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10 cose che non sapevi sulle farfalle

Sostenibilità / -

10 cose che non sapevi sulle farfalle

Le farfalle sono degli insetti bellissimi che da sempre simboleggiano l’eternità, la leggiadria, la caducità della vita e il cambiamento. Ma come spesso accade, l’animale simbolico differisce da quello reale. Vediamo dieci aspetti davvero inaspettati della meravigliosa vita delle farfalle.

Sono pochissime le farfalle che vivono un giorno solo
Alcune durano vari mesi, altre poche ore, mentre la vita media di tutte le 150.000 specie di farfalle si aggira attorno alle 2 settimane.

L’unico insetto che emette un suono dalla bocca è la farfalla de “Il silenzio degli innocenti”
Si tratta della sfingide testa di morto, che ha l’abitudine di soffiare dell’aria all’interno del suo apparato boccale provocando un suono che anticamente veniva scambiato per il lamento dei fantasmi.

Lasciano il segno sulle case abbandonate
La famosa “pioggia di sangue” cioè le chiazze rosse sulle pareti delle case abbandonate, non è causato dai fantasmi, come si pensava, ma dalle farfalle che escono dal bozzolo. Esse infatti, appena uscite, si liberano del meconio – un misto di feci e urine – che, guarda caso, è di colore rosso.

Esistono delle farfalle vampiro che succhiano il sangue dei mammiferi e quindi anche quello umano
Al pari delle zanzare, esse hanno un apparato boccale simile ad un ago che viene infisso nella pelle dei mammiferi per prelevarne il sangue. Fortunatamente, queste farfalle vivono solo in una remota regione africana.

Alcune farfalle migrano e attraversano i continenti
La più famosa tra queste è la farfalla monarca (uno degli animali simbolo degli Stati Uniti d’America) che può percorre anche 4800 chilometri. Il suo viaggio inizia in Canada e termina in Messico anche se alle volte arriva fino al Rio delle Amazzoni.

Si nutrono di lacrime degli animali… e anche degli umani
Molte farfalle necessitano di sali minerali che, normalmente, prelevano dalle lacrime degli animali. Le farfalle africane bevono le lacrime dei grandi animali della savana anche se prediligono quelle del coccodrillo che, in effetti, piange tantissimo. Una specie di farfalla succhia le lacrime umane prelevandole nottetempo infilando la lunga spiritromba tra le palpebre abbassate delle persone addormentate.

Instaurano una simbiosi con le formiche
Le farfalle della famiglia dei licenidi (piccole farfalle blu molto comuni) instaurano una simbiosi con le formiche.  Le larve dei licenidi producono una sostanza zuccherina che induce le formiche a prelevarle e a tenerle per tutto l’inverno al riparo nel formicaio.

Sono in simbiosi con i bradipi
Anche i bradipi hanno delle farfalle simbionti. Le femmine di queste farfalle depongono le uova nella parte posteriore del corpo del bradipo. Dalle uova sguscieranno delle piccole  larve che troveranno con facilità il cibo con cui crescere. I bruchi di queste farfalle si nutrono infatti degli escrementi del simpatico e lentissimo mammifero.

I maschi sono territoriali
Molti maschi delle farfalle sono territoriali e scacciano gli altri individui di sesso maschile dal loro territorio che può essere anche molto ampio. I maschi del macaone, una delle più belle farfalle italiane, sono talmente legati alla propria zona che sono disposti a lottare con qualunque cosa passi da quelle parti.  Un entomologo ha osservato un macaone che si innervosiva e si scagliava (senza successo) contro gli aerei che passavano sopra il suo territorio.

Si affidano alla statistica per scegliere il partner
I maschi delle semele – una piccola farfallina piuttosto comune - adottano il metodo statistico per cercare la propria partner. Seduti sopra un ramo, che nel gergo entomologico prende il nome di “trono” – tentano un approccio con qualunque cosa passi da quelle parti. Durante un’estate è stato osservato un maschio approcciare decine di femmine, decine di maschi, svariate altre specie di farfalle, cinque cavallette, una mantide religiosa e infine ha cercato di accoppiarsi con la fronte dell’entomologo che studiava il fenomeno. Dopo averci provato con tutto il mondo animato, il focoso maschio è passato a quello inanimato inseguendo per diverse ore la sua stessa ombra.
 
Expo Milano 2015 è un'occasione per conoscere l'importanza della biodiversità sul nostro Pianeta. In particolare l'Area Tematica Biodiversity Park vuole valorizzare le eccellenze italiane ambientali, agricole e agroalimentari attraverso un percorso che racconta l’evoluzione e la salvaguardia della biodiversità agraria, anche grazie a un palinsesto di eventi, incontri, e esperienze multimediali.
 
 

Repubblica Democratica del Congo, la seconda foresta pluviale del pianeta

Cultura / -

imm rif Nat Day Repubblica Democratica del Congo
© Frans Lanting/Corbis

La Repubblica Democratica del Congo partecipa ad Expo Milano 2015 all’interno del Cluster Frutta e Legumi. Martedì 30 giugno è il suo National Day e il Paese presenta la sua cultura e le sue ricchezze naturali.

Orizzonti maestosi, immense ricchezze naturali e un popolo che fa della speranza nel futuro un dovere quotidiano, esercizio necessario per affrontare le cicliche tempeste geopolitiche. Territorio gigantesco collocato al centro dell’Africa, con la sua bellezza fragile la Repubblica Democratica del Congo potrebbe essere eletta a simbolo dell’intero continente. Il Paese partecipa ad Expo Milano 2015 all’interno del Cluster Frutta e Legumi e martedì 30 giugno celebra il suo National Day. Un’occasione unica per incontrarne la cultura, scoprirne le risorse e assaggiarne i piatti tipici.
 
Biodiversità equatoriale
La Repubblica Democratica del Congo ospita la seconda foresta pluviale dopo l’Amazzonia. Un mare verde solcato da una ragnatela di fiumi maestosi, affluenti del grande Congo. Inesauribile arteria d’acqua dolce e autostrada liquida, il fiume sostiene la vita dell’intero Paese, sia naturale che economica. In questo colosso di biodiversità fitto di foglie e di pioggia vivono alcune delle specie più rare e preziose del pianeta, dai gorilla al rarissimo elefante della foresta, insieme al rinoceronte bianco e al bonobo. Un patrimonio dell’umanità che va assolutamente preservato. Il Paese si trova esattamente sull’equatore e la selva è estesa soprattutto al nord, mentre al sud la vegetazione è più rarefatta e il territorio è modificato dallo sfruttamento minerario. Il sottosuolo della Repubblica Democratica del Congo è uno dei più ricchi al mondo di rame, cobalto e diamanti.
 
I sapori della foresta
L’agricoltura nella Repubblica Democratica del Congo è ancora largamente di sussistenza. Molto utilizzati sono i prodotti ricavati dalla foresta, dai funghi al miele selvatico alla frutta tropicale. Anche la selvaggina è un ingrediente comune, insieme naturalmente al pesce d’acqua dolce, preparato soprattutto fritto. Sia al mercato che in tavola, sono abbastanza diffusi mais, miglio e riso, ma la principale fonte di carboidrati sono tuberi ricchi di amido come patate dolci, manioca, igname e taro. Con la loro farina si preparano vari tipi di polente, da intingere nelle salse piccanti ascoltando il suono della pioggia tropicale.
 
Scopri il Padiglione della Repubblica Democratica del Congo a Expo Milano 2015, all’interno del Cluster Frutta e Legumi.

La dieta mediterranea, un fenomeno planetario. Sì, grazie agli arabi e agli americani

Lifestyle / -

La dieta mediterranea, un fenomeno planetario. Grazie agli arabi e agli americani

La dieta mediterranea è un modello di vita ed alimentare noto a livello mondiale, adottato ormai da miliardi di persone. Il concetto è stato sviluppato dal fisiologo statunitense Ancel Keys nel XX secolo ma dietro l'etichetta “dieta mediterranea” si cela una storia millenaria di scambi culturali tra Oriente e Occidente, tra Vecchio e Nuovo Mondo, ricca di sorprese.

La dieta mediterranea al giorno d'oggi è anche uno stile di vita, che invita all'attività e alla socialità a tavola; viene esaltato uno stile di vita slow, fatto di convivialità che privilegia pasti ricchi di frutta, verdura e cereali integrali, con l'olio extravergine d'oliva come condimento, e pochi grassi di origine animale.
 
Dal punto di vista culturale il concetto di dieta mediterranea è piuttosto recente e risale al pionieristico studio di Ancel Keys a metà del XX secolo. Questo biologo e fisiologo americano ha coniato il termine dieta mediterranea a seguito di un brillante studio scientifico che sottolineava la quasi assenza di malattie cardio-vascolari nelle popolazioni mediterranee, a confronto con i pazienti americani, grazie ad una dieta ipocalorica, povera di zuccheri e di grassi di origine animale. A seguito della pubblicazione dei risultati della ricerca Time gli dedicò una copertina nel 1961, fu così che la dieta mediterranea iniziò ad essere studiata e praticata in tutto il mondo. 
 
Métissage culturali, métissage naturali
Molti alimenti della dieta mediterranea però, lungi dall'essere autoctoni, sono il frutto della mescolanza culturale, di scambi che caratterizzano da sempre la civiltà europea, complice la presenza del mare Mediterraneo, solcato da navi e viaggiatori: ad esempio pomodoro, patata, fico d'india e peperoncino vengono dalle Americhe, dunque sono stati introdotti nell'alimentazione dopo la scoperta dell'America. 
Sino al Settecento i contadini europei si rifiutarono di coltivare e mangiare patate, di origine peruviana, per paura di avvelenarsi, dato che appartengono alle solanacee, più tardi le adottarono e inventarono ricette come il purè, le patate fritte, il pane di patate, gli gnocchi di patate, tutte pietanze ignote nel Nuovo Mondo. 
I pomodori, in azteco tomatl, furono trasformati in salsa dai cuochi mediterranei che ebbero la geniale intuizione di abbinare la pasta e la pita mediterranee alla salsa e al formaggio, creando un connubio organoletticamente vincente. 
 
La cucina mediterranea
Oggi le cucine mediterranee sono impensabili senza il pomodoro, magari accompagnato da un altro americano nel mediterraneo, il peperoncino, ma in realtà sino a fine Settecento questi prodotti faticarono ad essere incorporati nelle gastronomie locali. 
Lo zucchero, che oggi è un prodotto indispensabile nelle nostre cucine, e anche lo spinacio, provengono dall'India, mentre arancia, limone e mandarino dall'Oriente, e si sono diffusi grazie agli Arabi nel Mediterraneo solo durante il Medioevo; anche il riso venne introdotto dalla civiltà araba solo nel Medioevo. 
Anche frumento, vite e olivo sono stati addomesticati nel Vicino Oriente, e propagatisi lentamente in epoca neolitica nelle terre bagnate dal mare nostrum. 
Insomma la dieta mediterranea deve il proprio successo all'intuizione di un biologo americano, che l'ha fatta conoscere al mondo e alle popolazioni extraeuropee, di cui siamo debitori di molte sostanze alimentari oggi etichettate come tipicamente mediterranee. 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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