Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

10 cose che non sapevi sulle formiche

Sostenibilità / -

10 cose formiche img rif

Il loro aspetto mite e generoso è riservato agli afidi e alle sorelle mentre la maschera feroce viene mostrata ai membri delle colonie vicine. Sono le formiche, questi formidabili insetti che da milioni di anni vincono la dura lotta alla sopravvivenza grazie a uno stratagemma geniale (che noi abbiamo copiato): la cooperazione.

Sono stati i primi agricoltori della storia della vita
Nel buio profondo del loro formicaio adibiscono una camera all’interno della quali il terreno viene smosso e quindi messo a dimora del micelio di un fungo. Si passa quindi alle cure colturali come l’irrigazione e la raccolta. Il fungo serve a nutrire la colonia durante i mesi invernali e bilancia la dieta di queste guerriere apportando preziosi Sali minerali.
 
Sono stati i primi allevatori della storia della vita
Le operaie, essendo sono ghiotte della melata (sostanza zuccherina emessa dagli afidi e dalle cocciniglie), allevano questi insetti: li trasportano con le loro mandibole verso i pascoli da sfruttare (i getti freschi delle piante), li difendono dai lupi del prato (le coccinelle) e, durante l’inverno, li ospitano in una sorta di stalla nel loro nido.
 
Mamma formica fornisce la tradizionale dote a sua figlia prima del volo nuziale
La dote consiste in un pezzetto di fungo da coltivare nella nuova casa della figlia e verrà usato per nutrire le nipotine della regina.
 
Gli zombie esistono davvero, ma solo nel mondo delle formiche
Un fungo, chiamato foride, infetta il corpo della formica propagandosi anche nel cervello. La formica ammalata si trasforma in una sorta di “morto vivente” che vaga per la foresta equatoriale. Ad un certo punto, mossa da uno stimolo misterioso, sale sopra ad un filo di erba e aspetta di essere mangiata da un uccello di passaggio. Il volatile provvederà, con le sue feci, a diffondere le spore del fungo “zombifero”.
 
Alcune specie di Acacia (A. cornigera, A. sphaerocephala) possiedono delle grandi spine cave che secernono, all’interno, del nettare extrafiorale
Alcune colonie di formiche, attirate sia dal cibo e sia dal riparano, si stabiliscono all’interno delle spine. Per pagare l’affitto, le formiche difendono le acacia dai grandi erbivori: se una giraffa si azzarda a brucare le foglie di questa pianta, una agguerrita legione di soldati fuoriesce dalle spine per sferrare un attacco alle cavità nasali dell’erbivoro. Dopo sonori starnuti, la battaglia viene vinta dalle formiche e la giraffa si dirige su altre piante.
 
Per costruire il formicaio usano... la testa
Alcune formiche usano letteralmente la testa per costruire la porta del formicaio. Gli individui guerrieri, dotati di un capo piuttosto grande, si stabiliscono all’entrata del formicaio e lo tappano con le loro grandi teste. I nemici non possono passare mentre le operaie del nido vengono riconosciute dai guerrieri dall’odore. Se la parola d’ordine olfattiva è quella giusta, i guerrieri spostano la loro enorme “zucca” lasciando passare la sorella.
 
Quando tornano vittoriose lasciano la scia
Le formiche esploratrici al ritorno da una missione con esito positivo, rilasciano una scia odorosa lungo il cammino verso casa. Grazie a questo odore le operaie troveranno la fonte di cibo.   E’ per questo motivo che spesso si vedono le formiche viaggiare in fila indiana: stanno riconoscendo la pista. 
 
Sono schiaviste
Le regine di alcune specie del sud degli stati uniti penetrano  in un formicaio “straniero” e uccidono la regina. Dopo il colpo di stato, la formica invasore si cosparge il corpo con le membra della vittima assumendone l’odore e quindi il comando. Le operaie della colonia invasa, scambiando la nuova regina per la vecchia, si prenderanno cura dell’usurpatrice e dei suoi figli.

In molti le mangiano
In molte parti del mondo le formiche vengono utilizzate come cibo. In Messico, per esempio, si usano le larve e le pupe di alcune formiche per cucinare un ottimo piatto chiamato “Escamoles” tutelato anche dalla Fondazione Slow Food. Le larve e le pupe vengono cotte con del peperoncino e della cipolla assumendo un gusto simile a quello degli anacardi.
 
Sono regine d'apnea
Le formiche sono delle ottime apneiste riuscendo a stare sott’acqua anche per 24 ore.

Partecipare a Expo Milano 2015 significa anche  poter approfondire i temi legati all'agricoltura e alla biodiversità. In particolare l'Area Tematica Biodiversity Park sarà il luogo ideale per sperimentare la bellezza della natura attraverso installazioni, interazioni digitali, applicazioni e performance.
 

La poesia di Walt Whitman per il Padiglione Zero: Foglie d’erba

Cultura / -

Terra del carbone e del ferro! terra dell’oro! terra del cotone, dello zucchero, del riso! Terra del grano, della carne bovina e suina!

Sulle facciate nord e sud del Padiglione Zero compaiono alcune delle poesie selezionate dall’editore Nicola Crocetti raccolte nell’antologia “Le opere dell’uomo - I frutti della Terra”. Sono versi che si concentrano sulle arti con cui l’uomo si procura il nutrimento: l’agricoltura, la caccia, la pesca e l’allevamento. La terra feconda, che porta all’uomo frutti e che offre la possibilità di praticare le attività del pascolo è quella cantata da Walt Whitman in questi versi tratti da “Foglie d’erba”. La raccolta fu pubblicata per la prima volta nel 1855, ma si ampliò e crebbe  di edizione in edizione, lungo tutta la vita del poeta e scrittore statunitense fino al 1892.

I battiti di una vita, la poesia della terra
È un inno alla vita l’opera stessa, la sua genesi mima il carattere proteiforme e mutevole di ciò che accade ogni giorno: si cresce, ci si arricchisce, ci si ferma, si cade, ma poi ci si rialza. Sempre ci si arricchisce: “sono vasto, contengo moltitudini” ricorda infatti un celebre verso di “Foglie d’erba”. Sono battiti del cuore i versi di Whitman scelti per questo pannello del Padiglione Zero di Expo Milano 2015: l’anafora della parola “terra” ricorda proprio la regolarità del ritmo del battito del cuore, anima della vita. Con questi versi, con questo stile, con queste parole Whitman sottolinea il fatto che le attività dell’uomo sulla terra sono respiro, sono vita.

Il Padiglione Zero, curato da Davide Rampello e progettato da Michele De Lucchi, introduce la visita del Sito Espositivo di Expo Milano 2015. Racconta il percorso di ciò che l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo.

Il paese dalle ‘grandi cosce’: l’abbondanza nelle isole del regno di Tonga

Cultura / -

© Amy Toensing/National Geographic Society/Corbis
© Amy Toensing/National Geographic Society/Corbis

“Il paese dalle ‘grandi cosce’: l’abbondanza nelle isole del regno di Tonga” descrive la cultura del cibo e del corpo degli abitanti del regno di Tonga, arcipelago della Polinesia. L’autrice è Gaia Cottino, antropologa culturale e ricercatrice di Laboratorio Expo. Il saggio fa parte dell’ebook “Sguardi etnografici sul cibo”, curato da Silvia Barberani.

Lontano arcipelago della Polinesia, nel Regno di Tonga il rapporto col cibo si basa sul banchetto: pasto collettivo e rituale, la sua abbondanza riflette l’importanza di chi lo offre. Tale cultura ha prodotto un’estetica che considera bello un corpo imponente. L’origine di questi valori risale a quando i banchetti erano il modo in cui i capi distribuivano le risorse e celebravano il loro potere, ma l’arrivo del junk food ha causato quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito una “epidemia di obesità”. Il governo tongano e la stessa OMS propongono campagne di educazione alimentare, che però faticano a diffondersi perché non considerano adeguatamente la cultura locale. Il saggio “Il paese dalle ‘grandi cosce’: l’abbondanza nelle isole del regno di Tonga” di Gai Cottino fa il punto della situazione su questi aspetti.
 
L’autrice
Gaia Cottino è dottore di ricerca in Antropologia Culturale, specializzata in antropologia del cibo, antropologia del corpo e della salute. Ha svolto ricerche in Oceania e collaborato come ricercatrice freelance con Federalimentare, con il centro studi e ricerche Santa Maria della Pietà Asl Roma E, e con il Centro di ricerca Eclectica di Torino. Nel 2013 ha pubblicato Il peso del corpo. Un’analisi antropologica dell’obesità a Tonga, Unicopli. Il saggio Il paese dalle ‘grandi cosce’: l’abbondanza nelle isole del regno di Tonga fa parte dell’ebook Sguardi etnografici sul cibo curato da Silvia Barberani, ricercatrice e docente di Antropologia Culturale presso l’Università Bicocca e collaboratrice di Laboratorio Expo.
 
La cultura del banchetto
“I banchetti […] rappresentano una prassi fondamentale per l’equilibrio della società tongana. E se un abbondante banchetto dà prestigio all’intera famiglia, un corpo abbondante ne rispecchia l’alto status sociale. «Esporre una grande pila di tuberi è come portare in giro un corpo grosso», mi è stato più volte ricordato, come a sottolineare che l’abbondanza è caratteristica positiva anche quando incorporata. C’è infatti un intrinseco legame tra cibo e corpo, non solo perché […] sono entità biologiche e materiali, ma anche perché sono il prodotto di un determinato ordine socio-culturale.
 
La bellezza è un corpo grosso e sano
“Come ben esemplificano le parole di un’intervistata -«mia mamma ha sempre detto che la bellezza era essere grossi e sani. Ma il punto è definire il termine grosso, si può essere grossi e obesi, grossi e sodi, grossi e magri»- il corpo ha molte più nuances della taglia ottimale fissata universalmente dall’Organizzazione mondiale della sanità.”
 
Il saggio Il paese dalle ‘grandi cosce’: l’abbondanza nelle isole del regno di Tonga di Gaia Cottino è contenuto nell’ebook Sguardi Etnografici sul cibo curato da Silvia Barberani, offerto in lettura e download gratuito nell'ambito di Laboratorio Expo, il progetto di Expo Milano 2015 e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli curato da Salvatore Veca, che promuove la ricerca scientifica sul Tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Su Laboratorio Expo è possibile trovare, oltre a tutti i titoli della collana, anche appuntamenti, convegni, iniziative di alto profilo culturale sui temi della sostenibilità ambientale ed etica, sulla cultura del cibo, lo sviluppo sostenibile e sul rapporto città-cittadini. Un progetto che anima e fa dialogare aspetti culturali, scientifici, antropologici, economici e sociali.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa