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Francesco Ardito. Last Minute Sotto Casa, la start up per non buttare via il cibo

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Una soluzione concreta contro lo spreco alimentare, Last Minute Sotto Casa, la starup creata da Francesco Ardito dedicata ai commercianti che non vogliono buttare via il cibo ancora fresco.

Il frigo del futuro sarà superfreddo, magnetico e solare

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PG il frigo del futuro imm
“Save the Food from the fridge”, una proposta molto facile da realizzare di Jihyun Ryou. Contenitori che conservano la freschezza di frutta e verdura prevenendo germinazione, disidratazione e invecchiamento per qualche giorno.

Un rivoluzionario programma europeo e ricerche in tutto il mondo per diminuire i consumi elettrici e soprattutto gli sprechi di derrate ricorrendo a nuove tecnologie, al sole e al magnetismo.

“Fa la spesa, prepara il caffè, chatta con voi, distrugge i microbi e dà le previsioni del tempo. E, naturalmente, si comanda con lo smartphone”. Questo –si dice- è il frigorifero del futuro. Accade ormai ogni anno, in settembre a Berlino per la IFA, Internationale Funkausstellung, in ottobre a Tokio per il CEATEC e in gennaio a Las Vegas per il CES, l’ Electronics Consumer Show,  che le multinazionali dell’elettronica di consumo presentino  la casa e soprattutto il frigo del futuro. Ma che poi gli annunci restino tali.

Un miliardo di frigoriferi nel mondo
In comune queste iniziative hanno lo scopo di tagliare consumi ancora molto alti, tanto più che il miliardo di frigoriferi oggi funzionanti nel mondo è destinato a crescere. E se in Europa circa il 30% della bolletta energetica delle famiglie proviene dal frigorifero, la quota è più del doppio in Asia e in America poiché lì i frigoriferi sono più energivori. Inoltre, occorre prolungare tempi e qualità di conservazione degli alimenti che, pur essendo migliori rispetto al passato, non riescono a impedire sprechi irresponsabili.

Gettiamo via il 30-40% della spesa
Ogni anno sembra che venga gettato via il 30-40% delle derrate acquistate perché le temperature del frigo sono inadeguate e perché il consumatore compie errori grossolani nella gestione e nella conservazione degli alimenti. Il programma più avanzato, Frisbee, nasce in Europa come era già accaduto nel 1992 con l’avvio dell’etichetta energetica che ha più che dimezzato i consumi di elettricità del continente. In quattro anni di studio ha coinvolto 11 laboratori, 13 aziende, 2 associazioni e 5 Paesi.

In Europa il superfreddo e il magnetismo
Frisbee ha studiato il percorso di prosciutto, pesce, mele e gelato, sino al consumatore. Per scoprire che la causa dello spreco è in gran parte la temperatura del frigorifero sopra i 6 gradi,  tenuta troppo alta per circa il 70% dei cibi conservati. Tre proposte, la prima richiederà la creazione di una grande zona  superchilling, da -2 a-1 gradi. I maggiori consumi sono compensabili spostando in questa zona dal freezer una consistente parte di congelati e surgelati. La seconda è l’impiego di materiali che assorbono il freddo restituendolo per molte ore e la terza, in comune con una ricerca dell’americana General Electric, è creare il freddo anziché con l’attuale compressore,  con il ricorso a materiali magnetici.

Il futuro è anche solare
E per i Paesi in via di sviluppo con frequenti interruzioni di energia elettrica, ecco il frigorifero solare, che utilizza l’energia dei pannelli solari come già accade in Africa grazie ad un’innovazione francese. Un altro frigo, uscito dal MIT, il Massachusetts Institute of Technology, già in funzione da due anni: raffredda molta acqua per tenere in fresco i cibi più delicati quando manca l’elettricità. E con il ritorno del collegamento elettrico, il frigo riprenderà ad assicurare agli alimenti il freddo necessario. Infine, nulla vieta che tutte le innovazioni descritte siano monitorabili dal cellulare, ormai diffuso in tutto il mondo, sotto tutte le latitudini e in ogni ceto sociale.
 

In3Diagnostic. L’innovazione torinese che previene le malattie animali

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in3diagnostic startup intervista

Da uno spin off dell’Università degli Studi di Torino è nato un team che punta a proteggere la salute degli animali, grazie all’identificazione precoce delle patologie. Dal dicembre 2012 a oggi, In3Diagnostic ha acquisito un importante vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti: la produzione di antigeni ricombinanti.

Tre soci fondatori, tre donne a gestire il team operativo e un’esperienza scientifica nell’ambito delle malattie infettive di interesse veterinario datata oltre 20 anni. “Attualmente siamo iscritti al registro delle startup innovative – spiega Chiara Nogarol, che si occupa della Research Unit –  poiché abbiamo depositato nel 2014 un brevetto nazionale, che quest’anno abbiamo esteso anche a livello internazionale”. Sono questi gli elementi base di In3Diagnostic, nata come spin off dell’Università degli Studi di Torino e che ha all’attivo oltre cento pubblicazioni relative allo sviluppo e la messa a punto di test ELISA, basati sull’impiego di proteine ricombinanti.
 
Come e da chi è nata l'idea di In3Diagnostic? Su quale tecnologia si basa?
L’idea nasce dalla volontà di sfruttare la nostra ventennale esperienza nella ricerca scientifica applicata. In particolare,  nell’ambito della diagnostica delle malattie infettive animali, proponiamo la commercializzazione di prodotti pronti all’uso per i laboratori di diagnostica veterinaria. La nostra offerta (come il kit ELISA) si basa sulla produzione di antigeni ricombinanti, ovvero sostanze in grado di essere riconosciute dal sistema immunitario che ha evidenziato possibili patologie. In questo modo permettiamo di immettere nel mercato test diagnostici basati sulle più recenti scoperte scientifiche, altamente sensibili e che riescano a determinare la presenza di un agente infettivo negli animali con elevato anticipo.
 
In quale filone d’innovazione agroalimentare si potrebbe inserire la vostra startup?
Lavorare sulla salubrità dei prodotti agro-alimentari significa partire dalla salute degli animali stessi. Nell’ottica di un approccio from farm to fork, i nostri prodotti garantiscono di individuare precocemente gli animali infetti nell’allevamento favorendo così il processo di eradicazione della malattia nell’allevamento stesso.
 
Che obiettivi economici vi siete posti nel medio periodo?
Il nostro obiettivo iniziale era entrare nel network degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali come loro fornitori: sono questi i laboratori che, sul territorio nazionale, si occupano della diagnostica delle malattie infettive per quanto concerne le analisi ufficiali. Con il passare del tempo, aumenta anche l’interesse per il mercato europeo, con i laboratori nazionali e internazionali di Riferimento per le varie patologie (NRL o CRL) e, non in ultimo, i laboratori OIE.
 
Chi sono i vostri competitor? Quali punti di forza avete nello scenario competitivo?
Abbiamo diverse grandi aziende multinazionali competitor che si occupano di produrre e commercializzare test diagnostici. Ma ciò che ci contraddistingue è innanzitutto la tecnologia su cui si basano i nostri prodotti: i nostri competitor vendono, a oggi, prodotti basati su una tecnologia vecchia di dieci anni, mentre la nostra offerta si basa su una recente metodologia di produzione di antigeni ricombinanti. Questo ci consente di avere prodotti in grado di identificare patologie a uno stadio precoce d’infezione, e più economici della concorrenza. Inoltre, molti dei nostri prodotti risultano unici, poiché ci siamo occupati di coprire nicchie diagnostiche lasciate scoperte dalle grandi aziende multinazionali.
 
 
 

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