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Le campagne di informazione sul diabete in Italia

Lifestyle / -

 
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In Italia, nel 2030 ci potrebbero essere 5 milioni di diabetici. Secondo Diabete Italia, la rete delle comunità scientifiche e delle associazioni tra persone con diabete, 3 milioni di italiani hanno il diabete e sono diagnosticati e seguiti: si tratta del 4,9% della popolazione. Si stima anche che 1 milione di persone (1,6% della popolazione) abbia il diabete, ma non sia stato diagnosticato. Ci sono poi 2,6 milioni di persone che hanno difficoltà a mantenere le glicemie nella norma, una condizione che nella maggior parte dei casi prelude allo sviluppo del diabete di tipo 2. Parliamo del 4,3% della popolazione.
 

Tecnologia, risorse e conoscenze per trasformare il sistema alimentare nel Medio Oriente e Nord Africa

Economia / -

 
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© GAIN Global Alliance for Improved Nutrition
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Fornire un’adeguata nutrizione ad una crescente popolazione con diete sostenibili e sane è attualmente una sfida globale. Nella regione del Medio Oriente e Nord Africa (Mena) questa sfida è particolarmente complessa, soprattutto a causa del cosiddetto “doppio carico” della malnutrizione. Tuttavia, abbiamo la tecnologia, le risorse e le conoscenze nella regione Mena per poter trasformare il sistema alimentare. Lavoriamo insieme – governi, società civile e industrie – per far sì che tutti abbiamo accesso a diete sostenibili e ricche di nutrienti.

Oramai quasi ogni Paese del mondo deve fare i conti con qualche forma di malnutrizione e con la produzione del cibo, che è una delle piu importanti cause del cambiamento climatico e di danni ambientali. Nella regione del Medio Oriente e Nord Africa (Mena), al contrario di altre regioni del mondo, il numero delle persone che soffrono di denutrizione è aumentato da 16 milioni nel 1990-92 a 33 milioni ad oggi. Lo sviluppo e la salute di circa un terzo dei bambini sotto i cinque anni è a rischio a causa del mancato accesso a cibi nutritivi. Nello stesso tempo, questa variegata regione è alle prese con un importante aumento di obesità, dando vita al cosiddetto “doppio carico” della malnutrizione.  Infatti, circa il 50% della popolazione adulta nella regione è affetta da sovrappeso e obesità, che sono alla base dell’aumento drammatico di malattie non trasmissibili come diabete e malattie cardiovascolari, e che a loro volta pongono un’enorme pressione sui sistemi di salute pubblica. Questa è la “nuova normalità” della malnutrizione nella regione Mena.

Il sistema alimentare mondiale sta diventando sempre più complesso
La cattiva notizia è che la sfida del sistema alimentare mondiale sta divenendo sempre più complessa. Cambiamento climatico, crescita della popolazione, cambiamenti verso uno stile di vita urbano e l’adozione di diete occidentali comportano dei problemi che si rafforzano reciprocamente. Il Mena ha il più alto tasso di crescita della popolazione al mondo e ha recentemente conosciuto un’esplosione della popolazione urbana: si stima che circa il 66% della popolazione vivrà in aree urbane entro il 2030. Considerati insieme, questi trend sono un pericolo per l’ambiente e le risorse naturali come acqua potabile e terreni. Circa metà della popolazione nella regione Mena vive già in condizioni di carenza d’acqua. Con una crescita della popolazione stimata di 700 milioni nel 2025, la disponibilità di acqua per capite sarà dimezzata.

Ripensare tutto il sistema alimentare, dal produttore e importatore al consumatore finale
Le conseguenze di un sistema alimentare che non funziona vanno ben oltre l’impatto negativo sulla salute pubblica. Da un recente studio condotto dall’International Food Policy Research Institute (IFPRI) è emerso che l’insicurezza alimentare è uno dei maggiori fattori causa dei conflitti e delle insurrezioni nella regione. Soltanto in Egitto si calcola che la malnutrizione nei bambini causi una riduzione del PIL di quasi il 2%.

Affrontare l'emergente crisi della salute pubblica senza aggravare il cambiamento climatico e degrado ambientale richiede un radicale ripensamento di tutto il sistema alimentare, dal produttore e importatore al consumatore finale. Questo non è un compito facile, ma ci sono alcune priorità che possono aiutarci a cambiare l’attuale paradigma.

Innanzitutto, è essenziale migliorare l’alimentazione e minimizzare l’impatto ambientale del sistema alimentare stimolando la varietà e la produzione cibi più nutritivi. Ciò significa ridurre cereali, prodotti latticini e carne in favore di maggior produzione di frutta, verdure e colture semi-aride che utilizzano meno acqua. I piccoli agricoltori, che spesso sono coloro che soffrono di più la malnutrizione e che non hanno a disposizione la tecnologia e le conoscenze necessarie per essere efficienti e sostenibili, sono una delle parti interessate più importanti nella diversificazione del sistema alimentare.

In secondo luogo, dobbiamo agire per ridurre il crescente fenomeno dell’obesità e delle malattie non trasmissibili nella regione. Cambiare l’ambiente obesogenico dev’essere una delle priorità, assicurando l’accesso a cibi sani e nutritivi per tutti. Perciò abbiamo bisogno di nuove politiche di governo che proteggono i consumatori, in particolare i bambini, da diete non salutari con molte calorie, sale, zuccheri, grassi saturi, e pochi micronutrienti. Dobbiamo inoltre sviluppare degli incentivi che favoriscano l’accesso ad una varietà di cibi sani e prodotti in modo sostenibile.

Dobbiamo investire ulteriormente in interventi efficaci volti a migliorare la salute pubblica e la nutrizione. La fortificazione di cibi e condimenti con nutrienti (ossia l’aggiunta di nutrienti a cibi e condimenti), per esempio, è un intervento sia efficace sia economico – circa 5 centesimi a persona, per anno. Abbiamo riscontrato notevoli progressi nella regione da quando l’Arabia Saudita ha reso obbligatoria la fortificazione della farina nel 1978. Afghanistan, Bahrein, Giordania, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Marocco, Oman e Yemen stanno tutti utilizzando la fortificazione del cibo per ridurre carenze di micronutrienti tra la popolazione che ne ha più bisogno. Molto però deve essere fatto al fine di espandere la fortificazione in tutta la regione Mena.

Infine, dobbiamo coinvolgere il settore privato per sviluppare delle soluzioni per un sistema alimentare sostenibile. L’industria del cibo ha un ruolo chiave e rappresenta un importante catalizzatore per il cambiamento, per questo è necessario che venga inclusa nel dialogo con tutte le parti interessate. In questo modo, i politici saranno in grado di creare un quadro normativo che incoraggi il settore privato a promuovere la sfida della nutrizione ed a sviluppare dei modelli di business più sostenibili.

Queste sono sfide complesse, ma abbiamo la tecnologia, le risorse e le conoscenze nella regione Mena per poter trasformare il sistema alimentare. Lavoriamo insieme – governi, società civile  e industrie – per far sì che tutti abbiamo accesso a diete sostenibili e ricche di nutrienti.

Questo articolo è basato su una serie di presentazioni tenute durante l’evento EATx MENA, nel quadro del Global Forum for Innovation in Agriculture 2015, Abu Dhabi. I coautori sono: Dr. Gunhild A Stordalen, MD/PhD, Founder and Director, EAT, and Mr. Mohamed Saleh Bashanfr, Managing Partner, SECOSALT and Head of Food Specialties Committee at the Egyptian Food Chamber, Ministry of Trade and Industry. 
 

Nelton Friedrich e Leonardo Boff. Per produrre energia etica e di partecipazione ci vuole una rivoluzione dal basso

Sostenibilità / -

Nelton Friedrich, Direttore tecnico del programma “Cultivating Good Water” promosso dall’azienda leader nel settore dell’energia rinnovabile, Itaipu Binacional, e Leonardo Boff, uno dei maggiori esponenti della Teologia della Liberazione e autore della Carta della Terra, hanno partecipato all’evento “Expo dopo Expo” organizzato dal Padiglione Brasile a Expo Milano 2015. Durante il convegno “Territorio, Acqua, Energia e Cibo” Friedrich e Boff hanno illustrato gli aspetti grazie ai quali il programma è stato vincitore nel marzo 2015 del prestigioso premio Award Onu.

Nelton Friedrich, lei è il Direttore tecnico del programma “Cultivating Good Water”, ci può spiegare quali sono le affinità con la Carta di Milano?
Per quanto riguarda la Carta di Milano l’elemento che salta all’occhio è la somiglianza dei contenuti, nel programma parliamo dell’acqua e dell’energia rinnovabile, dell’ambiente, dell’importanza di seguire un’alimentazione sana e di incentivare l’inclusione sociale nei progetti di tutela del Pianeta. In tutto questo, evidenziamo l’importanza di una nuova governance che assorba l’aspetto innovativo della partecipazione in tutto il processo, nel programma infatti sono coinvolte migliaia di persone che hanno una partecipazione attiva e spazio operativo.
 
Come nasce il programma “Cultivating Good Water” di Itaipu Binacional e quali sono i suoi obiettivi?
Nel 2003 il Brasile ha attraversato dei cambiamenti politici molto importanti, a seguito dei quali abbiamo avuto modo di dedicare maggiore attenzione alle questioni che riguardano l’acqua, il suolo, l’ambiente, le comunità in un’ottica di sostenibilità. Con il programma abbiamo cercato di seguire gli indirizzi della Carta della Terra, dando priorità all’aspetto dell’inclusione sociale e produttiva con un approccio sistemico. Il nostro ambito geografico d’azione è il bacino idrografico, a partire dagli orientamenti elaborati da Leonardo Boff, abbiamo agito secondo tre direttrici: quella dei valori della cura e della solidarietà della cooperazione. Nell’area geografica dove Itaipu opera creiamo un’architettura di partecipazione in tutta la regione e con una metodologica sistemica abbiamo iniziato con il recupero del bacino, partendo dalle micro aree. Il nostro scopo è arrivare al globale passando dal locale, e soprattutto con i locali.
 
Leonardo Boff. A lei vorrei chiedere qual è stato il suo contributo, la filosofia con la quale opera in Brasile.
Come prima cosa vorrei sottolineare che questo progetto non sarebbe stato realizzabile senza Nelton Friedrich e Jorge Samek, i quali hanno una coscienza nuova dell’ecologia, grazie alla quale possono gestire una grande impresa come Itaipu Binacional coinvolgendo le popolazioni locali. Milioni di persone, provenienti da 29 comuni, sono coinvolti in una prospettiva sistemica, dove la sostenibilità non è interpretata solo nel senso dello sviluppo ma anche di un modo di vivere in cui sono protagonisti tutti i fattori, la produzione dei contadini, la gestione dell’acqua, l’inclusione degli indigeni, il rispetto della foresta, per questo si parla di un approccio sistemico. Itaipu Binacional ha capito che si deve produrre energia etica e di partecipazione, perché questa deve essere una rivoluzione che viene dal basso. Così ci si rende conto che è possibile avere un rapporto di convivenza, di sinergia e di rispetto tra le leggi della natura e la cultura locale. L’ecologia non è solo ambientale, deve essere anche sociale, spirituale, nel senso del profondo umano dove si trova un senso che va oltre alla vita materiale.
 
Quali sono secondo lei i valori fondamentali promossi dal programma che l’Onu ha voluto premiare con l’Award Onu 2015?
Le grandi imprese non hanno progetti ecologici ma sfruttano il Pianeta. Con il programma “Cultivating Good Water” la più grande impresa di energia idroelettrica brasiliana ha mostrato come sia possibile considerate l’ecologica senza danneggiare la funzione principale di una azienda, la produzione. L’Onu ha premiato una diversa gestione aziendale. Itaipu Binacional gestisce le acque incorporando i valori ecologici, le persone, la cultura locale mettendo al centro la cura delle persone e la corresponsabilità collettiva e la cooperazione per un lavoro che include tutti i soggetti in un contesto olistico globale. Itaipu Binacional è una miniatura di quello che può essere il mondo.
 
Nelton Friedrich, secondo lei come è possibile diffondere le politiche brasiliane ai Paesi di tutto il mondo?
Quello che occorre è che il mondo inizi a fare una mappatura delle best practice che già offrono dei risultati positivi quantitativamente e qualitativamente, che poi devono essere messi in una scala planetaria. Dobbiamo riconoscere che i valori sono comuni per tutto il Pianeta, l’etica della cura e della sostenibilità non riguarda soltanto Milano o una parte del Brasile, riguardano tutto il mondo. Questo cambiamento deve partire da dentro le persone con il coinvolgimento delle società, dei governi, il mondo civile, perché è un lavoro di tutti da eseguire passando all’azione. La Carta di Milano e la Carta della Terra non devono diventare un elemento teorizzante, ma un’azione concreta, attiva. Quando abbiamo ricevuto il premio dell’Onu la commissione ha chiaramente riconosciuto che quello che stavamo facendo era “water in action”, mettevamo in azione l’importanza dell’acqua.
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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