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Esoh Elamé. L'artigianato fatto con i materiali di recupero è il futuro dell'Africa

Sostenibilità / -

Esoh Elame imm

Lui è il responsabile di “Isdrea for Expo Milano 2015”, uno dei progetti vincitori del bando internazionale “Energy Art and Sustainability” realizzato con il supporto di Eni. Sviluppato in Camerun e in Burkina Faso, Isdrea punta a innovare il settore dell’artigianato africano prodotto con i materiali di riciclo più insoliti, per esempio attraverso l'utilizzo di pneumatici e cotone.

Quali sono gli obiettivi che vi ponete con questo progetto?
Questo è un progetto finanziato dall’Unione Europea che ci ha consentito di lavorare sul riciclo artigianale dei rifiuti. Ci siamo concentrati in Burkina Faso e in Camerun, abbiamo lavorato con persone che per sopravvivere dedicano la loro vita al riuso. Il nostro obiettivo è renderli consapevoli che il loro mestiere di artigiano del riciclo è sottovalutato, invece va rivalutato. L’altra finalità è quella di identificare tutte le competenze di queste persone in modo tale da poter codificare i vari processi produttivi.
 
Che tipo di artigianato viene realizzato?
C’è una azienda che lavora cotone e noi con gli scarti che produce realizziamo il sapone e l’olio di cotone, oppure dalla lavorazione delle pentole, ricicliamo l'alluminio. La plastica viene usata per fare le sedie, le borse. Ci sono tantissime cose che vengono realizzate da persone povere che sono portatrici di un grande sapere. In tantissime case del Camerun e del Burkina Faso, si trovano questi prodotti, ma chi li realizza è sconosciuto. Vogliamo far prendere coscienza a questi artigiani che loro non sono pover perché possiedono un grande sapere che va capitalizzato, investito. Possiamo creare una impresa. Questa è la prima sfida. La seconda è far capire a loro che devono codificare i processi produttivi.
 
Riciclate anche i pneumatici?
Certo. Chi mai può immaginare che con i pneumatici si possa realizzare un bel tavolo da duemila euro o dei comodi sandali? Abbiamo degli artigiani così abili che sanno trasformare la gomma in tutto quello che serve, anche in un pedale dell’automobile. 
 
Cosa si aspetta che accadrà nei prossimi cinque anni?
Spero che ci siano degli investitori che si rendano conto che l’industrializzazione dei Paesi africani passa attraverso queste competenze. Il prodotto fatto in Africa deve diventare impresa. Dobbiamo aiutare queste persone, accompagnarle nell’ingenierizzazione dei processi di produzione.
 
 
 
 
 

Il cioccolato brasiliano diventa biologico e sostenibile per amore del Pianeta

Lifestyle / -

CF cioccolato brasiliano sostenibile imm
©Werner Rudhart_dpa_Corbis

“La nostra ricchezza deriva dalla foresta, noi dobbiamo solo restituirgli l’amore”. Con queste parole Marianna Marshall, responsabile della comunicazione dell’azienda brasiliana Amma, ha voluto trasmettere la passione alla base della coltivazione e produzione di cacao biologico di alta qualità.

A dispetto delle tavolette di cioccolato che si trovano in commercio sugli scaffali dei supermercati brasiliani, quelle prodotte da Diego Badaro sono completamente differenti. Se le prime sono ricche di grassi e zuccheri, il cioccolato Amma, nome che in sanscrito significa madre natura ma anche energia universale, nasce con una filosofia ben definita che pone il rispetto dell’ambiente e della biodiversità come base per la coltivazione delle piante di cacao e la produzione di cioccolato di qualità. Un approccio olistico, insomma.
 
La vocazione del cacao è quella di crescere all’ombra
Gli alberi di cacao sono piantati all’interno della foresta pluviale Atlantica, nel sud del Paese. Per lo sviluppo delle piante, l’ombra riveste un’importanza strategica. “Quello di cacao è un albero che dura 40-50 anni se coltivato al sole, ma che può durare anche 200 anni se cresce all’ombra”. Lo ha detto Marianna Marshall, communication manager di Amma, durante un convegno sull’agricoltura sostenibile organizzato a Expo Milano 2015 il 23 settembre 2015 all’interno del Padiglione brasiliano. “ Non solo” ha spiegato Marshall “Le piante di cacao traggono grande giovamento dalla vicinanza delle altre specie. Pensate che la foresta brasiliana ha la più grande biodiversità per metro quadro del Pianeta”. Le piante vengono coltivate rigorosamente secondo i dettami dell’agricoltura biologica che rispetta il suolo e dà frutti più sani e resistenti alle malattie. Inoltre, grazie all’innovazione portata da Badaro, tutta la regione sta avendo un’evidente rinascita economica.
 
Rispetto per i lavoratori e formazione
Nella vocazione dell’azienda cioccolatiera, la produzione si unisce alla protezione dell’ambiente, ma anche al rispetto dei lavoratori che partecipano alla divisione degli profitti in qualità di partner. Anche la formazione del personale è fondamentale per garantire un raccolto ottimale. Gli addetti devono conoscere perfettamente la pianta di cacao e sapere quando raccogliere i frutti. Le fave di cacao vanno colte al giusto punto di maturazione e lasciate essiccare per circa venti giorni garantendogli il giusto grado di umidità che eviti la formazione della muffa. L’azienda cura la formazione anche nei confronti dei partner che prima di concludere gli affari, devono dimostrare di conoscere la biodiversità brasiliana e di sposare la filosofia ecologica cara ad Amma. Anche verso i bambini, l’azienda dimostra la stessa attenzione, lasciando alle scuole la possibilità di visitare le fabbriche e le piantagioni come fosse una moderna fabbrica di Willy Wonka amica dell’ambiente.
 
Le proprietà incredibili del cacao e del suo parente Cupuacu
Durante il suo intervento, Marshall si è soffermata anche sugli aspetti organolettici dei loro prodotti: “Tutti conosciamo il cioccolato come un prodotto prelibato, ma pochi lo conoscono realmente. Pe lo più è associato a immagini di montagne svizzere con le mucche sullo sfondo, ma nella foresta pluviale brasiliana cresce un frutto di cacao meraviglioso, dalle proprietà incredibili”. Il cacao prodotto all’interno della foresta Atlantica ha un’acidità particolare ed è prodotto lì dove viene coltivato. “Il cacao è nobile, non bisogna miscelarlo con grassi e zuccheri perché in questo modo fa male. Dovete sapere che il cacao è l’alimento presente in natura con il più alto numero di antiossidanti e fa bene alla memoria, ma deve essere puro, di ottima qualità”. Il buon cioccolato deve essere liscio, uniforme e rigido quando si spezza, mentre un discorso a parte va fatto per una produzione parallela messa a punto da Amma che coltiva una specie cugina del cacao, più economica, l’aromatica e cremosissima Theobroma Gandiflorum Cupuacu, che pur avendo una consistenza diversa dal parente più celebre, può dare grande soddisfazione al palato.
 

Le piante sono intelligenti. Un libro rivoluziona con rigore scientifico le nostre idee sui vegetali

Cultura / -

le piante sono intelligenti
Woman on Balcony Watering Plant_© Greg Hinsdale/Corbis

La maggior parte delle nostre idee sui vegetali è superficiale. Sono molto più intelligenti di quanto immaginiamo. Oltre a possedere gusto, tatto, olfatto, udito e vista come gli esseri umani, hanno quindici sensi in più. Lo affermano, in “Verde Brillante”, lo scienziato Stefano Mancuso e la giornalista Alessandra Viola.

Tanta è la loro capacità di risolvere i problemi, che le piante vengono definite dagli autori “esseri consapevoli”. Questi giudizi non sono affrettati perché Stefano Mancuso di piante se ne intende sul serio.
 
La tesi di Stefano Mancuso
Oltre ad essere professore della Facoltà di Agraria presso l'Università degli Studi di Firenze, Stefano Mancuso è direttore del Linv (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) ed è celebre per essere stato speaker del TED, dove importanti rappresentanti della cultura mondiale si esprimono su questioni globali in video conferenze tradotte in più di 100 lingue.
 
L'intelligenza delle piante? Sottovalutata
La tesi di partenza del libro è che le piante siano state ingiustamente sottovalutate nel corso della storia perché dotate di una forma di intelligenza diversa dalla nostra e quindi poco percepibile alla nostra sensibilità.Per esempio, le funzioni vitali dei vegetali non sono associate ad organi specifici. Le piante non hanno polmoni, stomaco e scheletro, eppure respirano, digeriscono e si reggono in piedi proprio come se li avessero.
 
Secondo gli studi di Mancuso, le piante percepiscono gli stimoli visivi come se avessero degli occhi, annusano i composti volatili dell'aria come se avessero tanti nasi sparsi per tutto il corpo, hanno dei recettori particolarmente sensibili che si attivano se toccano o se sono toccati come fossero mani e colgono le vibrazioni della terra come se avessero delle orecchie.
 
Il senso del gusto
In particolare, numerosi esperimenti dimostrano che le piante sono dotate del senso del gusto: attraverso le radici, esse sono capaci di guastare sali minerali e nutrienti presenti nel terreno con una precisione straordinaria, degna dei più affermati degustatori.
 
Non solo, i vegetali avrebbero sviluppato, nel corso dei millenni, sensi ancora più sottili per interagire al meglio con l'ambiente. Ad esempio, individuerebbero l'acqua anche se molto lontana dalle radici, misurano l'umidità del terreno, intuiscono il senso della gravità e percepiscono la presenza di campi elettromagnetici.
 
Facendo luce su molti sterotipi e scardinando i luoghi comuni legati alle piante, le ricerche di Mancuso inducono il lettore ad ampliare la propria consapevolezza ambientale, in linea con il tema della prossima Esposizione Universale di Milano “Nutrire il Pianeta Energia per la Vita”.
 
Per tutti coloro che sono interessati al tema ambientale e a quello della sensorialità, a Expo Milano 2015 sarà possibile visitare il Parco della Biodiversità, un percorso espositivo che mostra la straordinaria ricchezza di biodiversità presente sul nostro Pianeta. Il Parco della Biodiversità si dipana attraverso 8.000 metri quadri di parco, sette grandi serre che ospitano più di duecento diverse specie e varietà agrarie. Una mostra che vive nel senso letterale della parola: migliaia di piante da osservare, odorare, toccare, ascoltare e, in alcuni casi, anche mangiare, per scoprire la storia dell’agricoltura e l’origine di piante coltivate, alimentari e non, provenienti da ogni parte del mondo.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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