Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

Sono cinque le nuove tendenze antispreco. Parola d’ordine per tutte? Riuso

Lifestyle / -

© Andrew Aitchison InPictures/Corbis.jpg

Tra le tendenze che hanno a cuore il Pianeta, non c’è solo l’autoproduzione. Sono cinque le nuove abitudini che contribuiscono a tutelare l’ambiente e a evitare inutili sprechi di cibo in frigorifero, in dispensa e a tavola. Tra le ultime trovate, dove la creatività va a braccetto con le ultime trovate della tecnologia, ci sono anche delle app per lo smart phone.

Doggy bag. L’avanzo del ristorante ti segue a casa
Negli Stati Uniti la dobby bag è un’abitudine nota a tutti ed amata persino dallo chef Gordon Ramsey, mentre in Cina la chiamano Dabao e pare abbia un’origine antichissima. In Italia, invece, portarsi a casa gli avanzi è vissuto ancora come una sorta di umiliazione, anche se le cose stanno lentamente cambiando. Secondo un’indagine Coldiretti dell’estate del 2014 compiuta su questo tema, solo il dieci per cento degli italiani chiede regolarmente al cameriere di portarsi a casa gli avanzi. Dalla ricerca, emerge che il 24 per cento degli italiani si vergogna a fare questa richiesta, mentre il 25 per cento sostiene di non lasciare avanzi quando cena fuori, lasciando intendere che sa ordinare le pietanze del menù con parsimonia ed intelligenza. Una cosa è certa, la legge italiana sembra essere dalla parte dei clienti che pretendono di portarsi a casa la loro dobby bag. Una sentenza della Corte di Cassazione ha recentemente dato ragione ad un cittadino friulano che insultò l’albergatore colpevole di non avergli voluto consegnare gli avanzi della cena.
 
Supermercato sì, ma alla spina
Dal rapporto di Coldiretti del 2012, il 30 per cento degli italiani acquista prodotti alimentari sfusi in misura superiore al passato. Secondo questa indagine, l’acquisto di prodotti alimentari sfusi è la nuova frontiera del consumo sostenibile. Sono sempre più numerosi gli esercizi commerciali in Italia e all’estero che propongono alla clientela alimenti, bevande e detersivi alla spina come alternativa alla vendita di prodotti confezionati attraverso il packaging tradizionale. Non sono solo i piccoli esercenti a proporre questo tipo di prodotti, ma anche i supermercati appartenenti alla grande distribuzione, che vengono incontro ad una esigenza sempre più marcata tra le persone, quella cioè di acquistare in modo consapevole, con una attenzione agli sprechi, nel tentativo di impattare il meno possibile sull’ambiente. Non è però solo la motivazione etica che spinge le famiglie ad acquistare prodotti alla spina. Secondo uno studio dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori del 2011 riguardante i detersivi sfusi, questa abitudine può far risparmiare alle famiglie oltre 205 euro annui.

Il Comune non ricicla l’umido? Fatti la compostiera!
Secondo il rapporto sui rifiuti del 2014 dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Tutela Ambientale), il 15 per cento dei rifiuti organici prodotti nel 2012 dai Paesi appartenenti all’Unione Europea, sono avviati agli impianti di compostaggio, mentre in Italia la gestione dei rifiuti umidi tramite compostaggio, è caratterizzata da crescita costante, soprattutto nel Nord del Paese. Le famiglie che non dispongono di questo servizio nel loro Comune di residenza, in attesa di tempi migliori, possono organizzarsi per smaltire i loro rifiuti organici realizzando una compostiera da balcone. In questo modo, si possono trasformare in humus buona parte dei rifiuti casalinghi, per esempio gli scarti di frutta, verdura, gusci di uova, fondi di caffè e fiori recisi. È proprio un fertilizzante casalingo a costo zero che le famiglie cercano di ottenere, insieme all’eliminazione dei rifiuti umidi, quando decidono di comprare o realizzare da sé una compostiera. Secondo Campagna Amica, una Fondazione promossa da Coldiretti per tutelare l’agricoltura e l’ambiente, realizzare una compostiera non è difficile e produce grandi benefici ambientali. Non solo permette di eliminare dalle discariche un grande quantitativo di rifiuti organici, ma anche di avere un fertilizzante per piante e ortaggi gratuito e di cui si conosce precisamente la provenienza.

Vuoi difendere l’ambiente? Scarica la app
La tecnologia degli smart phone si mette al servizio dell’ambiente, grazie a tutta una serie di applicazioni nate grazie a menti creative, italiane e straniere, con l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo. Green egg shopper è una app inglese che si può provare prima di acquistare e che aiuta a gestire al meglio la dispensa domestica. Tiene traccia di tutti i prodotti acquistati e avvisa l’utente se in casa ci sono dei prodotti prossimi alla scadenza. Love food hate waste è un’altra app ideata da WRAP, un’organizzazione anglosassone senza scopo di lucro. L’applicazione, formulata come un gioco a punti, aiuta a ridurre e utilizzare gli scarti alimentari. Come la prima app, anche Love food hate Waste ha lo scopo di aumentare la consapevolezza delle persone in merito ai rifiuti, aiutandole a cambiare abitudini, per il bene del Pianeta. Foodsharing, app tedesca, è nata per condividere con altre persone che usufruiscono del servizio, i propri alimenti in eccesso, mentre con lo stesso intento è nata l’italiana Ratatuille, creata da quattro ragazzi trevisani.
 
Anche fornai, baristi e associazioni contribuiscono alla causa
Non esistono solo app per i privati cittadini. Wise up on waste è un’applicazione nata per aiutare chi lavora nelle cucine professionali a monitorare gli acquisti e ad identificare dove e quando si possono generare degli sprechi nella dispensa. Breading, nata quest’anno grazie a nove ragazzi lombardi, è rivolta a fornai, panettieri e bar da cui ritirare il pane invenduto perché possa essere utilizzato dalle associazioni caritative. Bring the food permette ad eventuali donatori di cibo, che lo fanno anche in modo estemporaneo, di pubblicare le proprie donazioni e di controllarne il percorso fino agli enti e ai privati, mentre chi le raccoglie, può mettersi d’accordo direttamente con il donatore.
 
Riciclo gourmet. Anche gli chef stellati hanno a cuore il Pianeta
Il temi del riciclo e del rispetto dell’ambiente solleticano anche la sensibilità degli chef più celebri. Il buono che avanza è un progetto promosso dall’associazione di volontariato milanese “Cena dell’Amicizia Onlus” che coinvolge numerosi ristoranti italiani attenti al tema dello spreco alimentare. Tra i nomi di spicco di professionisti che aderiscono all’iniziativa, vi sono Davide Oldani e Pietro Leeman, chef stellati e ambassador Expo Milano 2015. Nei ristoranti che partecipano al progetto, i clienti sono invitati a portarsi a casa ciò che hanno ordinato, ma che non sono riusciti a consumare. Un altro chef stellato molto attento agli sprechi alimentari è il marchigiano Moreno Cedroni, anche lui Ambassador della prossima Esposizione Universale, mentre lo chef Nicola Vizzarri ha addirittura ideato, in occasione della  Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, un corso di cucina denominato “Ciclo e riciclo” all’insegna del rispetto del Pianeta e del riutilizzo sapiente degli avanzi.
 

Vertical farm. Autoproduzione per ridefinire il rapporto tra urbanità e attività agricole

Sostenibilità / -

IDA vertical farm immag
© Liang Sen_Xinhua Press_Corbis.jpg

Nel 2050 i centri urbani saranno abitati dall’80 per cento della popolazione mondiale. La domanda di cibo per il fabbisogno di 9 miliardi di individui non potrà essere sostenuta se le città continueranno a crescere. Ridefinire il rapporto tra urbanità e attività agricola è la soluzione per nutrire il nostro Pianeta.

Nel libro The Vertical Farm pubblicato nel 2011 dal Professore Dickson Despommier della Columbia University di New York viene introdotto il concetto di coltivazione verticale. Le cosiddette vertical farm sono dei centri di autoproduzione alimentare che all’interno dei centri urbani innescano un meccanismo di sviluppo socio economico vantaggioso per le amministrazioni locali e per i consumatori. A Chicago è attivo The Plant, un ex mattatoio per lavorazione delle carni suine convertito in un polo produttivo con progetti didattici per l’educazione alimentare e gestito dall’impegno dei giovani che producono e vendono cibo biologico di qualità.
 
Parole chiave? Risparmio, riciclo, riuso
Risparmio, riciclo, riuso sono le parole chiave. Sia per le serre urbane costruite ex novo sia per quelle inserite in un programma di riqualificazione, gli impianti sono completamente autonomi dal punto di vista energetico. Il funzionamento della struttura e l’illuminazione LED necessaria per la crescita delle piante avviene esclusivamente tramite energia solare. Mentre la scelta di produrre cibo in colture ipodroniche, impiantate su blocchetti di materiale inerte (argilla espansa, perlite), permette un risparmio di oltre il 90 per cento di acqua. Il cibo prodotto in un’atmosfera controllata, senza l’uso di pesticidi, viene messo sul mercato rigorosamente entro 24 ore dal raccolto, e gli scarti usati per la produzione di concimi naturali. L’innovazione tecnologica e la ricercatezza nella costruzione di questi templi del cibo, in alcuni casi, sono riusciti a scardinare lo scetticismo dell’opinione pubblica affezionata alla produzione agroalimentare tradizionale.
 
I costi elevati ne precludono l’efficienza
Se da un lato la diffusione del vertical farming è un’eloquente risposta alla malnutrizione, dall’altro i costi elevatissimi di una struttura così tecnologicamente avanzata non sono sostenibili dai governi dei paesi più poveri, mettendone quindi in dubbio l’efficienza per contrastare la fame nel mondo. Oltre al fatto che il successo del prototipo milanese Skyland di  Enea per Expo 2015, lo verticale fame di Linkoping (Svezia) di Plantagon Greenhouse e lo Sky Greens di  Singapore è dovuto anche all’ambiente culturale, in cui il consumatore è indotto ad accettare questa come una soluzione alla necessità di riscoprire il rapporto tra il settore produttivo e la realtà urbana.
 
Animali nutriti grazie alle vertical farm
L’interesse verso la coltivazione verticale porta ad un fenomeno interessante dal punto di vista della progettazione urbana:  la produzione agroalimentare torna all’interno del disegno urbanistico rigenerando la consolidata simbiosi tra città e campagna. Per questo il consumatore è più attendo alla provenienza del prodotto alimentare ed è più portato ad esprimere giudizi sul gusto e sulla qualità, oltre a sviluppare il senso di scelta socialmente sostenibile. Lo zoo di Paignton in Inghilterra è uno dei casi in cui la sensibilità a questi temi ha portato alla costruzione di una vertical farm per il nutrimento degli animali del parco.
 
Il cibo prodotto negli ambienti controllati delle vertical farm senza l'uso di pesticidi è più appetibile per l'uomo e meno inquinante per l'ambiente. Una rivoluzione che potrebbe affrancare il Pianeta dall'incertezza alimentare, non appena i ricercatori confermeranno i valori nutrizionali dei prodotti coltivati nelle serre verticali.
 

Walter Facciotto. Non è vero che riciclare è inutile

Sostenibilità / -

intervista conai imm riferimento
©Barbara Francoli

Da cosa nasce cosa, per il bene del Pianeta. Lo afferma il Direttore Generale di Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) in visita a Expo Milano 2015 per inaugurare il Recycling Tube, la video installazione interattiva che spiega ai visitatori perché è vantaggioso recuperare i rifiuti.

Che messaggio volete trasmettere ai visitatori con il Recycling Tube? In che modo pensate che Expo Milano 2015 stia contribuendo all’educazione al riciclo?
Il messaggio che vogliamo dare è che si può fare. Con questa installazione, anche alla luce della ricerca Doxa che abbiamo presentato in conferenza stampa sinteticamente, vogliamo dimostrare che riciclare è possibile. Molte persone sono ancora convinte che riciclare sia inutile perché c’è qualcuno che, alla fine del ciclo, mette tutti i rifiuti insieme. Noi vogliamo dimostrare che non è così. Lo vogliamo dimostrare anche attraverso l’installazione di un contatore ambientale che abbiamo già sperimentato da un’altra parte e che siamo stati molto contenti di poter utilizzare anche qui. Esso dà alle persone, immediatamente, l’esatto risultato del loro impegno in termini di risparmio di energia e di emissioni di anidride carbonica quando riciclano. Lo facciamo qui a Expo Milano 2015 che, come è stato detto oggi dal Ministro Galletti, è più grande di un quartiere di Milano per dimostrare è possibile intervenire anche sulle realtà piccole.
 
Conai compie 15 anni. Dal 1997, il recupero dei rifiuti da imballaggio è aumentato del 140%. Cos’altro è cambiato in Italia e nel mondo da allora nel recupero dei materiali?
È cambiato il mondo. Nel senso che questa attività di riciclo che storicamente era legata solo ad alcuni materiali, carta e vetro, si è estesa alla plastica, ai metalli e all’organico. In Italia, inoltre, la raccolta e il bioriciclo degli imballaggi ha anche costituito un volano per tutti gli altri materiali. Siamo molto soddisfatti di questo. Come ha detto il nostro Presidente siamo passati da circa settecentomila tonnellate di materiale proveniente da rifiuti urbani nel 1998 a tre milioni e settecento mila tonnellate nel 2014. Questo è un grande risultato.
 
Quali sono le idee più innovative, più creative, nate negli ultimi anni nel mondo in fatto di packaging sostenibile?
Io provengo dal mondo della carta. Nel mondo alimentare, ho visto fare dei salti in avanti nel riciclo di questo materiale che prima era poco utilizzato. L’Italia è un Paese che in termini di produzione di imballaggi molto performanti è particolarmente avanzata. Ci sono degli imballaggi di plastica che consentono di mantenere nel tempo gli alimenti evitando lo spreco alimentare. Questo è un fatto molto positivo. D’altra parte, c’è da dire che questi imballaggi oggi sono ancora poco riciclabili perché sono costituiti da multistrati. Almeno per il momento.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa