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Abbiamo due cervelli. Uno nella testa, l'altro nella pancia

Lifestyle / -

La pancia pensante
Shutterstock - Valery121283

Non abbiamo un solo cervello, ne abbiamo due. Uno nella testa, l’altro nella pancia: si scambiano messaggi di continuo, conservano memoria di tutto e influenzano ogni giorno il nostro benessere psicofisico.

Quasi centocinquant’anni fa il neurologo tedesco Leopold Auerbach scoprì la presenza di un intreccio di oltre cento milioni di fibre e di cellule nervose nel tratto digerente già dalla formazione dell’embrione. La domanda, che secondo alcuni scienziati ha una risposta affermativa, è se queste cellule nervose possono andare a costituire qualcosa che può definirsi il nostro secondo cervello, cioè se anche la nostra pancia comanda il nostro organismo.
 
Abbiamo cento milioni di neuroni nella pancia
All’interno delle pareti dell’intestino e dello stomaco è presente una rete composta da circa cento milioni di neuroni, collegata alle fibre nervose nervi provenienti dai due distretti del sistema nervoso autonomo simpatico e parasimpatico. Abbiamo in pancia un secondo cervello, operoso e sofisticato, costituito da quest’intricatissima matassa di centinaia di milioni di neuroni e di cavi nervosi, che sa governare in autonomia le delicate funzioni della complessa macchina digestiva. Ma non solo. È in stretto collegamento con il sistema endocrino e con il sistema immunitario, che presenta qui un’ampia rete linfatica. L’autore di questa scoperta è stato nel 2001 Michael D. Gershon, professore di anatomia e biologia cellulare alla Columbia University. Ha dedicato trent’anni allo studio di questo cervello addominale e dei suoi rapporti con quello pensante, riversando in un best seller dal titolo “The Second Brain” (Il secondo cervello, Utet 2006) i risultati ottenuti. Il nostro addome è dunque un importante complesso neuroendocrino immunitario integrato che svolge funzioni con un largo margine di autonomia ma che, al tempo stesso, subisce sostanziose influenze sia dall’esterno – cibo e input visivi – sia dall’interno – emozioni, convinzioni, abitudini.
 
La pancia metabolizza emozioni, smista informazioni, reagisce alle sollecitazioni ambientali. Soffre. Gioisce. Il cervello enterico rilascia oppiacei e calmanti. Influenza il nostro umore. Secerne una serie di sostanze (circa quaranta neuromediatori tra cui la serotonina) con informazioni che vengono decodificate come sensazioni di benessere o malessere, tensione o rilassamento, gioia o cattivo umore. Insomma, registra autonomamente i diversi stati dell’organismo e influenza la testa trasmettendole quei messaggi emotivi che hanno un peso decisivo in molte nostre scelte, consce e inconsce.
 
Che relazione c'è tra il primo e il secondo cervello?
“Il primo cervello, quello cranico, influenza il secondo, quello viscerale, ma anche il secondo influenza il primo - sostiene Francesco Bottaccioli, socio fondatore della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia, autore del libro “La saggezza del secondo cervello” - nel senso che quello che accade nella testa (stress, emozioni) influenza la salute della pancia e viceversa: la salute della pancia può influenzare il benessere mentale (depressione, ansia e altri disturbi psichici) ma non solo”.
 
I nostri due cervelli comandano l’intero organismo in stretta collaborazione, ma non dobbiamo credere che il cervello cranico sia quello preponderante: la quantità di messaggi che il cervello che abbiamo nella nostra pancia invia a quello della testa è pari al 90 per cento dello scambio totale e riguarda per lo più messaggi inconsci.
 
Expo Milano 2015 vuole essere un’occasione per riflettere sull’importanza del cibo e per stimolare il dibattito sull’alimentazione e sul nutrimento.
 

Hi Life, dagli scarti nasce il superfood del futuro

Innovazione / -

Dagli scarti di produzione dell'olio d'oliva si possono ottenere polifenoli utilizzabili per la cosmesi e la nutraceutica

Un progetto universitario finanziato dall’Unione europea studia come sfruttare i principi nutritivi contenuti nei sottoprodotti alimentari per rivenderli all’industria farmaceutica o per arricchire gli alimenti.

Possono gli scarti alimentari renderci più belli e più sani? Sì, se i principi attivi in essi contenuti sono resi disponibili all’industria farmaceutica o cosmetica. È la missione del progetto Hi Life, attuato dall’Università di Salerno e Messina e sostenuto da La Sapienza di Roma e dalla Normale di Pisa. 
“Il settore agro-alimentare costituisce uno dei comparti produttivi cui sono
attribuite le più elevate produzioni di scarti a livello europeo – spiega Pietro Campiglia, ordinario di Chimica farmaceutica e delegato fundraising dell’Università di Salerno –. Per preservare l’ambiente e recuperare opportunità economiche è opportuno che le aziende acquisiscano consapevolezza dell’importanza del recupero e della massima valorizzazione dei sottoprodotti suscettibili di ulteriore impiego. Questi infatti contengono molecole biologicamente attive che potrebbero rivelarsi particolarmente utili. Per esempio, gli scarti dell’olio d’oliva sono ricchi di polifenoli, dall’azione antiossidante, e possono essere utilizzati in integratori alimentari oppure possono arricchire lo stesso olio d’oliva, generando un superfood”. Siamo nel campo della nutraceutica, parola nata dalla fusione tra nutrizione e farmaceutica per indicare i componenti e i principi attivi, estratti dagli alimenti, che determinano effetti positivi per il benessere e per la salute, ivi inclusi la prevenzione e il trattamento delle malattie.
 
Un’iniziativa di sistema
Il progetto Hi Life si configura oggi come un’ATS-Associazione temporanea di scopo e, oltre alle università, coinvolge cinque aziende agroalimentari campane e siciliane. La sua mission è il trasferimento tecnologico alle imprese. L’Unione europea ha finanziato il progetto con 17 milioni di euro, in quanto l’iniziativa è tarata sulle PMI delle regioni della Convergenza (Puglia, Calabria, Sicilia, Campania), beneficiarie dei Fondi europei per lo sviluppo. “L’obiettivo di medio periodo è creare uno spin off pubblico-privato – spiega Campiglia –. Già oggi, la fase pre-industriale ha generato 15 posti di lavoro nelle aziende coinvolte”.
Ma gli scarti di lavorazione dell’industria alimentare non possono diventare un ottimo biocombustibile? “Effettivamente finora la fine più nobile dei sottoprodotti era quella di alimentare i cogeneratori e i biodigestori, una scelta molto vantaggiosa economicamente, dopo l’investimento iniziale per l’impianto a biomasse – conferma Campiglia -. In questo caso, però, abbiamo messo in rete ricerca universitaria, produttori di tecnologia, aziende alimentari e/o farmaceutiche, creando un circolo virtuoso ancora più interessante per il conto economico dei singoli attori, anche in termini di vantaggio competitivo: per il produttore food che trasforma lo scarto in risorsa, per l’azienda tecnologica che progetta un impianto facilmente replicabile e per l’impresa farmaceutica che commercializza il prodotto finito”. 
Nell'area del Mediterraneo, gli scarti di maggiore rilevanza sono legati alla lavorazione dei cereali, del vino e delle olive e sono caratterizzati da specifici fitocomposti con attività antiossidante.
La ricerca del progetto Hi Life si esplicita su tre filiere agro-alimentari, rispetto alle quali sono state svolte attività di studio e caratterizzazione dei componenti e degli scarti di produzione: latte, olio d’oliva e agrumi.
 

La tavolozza della salute. Il colore dei cibi dice quanto fanno bene

Gusto / -

 
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La tavolozza di colori della frutta.
La tavolozza di colori della frutta.
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La tavolozza di colori della frutta.
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Sappiamo tutti quanto faccia bene mangiare frutta e verdura, specie se di stagione, ma forse non è così noto che ad ogni colore di questi alimenti corrisponda un pigmento, cioè una sostanza particolarmente efficace, indice di un preciso set di effetti benefici sull'organismo.

La natura le ha rese buone da gustare, belle da vedere, ma anche alleate preziose per la nostra salute. Sappiamo tutti quanto faccia bene mangiare frutta e verdura, specie se di stagione, ma forse non è così noto il fatto che a ogni colore in questi alimenti corrisponda un pigmento, una sostanza particolarmente efficace, indice di un preciso set di effetti benefici sull'organismo. Quindi, per mangiare bene, occhi aperti: dopo aver letto questo catalogo di colori, scegliete il vostro.
 
Rosso
Barbabietola, peperoni rossi e peperoncini, anguria, pomodoro, pompelmo rosa, ciliegie, ravanelli.
Sono rossi perché contengono: licopene. È uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura. Il licopene è un carotenoide con una raggiera di benefici per la salute: è attivo contro le malattie cardiovascolari e l’invecchiamento delle cellule del corpo. Ha funzione antiaging e diversi studi evidenziano il suo ruolo nella prevenzione di tumori dell’apparato digerente e del cancro alla prostata. È stato ipotizzato che diminuirebbe anche l’incidenza di artrite e di alcune patologie molto diffuse oggi, tra cui il morbo di Parkinson.
 
Giallo e arancione
Carote, zucca, cachi, meloni, mango, albicocche, agrumi. Sono giallo-arancio perché contengono: beta-carotene. Questa sostanza, già famosa per la sua capacità di proteggere la pelle e favorire l’abbronzatura, è anche un potente antitumorale, che rinforza il sistema immunitario e riproduttivo, previene l’invecchiamento cellulare e protegge la vista. Essendo una provitamina, cioè un precursore della vitamina A, si attiva solo col metabolismo, ma ha anche effetti biologici propri. Studi epidemiologici fanno ritenere che chi vive in ambienti inquinati ed è quindi più a rischio di tumori trae vantaggio da un maggior apporto di beta-carotene.
 
Verde
Broccoli, cavoli, bietole, spinaci, catalogna, cime di rapa, rucola, tarassaco, ortica, insalate e verdure in generale. Sono verdi perché contengono: clorofilla. Le verdure verdi sono davvero complete e contengono, tra una miriade di vitamine, oligoelementi e altre sostanze benefiche, la clorofilla. È una sorta di emoglobina vegetale: è antianemica e purifica il sangue, tonifica il cuore, regola il tasso di colesterolo nel sangue, cicatrizza, neutralizza le tossine.
 
Viola
Mirtilli, melanzane, ribes, cavolo rosso, uva nera, prugne, cipolle rosse, melagrana, ciliegie, sambuco e bacche in generale. Sono viola perché contengono: gli antociani. Sono flavonoidi antiossidanti e antietà, capaci soprattutto di irrobustire i capillari e prevenire l’aterosclerosi. Gambe gonfie, vene varicose o couperose si curano con il colore viola, quindi, ma non è tutto. Pare che i mirtilli siano in grado di contrastare le metastasi, bloccando l’attività delle “forbicine molecolari” sulla superficie cellulare, che permettono alle cellule tumorali di migrare. Diverse ricerche hanno trovato una correlazione fra il consumo di alimenti ricchi di flavonoidi e una riduzione del tasso di patologie cardiovascolari.
 
Bianco
Aglio, cavoli, cipolle, rape, rapanelli. Sono bianchi perché contengono: zolfo. I composti solforati e i glucosinolati (composti glucosidici contenenti zolfo) sono i più puzzolenti amici della nostra salute. Quell'odore che si sente cuocendo il cavolo e il sapore pungente del wasabi sono complessi di molecole, come gli indoli e gli isotiocinati, attivissime contro i tumori. I composti solforati sono antitrombotici, fluidificano il sangue, proteggono il tessuto osseo, riducono il colesterolo ematico, aiutano a contrastare i tumori. Qualunque sia la tinta della vostra frutta o verdura preferita, è certo che procurerà un effetto positivo all’organismo. Tocca a noi però scegliere quella giusta per i nostri problemi di salute o la prevenzione. Un album di salute, che vale sempre la pena colorare.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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