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Longevità e alimentazione. Il segreto delle blue zone in Sardegna

Lifestyle / -

Una corretta alimentazione aiuta la longevità
© Thomas Fricke/Corbis

Vivere a lungo, anzi in eterno, è uno dei sogni dell'essere umano, sin dall'antichità. Gli scienziati indicano tra le cause della longevità la genetica, l'alimentazione, l'ambiente e lo stile di vita; dello stesso avviso una recente ricerca, basata su studi empirici e scientifici in alcune aree del globo, chiamate blue zone.

Vivere a lungo, in salute mentale e fisica, è uno dei sogni dell'umanità, sin dai tempi antichi. Nella Genesi si parla, come è noto, di due alberi, quello della Conoscenza del bene e del male, con i suoi frutti proibiti, e quello della Vita, l'assaggio dei cui frutti avrebbe permesso ad Adamo ed Eva e ai suoi discendenti vita eterna; e alla cui guardia Dio pose Cherubini con la spada fiammeggiante, dopo aver cacciato la prima coppia dal Paradiso terrestre.
 
Si pensi poi alla leggendaria coppa del Graal, celebrata nel racconti della Tavola rotonda, ritenuta capace di guarire da ogni affezione e di donare la vita eterna; o ancora alle mitologiche fonti della giovinezza, cercate nel Vecchio e Nuovo mondo da molti esploratori; o alla favolosa pietra filosofale, tra le cui proprietà ci sarebbe il dono dell'immortalità.
 
Longevità e zone blu
É noto che da anni gli scienziati hanno messo in correlazione la genetica e l'ambiente con l'alimentazione e lo stile di vita tra le cause principali della longevità. Tra le ricerche emerse negli ultimi 10 anni ce ne è una particolarmente affascinante, quella della blue zone, sviluppata dal saggista Dan Buettner con il National Geographic, iniziata dal demografo francese Michel Poulain e il medico sardo Gianni Pes. È a loro che si deve il nome “blue zone”: quando Poulain e Pes iniziarono la ricerca in Sardegna, cerchiarono in blu i paesi dell'Ogliastra e della Barbagia caratterizzati da elevate percentuali di longevi, iniziando a riferirsi con l'espressione “zona blu” alle aree individuate.
 
Sono state individuate cinque zone del Pianeta nelle quali sono stati riscontrati elementi in comune, dallo stile alimentare a quello di vita: in Europa gli hotspot sono situati in alcuni paesi della Sardegna, nelle aree storiche della Barbagia e dell'Ogliastra, e nell'isola di Ikaria, in Grecia; in Giappone nelle isole di Okinawa; in Costarica nella penisola di Nicoya; e infine a Loma Linda, in California, nella comunità cristiana degli Avventisti del settimo giorno.
 
Come diventare centenari
Innanzitutto è importante l'alimentazione, caratterizzata da un regime semi-vegetariano, con un buon consumo di legumi, moderato uso di bevande alcoliche e di carne rossa.
Il fatto che due hotspot su cinque siano collocati nel bacino del Mediterraneo sembra poter essere correlato col fatto che le popolazioni seguano la dieta mediterranea, alla cui base vi sono, è bene ricordarlo, cereali integrali, cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, legumi, e in misura minore  formaggi, carni bianche, pesce e uova.
 
E poi sembra determinante per la longevità anche lo stile di vita praticato: attivo, non sedentario, fortemente socializzato, in cui l'anziano è radicato nella propria comunità e famiglia e ne è membro attivo; anche la spiritualità sembra essere uno degli attributi ricorrenti nei centenari.
 
Infine in diverse località si è osservata l'abitudine da parte di questi anziani longevi a coltivare l'orto, che sembra un vero e proprio elisir di giovinezza, perché l'attività fisica, il contatto con la natura e i prodotti stessi dell'orto, verdure e legumi, di cui poi si cibano gli anziani, concorrerebbero in modo significativo a renderli più longevi.
 

SocialVeg: chef in un’ora, senza carne

Innovazione / -

SocialVeg è la scuola di cucina in streaming dedicata a vegetariani e vegani

La start up Social Streaming crea una linea editoriale dedicata ai vegetariani e vegani. Chi si collega durante lo streaming, può preparare un piatto gourmet privo di proteine animali, contattando lo chef in diretta per indicazioni personalizzate.

Secondo i dati Eurispes 2014, 4,2 milioni di persone in Italia sono vegetariane (7,1% della popolazione). Una quota in crescita del 15% rispetto al 2013, quando a escludere la carne erano 3,7 milioni. In base alle stime Aiv (Associazione italiana vegetariani), la quota si alza al 10%, e include 700mila vegani. Al di là delle cifre, quello che conta è che una parte crescente degli italiani sceglie di non mangiare carne (e in alcuni casi anche pesce, latticini e uova). Un target di mercato sempre più interessante, anche perché si tratta di una frangia di popolazione generalmente acculturata, consapevole, aperta alla sperimentazione e – quel che più conta – connessa in rete. 
Per questa comunità, la start up Social Streaming ha ideato una piattaforma tecnologica  che trasmette lezioni di cucina gratuite in diretta streaming su web – secondo un format unico in Italia – e permette di realizzare in meno di un’ora un piatto vegetariano o vegano secondo la ricetta di uno chef. Per partecipare è sufficiente registrarsi al sito www.socialveg.it fornendo semplicemente la propria email. Per ogni lezione si riceverà la lista degli ingredienti e delle attrezzature da avere portata di mano al momento della trasmissione (il martedì sera alle 20,00) ): sarà così possibile seguire passo passo la preparazione, dialogando in tempo reale con il cuoco protagonista della serata per indicazioni personalizzate. “Vogliamo offrire l’occasione per un confronto sugli ingredienti, il loro reperimento – che, a volte, soprattutto per i “neofiti” vegetariani o vegani può risultare difficile - e su come razionalizzare la spesa – racconta Rosanna Curi, Co-fondatrice di Social Streaming -: ogni settimana, infatti, prima della lezione, i partecipanti si consultano con lo chef sulla pagina Facebook di SocialVeg, scambiando tra loro opinioni e suggerimenti”. 
 
Così si crea una community
Lo chef Antonio Marchello, ideatore di SocialVeg e tra i soci fondatori di Social Streaming, accompagna in ogni lezione i cuochi vegani e vegetariani ospiti ai fornelli di SocialVeg nel dialogo con i partecipanti: durante la sessione live, una chat consente ai partecipanti di comunicare in tempo reale con gli chef e con gli altri allievi, facendo domande, commentando, suggerendo alternative agli ingredienti. Il contributo di tutti concorre così alla preparazione del piatto, dando corpo alla filosofia social della start up: “Non mera esecuzione della ricetta e di tecniche mediate dagli chef, ma espressione di un’emozione, di un vissuto e di una storia personale, dopo la cucina tradizionale, ora anche in versione vegetariana o vegana” commenta lo chef Antonio Marchello.
 
Prospettive rosee anche fuori confine
Social Streaming, infatti, è partita a gennaio come piattaforma di cucina generalista con il format di SocialKitchen, e solo da maggio ha segmentato l’offerta, con l’ideazione di una linea editoriale dedicata. Anche le ricette vegetariane o vegane più sofisticate e elaborate diventano quindi alla portata di tutti e, grazie alle opportunità offerte dalla tecnologia digitale, senza confini nazionali, con interessanti potenzialità di crescita del business per Social Streaming. “Le stime dicono che nel mondo vegani e vegetariani siano circa un miliardo – commenta Curi -. In Europa, è la Germania il Paese a più alta concentrazione vegetariana (7 milioni di persone). Secondo i dati della British Vegetarian Society, in Gran Bretagna lo è circa il 5%, e sono almeno 2mila le persone che ogni settimana scelgono di diventare vegetariane. Milano risulta essere la città con il maggior numero di ristoranti vegetariani al mondo. E, nel nostro piccolo, abbiamo visto un'adesione entusiasta e rapidissima degli iscritti alle lezioni nei primi tre mesi di attività”.
Una platea di cuochi-spettatori da non trascurare.
 
 

Imam Yahya Pallavicini. Il sistema produttivo finalizzato solo al profitto va contro le leggi di Dio

Cultura / -

Islam imm rif
@newpress

Lo afferma l’Imam di Coreis della Comunità Religiosa Islamica Italiana intervistato in occasione della tavola interreligiosa tenutasi a Milano il 23 aprile scorso sul menù della felicità e l’etica alimentare.

Yahya Pallavicini è un cittadino italiano musulmano di seconda generazione.Imam della Moschea al-Wahid di Milano e Vice Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, ambasciatore dell’ISESCO per il dialogo tra le civiltà. Da cinque legislature è referente per l’Islam Italiano per il Ministero dell’Interno, il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Membro del Consiglio Europeo dei Leader Religiosi e delle delegazioni dei sapienti musulmani internazionali del Forum Cattolico-Musulmano in Vaticano.

Qual è la definizione di felicità per il suo credo e qual è la dieta che contribuisce a nutrirla?
Un termine del Sacro Corano che può sintetizzare la radice di ogni felicità è il Bene. Cercare il bene e fare il bene è fonte di vera felicità. La dieta per essere felici è seguire una religione fino alla “perfezione” e nutrirsi di benefici spirituali con gratitudine. La dieta del credente è il ricordo di Allah: il musulmano dovrebbe saper essere felice quando è malato e quando è sano, quando è povero e quando è ricco, se ha imparato a vivere nella coscienza dei doni costanti e della grazia incommensurabile di Allah. La dieta del musulmano quando digiuna e quando interrompe il digiuno mangiando un dattero è una doppia felicità: egli scopre il beneficio del digiuno ed è felice, scopre il beneficio del nutrimento ed è felice.

Qual è il significato del digiuno nella sua religione?
Una tradizione islamica insegna che di tutti gli atti di culto che Allah ha comandato al musulmano, il digiuno gli appartiene. Il fedele rinuncia a se stesso e, nella misura in cui digiuna da se stesso e ricorda il proprio Signore, si compie l’azione di Allah di essere nutrimento nel cuore del Suo servitore. Il musulmano dimentica la sua pancia e i suoi appetiti e scopre il gusto della presenza spirituale, prende coscienza di un mondo superiore, un mondo che “supera” gli appetiti e che lo introduce e lo accompagna al gusto della Verità. Quando il credente ha sentito questo gusto non se ne distacca più anche quando riprende a mangiare. Altri sapienti insegnano che il valore del digiuno è una purificazione dalla gola, dall’egoismo, dall’orgoglio, dall’avarizia, dalla vanità, dal possesso materiale e della dimenticanza del bene.

Come viene rappresentato il cibo, quali sono le sue caratteristiche principali e quali valori importanti richiama?
Nel Sacro Corano, troviamo riferimenti alla terra, alla palma, all’olio di oliva, all’albero di loto, alla manna e alle quaglie, al latte, alla carne, alla frutta e all’acqua. Ognuno di questi elementi viene menzionato e aiuta il fedele ad accostarsi a questi cibi con una sensibilità che non soddisfa solo lo stomaco, ma anche il sostentamento della propria vita nel rispetto della creazione. Il rapporto con il cibo è dunque essenzialmente nutrimento e gusto, ma anche scoperta di un ricollegamento tra la terra e l’uomo e tra l’uomo e il cielo. Il sostentamento non va dunque interpretato solo sul piano personale, fisico o alimentare, ma anche sul piano simbolico e funzionale. Perdere questa prospettiva universale rende l’uomo miope nei confronti della terra stessa e insensibile nei confronti dello stesso cibo di cui si nutre. “Mangiate e bevete, senza eccedere” (Corano, VII, 31). A Harith ibn Kalada, conosciuto come uno dei più antichi e saggi medici del popolo arabo, un giorno venne chiesto: “Qual è la medicina migliore?”; rispose: “La necessità, vale a dire la fame”. Allora gli fu chiesto: “Cos’è la malattia?”; rispose: “L’aggiunta di cibo su altro cibo”.

Ha delle particolari curiosità da raccontare riferite ad una specifica tradizione o un aneddoto riguardante un alimento particolare?
Ricordo che non esistevano a Milano alimentari che vendessero carne macellata secondo le regole islamiche e le prime famiglie musulmane italiane come la nostra si servivano delle macellerie ebraiche visto che la comunità ebraica aveva saputo sviluppare una conformità tra le proprie regole teologiche e le regole sanitarie. Si è trattato di una prima esperienza concreta di dialogo interreligioso, basato sul rispetto, l’ospitalità e la fratellanza. Condividiamo con la comunità ebraica alcune regole come il divieto di mangiare carne suina e l’obbligo della macellazione rituale, mentre per noi musulmani c’è anche il divieto di bere bevande fermentate con base alcolica. Infine, una battuta sul pregiudizio culturale, secondo il quale si immagina erroneamente che i musulmani digiunino per trenta giorni e trenta notti, che mangino esclusivamente cous-cous e che bevano il tè solo nel deserto! Grazie a Dio c’è molta più varietà nella cucina dei musulmani che sanno imparare ed offrire i differenti sapori e le molteplici spezie nella condivisione con altri credenti e tutti i popoli del Pianeta.

Oggi il sistema agricolo di produzione del cibo sta rovinando il Pianeta. Quanto è importante, per la sua religione, che gli alimenti siano prodotti in modo etico o che non vengano sprecati?
L'alterazione dei processi produttivi che corrisponde solo a logiche quantitative di "consumo", secondo una visione esclusivamente "economicista", costituisce una grave anomalia alla creazione, alle sue leggi e soprattutto al valore conoscitivo di collegamento al suo Creatore. Dunque la prospettiva religiosa ed etica è fondamentale. Purtroppo, la speculazione dei produttori sembra sorda ai richiami dei saggi delle varie fedi e il consumismo sfrenato genera false percezioni di ricchezza e di povertà ma anche molto vizio e molta miseria.
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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