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10 cose che non sapevi sulle zanzare

Sostenibilità / -

© Paul Starosta/Corbis

La primavera avanza e le famigerate zanzare si stanno preparando per sferrare il loro annuale attacco contro la nostra specie. Ma sono davvero così cattive? Esistono dei lati nascosti di questi insetti tanto odiati?

Solo le femmine delle zanzare sono assetate di sangue
Deponendo dalle 350 alle 450 uova nel corso della loro vita, necessitano di una dieta ricca di proteine, elementi nutritivi abbondanti nel nostro sangue.
 
I maschi non pungono
Volano di notte e vanno alla ricerca del nettare dei fiori proprio come le api e gli altri insetti impollinatori.
 
Grazie a loro abbiamo delle belle orchidee
Alcune orchidee tropicali aprono i loro fiori durante la notte per permettere ai maschi di zanzara di visitarli e di impollinarli. Anche i fiori del cacao vengono impollinati da insetti del tutto simili alle zanzare. Oltre a maledirle dovremo anche ringraziarle ogni volta che vediamo una orchidea meravigliosa oppure quando mordiamo una tavoletta di cioccolato.
 
Le zanzare sono più abbondanti nei climi nordici
Le estati canadesi e del nord Europa sono gremite di questi insetti tanto che è possibile uscire all’aria aperta solo se ben protetti. Questa massa di insetti richiama migliaia di uccelli che banchettano sia con le larve e sia con gli adulti. Per questo motivo questi ecosistemi si fondano sulle zanzare.
 
Non pungono chi ha il “sangue dolce”
La leggenda metropolitana del “sangue dolce” è falsa: le zanzare non sono in grado di saggiare il grado zuccherino del nostro sangue che, tra l’altro, è costante per tutte le persone.  Le zanzare scovano le vittime grazie al loro odore. Oltre all’anidride carbonica, esse sentono alcuni odori corporei e ne preferiscono alcuni piuttosto che altri.
 
Amano l’odore… dei piedi
Le zanzare amano l’odore del sudore in particolare quello “profumato” dei piedi. Nonostante il loro olfatto sopraffino, esse scambiamo tale odore con quello del formaggio specialmente se prodotto in Olanda.
 
Non fanno preferenze
La maggior parte delle persone che dicono di essere amate dalle zanzare vengono punte democraticamente come tutti. Essi solo più sensibili e manifestano una reazione allergica più vistosa e fastidiosa degli altri.
 
Quella tigre teme un crostaceo in particolare
Il gruppo di lotta biologica di Bologna ha scoperto che un Copepode Ciclopoide (non è un alieno ma un piccolo crostaceo di acqua dolce) va pazzo per le esotice larve di zanzara tigre. Questo copepode, chiamato ciclopino perché ha un occhio solo, distrugge tutte le larve presenti in una determinato ambiente, risultando un ottimo rimedio biologico.
 
C’è una tecnica per liberarsene
Un'altra prospettiva di lotta biologica è denominata “tecnica del maschio sterile” e consiste nell’allevare milioni di maschi, sterilizzarli e quindi liberarli nelle nostre città.  I maschi si accoppieranno con le femmine “selvatiche” che deporranno uova sterili liberando, si spera, le nostre città da questo flagello.
 
Milano città di Expo Milano 2015 e delle zanzare
Il capoluogo lombardo ospita regolarmente le normali zanzare, ma accoglie anche alcune specie tipiche delle risaie poco distati dal capoluogo lombardo. 
 
 
Expo Milano 2015 è un'occasione per conoscere l'importanza della biodiversità sul nostro Pianeta. In particolare l'Area Tematica Biodiversity Park vuole valorizzare le eccellenze italiane ambientali, agricole e agroalimentari attraverso un percorso che racconta l’evoluzione e la salvaguardia della biodiversità agraria, anche grazie a un palinsesto di eventi, incontri ed esperienze multimediali.
 
 

Zucchine dalla stazione di Tokyo, cavoli a Firenze, pomodori sui tetti di New York. Le primizie degli orti urbani

Economia / -

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©-Michel-Setboun_Corbis

In Italia ce ne sono circa 18 milioni, continuano a crescere e non è un fenomeno solo italiano: in tutte le grandi città del mondo si moltiplicano le esperienze di coltivazione di frutta e verdura all’interno dei confini metropolitani. Anche in posti e modi inaspettati.

Che si parli di megalopoli asiatiche, di città hi-tech in Medio Oriente, di città d'arte o di periferie, la tendenza a ritagliarsi riquadri di verde da coltivare nel grigio del cemento sembra essersi universalmente diffusa. I fattori vincenti sono molti e simili in gran parte delle esperienze: la funzione sociale e didattica, la ricerca personale di risparmio, l’esigenza di riconnettersi alla terra e alla natura, la soddisfazione di sapere da dove proviene il cibo. 
 
Gli orti urbani in Italia sono più di 18 milioni, e sono triplicati
Oltre ai 30 nuovi appezzamenti appena annunciati da Italia Nostra, ci sono oggi in Italia ben 3,3 milioni di metri quadrati di terreno di proprietà comunale divisi in piccoli appezzamenti e adibiti alla coltivazione a uso domestico, all’orticultura o al giardinaggio ricreativo (dati Coldiretti-Istat). Questo vuol dire che gli orti urbani in Italia sono addirittura triplicati rispetto al 2011, quando in tutto consistevano a malapena di un milione di metri quadri.
Una volta venivano assegnati ad anziani pensionati ed erano ubicati in zone periferiche e poco servite, il nuovo orientamento è invece di incoraggiarli dovunque e per tutte le fasce d’età.
Ogni Comune ha i suoi regolamenti, ma in generale la procedura è abbastanza facile: il bando per l’assegnazione degli appezzamenti viene spesso pubblicato online, si fa domanda e si ottengono i propri metri quadri di verde. Oltre alle città con primati storici, Milano, Torino, Bologna e di recente Parma, Modena ha scelto di crearli nell’area di 12mila metri quadrati della Madonnina vicino al cimitero di San Cataldo, a Genova la Consulta del Verde ha deciso di agevolare la fascia dai 26 ai 30 anni, ad Alba (Cn) hanno appena assegnato 51 orti a diversi nuclei familiari di differente età. A Milano è addirittura nata una rete - Libere rape metropolitane - che raccoglie le esperienze delle realtà di verde spontaneo e “partecipato”. Con Orti Dipinti, un orto sociale in pieno centro storico a Firenze inaugurato lo scorso ottobre, si è pensato di sfruttare una ex pista di atletica in Borgo Pinti (da cui il nome degli Orti). A Potenza prosegue il progetto Orti in città, a Napoli hanno pensato agli orti urbani per il recupero dei tossicodipendenti. A Cagliari hanno avviato la sperimentazione nei giardini intorno a un’ex scuola media, a Sassari invece ci saranno sette appezzamenti in mezzo ai palazzoni di un quartiere. Permane una forte disparità tra le regioni italiane. Se a livello nazionale praticamente la metà delle amministrazioni comunali capoluoghi di provincia (sempre secondo i dati Istat) hanno messo a disposizione orti urbani per la cittadinanza, la percentuale sale all'81% nelle città del Nord. Poi, al Centro Italia hanno orti urbani circa due capoluoghi su tre, mentre nel Mezzogiorno gli orti urbani sono ufficialmente presenti solo in una decina di capoluoghi.
 
Gli orti urbani nel mondo: dalle stazioni ferroviarie alle aiuole vittoriane, fino ai tetti di New York
Dall’Europa agli Stati Uniti fino al Giappone, sono migliaia le iniziative di coltivazione di spazi verdi nella cinta cittadina. In Francia, Germania, Inghilterra e nell'europa del Nord gli orti urbani hanno una storia più lunga che in Italia.
Diverse organizzazioni distribuiscono i lotti disponibili e offrono servizi agli assegnatari di orti urbani: a Londra (dove è attivo il programma Capital Growth) è il London Allotment Network, a Berlino il Kleingarten bund, a Parigi la Fédération Nationale des Jardins Familiaux et Collectifs; nella capitale francese si stanno anche diffondendo i “Jardins Partagés” (JP), giardini collettivi creati e gestiti da associazioni di quartiere in piccoli appezzamenti di terreno messi a disposizione dal Comune.
Esiste un Resource Centre on Urban Agriculture & Food Security e un Office International du Coin de Terre et des Jardins Familiaux con sede a Lussemburgo che coordina i vari enti nazionali.
Negli Stati Uniti, quasi tutti gli stati, dall'Illinois all'Oregone fino a Texas e California, hanno programmi per incentivare la creazione dei community garden.
Alcune esperienze si segnalano per originalità. A New York coltivano ogni varietà di ortaggi con il progetto Eagle Street Rooftop Farm: a Eagle Street a Brooklyn i 1.000 metri quadrati verdi sono stati realizzati in partnership tra gli studi cinematografici Broadway Stages e lo studio di design Goode Green.
In Inghilterra a Todmorden, cittadina vittoriana nel West Yorkshire, in ogni aiuola e in qualsiasi spazio verde è possibile seminare e/o raccogliere la frutta e la verdura. Tutti aiutano tutti a coltivarla, strappare le erbacce o innaffiarla, e tutti liberamente colgono i frutti di questo lavoro collettivo. In forza del progetto Incredible Edible (Incredibilmente commestibile) vuole essere la prima città nella nazione autosufficiente dal punto di vista alimentare entro il 2018.
In Giappone grazie al progetto del community garden della stazione di Tokyo, un’idea della East Japan Railway Company, i pendolari in attesa del loro treno possono lavorare in un orto urbano creato nella stazione stessa, da cui poi potranno raccogliere frutta e verdura.
 
I fattori comuni di tutte le esperienze di orti urbani
Pur nella diversità dei contesti e delle cornici culturali, si possono ravvisare diversi elementi comuni tra le diverse esperienze, sia in Italia, sia all’estero. C’è una tendenza al ringiovanimento degli assegnatari. C’è una ricerca di integrazione con la tecnologia e le app, per distribuire conoscenze e prodotti. C’è una componente educativa che viene attuata con le visite da parte di scuole e comunità. C’è la crescente consapevolezza da parte degli amministratori che questo diviene un modo per valorizzare e recuperare aree dismesse o problematiche. E va detto che avere a disposizione un appezzamento di terra e materiali è solo il primo passo: per far funzionare l’orto urbano serve un animatore di comunità che funge da stimolatore di aggregazione, ruolo che può essere ricoperto da associazioni, da start-up, da operatori professionali per i quali stanno nascendo corsi di formazione o dai più motivati membri di questi nuovi alternative food network. Expo Milano 2015 è un punto d'incontro delle nuove tendenze in agricoltura.
 

10 cose che non sapevi sulle formiche

Sostenibilità / -

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Il loro aspetto mite e generoso è riservato agli afidi e alle sorelle mentre la maschera feroce viene mostrata ai membri delle colonie vicine. Sono le formiche, questi formidabili insetti che da milioni di anni vincono la dura lotta alla sopravvivenza grazie a uno stratagemma geniale (che noi abbiamo copiato): la cooperazione.

Sono stati i primi agricoltori della storia della vita
Nel buio profondo del loro formicaio adibiscono una camera all’interno della quali il terreno viene smosso e quindi messo a dimora del micelio di un fungo. Si passa quindi alle cure colturali come l’irrigazione e la raccolta. Il fungo serve a nutrire la colonia durante i mesi invernali e bilancia la dieta di queste guerriere apportando preziosi Sali minerali.
 
Sono stati i primi allevatori della storia della vita
Le operaie, essendo sono ghiotte della melata (sostanza zuccherina emessa dagli afidi e dalle cocciniglie), allevano questi insetti: li trasportano con le loro mandibole verso i pascoli da sfruttare (i getti freschi delle piante), li difendono dai lupi del prato (le coccinelle) e, durante l’inverno, li ospitano in una sorta di stalla nel loro nido.
 
Mamma formica fornisce la tradizionale dote a sua figlia prima del volo nuziale
La dote consiste in un pezzetto di fungo da coltivare nella nuova casa della figlia e verrà usato per nutrire le nipotine della regina.
 
Gli zombie esistono davvero, ma solo nel mondo delle formiche
Un fungo, chiamato foride, infetta il corpo della formica propagandosi anche nel cervello. La formica ammalata si trasforma in una sorta di “morto vivente” che vaga per la foresta equatoriale. Ad un certo punto, mossa da uno stimolo misterioso, sale sopra ad un filo di erba e aspetta di essere mangiata da un uccello di passaggio. Il volatile provvederà, con le sue feci, a diffondere le spore del fungo “zombifero”.
 
Alcune specie di Acacia (A. cornigera, A. sphaerocephala) possiedono delle grandi spine cave che secernono, all’interno, del nettare extrafiorale
Alcune colonie di formiche, attirate sia dal cibo e sia dal riparano, si stabiliscono all’interno delle spine. Per pagare l’affitto, le formiche difendono le acacia dai grandi erbivori: se una giraffa si azzarda a brucare le foglie di questa pianta, una agguerrita legione di soldati fuoriesce dalle spine per sferrare un attacco alle cavità nasali dell’erbivoro. Dopo sonori starnuti, la battaglia viene vinta dalle formiche e la giraffa si dirige su altre piante.
 
Per costruire il formicaio usano... la testa
Alcune formiche usano letteralmente la testa per costruire la porta del formicaio. Gli individui guerrieri, dotati di un capo piuttosto grande, si stabiliscono all’entrata del formicaio e lo tappano con le loro grandi teste. I nemici non possono passare mentre le operaie del nido vengono riconosciute dai guerrieri dall’odore. Se la parola d’ordine olfattiva è quella giusta, i guerrieri spostano la loro enorme “zucca” lasciando passare la sorella.
 
Quando tornano vittoriose lasciano la scia
Le formiche esploratrici al ritorno da una missione con esito positivo, rilasciano una scia odorosa lungo il cammino verso casa. Grazie a questo odore le operaie troveranno la fonte di cibo.   E’ per questo motivo che spesso si vedono le formiche viaggiare in fila indiana: stanno riconoscendo la pista. 
 
Sono schiaviste
Le regine di alcune specie del sud degli stati uniti penetrano  in un formicaio “straniero” e uccidono la regina. Dopo il colpo di stato, la formica invasore si cosparge il corpo con le membra della vittima assumendone l’odore e quindi il comando. Le operaie della colonia invasa, scambiando la nuova regina per la vecchia, si prenderanno cura dell’usurpatrice e dei suoi figli.

In molti le mangiano
In molte parti del mondo le formiche vengono utilizzate come cibo. In Messico, per esempio, si usano le larve e le pupe di alcune formiche per cucinare un ottimo piatto chiamato “Escamoles” tutelato anche dalla Fondazione Slow Food. Le larve e le pupe vengono cotte con del peperoncino e della cipolla assumendo un gusto simile a quello degli anacardi.
 
Sono regine d'apnea
Le formiche sono delle ottime apneiste riuscendo a stare sott’acqua anche per 24 ore.

Partecipare a Expo Milano 2015 significa anche  poter approfondire i temi legati all'agricoltura e alla biodiversità. In particolare l'Area Tematica Biodiversity Park sarà il luogo ideale per sperimentare la bellezza della natura attraverso installazioni, interazioni digitali, applicazioni e performance.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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