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10 modi per coltivare nel deserto

Sostenibilità / -

10 modi di coltivare nel deserto
©-George-Steinmetz_Corbis

La sfida dell’uomo con il deserto, in territori aridi da sempre o a rischio avanzato di desertificazione per i cambiamenti climatici, è aperta. La sfida con i deserti è un Cluster di Expo Milano 2015. Con l’ausilio di nuove tecnologie o di sapienze millenarie, ecco come può nascere, dalla sabbia, il cibo.

L’oasi di Ghardaya in Algeria
Ogni oasi ha un caratteristico sistema di irrigazione: per esempio, a Ghardaya (valle del Mozab) nel Sahara, l'acqua scorre sotto il letto asciutto di un antico fiume. Oltre un milione di palme da dattero vengono irrigate grazie a un capillare sistema di dighe, sbarramenti e pozzi che canalizzano, smistano e dosano l'acqua, facendo sì che in tutti i giardini ne arrivi la giusta quantità.
 
Le oasi di Souf, in Algeria
Nella regione del Souf, a Sud-Est di Chott Melrhir, la falda freatica è abbastanza vicina alla superficie. Il sistema di oasi mostra un altro metodo ingegnoso per bagnare i palmeti, chiamato tecnica di Ghout. Anziché irrigare la superficie con pozzi e canali, si scavano per le palme dei veri e propri crateri, in modo che queste possano raggiungere direttamente con le loro radici l'acqua della falda: uno stratagemma che evita le dispersioni dovute all'evaporazione e offre alle piantagioni una valida protezione contro il vento e la sabbia.
 
Progetto Oasis Josefowitz in Israele
Una squadra di scienziati della Ben-Gurion University ha realizzato e testato, nei pressi dalla stazione di ricerca agricola Hatzeva Yair, una struttura finalizzata alla produzione ecosostenibile di colture ortofrutticole in zone aride. Nelle regioni meridionali d’Israele le piogge sono scarse e la temperatura media ad agosto è di 50°C. Un esperimento in corso dal 2010 ispirato alla permacultura ha già dimostrato che si può far crescere alberi da frutto nel deserto. Una serie di esperimenti agricoli hanno testato differenti qualità dell’acqua di irrigazione e quattro diverse colture.
 
La sabbia nanotecnologica, di Emirati Arabi Uniti e Germania
La Dime, società degli Emirati Arabi Uniti, e il Fraunhofer Institute di Friburgo hanno sviluppato una nanotecnologia rivoluzionaria per creare una sabbia impermeabile idrofoba che si può stendere direttamente in una sottile coltre al di sotto della sabbia del deserto. L’obiettivo è di impedire l’evaporazione della preziosa umidità che si forma nel deserto durante la notte, rendendola disponibile alle radici delle piante. A due chilometri dal Mar Morto, dove la pioggia cade molto raramente e la temperatura ad agosto è di 50°C, è già stato condotto un esperimento. La sabbia nanotecnologica è in fase di produzione.
 
Il Sahara Forest Project in Qatar
Si possono realizzare impianti di coltivazione nei pressi della costa unendo la tecnologia della serra ad acqua di mare con quella del solare termodinamico; la vicinanza al mare permette infatti di garantire la presenza costante di acqua che viene inviata ad un impianto di desalinizzazione tramite una pompa a energia solare. Insomma, si usa ciò che si ha in abbondanza per produrre quello che più serve: con una vasta area desertica, la luce del sole, l’acqua salata e la CO2 si possono così produrre cibo, acqua ed energia pulita. Il primo progetto, voluto dal governo e finanziato dalla Yara International Asa e dalla Qatar Fertiliser Company, si estende su una superficie di 10mila metri quadrati in prossimità di Measaieed, città industriale del Qatar. L’impianto ha già dato il suo primo raccolto di cetrioli.
 
I punti verdi in Arabia Saudita
In una serie di immagini satellitari, la Nasa ha documentato l’evoluzione dell’attività agricola nel deserto saudita dal 1987 a oggi, mostrando la nascita di enormi punti verdi. Ciascuna area è un campo di circa un km di diametro, irrorato d’acqua per mezzo di sistemi rotanti su un perno centrale che pompano acqua sotterranea. È una riserva che non potrà essere ricostituita, essendosi formata prima dell’ultima era glaciale, circa 20.000 anni fa, e la pioggia (nel deserto saudita circa 100/200 mm di acqua l’anno) normalmente non raggiunge le falde sotterranee. I geologi stimano in 50 anni il periodo durante il quale il pompaggio sarà economicamente sostenibile.
 
L’acquaponica a Bustan, in Egitto
L’acquaponica è un metodo agricolo e d’allevamento che combina acquacoltura e coltivazione idroponica, al fine di ottenere un ambiente simbiotico. L'acqua delle vasche per acquacoltura viene pompata in quelle idroponiche, in modo tale che le piante che vi crescono possano filtrarla traendone nutrimento, nel contempo sottraendo le sostanze di scarto dei pesci. L'acqua così biofiltrata potrà quindi essere reimmessa nelle vasche per acquacoltura e riprendere il suo ciclo. A Bustan, il primo impianto commerciale acquaponico in Egitto, i giovani alberi di ulivo crescono separati dal deserto solo da sottili lastre di vetro: per coltivarli si usa il 90 per cento di acqua in meno rispetto all’analoga coltura convenzionale.
 
L’Airdrop per estrarre acqua dall’aria
Dal concorso globale Sir James Dyson del 2012 è uscita un’interessante invenzione. Edward Linacre ha presentato un apparecchio in grado di ricavare l’acqua dall’aria chiamato Airdrop. Prende spunto dalla tecnica che adottano i coleotteri del deserto: l’aria, anche la più secca, contiene acqua (umidità). Attraverso dei tubi la macchina convoglia l’aria dalla superficie al sottosuolo, facendola condensare. L’acqua di risulta viene indirizzata verso le radici delle colture circostanti. Per ora è stato realizzato un prototipo funzionante.
 
Gli asparagi in Cina
Qui non si tratta di deserto, ma di zone limitrofe coltivate apposta per arginarlo. I ricercatori dell'Accademia delle Scienze agrarie Shanxi hanno condotto un esperimento triennale andato a buon fine nel 2013, con gli asparagi. La verdura, molto usata anche nella cucina cinese, si è riscontrata adatta come frangivento nell'ambito di un progetto di contrasto della desertificazione in Youyu, provincia dello Shanxi. Si cercavano di piante capaci di frenare la sabbia nel nord e ovest della Cina, aree particolarmente minacciate dall'avanzata dei deserti, agevolata dai venti secchi. Gli asparagi si sono dimostrati capaci di resistere alla siccità e al freddo, e di crescere anche su terreni sterili. Il raccolto è stato di 20 tonnellate.
 
Gli aflaj dell’Oman
L’Oman è situato in una delle aree più aride del mondo. La gestione dell’acqua è, da secoli, una priorità. Simbolo dell’ingegnosità omanese sono gli aflaj, cinque dei quali sono stati riconosciuti patrimonio Unesco dell’umanità. Sono antiche canalizzazioni che tutt’oggi distribuiscono 900 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Campi e giardini vengono bagnati per brevi tratti di tempo, in genere mezz’ora, e molti villaggi hanno un orologio solare per scandire i turni di irrigazione.
 
L'agricoltura e l'alimentazione nelle zone aride è un cluster di Expo Milano 2015.
 

La poesia di Walt Whitman per il Padiglione Zero: Foglie d’erba

Cultura / -

Terra del carbone e del ferro! terra dell’oro! terra del cotone, dello zucchero, del riso! Terra del grano, della carne bovina e suina!

Sulle facciate nord e sud del Padiglione Zero compaiono alcune delle poesie selezionate dall’editore Nicola Crocetti raccolte nell’antologia “Le opere dell’uomo - I frutti della Terra”. Sono versi che si concentrano sulle arti con cui l’uomo si procura il nutrimento: l’agricoltura, la caccia, la pesca e l’allevamento. La terra feconda, che porta all’uomo frutti e che offre la possibilità di praticare le attività del pascolo è quella cantata da Walt Whitman in questi versi tratti da “Foglie d’erba”. La raccolta fu pubblicata per la prima volta nel 1855, ma si ampliò e crebbe  di edizione in edizione, lungo tutta la vita del poeta e scrittore statunitense fino al 1892.

I battiti di una vita, la poesia della terra
È un inno alla vita l’opera stessa, la sua genesi mima il carattere proteiforme e mutevole di ciò che accade ogni giorno: si cresce, ci si arricchisce, ci si ferma, si cade, ma poi ci si rialza. Sempre ci si arricchisce: “sono vasto, contengo moltitudini” ricorda infatti un celebre verso di “Foglie d’erba”. Sono battiti del cuore i versi di Whitman scelti per questo pannello del Padiglione Zero di Expo Milano 2015: l’anafora della parola “terra” ricorda proprio la regolarità del ritmo del battito del cuore, anima della vita. Con questi versi, con questo stile, con queste parole Whitman sottolinea il fatto che le attività dell’uomo sulla terra sono respiro, sono vita.

Il Padiglione Zero, curato da Davide Rampello e progettato da Michele De Lucchi, introduce la visita del Sito Espositivo di Expo Milano 2015. Racconta il percorso di ciò che l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo.

Maria Patrizia Grieco. Cambiare il mondo con la forza di una donna che crede in se stessa

Innovazione / -

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Maria Patrizia Grieco è Presidente del Consiglio di amministrazione di Enel S.p.A, una donna manager che nella sua carriera ha ricoperto numerose posizione al vertici delle aziende senza dimenticare l’impegno nel sociale come consigliere di Save the Children. Con la Onlus di Enel ha pianificato una serie di progetti mirati al potenziamento dell’istruzione e al miglioramento della qualità della vita delle famiglie.

Il 54 per cento dei 7,2 miliardi della popolazione mondiale vive in città. Una città che consuma il 75 per cento dell’energia prodotta rilasciando il 60 per cento emissioni di CO2 nell’atmosfera. Partendo dal progetto Enel per Expo Milano 2015, secondo Lei la smart city può essere il nuovo modello di sviluppo urbano globalmente sostenibile? Come possono la mobilità sostenibile, la rete e l’innovazione tecnologica sostenere una società più consapevole ed essere gli strumenti per un nuovo sistema di crescita?
Si, sono pienamente convinta che le smart city rappresentino il nuovo modello di sviluppo urbano sostenibile di riferimento. Con il loro livello innovativo hanno infatti potenzialità rivoluzionarie dal punto di vista energetico, ambientale e sociale.

In questa nuova concezione di città infrastrutture, servizi e tecnologia si uniscono per offrire un centro abitato a misura d'uomo, in cui il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni, il controllo dei consumi entrano a far parte della vita quotidiana dei cittadini, delle amministrazioni e delle aziende.

Nello sviluppo e realizzazione della smart city risultano fondamentali le piattaforme tecnologiche che rappresentano gli elementi abilitanti per la fruizione di servizi innovativi. Una di queste è rappresentata dalle smart grids, un concentrato di molteplici tecnologie e funzionalità: contatori elettronici, automazione delle rete, integrazione delle fonti rinnovabili, sistemi di stoccaggio dell'energia soluzioni per la ricarica dei veicoli elettrici, dispositivi che consentono una maggiore consapevolezza dei consumi grazie alla disponibilità di informazioni chiare e accessibili.

In questo contesto l’energia elettrica, in quanto vettore energetico più efficiente, economico, disponibile ed ambientalmente sostenibile, gioca un ruolo chiave.

La responsabilità sociale è il primo passo verso un uso sostenibile delle risorse. Per quel che riguarda la formazione sono sempre una minoranza le donne che si avvicinano alle discipline a carattere tecnico e scientifico. Quali strade si possono percorrere per avvicinare le ragazze alle facoltà tecnico-scientifiche?
E’ vero la presenza femminile negli ambiti scientifico-tecnologici è scarsa, e questo accade in Italia come in altri paesi occidentali. Personalmente credo si tratti del riflesso di vecchi stereotipi culturali che oggi stiamo superando, un passaggio che però necessita di un’accelerazione. La mancanza di ragazze nelle facoltà tecnico-scientifiche ha infatti un costo economico e sociale molto alto: con riferimento solo al comparto digitale, secondo uno studio richiesto dalla Commissione europea, avere una percentuale femminile pari a quella maschile porterebbe a un incremento annuale del Pil europeo di circa 9 miliardi di euro.

Risulta dunque importante lavorare nelle scuole e nelle università per incentivare l’avvicinamento delle giovani ragazze a studi scientifico-tecnologici perché il problema risiede proprio nella scarsità di donne che iniziano questo corso di studi (secondo i dati MIUR del 2014 sono donne solo il 38% nei corsi di area scientifica).

D’altro canto un’azienda che punta a creare vantaggio competitivo duraturo nel tempo è sempre pronta a prendere giovani talentuosi senza fare distinzione fra generi.
 
La distribuzione del cibo e dell’energia sono due fattori determinanti per una nuova società globale consapevole e sviluppata. Qual è il ruolo e il contributo femminile per raggiungere gli obiettivi alimentari ed energetici necessari per lo sviluppo sostenibile e per combattere lo spreco alimentare?
Circa il 60 per cento di chi soffre la fame cronica, nel mondo, è donna; questo poiché spesso le donne non hanno pari accesso alle risorse, all'istruzione e alla creazione di reddito, oltre ad avere un ruolo minore nei processi decisionali. E la cosa più grave è che quando le donne soffrono fame e malnutrizione, altrettanto le soffrono i loro bambini.

Credo che le donne però, possono rappresentare anche una soluzione; in molti paesi, le donne rappresentano l'ossatura portante del settore agricolo. Giocano anche un ruolo chiave nel garantire la sicurezza alimentare all'intera famiglia. L'esperienza dimostra come, con il cibo nelle mani di una donna, i bambini hanno maggiori possibilità di ricevere un'alimentazione adeguata. Secondo stime FAO, se le donne avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse agricole ci sarebbero 150 milioni di affamati in meno sulla terra.

Non è un caso che siano proprio le donne ad avere nei paesi in via di sviluppo maggiore accesso al micro credito; sono più affidabili e garantiscono ritorni sugli investimenti superiori, oltre ovviamente a restare nelle comunità contribuendo dunque al loro sviluppo socio economico. Uno sviluppo che non è pensabile senza un adeguato accesso all’energia elettrica; un altro ambito in cui c’è ancora molto da fare: 1,4 miliardi di persone, seconda la IEA, non ne dispongono, e circa un altro miliardo ne dispone in modo discontinuo.

E’ anche in questo contesto che le donne possono svolgere un ruolo importante; ne è un esempio il  progetto delle “ingegnere solari”; l’iniziativa – avviata nel 2012 da Enel Green Power e dal Barefoot College nel contesto di Enabling Electricity (il programma sviluppato da Enel per portare l’energia elettrica nelle zone rurali) – che si rivolge a donne, spesso analfabete o semi-analfabete, che vivono in realtà isolate di Paesi in via di sviluppo. Alcune di loro vengono selezionate per partecipare ad un programma di formazione di sei mesi al Barefoot College in India. Qui, viene loro insegnato a montare, installare e riparare pannelli fotovoltaici per la produzione di energia. Le “ingegnere solari” sono inoltre addestrate a trasferire le conoscenze acquisite ad altre donne, diffondendo il modello nei villaggi adiacenti. In poco più di due anni il progetto ha coinvolto 36 comunità in otto Stati, tra cui Messico, Brasile, Cile, Perù, El Salvador, portando l’elettricità in oltre 2.000 abitazioni. Un progetto che valorizza il ruolo femminile nelle realtà rurali, una funzione spesso non riconosciuta.

WE- Women for Expo mette per la prima volta al centro di un’Esposizione Universale le donne. Quale secondo Lei dovrebbe essere il lascito di WE - Women for Expo per le prossime Esposizioni Universali?
La fiducia che le donne devono avere, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, nella propria capacità di poter cambiare le cose, di poter migliorare la propria condizione, quella dei propri figli e anche della propria comunità. La forza di una donna che crede in se stessa può davvero cambiare il mondo, perché le donne sono una fonte inesauribile di energia.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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