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Mario Batali. In America pensiamo che mezzo chilo di pasta sia un'unica porzione

Lifestyle / -

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©-Dennis-Kleiman Retna Ltd Corbis

Chef stellato di origini italiane e francesi, scrittore e imprenditore della ristorazione con Joe Bastianich, negli Stati Uniti è una vera e propria star del piccolo schermo. In visita a Expo Milano 2015 con Michelle Obama, ci ha raccontato le modalità con le quali collabora a "let's move", il progetto della first lady americana sulla corretta alimentazione.

Lei è qui a Expo Milano 2015, nella delegazione di Michelle Obama, nell'ambito del progetto Let’s move. Qual è il suo ruolo?
Sì, sono qui come ospite di Michelle Obama e del suo programma "Let's move". Faccio parte della delegazione presidenziale, una cosa che non ho mai detto fino ad ora! Sono un delegato presidenziale! È veramente fantastico. Siamo qui per esplorare, per partecipare al dialogo e per capire come il mondo considera il cibo e fa i conti con esso. Nel 2050, probabilmente, saremo 9 miliardi. Expo Milano 2015 consentirà  di sviluppare una strategia valida a livello mondiale per evitare una potenziale disastrosa fame nel mondo, una disastrosa pestilenza o la mancanza di risorse naturali. Si tratta di condividere le risorse naturali del Pianeta in maniera equa e di lavorare per la salute di tutti. In America e nell'Europa occidentale lo facciamo, possediamo la maggior parte delle risorse naturali del mondo, dunque dobbiamo dare l'esempio non usandole tutte; inoltre dobbiamo fare attenzione  all'attività fisica e all'alimentazione in modo tale che si prevengano i problemi invece di aspettare che compaiano.
Tra gli obiettivi di 'Let’s Move!' c’è anche la riduzione dello spreco di cibo?
Non è il nostro obiettivo primario. Ma questo è un progetto onnicomprensivo. In America, America del Nord, negli Stati Uniti d'America, coltiviamo abbastanza cibo da sfamare Nord, Centro e Sud America ogni giorno. E buttiamo via il 42% di quello che coltiviamo. Così...nel cestino! Perché buttarlo via è meno costoso che riutilizzarlo. Non è più una questione di mercato. È più un "Sì, vabbè, lo buttiamo e basta". Perché non sappiamo che così facendo, stiamo consumando carbonio e azoto! Il nostro obiettivo primario rimane tuttavia  l’educazione alimentare. Quello che posso fare io come Mario Batali è discutere di queste questioni in televisione ogni giorno e convincere le persone a cambiare strategia alimentare e a sprecare di meno. Credo che oggi mangiare sia più difficile. Tendiamo a preferire cibi più complicati quando sappiamo che il miglior cibo è il cibo semplice.
A cosa dovrebbe mirare Expo Milano 2015, secondo lei?
A creare un forum dove qualunque voce possa essere ascoltata. Ed è per questo che ci sono Coca Cola e McDonald's. Tutti devono essere resi partecipi. Alcune persone pensano che questo sia un posto dove venire a prendersi un panino. E alcune persone dicono "Sì, esco a prendermi una birra!" E altra gente viene ed è molto facile per i visitatori andarsene con qualcosa. Ma nessuno si interessa mai al messaggio completo. Ed è come una luce lampeggiante in una camera scura. Lo vedi. Vedi quello che vuoi vedere e poi vai a casa e stai bene. Il mio messaggio è ciò che capisco io, ma questo non significa che il mio messaggio sia uguale al tuo.

Qual è il piatto più sano e allo stesso tempo più gustoso che preferisce cucinare?
Gli spaghetti con le vongole. E per farti capire, in America vediamo il "mezzo chilo" come una o due porzioni di pasta. Una volta che l'America avrà capito che 70 grammi di pasta è la porzione esatta per poi dare spazio alle verdure e magari anche delle proteine, allora inizieremo a vedere un buon risultato. Gli italiani capiscono quali sono le giuste porzioni, gli americani non hanno idea di cosa vogliano dire.
 
Mario Batali è stato ospite della delegazione Usa al Padiglione degli Stati Uniti a Expo Milano 2015, in occasione della visita di Michelle Obama.

L’igiene è un diritto. Dare acqua pulita a tutti un dovere

Sostenibilità / -

L’igiene è un diritto. Dare acqua pulita a tutto il mondo un dovere
Courtesy of: Unicef

Ancora oggi almeno 30mila persone ogni giorno muoiono per mancanza di acqua. A questi vanno aggiunti 2,2 milioni di decessi causati da malattie legate alla contaminazione dell'acqua. Molte organizzazioni internazionali sono attive sul tema e molti progetti concreti sono stati attuati.

Unicef. Nel mondo 750 milioni di persone non hanno acqua potabile
Nel mondo circa 750 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. In media, circa 1.000 bambini muoiono ogni giorno per malattie legate ad acqua non sicura, mancanza di servizi igienico-sanitari e scarsa igiene. I dati aggiornati sono stati resi noti dall’Unicef in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il 22 marzo 2015.
Secondo l’organizzazione dal 1990 circa 2,3 miliardi di persone hanno ottenuto l’accesso a fonti migliorate di acqua potabile. L’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare a livello globale la percentuale di persone che non hanno accesso all’acqua è stato raggiunto 5 anni prima del 2015. Oggi sono solo tre i Paesi - Repubblica Democratica del Congo, Mozambico e Papua Nuova Guinea - dove più della metà della popolazione non ha accesso a fonti migliorate di acqua potabile.
Secondo l’Unicef, inoltre, dei 748 milioni di persone che nel mondo non hanno ancora accesso all’acqua, il 90% vive in aree rurali e vengono escluse dai progressi realizzati dai propri Paesi. Per le donne e le bambine, andare a prendere l’acqua toglie tempo che potrebbero dedicare allo studio o alla famiglia, e nelle aree non sicure sono anche esposte a rischi di violenza e attacchi.
Oltre all’Africa Subsahariana (molti dei Paesi della regione non sono ancora sulla strada per raggiungere l’Obiettivo di sviluppo del Millennio), un gran numero di persone senza accesso all’acqua vive anche in Cina (112 milioni di persone) e in India (92 milioni).
“Le tappe per l’accesso all’acqua potabile, dal 1990, hanno rappresentato progressi importanti nonostante le incredibili difficoltà – spiega Sanjay Wijesekera, Responsabile Unicef per i programmi all’Acqua e ai Servizi igienico sanitari. Ma c’è ancora tanto da fare. L’acqua è la vera essenza della vita e circa 750 milioni di persone tra le più povere e ai margini ancora oggi vedono negato questo diritto umano di base”.
 
Action Aid. La salute negata, ore di cammino e abbandono scolastico
La situazione dell’accesso all’acqua riguarda soprattutto i Paesi del Sud del mondo, i più poveri in assoluto, e porta con sé diverse conseguenze.
Action Aid analizzando i dati di "Acqua ed Energia” (edizione 2014 del Rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali) fa notare che non solo la sete, in sé, ma anche un ampio spettro di conseguenze sociali negative sono collegate alla scarsità di acqua potabile. Ebola e malaria sono solo alcune delle malattie a cui vanno incontro le popolazioni che non hanno accesso ad acqua bevibile.
Specialmente in Africa, per procurarsi acqua potabile bisogna camminare anche per 4-5 ore al giorno. Cammino che si svolge in condizioni spesso avverse.
Sono sempre le donne e le ragazze, a volte poco più che bambine, a dover compiere tutto il cammino fino alla più vicina fonte di acqua potabile. Questo porta le ragazze ad affrontare costantemente rischi e pericoli di ogni genere.
4-5 ore al giorno di cammino per procurarsi acqua potabile comportano, inevitabilmente, che le ragazze facciano tardi a scuola. In molti casi, le ragazze smettono completamente di andarci.
 
Cesvi. Il ruolo delle organizzazioni di cooperazione
"I Paesi occidentali spesso sottovalutano l'importanza dell'acqua" - afferma Giangi Milesi, presidente Cesvi - "Già nel 2008 gli italiani raggiungevano un consumo giornaliero di acqua pari a 215 litri a testa posizionando l'Italia al quinto posto tra i Paesi del mondo importatori di acqua". Un uso eccessivo se consideriamo che in tutto il mondo, il 40% della popolazione (2,5 miliardi di individui), vive in condizioni igieniche impossibili a causa della carenza di acqua e l'84% deve procurarsi l'acqua da fonti idriche lontane dalla propria abitazione e dalla qualità scadente. 
Solo nel 2012 il Cesvi ha dedicato il 24% delle risorse complessivamente investite in progetti legati all'acqua e alla sicurezza alimentare, costruendo pozzi, fonti idriche e promuovendo attività di educazione all'igiene in 11 Paesi tra Asia, Africa e America Latina e garantendo acqua pulita a decine di migliaia di persone.
 
Nel 2025, anno del “peak water”, circa 1,8 miliardi di persone vivranno in aree sottoposte a forte stress idrico. Un problema che fino ad oggi è stato considerato priorità unica del Sud del mondo presto diventerà forse anche un problema delle società dalle economie avanzate. Per questo, alleviare le sofferenze di popolazioni lontane può forse voler dire imparare ad affrontarle, se diverranno più vicine.
 

Albina Assis Africano. Le donne in Africa rappresentano il cambiamento

Cultura / -

Albina Assis

Il Commissario generale del Padiglione Angola, a capo di tutti i commissari di Expo Milano 2015 parla del futuro dell’Africa e del ruolo centrale delle donne, a cominciare da quello delle ragazze, come vero motore dello sviluppo

“Alimentazione e cultura: educare per innovare”, questo il tema del Padiglione Angola. Ci può raccontare la scelta di questo tema dal punto di vista delle donne?
Il nostro tema ha una forte connessione con il tema di Expo, Nutrire il Pianeta. Energia per la vita. Innanzitutto perché nel mio paese molte donne vivono nelle aree rurali e lavorano nel settore dell’agricoltura. Sono loro a occuparsi della preparazione del cibo e dell’educazione anche alimentare dei figli e di conseguenza della loro salute. Le donne nel mio paese rappresentano più del 50% della popolazione, ecco perché le abbiamo messe al centro del progetto del nostro padiglione, che ha come cuore un baobab, l’albero della vita, che noi chiamiamo l’albero delle donne.
 
Quale pensa possa e debba essere il ruolo delle donne per il futuro dell’Africa?
Secondo me proprio le donne sono responsabili del cambiamento. L’Africa ha bisogno di guardare avanti perché è un grande continente con enormi potenzialità sia nel campo dell’agricoltura sia per le risorse minerarie. Purtroppo nel nostro continente non c’è ancora parità per quel che riguarda l’accesso all’istruzione, anche se iniziano a essere più numerose le donne laureate in Ingegneria o Medicina. Anche in agricoltura si sono fatti grandi passi avanti e sono molte le agricoltrici che possono competere con gli uomini. Sì, direi proprio che le donne sono finalmente nella posizione di far cambiare rotta all’intero continente.
 
Quale pensa sia l’importanza di far studiare scienza e tecnologia alle giovani donne per lo sviluppo del Paese?
Nel mio Paese si dice: quando si offre l’istruzione a una donna si dà l’istruzione a una nazione. Le donne hanno la forza propulsiva per lo sviluppo. La nuova Africa è l’Africa degli uomini e delle donne. Queste ultime sono nella condizione ideale per guidare il cambiamento perché a loro spetta l’educazione dei figli e, se si riesce a operare il cambiamento sulla nuova generazione, si può rivoluzionare la vita di un continente e farlo crescere. L’Africa ha un grande potenziale di sviluppo, se si alzano il livello dell’istruzione e delle competenze può diventare il continente del futuro.
 
In un’altra occasione ha parlato di tradizione in opposizione a globalizzazione. La trasmissione dei saperi è spesso affidata alle donne. Che importanza ha per il futuro dell’Africa?
Prendiamo il cibo: il fastfood non è certo quanto di meglio esista per la salute delle persone. In Angola abbiamo il pesce, le foglie degli alberi e la manioca, un’importante fonte di carboidrati senza glutine. Stiamo parlando di tradizione, ma anche di salute. Certo non possiamo rimanere estranei alla globalizzazione, soprattutto quando parliamo di scienza, tecnologia e industria agroalimentare, ma penso che non sia da sottovalutare la trasmissione della tradizione alle nuove generazioni, compito che ancora una volta è affidato alle donne.
 
Nelle zone rurali dell'Angola, come in molte economie africane, la maggior parte della popolazione impegnata in attività agricole è femminile. In che modo pensa che Expo Milano 2015 possa essere un mezzo per promuovere il ruolo delle donne africane in relazione allo sviluppo agricolo e alla sostenibilità?
Penso che questa Expo sia un’occasione importantissima per promuovere determinati valori: l’agricoltura innanzitutto. Possiamo ottenere l’energia per la vita del tema di Expo perfezionando le tecniche di coltivazione e la qualità e la quantità del cibo. Secondo me, questo è il modo di lavorare nella direzione della sostenibilità. È importante che l’Africa pensi al presente, ma anche al futuro.
 
Se dovesse invitare a cena una donna africana per parlare del futuro del Pianeta, chi sceglierebbe?
Inviterei Nkosazana Dlamini-Zuma, attuale presidente della Commissione dell'Unione africana, per parlare del futuro del continente alla luce della globalizzazione. 
 
Albina Assis Africano è un ingegnere chimico e, oltre a essere il commissario del Padiglione dell’Angola, è presidente dello Steering Commitee, il comitato organizzativo creato dai commissari generali dei paesi partecipanti per coordinare le attività sul sito espositivo Il 3 luglio partecipa all’evento di Save the Children “Starting from girls: they are the source to trigger a change!”, il progetto che vede nelle adolescenti di tutto il mondo il motore del cambiamento, che si tiene al Conference Centre di Expo Milano 2015 in occasione delle Women's Weeks.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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