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Ruth Akutu Maccarthy. Grazie a Expo Milano 2015 e al bando Eni, faremo conoscere la cultura e la moda afro in Italia

Lifestyle / -

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Lei è la vice Presidente dell'Associazione Afro Fashion che con il progetto “I Kilowatt della Moda. Come l’energia creativa promuove modelli culturali di sviluppo sostenibile” è tra i vincitori del bando “Energy Art and Sustainability”. Il prossimo anno, durante la settimana della moda, vuole organizzare una AfroWeek a Milano, come avviene oramai periodicamente a New York, Parigi e Berlino.

Come è nato il vostro progetto creativo?
Il Ghana è un Paese che negli ultimi anni sta attraversando una grande crescita economica. È molto ricco di materie prime come oro e bauxite, cacao e petrolio. Si è sviluppato quindi anche un ceto medio che prima non c’era e che ha i suoi bisogni, le sue necessità. Noi lo soddisfiamo attraverso la moda.
 
Perché puntare proprio su questo settore?
Perché è un aspetto che non può essere separato dalla vita di ogni giorni, ogni persona ha le sue tendenze, l’Africa viene rappresentata nel mondo della moda con dei colori molto sgargianti, molto forti, ma questo ceto medio, composto prevalentemente da giovani,  si stava allontanando da questo tipo di tagli e motivi. Per evitare la perdita delle tradizioni, il governo del mio Paese ha deciso di istituire il Casual Friday una giornata in cui i cittadini ghanesi, a qualsiasi livello, devono indossare questi abiti tradizionali. Questo ha portato alla nascita di nuovi stilisti e alla crescita del settore tessile.
 
Come mai il vostro progetto si chiama “I Kilowatt della moda”?
Perché l’energia, nel mondo della moda, è molto importante. Ha portato allo sviluppo dell’industria tessile, i macchinari necessitano di energia, la produzione in serie dei vestiti necessita di energia. Lo stilista che abbiamo scelto, Yaw Afforo Boamah, rappresenta la nuova società che mira al successo. Ha vinto recentemente un premio come miglior designer per l’Africa.
 
Che tipo di stile caratterizza i suoi abiti?
La sua moda è elegante, di classe. Usa sapientemente i tessuti africani e l’effetto è molto raffinato. I capi sono classici, possono essere utilizzati in eventi di alto livello, ma mantengono un forte legame con la tradizione.
 
In quanti lavorano al progetto?
In tre. L’associazione Afrofashion è però composta da tante persone. Io arrivo dal Ghana, la Presidente dal Camerun, mentre il segretario organizzativo è italiano.
 
Come sperate che si evolverà?
Domani ci sarà la prima presentazione ufficiale qui in Expo Milano 2015 e siamo molto emozionati. Per l’anno prossimo, miriamo ad organizzare a Milano un’AfroWeek durante la settimana della moda. La fanno dappertutto, vogliamo farla anche qui. Miriamo a una vera e proprio full immertion nella cultura afro.
 
In che cosa consiste precisamente la cultura afro?
Non è solo la cultura africana. La cultura afro è la cultura dell’Africa che si sposa con le altre culture del mondo. La nostra intenzione è farla conoscere anche qui. Ora stiamo cercando sponsor e partner.
 
 
 
 
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Emma Bonino. Le donne sono le protagoniste della sicurezza alimentare

Editoriale / -

Riduzione dello spreco alimentare e conquista di maggiori diritti per le donne, come accesso al credito, proprietà delle terre e piena uguaglianza di fronte alla legge. Questi i principali obiettivi di WE - Women for Expo Alliance.

Le donne sono al centro del tema di Expo Milano 2015 Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, non solo per il loro ruolo naturale di nutrici, ma in quanto protagoniste della sicurezza alimentare nel nord e nel sud del mondo: sono donne il 70% dei piccoli produttori in Africa e sono gestite da donne gran parte delle startup agricole italiane, così come è femminile gran parte del personale dell’industria alimentare. Con questo quadro Emma Bonino, Presidente Onorario di We-Women for Expo, ha aperto il suo intervento a" Italia 2015: il paese nell’anno dell’Expo”, seconda tappa del percorso verso la Carta di Milano.
 
Women for Expo, alleanza delle donne
Ricordando il suo impegno a favore di Expo Milano 2015, Emma Bonino ha sottolineato come questa sia la prima Esposizione Universale a dare piena rilevanza al ruolo femminile. Da quest’obiettivo è nato il progetto WE - Women for Expo Alliance, sostenuto anche da FAO e WFP. Caratterizzato da un forte valore internazionale, imprenditoriale e intellettuale, WE ha fra i suoi obiettivi principali la riduzione dello spreco alimentare e la conquista di maggiori diritti per le donne attive nell’ambito alimentare, come accesso al credito, proprietà delle terre e piena uguaglianza di fronte alla legge.
 
Soluzioni: politiche e tecnologiche
Se le sfide da affrontare sono epocali, le soluzioni devono essere sia politiche che tecnologiche. WE – Women for Expo sarà offrire un luogo di confronto internazionale: “Le due settimane di Women for Expo vogliono garantire un dibattito aperto e innovativo sulle grandi sfide dell’alimentazione, senza sposare posizioni pregiudiziali – ha dichiarato Emma Bonino - “Quello che ci unisce è la convinzione che i diritti delle donne siano prima di tutto diritti umani”. Partendo dalla ricchezza di questa esperienza, We - Women for Expo ambisce a contribuire anche alle Esposizioni future, nella consapevolezza che ovunque nel mondo il lavoro femminile sia una straordinaria leva di cambiamento sociale e politico.
 

Vicente Gonzalez Loscertales. La solidarietà e la cooperazione per raggiungere gli obiettivi comuni

Cultura / -

Il Segretario generale del Bureau international des expositions, Vicente Gonzalez Loscertales, pone l’accento sulla cooperazione e sul rispetto, gli unici due aspetti che possono portare all’uguaglianza. “Expo è il luogo in cui la diversità delle culture, la biodiversità, si palesa” afferma Loscertales “questo rappresenta il punto di partenza per la cooperazione il progresso comune”.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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