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10 cose che non sapevi sulle api

Sostenibilità / -

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L’alleanza tra il genere umano e l’ape risale alla notte dei tempi. L’ape fornisce all’uomo i preziosi doni dell’alveare e impollina le piante coltivate, mentre la nostra specie provvede alla sua casa e la cura quando si trova in difficoltà. La biologia dell’ape è molto complessa ed è per questo motivo che gli entomologi l’hanno soprannominata “insecto sapiens”. Vediamo alcune caratteristiche di questo piccolo animale provvisto di un cervello grande come un semino di sesamo, ma in grado di fare grandi cose.

False attribuzioni
Il noto fisico Albert Einstein  non si è mai interessato di api e non ha mai detto la famosa frase  “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Sembra che la frase sia stata inventata da un entomologo americano che ha sfruttato, illegittimamente,  la meritatissima fama dello scopritore della relatività. 
 
Non sono le uniche paladine della biodiversità
Le bugie legate alla famosa frase sono due: una relativa all’autore, l’altra al contenuto. L’ape pur essendo l’impollinatore più efficiente del mondo animale non è l’unico paladino della biodiversità. Quando Cristoforo Colombo sbarcò nelle Americhe si trovò di fronte una natura meravigliosa, ma neanche un’ape da miele. Anche il continente Oceania era provvisto di una biodiversità sorprendente pur non essendoci l’ape da miele. Questo insetto è originario dell’Europa, dell’Africa e di parte dell’Asia ed è stato importato nei “nuovi continenti” dagli europei. 
 
L'ape da miele difficilmente potrà scomparire
L’ape da miele difficilmente potrà scomparire visto che ha un alleato fenomenale che la protegge: l’uomo.
 
Bevono acqua... sporca
Le api devono bere e preferiscono l’acqua marcia a quella di sorgente. Il loro metabolismo necessita di sali minerali abbondanti nell’acqua stagnante e scarsi in quella pura. 
 
Le migliori sono quelle italiane
La migliore ape del mondo è quella italiana, peccato che sia diventata rarissima a causa delle continue ibridazioni. Alcuni ricercatori sono andati in giro per il mondo per cercare la vera e pura ape italiana e, dopo anni di ricerche, l’hanno trovata agli antipodi del nostro paese: la Nuova Zelanda. Gli immigrati italiani l’avevano portata con sé e, non esistendo altre api, non l’hanno ibridata.
 
Quelle italiane sono le più diffuse al mondo
Anche gli ibridi dell’ape italiana mostrano delle performance eccezionali nella produzione di miele e, inoltre, sono piuttosto docili.  Sono questi i motivi che rendono la nostra ape nazionale l’ape più diffusa al mondo.
 
La regina si accoppia una volta sola nella vita... con 12 fuchi
La regina si accoppia una sola volta nella vita e lo fa con circa 12 fortunati fuchi durante il volo nuziale. L’attività sessuale dei fuchi ha una controindicazione: appena si approcciamo alla regina, i maschi dell’ape rimangono evirati e muoiono.
 
Rubano
Le api sono in grado di rubare: quando le risorse scarseggiano, tendono a entrare negli alveari deboli per sottrarre il miele.
 
Fanno tre giri e mezzo intorno al mondo per un chilogrammo di miele
Per produrre un chilogrammo di miele le api devono volare per circa 144.000 chilometri, l’equivalente di tre giri e mezzo del mondo.
 
Hanno inventato... le mummie
Le api hanno inventato le mummie molto prima degli egiziani. Ogni tanto un topolino riesce ad entrare nell’alveare e viene, spesso e volentieri, ucciso a colpi di pungiglione. Le api non riescono però a trasportare all’esterno il topolino sia per le sue dimensioni e sia per il suo peso. Onde evitare pericolosi fenomeni di decomposizione all’interno dell’alveare, le api lo ricoprono di propoli. Essendo un potente antibiotico, questa sostanza preserva il corpo del topolino e di fatto lo trasforma in una mummia. Questo fenomeno era stato osservato dagli antichi Egizi e quindi copiato per trasformare i loro faraoni in mummie. La propoli infatti viene rilevata in tutte le mummie dell’antico Egitto.
 
 

Il Capodanno alimentare, storie di feste e cibi

Cultura / -

Capodanno

Ogni anno dal 13 dicembre al 6 gennaio in buona parte del mondo, non solo quello di religione cristiana, si celebrano in grande stile una serie di festività: Capodanno in particolare è festeggiato veramente dappertutto, con grandi eventi, cene, spettacoli pirotecnici e brindisi beneauguranti.

Il ciclo delle feste di Dicembre 

 

Ogni anno dal 13 dicembre al 6 gennaio in buona parte del mondo si celebrano una serie di festività, da Santa Lucia al Natale, dal giorno di Santo Stefano, che ad esempio è molto festeggiato in Irlanda, sino alla Vigilia di Capodanno, denominata “San Silvestro” in diverse nazioni. Conclude il ciclo l'Epifania, il sei gennaio. Ogni festa è scandita da riti e miti sacri e profani, questi ultimi incentrati sullo scambio di doni e sulla condivisione di cibi e bevande in compagnia di parenti ed amici.

Se nei paesi nordici è Santa Lucia, 13 dicembre, il giorno dei doni a bambini, in Spagna i regali ai bambini si consegnano il 6 gennaio, giorno in cui sarebbero arrivati i re Magi a Betlemme. 

Feste legate alla luce

Anticamente a dicembre i Romani celebravano i Saturnali, durante i quali si regalavano le strenne, piccoli doni, e il 25 dicembre si festeggiava la nascita del Sol Invictus. Altre popolazioni avevano feste analoghe, è questo infatti il delicato periodo in cui le giornate si accorciano in prossimità del Solstizio d'Inverno, calcolato e temuto dagli uomini dell'emisfero Boreale sin dai tempi preistorici. In tale periodo dell’anno, si celebrava e si richiamava la luce attraverso falò e fiaccolate. Ci si scambiavano doni, ritenendo tali gesti apotropaici e beneauguranti, ossia volti a garantire un anno nuovo pieno di calore, benessere e gioia. La luce infatti è universalmente simbolo di vita. 

Gli spettacoli pirotecnici odierni non sono altro che l'attualizzazione di una pratica antica, l'accensione del fuoco, volta a favorire un inizio d'anno nuovo, favorevole e positivo, oggi come 2000 anni fa. 

Dolci festeggiamenti

Le caratteristiche delle feste che si succedono in questo periodo dell'anno, in special modo quelle legate al festeggiamento del nuovo anno solare, sono caratterizzate dall'ampio consumo di cibi dolci, primizie, prelibatezze e da un'elevata gamma di bevande pregiate, alcolici di media e forte gradazione, ovviamente non nelle aree del mondo in cui queste bevande sono proibite per motivi religiosi. 

I dolci più antichi erano pani arricchiti con miele, uva passa, fichi secchi, tutto ciò che di dolce e locale veniva prodotto per la scorta invernale. I doni ai bambini erano dolcetti, frutta fresca, agrumi e frutta secca come mandorle, noci, castagne e nocciole.

Tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, le nascenti industrie alimentari in Italia hanno reso popolari e alla portata di tutti panettoni, pandori, pandolci, torroni e cioccolatini. 

Oggi, le tavole imbandite abbondano di prodotti di pasticceria e costose pietanze, ma lo spirito originario del dono prevede ancora. In molti luoghi del mondo, allo scoccare della mezzanotte si stappa una bottiglia di spumante o champagne e si festeggia nel più classico dei modi, con un brindisi. La condivisione amicale di bevande e cibo, lo stare insieme in allegria, sono infatti da sempre il fulcro dei festeggiamenti in ogni angolo del Pianeta. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come scoprire se un cibo è contaminato. Ibm ha un nuovo sistema

Innovazione / -

cervello elettronico ibm contaminazione
© David Scharf/Corbis

È il primo nel suo genere, il sistema presentato da Ibm per rintracciare i veleni nel cibo e risalire alle fonti delle contaminazioni. Una tecnologia salvavita dal gigante dell'elettronica.

Il tempismo, quando si tratta di rintracciare le contaminazioni del cibo, è decisivo. Visualizzazioni e tecniche statistiche, algoritmi computerizzati e dati provenienti da negozi e produttori potranno d'ora in poi essere aggregati per studiare come nascono le tossinfezioni alimentari e capire come prevenirle.
 
Il sistema annunciato da Ibm è il primo nel suo genere
Ibm ha progettato un sistema per aiutare i funzionari della salute pubblica, i produttori e i distributori di prodotti alimentari a prevedere quali cibi hanno maggiore probabilità di subire contaminazioni nocive, per accelerare l'indagine sulla nascita di malattie d'origine alimentare. Lo strumento utilizza le informazioni sulla data di vendita e l'ubicazione di miliardi di articoli alimentari che transitano per i supermercati ogni settimana, per individuare rapidamente e con elevata probabilità i prodotti potenzialmente "incriminati" a partire dalla segnalazione di appena 10 casi.
 
I ricercatori affermano di essere in grado di individuare automaticamente, contestualizzare e visualizzare i dati provenienti da diverse fonti, per ridurre di giorni o addirittura di settimane il tempo necessario per individuare il problema. La ricerca, condotta congiuntamente con ricercatori della Johns Hopkins University, della Purdue University e dell'Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio è stata recentemente pubblicata sulla rivista Plos Computational Biology.
 
“Analisi predittive basate su punti vendita, contenuto e contesto commerciale possono guidare la nostra capacità di scoprire rapidamente schemi comuni e relazioni a partire da una varietà di dati provenienti dai sistemi sanitari pubblici e dai commercianti - ha affermato James Kaufman, manager Public Health Research di Ibm - e ora cominciamo a lavorare con committenti della sanità pubblica e con imprese private negli Stati Uniti per adattare il prototipo di ricerca su una scala di 1,7 miliardi di beni venduti settimanalmente nei supermercati americani".
 
Dati intrecciati
Il sistema intreccia i dati di vendita quelli sulla salute pubblica su base locale per consentire ai ricercatori di vedere la distribuzione dei cibi sospetti e, selezionando un'area della mappa, visualizzare i casi clinici e i referti di laboratorio derivati dalle interazioni cliniche. L'algoritmo apprende efficacemente da ogni nuovo rapporto e referto e ricalcola la probabilità per ciascun alimento di essere responsabile della malattia.
 
I focolai di malattie di origine alimentare degli ultimi anni dimostrano che, a causa delle catene logistiche sempre più interconnesse, le situazioni di crisi possono interessare migliaia di persone, comportando costi sanitari significativi, perdite finanziarie per le aziende alimentari e, nei casi peggiori, avere esito fatale.
 
Quando scoppia un caso di contaminazione alimentare, come per esempio quella da escherichia coli, identificare il focolaio è essenziale per minimizzare gli effetti negativi sulla popolazione, ma il tempo necessario per trovarlo può essere un problema. Nel 2011, un'esplosione di escherichia coli in Germania ha fatto ammalare oltre quattromila persone, mietendo 53 vittime. In quel caso, ci vollero due mesi per rintracciare la causa, il prodotto incriminato (una partita di fieno greco proveniente dall'Egitto). Nel frattempo, oltre alle sofferenze per le persone, i negozianti tedeschi subirono contraccolpi economici per 150 milioni di euro.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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