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Dieci iniziative contro lo spreco di cibo

Sustainability / -

Dieci iniziative contro lo spreco di cibo
© decode_imageBroker_Corbis

Food sharing, campagne di sensibilizzazione, corsi di cucina con gli avanzi. Fioriscono ovunque le iniziative contro lo spreco alimentare. Ogni anno il cibo ancora buono che viene gettato nella spazzatura è troppo.

Si compra troppo cibo, si sbagliano le dosi, si rispettano alla lettera le date di scadenza impresse sulle confezioni e si spreca tantissimo. Secondo la Fao ogni anno il 30 per cento del cibo prodotto per il consumo umano viene sprecato, e secondo i dati dell’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il cibo buttato o lasciato marcire equivale alla metà della produzione di cereali annua mondiale.

Sono sempre più numerose le iniziative mirate che coinvolgono amministrazioni, associazioni ed esercizi commerciali, dalla grande distribuzione al singolo bar o ristorante per evitare lo spreco di cibo: ecco in rassegna alcune idee già messe in atto nel mondo per ispirarci, magiare meglio e non sprecare.
 
Dal supermercato alle associazioni
In Belgio, nei comuni di Herstal e di Namur, una nuova norma impone ai  supermercati di donare i prodotti invenduti ancora buoni alle associazioni di volontariato che li ridistribuiscono alle persone indigenti.
 
Cibo rimesso  in circolo… in bicicletta
A Lisbona con il progetto Refood centinaia di volontari girano in bicicletta per ristoranti, negozi di alimentari, panetterie, supermercati e case dei privati per recuperare il cibo avanzato e lo portano poi alle associazioni che si occupano di assistenza ai poveri sul territorio. Nel quartiere di Nossa Senhora de Fàtima sono più di cento i locali che aderiscono e più di 300 i volontari; a Telheira ci sono 200 volontari e 150 negozi iscritti.
 
Licenza di mangiare!
A Helsinki, nell’area di Roihuvuori, l’attenzione è sul food sharing di quartiere: gli abitanti possono portare il cibo in eccesso o usufruire di quello a disposizione grazie al progetto “Saa syödä!” (letteralmente: “licenza di mangiare”) che è stato messo a punto da alcune società private con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente.
 
Recupero di cibo e sensibilizzazione sin da piccoli
In Danimarca il movimento di consumatori Stop Wasting Food porta avanti la lotta allo spreco alimentare con campagne di sensibilizzazione nelle scuole, conferenze pubbliche e seminari; inoltre, con la collaborazione di noti chef danesi ha realizzato una serie di ricettari, i Leftovers Cookbook, che spiegano come riutilizzare gli avanzi dei pasti per cucinare nuovi piatti.
 
Com’è questo cibo? Brutto ma simpatico
In Francia, la catena di supermercati Intermarché ha lanciato la campagna Inglorious fruits and vegetables, che mira a vendere gli ortaggi esteticamente brutti, ma buoni: in base alle norme europee la “frutta brutta” non ha mercato e quindi finisce direttamente dal campo alla discarica pur essendo perfettamente commestibile. Grazie a questa campagna frutta e verdura dalle forme strane vengono riabilitate e avvicinate alla sensibilità delle persone. Questi prodotti brutti ma simpatici si trovano in un apposito banco nel reparto ortofrutta e hanno un packaging dedicato che ne sottolinea la bontà: in pochi mesi i negozi in cui la campagna è stata messa in atto hanno registrato un aumento delle vendite del 24 per cento.
 
Negozi per la frutta brutta… ma buona
Sulla falsariga dell’esperienza francese in Germania è nata Ugly Fruits, una campagna di riabilitazione della frutta esteticamente brutta ma nutrizionalmente buona lanciata da tre studenti. Grazie alla loro iniziativa ora limoni bitorzoluti, zucchine scolorite e carote deformi si trovano sugli scaffali dei supermercati e sulle tavole. Il sogno dei tre studenti, secondo quanto riportato dal settimanale Der Spiegel è quello di vedere la nascita di supermercati "Ugly Fruits”, negozi che vendano esclusivamente i prodotti che vengono rifiutati da altre catene.
 
I frigoriferi di quartiere
Ancora in Germania, ma a Berlino, nel cortile di un condominio del quartiere di Kreuzberg sono stati collocati dei frigoriferi che ospitano cibo appena scaduto o vicino alla scadenza o avanzi e frutta e verdura esteticamente brutti. Si tratta di frigoriferi condivisi, riempiti da volontari che si occupano di raccogliere eccedenze da aziende, negozi e ristoranti, ma anche da gente comune del quartiere.

Scherzi della natura sulla tavola
Sempre in Germania dal 2012 esiste Culinary Misfits, un’azienda di catering che per realizzare i suoi piatti utilizza solo ingredienti scartati da ristoranti e supermercati per via della loro forma non convenzionale o di qualche ammaccatura: frutta e verdura che non rispettano canoni estetici e dimensionali diventano così ingredienti buoni e saporiti alla base di piatti che vengono preparati per feste, ricevimenti, eventi di ogni genere. L’idea è nata dalle due ex designer tedesche Lea Emma Brumasck e Tanja Krakowski, che hanno scelto l’ironia per il nome della loro iniziativa: “culinary misfits” significa infatti “scherzi della natura”, un concetto che si rifà all’aspetto estetico della frutta e della verdura ma sfata anche il luogo comune secondo cui il cibo è buono solo se è bello.

I tesori... nei rifiuti
Rubies in the Rubble è un’esperienza inglese che dimostra come è possibile evitare lo spreco di cibo e allo stesso tempo e affrontare i problemi della disoccupazione e dell'esclusione sociale. Il progetto vuole realizzare un cambiamento nella comunità locale offrendo impiego a individui meno fortunati e vuole andare contro la cultura attuale dei rifiuti eccessivi, utilizzando frutta e verdura scartati per fare chutney e marmellate.

La condivisione di cibo è anche social
Stanco di buttare i prodotti invenduti della fattoria della sua famiglia, la Bloomfield Organics, Nick Papadopoulos ha lanciato la piattaforma di community on-line CropMobster. Questo strumento consente agli agricoltori, ai commercianti, ai ristoratori della San Francisco Bay Area di pubblicare avvisi in cui offrono eccedenze alimentari per la vendita, donazione, o il commercio. I messaggi vengono immediatamente trasmessi attraverso il sito ai vari social media, tra cui Facebook e Twitter. Dal suo lancio nel marzo 2013 CropMobster ha rimesso in circolo 500.000 £ di prodotti alimentari, circa un milione di porzioni per persone, banchi alimentari, scuole e altri gruppi in difficoltà.

Una visita a Expo Milano 2015 sarà un modo di conoscere e apprezzare la storia del cibo, di capire quale lavoro si cela dietro ai piatti che quotidianamente troviamo sulle nostre tavole. Camminare tra i Padiglioni dei Paesi diventerà un percorso di consapevolezza, che ci porta ad apprezzare e dare valore agli alimenti.
 

Serena Dandini. “Ferite a morte”, a teatro i racconti della violenza sulle donne

Cultura / -

Esoh Elamé. L'artigianato fatto con i materiali di recupero è il futuro dell'Africa

Sostenibilità / -

Esoh Elame imm

Lui è il responsabile di “Isdrea for Expo Milano 2015”, uno dei progetti vincitori del bando internazionale “Energy Art and Sustainability” realizzato con il supporto di Eni. Sviluppato in Camerun e in Burkina Faso, Isdrea punta a innovare il settore dell’artigianato africano prodotto con i materiali di riciclo più insoliti, per esempio attraverso l'utilizzo di pneumatici e cotone.

Quali sono gli obiettivi che vi ponete con questo progetto?
Questo è un progetto finanziato dall’Unione Europea che ci ha consentito di lavorare sul riciclo artigianale dei rifiuti. Ci siamo concentrati in Burkina Faso e in Camerun, abbiamo lavorato con persone che per sopravvivere dedicano la loro vita al riuso. Il nostro obiettivo è renderli consapevoli che il loro mestiere di artigiano del riciclo è sottovalutato, invece va rivalutato. L’altra finalità è quella di identificare tutte le competenze di queste persone in modo tale da poter codificare i vari processi produttivi.
 
Che tipo di artigianato viene realizzato?
C’è una azienda che lavora cotone e noi con gli scarti che produce realizziamo il sapone e l’olio di cotone, oppure dalla lavorazione delle pentole, ricicliamo l'alluminio. La plastica viene usata per fare le sedie, le borse. Ci sono tantissime cose che vengono realizzate da persone povere che sono portatrici di un grande sapere. In tantissime case del Camerun e del Burkina Faso, si trovano questi prodotti, ma chi li realizza è sconosciuto. Vogliamo far prendere coscienza a questi artigiani che loro non sono pover perché possiedono un grande sapere che va capitalizzato, investito. Possiamo creare una impresa. Questa è la prima sfida. La seconda è far capire a loro che devono codificare i processi produttivi.
 
Riciclate anche i pneumatici?
Certo. Chi mai può immaginare che con i pneumatici si possa realizzare un bel tavolo da duemila euro o dei comodi sandali? Abbiamo degli artigiani così abili che sanno trasformare la gomma in tutto quello che serve, anche in un pedale dell’automobile. 
 
Cosa si aspetta che accadrà nei prossimi cinque anni?
Spero che ci siano degli investitori che si rendano conto che l’industrializzazione dei Paesi africani passa attraverso queste competenze. Il prodotto fatto in Africa deve diventare impresa. Dobbiamo aiutare queste persone, accompagnarle nell’ingenierizzazione dei processi di produzione.
 
 
 
 
 

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