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Yin e Yang. Le energie dell'universo alla base della dieta macrobiotica

Lifestyle / -

macrobiotica
© Blue Jean Images/Corbis

Diventata celebre negli anni '60, la dieta macrobiotica è uno stile alimentare basato sulla filosofia taoista e... su una corretta masticazione.

Il regime macrobiotico, rifacendosi ai principi cardini del Taoismo, tende al riequilibrio del corpo attraverso la scelta sapiente di particolari alimenti yin, femminili, o yang, maschili. Diffuso dal giapponese George Oshawa durante la metà del secolo scorso, prevede l'assunzione quotidiana di alimenti naturali, possibilmente biologici e integrali, in precise proporzioni ed esclude cibi prodotti industrialmente o squilibrati energicamente, per esempio i funghi sono sconsigliati perché troppo yin.
 
La filosofia dietro la macrobiotica
Chi mangia secondo le regole della macrobiotica, abbraccia una filosofia di vita di origine orientale che trova in tutti gli aspetti della vita, anche nell'alimentazione, un modo per raggiungere il benessere interiore. Il Taoismo si basa sull'equilibrio delle opposte energie Yin e Yang, forze complementari presenti anche negli alimenti di cui ci cibiamo abitualmente. Grazie a specifiche associazioni alimentari, i principi nutrienti vengono assunti come fossero vere e proprie medicine naturali che contribuiscono a mantenere in salute corpo e spirito.
 
Cosa mangiano i macrobiotici
Chi segue una dieta macrobiotica dovrebbe compensare il 50% del fabbisogno quotidiano con cereali integrali in chicchi (riso, orzo, miglio), il 30% con verdure cotte e crude (escludendo pomodori, melanzane, peperoni e patate che sono considerate tossiche), il 10% con la frutta, il 10% con i proteine animali o legumi (o altri sostitutivi della carne come tofu e seitan). Qualche strappo alla regola può essere fatto sgranocchiando frutta secca o sostituendo ogni tanto i cereali con la pasta, purchè rigorosamente integrale.
 
Curiosità di una dieta non solo veg
Questo regime alimentare cerca di evitare il più possibile l'assunzione di zucchero bianco, sale, uova, il latte vaccino e tutti i suoi derivati, ma non esclude per forza la carne. Chi vuole può continuare a cibarsene privilegiando quella bianca, ma senza eccedere. Anche il pesce è tollerato, così come i grassi vegetali, ma all'olio d'oliva, si preferiscono quelli si sesamo o di girasole. La regola d'oro di ogni pasto macrobiotico prevede la lunga masticazione di ogni boccone, per fare in modo che i cibi vengano correttamente assimilati.
 
Tutti coloro che sono interessati alla dieta macrobiotica, potranno recarsi a Expo Milano 2015 e visitare il Cluster della Frutta e dei Legumi, alimenti essenziali di questo regime alimentare di origine orientale. Negli spazi del Cluster, vi saranno aree coltivate con piante da frutto di diverse tipologie. Intorno a una piazza centrale, ispirato dalle forme, dai profumi e dai colori, il visitatore  potrà partecipare agli eventi e ammirare gli allestimenti tematici.

Sopra la piazza, concepita per unire idealmente i padiglioni, ci sarà una copertura di legno che ricorda una pergola. Al termine della visita ci si potrà fermare a curiosare ed eventualmente acquistare prodotti nel mercato, che si trova come elemento di unione tra questo Cluster e quello delle Spezie.
 

Orange Fiber. In Sicilia, l’arancio va di moda

Innovazione / -

Orange Fiber startup intervista

Utilizzano i sottoprodotti dell’industria agrumicola italiana e creano tessuti sostenibili che stanno cambiando il mondo della moda. Adriana ed Enrica puntano a creare un mercato all’insegna della sostenibilità grazie al loro contributo. E sono i molti a essersi accorti delle loro capacità.

Dalla vittoria dei bandi di Trentino Sviluppo e di Smart&Start fino a Expo Milano 2015, Adriana Santanocito, specializzata in Fashion & Textile design, ed Enrica Arena, esperta di comunicazione e cooperazione internazionale, hanno fatto un percorso per innovare il mondo della moda. Pensando anche a come combinare lo stile estetico con l’attenzione per la sostenibilità ambientale. E la Sicilia è diventata la loro base di lavoro per il recupero degli scarti degli agrumi.
 
Quali sono gli elementi innovativi della vostra tecnologia?
L'idea di Orange Fiber è nata alla voglia di innovare la tradizione tessile italiana e di fare qualcosa che portasse valore alla propria terra: utilizzare i sottoprodotti dell’industria agrumicola - il cui smaltimento rappresenta un grosso problema per la filiera - per creare tessuti sostenibili e vitaminici per la moda. Il risultato è il primo tessuto creato a partire dal sottoprodotto dell’industria agrumicola, un’innovazione di prodotto ma anche di processo, in quanto recuperiamo un materiale esausto, non concorrente al consumo alimentare, e lo trasformiamo - attraverso processi semi-industriali sostenibili - in un nuovo materiale per il comparto manifatturiero.
 
Come avete sviluppato la vostra startup?
Con il Politecnico di Milano abbiamo condotto lo studio di fattibilità dal quale si sviluppa il nostro brevetto, poi abbiamo partecipato e vinto Changemakers for Expo e la menzione speciale di Tim #WCAP. Questo ci ha permesso di riavvicinarsi alla nostra terra di origine, e d’incontrare alcuni trasformatori siciliani di agrumi con i quali abbiamo instaurato una collaborazione attiva. Grazie all’ingresso in società di alcuni imprenditori e l’incubazione di Trentino Sviluppo, siamo arrivate al prototipo, presentato in anteprima lo scorso settembre all'Expo Gate di Milano. Orange Fiber srl nasce ufficialmente il 5 febbraio 2014. A oggi abbiamo una sede legale a Catania, nostra città d’origine, e una sede operativa a Rovereto, presso la struttura “Progetto Manifattura” di Trentino Sviluppo.
 
Avete ottenuto dei riconoscimenti ufficiali?
A pochi mesi dal lancio del progetto, la situazione ci è esplosa tra le mani: da Working Capital ad Alimenta2Talent, passando per il Premio Gaetano Marzotto e quello del New York Stock Exchange. Inoltre siamo stati premiati da Changemakers for Expo, l'incubatore milanese Make a cube, dal Parco Tecnologico Padano e abbiamo ricevuto i finanziamenti di Trentino Sviluppo. Il nostro percorso è stato tutto un crescendo, culminato nella vittoria all’Ideas4Change delle Nazioni Unite lo scorso aprile.
 
Chi sono i vostri competitor? Quali punti di forza avete nello scenario competitivo?
Il mercato dei tessili sostenibili è oggi in forte espansione. Sono molte le aziende a produrre fibre sostenibili, ma a nostro vantaggio abbiamo la caratteristica del tessuto che lo rende simile alla seta, e quindi competitiva a questa nelle possibilità d’impiego. Le proprietà cosmetiche dei nostri tessuti - conferite grazie all’impiego delle nanotecnologie più avanzate - sono un ulteriore valore aggiunto dei prodotti. Crediamo che il binomio innovazione-sostenibilità sia la chiave vincente per scalare il mercato dei nuovi materiali e che i nostri tessuti riescano a soddisfare pienamente le esigenze di rinnovamento in chiave green dell’industria della moda.
 
 
 

Marco Ferrini. Il cibo deve essere sacro, altrimenti non nutre

Cultura / -

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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