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Le Idee di Expo verso la Carta di Milano: da qui inizia l'impegno per un cibo sano, sicuro e per tutti

Sostenibilità / -

Maurizio Martina per la Carta di Milano di Expo Milano 2015

Sabato 7 febbraio è una giornata di ascolto e confronto sulla grande questione alimentare globale: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Il diritto al cibo diventerà una delle frontiere più avanzate nella lotta per l'eguaglianza e per la giustizia, per la pace e la cooperazione tra i popoli. Dobbiamo essere all'altezza di questa sfida.

Sabato 7 febbraio daremo vita a 'Le Idee di Expo verso la Carta di Milano'. A poche settimane dall'apertura dell'Esposizione Universale promossa dall'Italia a Milano organizziamo una grande giornata di ascolto e confronto, a partire dal tema cruciale che Expo Milano 2015 pone a tutti: 'Nutrire il Pianeta, energia per la vita'. La grande questione alimentare globale. Come garantire cibo sano, sicuro e sufficiente a una popolazione sempre più in crescita. Come innovare i processi produttivi, agricoli e alimentari e renderli sempre più sostenibili. Come salvaguardare la biodiversità patrimonio fondamentale. Come combattere sempre meglio le grandi contraddizioni del nostro tempo, a partire dal paradosso fame/obesità, dalla lotta allo spreco alimentare, dalla salvaguardia di beni comuni fondamentali come acqua e terra.

Oltre 40 tavoli tematici
Sarà una giornata di lavoro intensa, mai realizzata. Oltre 40 tavoli tematici, a cui parteciperanno più di 500 esperti, avranno il compito di approfondire tutti i temi espositivi, seguendo in particolare quattro percorsi: le dimensioni dello sviluppo tra equità e sostenibilità, cultura del cibo energia per vivere insieme, agricoltura alimenti e salute per un futuro sostenibile, la città umana futuri possibili tra smart e slow city. Raccoglieremo così analisi e proposte utili per la redazione della Carta di Milano: l'atto d'impegno che l'Italia proporrà al mondo grazie a Expo Milano 2015. La Carta potrà essere sottoscritta da cittadini, istituzioni, imprese e associazioni, definire impegni per ciascuno e verrà consegnata al segretario generale dell'Onu durante la sua visita a Milano il prossimo 16 ottobre. Sarà il nostro contributo alla discussione internazionale sui prossimi obiettivi del Millennio, che verranno definiti proprio in ambito Onu verso la fine dell'anno.

Le Idee di Expo verso la Carta di Milano
L'evento renderà evidente il lavoro che l'Italia vuole fare sui contenuti. Perché Expo Milano 2015 non è solo cantieri e padiglioni (peraltro fondamentali). Expo Milano 2015 sarà innanzitutto una grande piattaforma di dialogo e confronto con popoli, culture, esperienze dall'intero pianeta. Ci saranno gli Stati aderenti ma anche le organizzazioni non governative (per la prima volta nella storia delle esposizioni). Ci saranno le imprese e anche le scuole. Singoli cittadini, università, associazioni. Una occasione unica per tutti noi.

Le testimonianze
'Le Idee di Expo verso la Carta di Milano', sabato 7 febbraio, potrà anche contare su testimonianze preziosissime. Penso alle riflessioni che ci consegnerà Ermanno Olmi. All'intervento di Carlin Petrini. Alla testimonianza di Lula Ignazio da Silva, a quella di Federica Mogherini, al nostro premier Matteo Renzi e a quella, di cui siamo onoratissimi, di Papa Francesco che ci ha voluto indirizzare un suo messaggio.

'Nutrire il Pianeta, energie per la vita' ci indica la grande battaglia del diritto al cibo. È e sarà sempre di più un tema geopolitico cruciale, una delle frontiere più avanzate nella lotta per l'eguaglianza e per la giustizia, per la pace e la cooperazione tra i popoli. Dobbiamo essere all'altezza di questa sfida.
'Le Idee di Expo verso la Carta di Milano' servirà a tutti noi a rendere evidente che l'anima di questa esposizione è il messaggio più dirompente che possiamo dare.

Gianrico Carofiglio. Che buoni gli spaghetti all’assassina!

Cultura / -

Gianrico Carofiglio
Andrea Mariani © Expo 2015

Il cibo unisce le persone, ma anche i personaggi. Rievoca momenti e periodi della vita. Ce lo spiega lo scrittore pugliese Gianrico Carofiglio, autore, insieme al fratello del libro “La casa nel bosco”, dove odori e sapori sono il motore della narrazione.

Nel libro “La casa nel bosco” il passato riemerge attraverso i sapori. Ci può spiegare il valore di questa scelta?
Il libro è nato proprio dall’idea che fosse possibile fare una sorta di biografia delle emozioni attraverso dei sensi che non sempre e non spesso sono utilizzati dalla narrativa, cioè l’olfatto e il gusto. Alcuni sapori sono scomparsi, alcuni sono tornati reinterpretati. Devo dire che ci siamo molto divertiti, è stato istruttivo lavorare insieme, anche complicato a tratti visto che siamo due fratelli, ma è stata un’esperienza che ci è piaciuta.

Il cibo, la tavola, la cucina sono ottimi elementi di coesione nella vita reale. Funziona così anche per la letteratura?
Se maneggiato con circospezione e senza esagerare, sì. Trovo stucchevoli come dei piatti troppo conditi i romanzi, i racconti e la letteratura in cui si abusa di riferimenti al cibo. Se si maneggia con parsimonia il riferimento ai sapori e agli odori, al cibo, ai vini, invece, la buona narrativa può solo guadagnarci.

La torta di ricotta, la sansa, il caffè della moca, la pasta e fagioli sono solo alcuni dei cibi che ricorrono nel libro. Si può parlare di un recupero del passato che getta luce sul presente attraverso il cibo?
Abbiamo messo alla fine del libro sette ricette, una per ogni giorno della settimana. Li abbiamo chiamati “sette pezzi facili”, che chiunque può fare, infatti siamo capaci anche noi. Ed è vero che certi sapori del passato, reinterpretati, possono aiutare a capire meglio il passato e il presente.

Tra le ricette citate ci sono gli “spaghetti all’assassina”: come sono fatti?
Sono la sintesi della mia idea elementare di cibo e cucina. Sono una rielaborazione della pasta riscaldata, quella che era avanzata a pranzo e si metteva in padella la sera e si faceva bruciacchiare. Gli "spaghetti all’assassina" si condiscono con una salsa di pomodoro molto piccante, sono molto al dente, si mettono in una padella ampia e si fanno saltare finché non si bruciano. Sono una via di mezzo tra gli spaghetti piccanti e una specie di pasta al forno: li trovo deliziosi e tutti quelli a cui li ho fatti assaggiare sono d’accordo. Sono ingannevolmente semplici, perché riuscire a fare ben bruciacchiare la pasta in maniera uniforme richiede un minimo di esercizio.

Il Tema di Expo Milano 2015 si collega all' alimentazione e questa ricetta è un buon esempio di riutilizzo degli ingredienti, contro lo spreco. È un aspetto che lei ha a cuore?
Sto molto attento, credo che sia una questione di etica generale l’idea che il cibo non si debba buttare, indipendentemente dal fatto che uno se lo possa permettere o meno. Un’idea di sostenibilità non può prescindere dal concetto del riutilizzo del cibo.

Qual è il cibo che la riconduce ad un ricordo, la sua “madeleine”?
Un’altra cosa buonissima con il cibo riutilizzato è la frittata di pasta: con la pasta avanzata e le uova si fa un altro piatto. Mi riporta ai primi anni Settanta, quando ero un ragazzino e la sera mamma arrivava dal lavoro all’ultimo momento e tirava fuori quello che poteva. Questo piatto mi fa pensare a un momento positivo, alla condivisione, alla famiglia.

In altre produzioni letterarie ha già usato il cibo come motore della storia?
Sì, ma con parsimonia. In ogni romanzo c’è qualche passaggio in cui la storia si muove per effetto del cibo. Questo è importante per me, che il cibo abbia una funzione narrativa, se diventa solo qualcosa di decorativo, invece, è stucchevole. Nel libro “Ragionevoli dubbi”, ad esempio, ci sono altri spaghetti, gli “spaghetti alla fumo negli occhi”: sono una ricetta facile, che però sembra estremamente complicata e fa fare una bella figura. Però non vi racconto come sono… dovete leggere il libro.

Cos’è il land grabbing, la corsa mondiale all’accaparramento della terra

Economia / -

land grabbing cos e
© Paulo Fridman/Corbis

La crisi finanziaria, energetica e alimentare degli ultimi anni ha acceso l’interesse di grandi investitori su una delle risorse più preziose del nostro pianeta: la terra. Ma questa corsa all’accaparramento è una minaccia per l’ambiente e per il sistema socio-economico dei Paesi coinvolti.

A partire dal 2008, l’interesse dei Paesi ricchi si è rivolto alla tutela dei propri approvvigionamenti alimentare ed energetici, spingendo governi, grandi aziende e fondi d’investimento a indirizzare ingenti capitali per acquisire la proprietà di vaste aree nel Sud del mondo e nei Paesi in via di sviluppo, dove i prezzi della terra sono più bassi. 
 
Il land grabbing è un fenomeno in crescita
Stando all’ultimo report Land Matrix (il sistema di monitoraggio proposto da International Land Coalition) il land grabbing è un fenomeno crescente. Nonostante l’incompletezza dei dati e la scarsa trasparenza delle operazioni, il 62 per cento delle 953 acquisizioni concluse occupano una superficie agricola  di 37,4 milioni di ettari (ottobre 2014), più del 10 per cento in più rispetto ai dati rilevati nel giugno 2013.  
 
La crescita continua del prezzo delle commodities (i prodotti come lo zucchero e il caffè il cui prezzo è determinato dal mercato) è una delle cause della diffusione del land grabbing come la forma più vantaggiosa di profitto per le industrie agroalimentari, i governi e le multinazionali. Questi investitori, infatti, per reagire agli stimoli del mercato o come forma di tutela della sicurezza alimentare, acquisiscono a basso costo territori arabili considerati sotto utilizzati, sostituendo il modello di produzione intensiva industriale alla pratica dell’agricoltura di sussistenza.
 
I Paesi più esposti al land grabbing
In testa alla top 10 dei Paesi più esposti all’accaparramento di terra ci sono i paesi asiatici (Papua Nuova Guinea e Indonesia), seguiti da quelli africani (Sudan, Congo e Mozambico) e del Sud America (Brasile). In questi Stati, i paesi ricchi investono per 7,5 milioni di ettari nella produzione agricola finalizzata al fabbisogno energetico, come nel caso delle coltivazioni di jatropha in Etiopia e Senegal della Delta Petroil o alle piantagioni di palma da olio cinesi in Congo e Mali.
 
Investimenti secondi solo a quelli dei Paesi del Golfo, la Corea e il Giappone che hanno acquisito 9,6 milioni di ettari di terre per l’approvvigionamento di prodotti alimentari (soprattutto cereali). Gli Stati grandi produttori di petrolio sono dipendenti dell’estero soprattutto per quanto riguarda l’acqua e il grano. Non è un caso che gli investimenti, ad esempio dell’Arabia Saudita, si concentrino su superfici agricole del Sudan, Etiopia e Mali lungo i bacini idrici del fiume Nilo e del Niger. 
 
Le conseguenze del land grabbing
I problemi derivanti da queste vaste acquisizioni e dai progetti speculativi sono soprattutto di natura socio-economica. I terreni ceduti dai governi, spesso con indennizzi irrisori o addirittura senza, vengono recintati in attesa dell’attivazione del processo produttivo, comportando l’esclusione delle comunità locali dal lavoro della terra e dall’accesso alle risorse come l’acqua. Le prospettive di sicurezza alimentare e occupazionale sono appannaggio dei paesi ricchi, incrementando la disoccupazione nei paesi in via di sviluppo. Per non parlare del danno ambientale inflitto dalla produzione agricola in monocolture e dal consumo di suolo agricolo destinato alle nuove infrastrutture e impianti di distribuzione. 
 
Un barlume di speranza inizia a intravedersi. Il blocco dell’acquisizione per 99 anni di 1,3 milioni di ettari in cambio della costruzione di un porto commerciale in Madagascar da parte della Daewoo Logistics e le politiche difensive di contenimento dell’accaparramento di terra in Brasile e dell’Argentina sono forse la prima vera presa di posizione dei governi a favore dei Paesi nel mirino degli investitori. 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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