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Oscar Farinetti. FICO sarà un grande circo felliniano per celebrare la cultura italiana del cibo

Lifestyle / -

FICO – Fabbrica Italiana Contadina sarà il primo Eataly World, la più grande realtà dedicata all’agroalimentare italiano. Verrà realizzata nei prossimi mesi a Bologna senza sprecare un ettaro di suolo perché ricavata nell’area dell’ex Centro Agroalimentare. Il fondatore di Eataly Oscar Farinetti racconta il progetto a Exponet.

Come nasce il progetto Fabbrica Italiana Contadina?
Vogliamo mettere in FICO lo spirito e l’entusiasmo di Expo Milano 2015 e per questo abbiamo sviluppato il concetto di Energia per l’Italia, con l’idea di riprendere questo senso d’orgoglio, quest’atmosfera nuova. Con l’Esposizione Universale, di colpo noi italiani ci siamo resi conto che siamo in grado di realizzare una meraviglia simile, siamo capaci di accogliere le persone, siamo capaci di fare le cose, siamo capaci di fare tutto. Bene, saremo capaci anche di fare FICO.
 
Come se lo immagina FICO?
Fabbrica Italiana Contadina sarà un grande circo felliniano pieno di personaggi, contadini che producono la materia prima, artigiani che la trasformano e cuochi che creano piatti meravigliosi. La grande novità di FICO sarà lo storytelling, la narrazione, che è poi l’aspetto che in Italia non siamo ancora riusciti a sviluppare, a differenza ad esempio dei francesi che hanno saputo davvero raccontare al mondo la loro cultura agroalimentare. Ecco, la svolta di FICO sarà il racconto, visitare la Fabbrica Italiana Contadina sarà un’esperienza piena di contenuti e di insegnamenti espressi da mostre, film, spettacoli ed aree emozionali che narreranno il percorso del cibo, dalla terra alla tavola.
 
Da dove viene la scelta di realizzarlo a Bologna?
L’Emilia Romagna è una delle venti regioni italiane, con pari dignità rispetto alle altre. Ma per sua fortuna, per la sua storia, per le sue radici ha un forte legame con il cibo. Io non so da dove gli emiliani e i romagnoli abbiano preso tutta questa energia, ma di fatto l’Emilia Romagna è la regione d’Italia che ha più denominazioni di origine controllata e più turisti, rispetto a regioni immensamente più belle di lei. Faccio un esempio, fra i venti ristoranti regionali che abbiamo ospitato nel Padiglione Eataly a Expo Milano 2015, quello che ha incassato di più è stato proprio quello dell’Emilia Romagna. E i motivi sono due: da un lato questa regione risveglia nei turisti stranieri una grande attrattiva gastronomica, pensiamo a quanto sono rinomati nel mondo prodotti come i tortellini, le lasagne, il parmigiano reggiano o la mortadella. Dall’altro lato ha delle persone che al mattino arrivano un’ora prima degli altri, che preparano prima, che accolgono, che sorridono.  Messe insieme, l’incredibile capacità dell’accoglienza romagnola e la tecnologia bolognese, diventano imbattibili. Da Piemontese, dico sempre che il Piemonte riesce a battere l’Emilia da sola o la Romagna da sola, ma l’Emilia Romagna insieme è imbattibile. 
 
Com’è stata la sua esperienza a Expo Milano 2015?
L’esperienza all’Esposizione Universale è stata straordinaria ed è stata prima di tutto una grande esperienza umana. Nei sei mesi dell’Evento, nel nostro Padiglione si è creata prima di tutto una grande armonia nel gruppo di circa sette-ottocento persone che vi lavoravano e cioè i nostri duecento ragazzi, età media 24 anni, che si sono impegnati e hanno lavorato come dei pazzi, e i circa seicento ristoratori che son venuti da tutte le regioni d’Italia. E poi ancora con i  clienti, che sono venuti e che nel casino bestiale ci hanno perdonato un po’ di errori che abbiamo fatto, ci hanno perdonato le code, qualche piatto che ogni tanto avremo anche sbagliato, perché su circa ventimila piatti al giorno può anche succedere che si facciano errore. Bene, nonostante questo, si viveva in un’armonia generale, circondati dalla bellezza di oltre quattrocento opere d’arte esposte. E proprio la bellezza ti spinge a comportarti meglio e infatti tutti si comportavano bene. Expo Milano 2015 è stato un luogo straordinario e mi porto a casa prima di tutto questa sensazione. Ciò che vorrei fare è replicare dentro FICO questa atmosfera di armonia col mondo, sarebbe molto bello. Avremo cinquanta artigiani e industriali, insieme ai contadini che badano alla campagna, alla terra e agli animali, ai ristoratori che devono dare da mangiare, a quelli del mercato che devono mettere la roba sugli scaffali. E migliaia o spero milioni di clienti in bicicletta che girano e si incontrano, con opere d’arte ovunque e tanto verde. Ecco io voglio creare un posto dove ci si vada molto volentieri.
 
A Expo Milano 2015 si è parlato molto del rapporto tra tradizione e innovazione nell’agroalimentare, FICO come lo svilupperà?
A FICO ci saranno entrambi questi aspetti, perché le grandi tradizioni sono frutto degli innovatori di un tempo. Ad esempio, se non ci fosse stato Pasteur, non saremmo riusciti a conservare il cibo. All’epoca Pasteur poteva essere considerato uno spregiudicato innovatore che rompeva gli equilibri della natura, ma senza di lui oggi non avremmo tanti prodotti che consideriamo normali, come il latte, la birra o il tonno sottolio. Probabilmente anche quando è stato inventato il fuoco ci saranno stati quelli che dicevano: “Ma cosa fai? Rovini gli equilibri del mondo! Scatenerai incendi e ci brucerai tutti!” E invece poi l’inventore del fuoco è riuscito a dimostrare che gli animali non entravano più nelle caverne, le zanzare se ne andavano e poi è nato il linguaggio e la creatività di gruppo e infine la lunghezza media della vita è aumentata di cinque anni. Tonino guerra mi faceva sempre quest’esempio: c’è un uomo che cammina dritto verso il futuro, ma voltando spesso la testa all’indietro e quando gli chiedono perché lui risponde “Se non guardo da dove vengo, non capisco dove devo andare”. Ecco, FICO dev’essere un po’ questo contrasto apparente, un profondo rispetto per le radici e le tradizioni, ma con l’occhio rivolto verso l’innovazione. Anche perché in agricoltura oggi innovare significa prima di tutto produrre rispettando la natura. La più grande sfida agricola dei nostri tempi consiste nell’eliminare i concimi chimici e i diserbanti, ottenere prodotti più puliti e fare in modo che la terra non si stanchi. Ciò significa che la più grande innovazione che dobbiamo adottare è un concetto antico. Oltretutto l’Italia è leader mondiale in questo tipo di agricoltura, che ha il vantaggio di creare più posti di lavoro, perché eliminando i diserbanti devi tornare a togliere l’erba meccanicamente ed eliminando i concimi chimici devi tornare a spargere letame. E tutto ciò genera lavoro. Questo tipo di innovazione porta più gente in campagna e noi è questo che vogliamo fare.
 

I Paesi dove si mangia meglio nel mondo. La maggior parte sono africani

Economia / -

Donna africana
© Peter Langer/Peter Langer - Associated Media/Design Pics/Corbis

Una ricerca scientifica realizzata grazie al contributo della Bill&Melinda Gates Foundation e del Medical Research Council ha stabilito quali sono i Paesi i cui abitanti mangiano meglio. Le sorprese non mancano.

La qualità della dieta è fondamentale per la salute di ogni essere umano. Seguire un regime alimentare vario ed equilibrato, in grado di soddisfare tutti i bisogni del nostro organismo, è una delle vie più semplici per mantenere il benessere e prevenire, tra le altre cose, malattie legate agli squilibri a tavola.
 
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Global Health e condotta tra il 1990 e il 2010 ha utilizzato i dati diffusi dai governi di 187 paesi in rappresentanza del 90 per cento della popolazione per delineare un quadro completo su cosa si mangia, come stanno cambiando i regimi alimentari nel mondo e stilare una classifica dei paesi dove si mangia meglio.
 
La raccolta dati
La ricerca si chiama Dietary quality among men and women in 187 countries in 1990 and 2010: a systematic assessment ed è stata condotta da un gruppo di ricercatori guidati dal professor Fumiaki Imamura dell’Università di Cambridge grazie ai finanziamenti della Bill&Melinda Gates Foundation e del Medical Research Council, l’agenzia che coordina e finanzia la ricerca medica nel Regno Unito.
 
I ricercatori hanno preso in considerazione tre regimi alimentari differenti. Il primo è composto da alcuni tra i cibi migliori per la salute: frutta e legumi, verdura, noci e semi, tutte le varietà di grano, latte, tutti gli acidi grassi polinsaturi, pesce e fibre.
 
Il secondo regime è basato su alimenti come le carni lavorate, le bevande a base di zuccheri e i grassi saturi.
 
Il terzo, infine, è un regime misto che ha preso in considerazione solo 17 cibi e bevande dei primi due gruppi di cui erano disponibili i dati. Tutti e tre i regimi sono stati poi valutati dai ricercatori con un punteggio che va da 0 (peggiore) a 100 (migliore).
 
I risultati
I paesi industrializzati come Stati Uniti, Canada, Europa occidentale (Italia inclusa), Australia, Nuova Zelanda hanno fatto registrare risultati altalenanti. La media tra consumo di cibi di ottima qualità e cibi considerati poco salutari ha fatto sì che molti Stati occidentali abbiano conseguito punteggi medio-bassi. Cina e India, i due Paesi più popolosi al mondo, non hanno fatto registrare grossi miglioramenti nell’arco dei venti anni analizzati.
 
Al contrario, chi ha fatto davvero bene ottenendo i punteggi migliori sono alcuni Paesi africani e in via di sviluppo come Ciad, Mali e Somalia. Le buone performance ottenute da questi Stati, dove spesso il problema principale è l’accesso al cibo, è dovuto al fatto che la dieta di queste popolazioni è costituita soprattutto da una varietà più alta di cibi e da consumi ridotti di alimenti sfavorevoli.
 
Anche se i Paesi industrializzati hanno ottenuto un risultato superiore di 2,5 punti rispetto a quelli a basso reddito nella valutazione del primo regime alimentare (frutta, verdura e altri), questi ultimi hanno ottenuto una valutazione superiore di 33 punti rispetto ai Paesi ricchi per quanto riguarda il secondo regime alimentare, quello basato su cibi considerati poco sani.
 
Il trend globale
In generale queste sono le riflessioni emerse dalla ricerca. Il consumo di cibi di qualità è aumentato, ma lo è – e in misura maggiore – anche il consumo di prodotti poco raccomandati, raffinati, salati, grassi o preconfezionati, anche in quelle aree (Mediterraneo e Giappone) con culture gastronomiche rinomate. E poi, le persone anziane mangiano meglio dei giovani e le donne meglio degli uomini.
 
Lo scopo della ricerca, secondo Imamura, è incentivare governi e persone a promuovere e migliorare la dieta alimentare così da prevenire i decessi dovuti a malattie non trasmissibili (non-communicable diseases) che, secondo le previsioni presenti nella ricerca, arriveranno a toccare il 75 per cento del totale nel 2020.
 
I Paesi con la dieta migliore per la salute: Ciad, Sierra Leone, Mali, Gambia, Uganda, Ghana, Costa d'Avorio, Senegal, Israele, Somalia
 
I Paesi con la dieta meno buona per la salute: Armenia, Ungheria, Belgio, Repubblica Ceca, Kazakistan, Bielorussia, Argentina, Turkmenistan, Mongolia, Slovacchia
 

10 donne che governano il mondo del cibo

Sostenibilità / -

Michelle Obama
Michelle Obama © Jerry Holt/Zuma Press/Corbis

In questo 8 marzo, Giornata internazionale della donna, meglio nota come festa della donna, celebriamo la dedizione, la professionalità, le battaglie di chi si impegna, ogni giorno, per migliorare l'alimentazione di tutti.

Ertharin Cousin, direttore esecutivo del World Food Programme
Da aprile 2012 è direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (World Food Programme, Wfp) delle Nazioni Unite, la più grande organizzazione umanitaria del mondo. Il suo impegno contro la fame e l’insicurezza alimentare, però, comincia qualche anno fa. Prima di guidare il Wfp, Cousin è stata scelta dal presidente americano Barack Obama per ricoprire il ruolo di ambasciatrice degli Stati Uniti presso le agenzie agroalimentari dell’Onu per le quali ha gestito situazioni di estrema crisi come il terremoto di Haiti del 2010 e la siccità che ha colpito il Corno d’Africa nel 2011. Ha stimolato e promosso il dibattito sulla parità di genere. Ancor prima, ha lavorato per il governo americano sotto l’amministrazione Clinton e in associazioni impegnate sul territorio come Feeding America, attraverso la quale ha guidato la distribuzione di generi di primo soccorso, cibo incluso, alle persone colpite dall’uragano Katrina.
Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International
Laureata in ingegneria aerospaziale, prima di diventare direttore di una delle organizzazioni non governative più importanti del mondo, Byanyima è stata parlamentare dell’Uganda per undici anni. Ha dato il suo contributo per aumentare l’influenza dell’Unione Africana ricoprendo diversi ruoli. Nel 2006 è diventata direttore del Dipartimento per le questioni di genere del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), incarico che l’ha portata a partecipare alla stesura degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite per quanto riguarda la parità di genere. È diventata direttore esecutivo di Oxfam International nel maggio del 2013 prendendo il posto, dopo dodici anni, di Jeremy Hobbs.
Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco
È la prima donna a capo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura dal 2009. Sotto la sua guida sono stati inseriti nella lista dei patrimoni dell’umanità luoghi come l’area delle Langhe, Roero e Monferrato e la pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria. O il Delta dell’Okavango, in Botswana, la millesima meraviglia, culla di una biodiversità senza eguali. Bokova è attivamente impegnata a migliorare l’educazione per tutti, bambine e bambini. Promuove il dialogo tra culture diverse ed è particolarmente sensibile al tema della cooperazione scientifica volta a stimolare uno sviluppo pienamente sostenibile.
Livia Pomodoro, presidente del Milan center for food law and policy
Una vita dedicata al miglioramento della libertà e della qualità di vita delle persone, tra bioetica e parità di genere. Livia Pomodoro è presidente del Tribunale di Milano e guida il gruppo di esperti che sta pensando all’eredità di Expo 2015, per Milano e per il resto del mondo. Il Centro di documentazione e studio sulle norme e sulle politiche pubbliche in materia di alimentazione ha come obiettivo quello di mantenere vivi i buoni propositi dell’Esposizione attraverso regole certe e far sì che Milano resti capitale mondiale dell’alimentazione anche negli anni a venire.
Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
È la donna che ha uno dei compiti più difficili del 2015: portare le delegazioni di 194 Paesi a firmare un testo condiviso incentrato sulla riduzione delle emissioni di CO2 e la lotta al riscaldamento globale. I cambiamenti climatici sono una delle minacce principali alla resa delle colture di mezzo mondo. Figueres è segretario esecutivo dell’Unfccc dal 2010, ma è coinvolta nei negoziati sul clima dal 1995, ancor prima che il Protocollo di Kyoto venisse adottato. Nello stesso anno ha fondato il Centre for Sustainable Development of the Americas, un think tank per l’adozione di politiche climatiche e di adattamento, ma il suo primo incarico pubblico risale al 1982 quando ha cominciato a lavorare per l’Ambasciata della Costa Rica in Germania.
Melinda Gates, co-fondatrice della Bill&Melinda Gates Foundation
Insieme al marito Bill, fondatore di Microsoft, Melinda Gates (French, da nubile) ha dato vita alla fondazione filantropica che dal 1997 finanzia ricerche, progetti e iniziative volte al miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo, alimentazione inclusa. Uno degli obiettivi principali è la promozione dell’uguaglianza in ogni sua forma. Economica e di genere. Negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Durante il London Summit on Family Planning del 2012 ha lanciato un obiettivo ambizioso: distribuire contraccettivi a 120 milioni di donne che non vi hanno accesso nei Paesi in via di sviluppo ed evitare che rimangano incinte prematuramente. Nei dieci anni (1987-1996) trascorsi in Microsoft è stata a capo del lancio di numerosi prodotti informatici.
Danielle Nierenberg, presidente di Food Tank
Nierenberg è esperta in agricoltura sostenibile e questioni legate al cibo. Ha studiato e scritto in modo assiduo sulla parità di genere e sulla diffusione dell’agricoltura familiare e sostenibile soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Una passione e un lavoro che l’hanno portata a fondare Food Tank nel 2013, un’organizzazione non governativa e un osservatorio online volto alla promozione di comunità fatte di persone consapevoli quando devono scegliere cosa mangiare. Food Tank ha numerosi partner istituzionali, dalla Fao a Slow Food USA, da Oxfam America all’Unep, e può vantare il contributo di oltre 40 esperti di cibo e agricoltura. Un successo straordinario che ha portato alla nascita, quest’anno, del Food Tank Summit. La prima edizione si è tenuta a Washington, capitale degli Stati Uniti, in collaborazione con la George Washington University.
Vandana Shiva, scienziata e attivista nel campo dell’agricoltura e dell’alimentazione
Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca (Hidden variables and locality in quantum theory) presso la University of Western Ontario, in Canada, Shiva fonda nel 1991 Navdanya (nove semi), un movimento indiano – poi diventato internazionale – per proteggere la diversità e l’integrità delle risorse naturali tra cui i semi antichi, per promuovere l’agricoltura biologica e il commercio equo e solidale. Negli ultimi venti anni, il movimento ha lavorato insieme alle comunità e alle associazioni locali aiutando circa 500mila agricoltori. L’impegno e i successi di Vandana Shiva hanno fatto sì che diverse università in tutto il mondo la chiamassero per raccontare la sua storia. L’esperienza ha fatto sì che diventasse tra i primi ambassador di Expo Milano 2015, per cercare di guardare all’agricoltura in modo da proteggere il Pianeta, creare mezzi di sussistenza e dare a tutti cibo migliore.
Marike de Peña, presidente di Fairtrade International
È la prima produttrice nominata presidente di Fairtrade International il 14 febbraio 2014. De Peña, infatti, ha fondato e guida la cooperativa agricola Banelino che comprende quasi 400 piccoli produttori di banane nel nordovest della Repubblica Dominicana, dove vive da 25 anni. Lei, infatti, è nata nei Paesi Bassi, ma ha deciso di trasferirsi nello Stato caraibico dove ha lavorato al fianco dei piccoli gruppi di coltivatori nel periodo della riforma agricola, per aiutarli a sviluppare pratiche sostenibili. Un’esperienza che l’ha convinta a restare e fondare Banelino, nel 1996. Oggi la sua cooperativa lavora per promuovere alleanze tra gruppi e organizzazioni e per difendere gli interessi degli agricoltori sul mercato. Per un mercato equo e solidale, per l’appunto.
Michelle Obama, First Lady degli Stati Uniti
È la prima First Lady americana a combattere attivamente l’obesità infantile e a promuovere un’alimentazione e uno stile di vita sano. Michelle Robinson, questo il nome da nubile, è originaria di Chicago. Nel 1988 si è laureata alla Harvard Law School. Poco tempo dopo è tornata nella sua città natale dove ha esercitato la professione di avvocato presso il Chicago law firm Sidley & Austin. È qui che ha conosciuto Barack Obama, futuro presidente degli Stati Uniti d’America. Nel 2010, dopo due anni alla Casa Bianca, ha lanciato il programma Let’s Move! che riunisce educatori, medici, genitori e altri rappresentanti della società civile per affrontare il problema dell’obesità infantile. Il programma ha come obiettivo quello di migliorare la qualità del cibo nelle scuole e incentivare l’attività fisica dei ragazzi, anche attraverso un supporto concreto alle famiglie. Dal 2009 Michelle Obama, insieme al marito, cura un orto nell’area South Lawn della Casa Bianca. Decine le varietà di ortaggi presenti coltivate su una superficie di 100 metri quadrati. La storia dell’orto più famoso al mondo è raccontata dalla stessa First Lady nel libro American Grown: The Story of the White House Kitchen Garden and Gardens Across America pubblicato nel 2012.
Il ruolo delle donne nell'alimentazione è studiato dal progetto We-Women for Expo che, per la prima volta in un'Esposizione Universale, mette la donna al centro dell'agricoltura, della lotta allo spreco di cibo, della ricerca della sostenibilità.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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