempio. Per ogni macchina condivisa, quindici sono eliminate dalla produzione. Si comincia a condividere anche la casa con AirB&B. Siamo di fronte ad un'economia ibrida, parte capitalistica e parte di condivisione. L'Internet delle cose, grazie alla possibilità che dà ad ognuno di produrre beni e servizi ad un costo marginale praticamente uguale a zero, equivale alla democratizzazione dell'economia. In 25 anni questo porterà le persone ad essere 'pro-sumers', sia produttori sia consumatori con un minore utilizzo delle risorse naturali”.
 
Il Pianeta è quindi nelle mani dei giovani. Lei crede molto in queste nuove generazioni.
“Grazie all'utilizzo dei social media come Facebook e Twitter i giovani sono impegnati in una discussione globale. Si sta cominciando a vedere oltre le divisioni e all'intera umanità come una famiglia allargata. I giovani quando tornano a casa chiedono ai genitori perché utilizzano tanta acqua, perché c'è la televisione accesa anche se nessuno la guarda, perché ci sono due macchine in famiglia e perché c'è un hamburger nel piatto. Per allevare il bestiame per l'hamburger, infatti, è stato magari tagliato un pezzo di foresta tropicale con un impatto sul cambiamento climatico. I giovani stanno imparando che ogni azione ha una conseguenza e che ci sono delle orme che si lasciano sul Pianeta. Questa è la buona notizia per la Terra. La missione prioritaria per la nuova generazione nel Ventunesimo secolo è di mantenere la biosfera sana”.
 
Il rischio maggiore che stiamo correndo sono i cambiamenti climatici?
“Siamo ad un punto cruciale per il nostro Pianeta, ad un punto di svolta. Quello che le persone non realizzano è quanto siano terrificanti i cambiamenti climatici perché hanno la potenzialità di cambiare il ciclo dell'acqua. Ciò che occorre comprendere è che per ogni grado in più di surriscaldamento globale, l'atmosfera assorbe il 7 percento in più d'acqua dalla superficie terrestre e come conseguenza si hanno eventi naturali sempre più estremi. Gli scienziati ci dicono che siamo nel periodo della sesta estinzione della storia della Terra. Ogni volta che è accaduto la vita è stata eliminata molto rapidamente e sono occorsi circa dieci milioni di anni per ricreare la biodiversità. Il 70 percento della vita che c'è ora potrebbe essere cancellata entro la fine di questo secolo. Quello che dobbiamo fare è creare un metodo più sostenibile per vivere sul Pianeta”.
 
Ci sono comunque delle forze che non vorrebbero questo passaggio, che si oppongono alla terza rivoluzione industriale?
“Il problema è tra vecchio e nuovo. Abbiamo alcuni settori industriali tradizionali, come il petrolifero e le Tlc, che non hanno ancora compreso che ormai hanno fatto il loro tempo. Le nuove generazioni si stanno muovendo verso una società più ecologicamente sostenibile. Le vecchie generazioni vedono il potere come una piramide, le nuove lo intendono in maniera orizzontale, trasparente e aperta. Stiamo assistendo ad un cambiamento del modo di pensare”.
 
 

Algaetecture. Persone e alghe che coabitano in un sistema simbiotico

Innovazione / -

 
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The EXPO Milano 2015 Future Food District, curated by Carlo Ratti (Director - MIT Senseable City Lab & Partner - Carlo Ratti Associati) in collaboration with Favero & Milan Ingegneria, Capatti Staubach Landschaftsarchitetekte, Systematica, ecoLogicStudio, Cesare Griffa Studio, Enea and Ceres srl Urban Algae Canopy prototype by ecoLogicStudio (Marco Poletto & Claudia Pasquero) & Carlo Ratti Associati; prototyping team -Taiyo Europe GmbH, Sullalbero Srl; consulting team - Nick Puckett, Paolo Scoglio, Catherine Legrand, Mario Tredici; lighting by: iGuzzini Urban Algae Façade prototype by Cesare Griffa and Carlo Ratti Associati; prototyping team - Matteo Amela, Federico Borello, Marco Caprani; technical support by Environment Park Spa, Fotosintetica & Microbiologica Srl; lighting by iGuzzini
Photos by Filippo Ferraris
The EXPO Milano 2015 Future Food District, curated by Carlo Ratti (Director - MIT Senseable City Lab & Partner - Carlo Ratti Associati) in collaboration with Favero & Milan Ingegneria, Capatti Staubach Landschaftsarchitetekte, Systematica, ecoLogicStudio, Cesare Griffa Studio, Enea and Ceres srl Urban Algae Canopy prototype by ecoLogicStudio (Marco Poletto & Claudia Pasquero) & Carlo Ratti Associati; prototyping team -Taiyo Europe GmbH, Sullalbero Srl; consulting team - Nick Puckett, Paolo Scoglio, Catherine Legrand, Mario Tredici; lighting by: iGuzzini Urban Algae Façade prototype by Cesare Griffa and Carlo Ratti Associati; prototyping team - Matteo Amela, Federico Borello, Marco Caprani; technical support by Environment Park Spa, Fotosintetica & Microbiologica Srl; lighting by iGuzzini
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The EXPO Milano 2015 Future Food District, curated by Carlo Ratti (Director - MIT Senseable City Lab & Partner - Carlo Ratti Associati) in collaboration with Favero & Milan Ingegneria, Capatti Staubach Landschaftsarchitetekte, Systematica, ecoLogicStudio, Cesare Griffa Studio, Enea and Ceres srl Urban Algae Canopy prototype by ecoLogicStudio (Marco Poletto & Claudia Pasquero) & Carlo Ratti Associati; prototyping team -Taiyo Europe GmbH, Sullalbero Srl; consulting team - Nick Puckett, Paolo Scoglio, Catherine Legrand, Mario Tredici; lighting by: iGuzzini Urban Algae Façade prototype by Cesare Griffa and Carlo Ratti Associati; prototyping team - Matteo Amela, Federico Borello, Marco Caprani; technical support by Environment Park Spa, Fotosintetica & Microbiologica Srl; lighting by iGuzzini
Photos by Filippo Ferraris
The EXPO Milano 2015 Future Food District, curated by Carlo Ratti (Director - MIT Senseable City Lab & Partner - Carlo Ratti Associati) in collaboration with Favero & Milan Ingegneria, Capatti Staubach Landschaftsarchitetekte, Systematica, ecoLogicStudio, Cesare Griffa Studio, Enea and Ceres srl Urban Algae Canopy prototype by ecoLogicStudio (Marco Poletto & Claudia Pasquero) & Carlo Ratti Associati; prototyping team -Taiyo Europe GmbH, Sullalbero Srl; consulting team - Nick Puckett, Paolo Scoglio, Catherine Legrand, Mario Tredici; lighting by: iGuzzini Urban Algae Façade prototype by Cesare Griffa and Carlo Ratti Associati; prototyping team - Matteo Amela, Federico Borello, Marco Caprani; technical support by Environment Park Spa, Fotosintetica & Microbiologica Srl; lighting by iGuzzini
Photos by Filippo Ferraris

Diamo un altro sguardo a ciò che ci attende a Expo Milano 2015: nell'ambito del Future Food District, l'Urban Algae Canopy mostra il grande potenziale delle micro-alghe per un'architettura più verde, più pulita e digitale.

Presentati durante la mostra-evento promossa da Interni Feeding new ideas for the city in occasione del Salone del Mobile 2014, i prototipi di Algaetecture indagano le possibilità di uso e applicazione delle alghe in ambito architettonico. Due installazioni, una facciata e una tettoia composte di moduli di micro-alghe, dimostrano in anteprima gli innovativi sistemi pensati per il Future Food District.
 
La progettazione di coltivazioni urbane di micro-alghe
Si tratta di un vero e proprio ripensamento nell’ambito della progettazione di coltivazioni urbane integrate. Le micro-alghe sono macchine fotosintetiche fino a dieci volte più efficienti dei grandi alberi e dell’erba; assorbono grandi quantità di anidride carbonica e producono ossigeno. Sfruttando le superfici architettoniche esistenti - un’incredibile risorsa in termini di spazio - è possibile creare nuovi aree verdi fotosintetiche utili a contrastare il rischio di surriscaldamento globale. 
 
Un sistema di agricoltura urbana
Oltre a rivelarsi un rivestimento architettonico integrato, attivo e intelligente, i sistemi di micro-alghe si configurano come un vero e proprio sistema di agricoltura urbana, poiché in forma di biomassa possono essere utilizzate per la produzione di energia o in ambito cosmetico, nutraceutico e farmaceutico. 
 
Urban Algae Canopy
Urban Algae Canopy si basa sul sistema Hortus sviluppato da ecoLogicStudio. Si tratta di un prototipo della prima copertura bio-digitale al mondo a integrare in un sistema architettonico colture di micro-alghe e protocolli digitali di coltivazione. Se completato e integrato nel FFD, Urban Algae Canopy produrrà una quantità di ossigeno equivalente a quella generata da quattro ettari di foresta e 150kg di biomassa al giorno, composta al 60% da proteine naturali vegetali.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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