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La dieta mediterranea, un fenomeno planetario. Sì, grazie agli arabi e agli americani

Lifestyle / -

La dieta mediterranea, un fenomeno planetario. Grazie agli arabi e agli americani

La dieta mediterranea è un modello di vita ed alimentare noto a livello mondiale, adottato ormai da miliardi di persone. Il concetto è stato sviluppato dal fisiologo statunitense Ancel Keys nel XX secolo ma dietro l'etichetta “dieta mediterranea” si cela una storia millenaria di scambi culturali tra Oriente e Occidente, tra Vecchio e Nuovo Mondo, ricca di sorprese.

La dieta mediterranea al giorno d'oggi è anche uno stile di vita, che invita all'attività e alla socialità a tavola; viene esaltato uno stile di vita slow, fatto di convivialità che privilegia pasti ricchi di frutta, verdura e cereali integrali, con l'olio extravergine d'oliva come condimento, e pochi grassi di origine animale.
 
Dal punto di vista culturale il concetto di dieta mediterranea è piuttosto recente e risale al pionieristico studio di Ancel Keys a metà del XX secolo. Questo biologo e fisiologo americano ha coniato il termine dieta mediterranea a seguito di un brillante studio scientifico che sottolineava la quasi assenza di malattie cardio-vascolari nelle popolazioni mediterranee, a confronto con i pazienti americani, grazie ad una dieta ipocalorica, povera di zuccheri e di grassi di origine animale. A seguito della pubblicazione dei risultati della ricerca Time gli dedicò una copertina nel 1961, fu così che la dieta mediterranea iniziò ad essere studiata e praticata in tutto il mondo. 
 
Métissage culturali, métissage naturali
Molti alimenti della dieta mediterranea però, lungi dall'essere autoctoni, sono il frutto della mescolanza culturale, di scambi che caratterizzano da sempre la civiltà europea, complice la presenza del mare Mediterraneo, solcato da navi e viaggiatori: ad esempio pomodoro, patata, fico d'india e peperoncino vengono dalle Americhe, dunque sono stati introdotti nell'alimentazione dopo la scoperta dell'America. 
Sino al Settecento i contadini europei si rifiutarono di coltivare e mangiare patate, di origine peruviana, per paura di avvelenarsi, dato che appartengono alle solanacee, più tardi le adottarono e inventarono ricette come il purè, le patate fritte, il pane di patate, gli gnocchi di patate, tutte pietanze ignote nel Nuovo Mondo. 
I pomodori, in azteco tomatl, furono trasformati in salsa dai cuochi mediterranei che ebbero la geniale intuizione di abbinare la pasta e la pita mediterranee alla salsa e al formaggio, creando un connubio organoletticamente vincente. 
 
La cucina mediterranea
Oggi le cucine mediterranee sono impensabili senza il pomodoro, magari accompagnato da un altro americano nel mediterraneo, il peperoncino, ma in realtà sino a fine Settecento questi prodotti faticarono ad essere incorporati nelle gastronomie locali. 
Lo zucchero, che oggi è un prodotto indispensabile nelle nostre cucine, e anche lo spinacio, provengono dall'India, mentre arancia, limone e mandarino dall'Oriente, e si sono diffusi grazie agli Arabi nel Mediterraneo solo durante il Medioevo; anche il riso venne introdotto dalla civiltà araba solo nel Medioevo. 
Anche frumento, vite e olivo sono stati addomesticati nel Vicino Oriente, e propagatisi lentamente in epoca neolitica nelle terre bagnate dal mare nostrum. 
Insomma la dieta mediterranea deve il proprio successo all'intuizione di un biologo americano, che l'ha fatta conoscere al mondo e alle popolazioni extraeuropee, di cui siamo debitori di molte sostanze alimentari oggi etichettate come tipicamente mediterranee. 
 

27 maggio 1907: Rachel Carson e la primavera silenziosa

Sostenibilità / -

27 maggio RC
© Underwood & Underwood/Corbis

Rachel Carson è forse la persona che più di qualsiasi altra ha contribuito, con un solo libro - Silent Spring- a far nascere l’attenzione per i rapporti fra le attività umane e la natura e a gettare le basi per la nascita del moderno movimento ecologista.

Rachel Carson (1907-1964), nata in una casa di campagna della Pennsylvania, si laureò in biologia. Fu assunta nell’ufficio per la pesca e la difesa della natura del Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti, dove ebbe l’incarico di redigere pubblicazioni naturalistiche - soprattutto educative. Il suo primo libro fu pubblicato nel 1941 col titolo “Il vento e il mare”, a cui fecero seguito “Il mare intorno a noi” del 1950 e “Sulla riva del mare” del 1955.
 
Nel corso dei suoi studi sulla vita marina cominciò ad osservare le alterazioni dei cicli biologici provocati dalla immissione nell’ambiente di crescenti quantità di DDT, l’insetticida “miracoloso” che eliminava gli insetti responsabili della malaria e di molte perdite di raccolti.
 
La denuncia contro gli insetticidi
 
La Carson esplorò le connessioni ambientali: nonostante un biocida sia finalizzato all'eliminazione di un organismo, i suoi effetti si risentono attraverso la catena alimentare, e ciò che era inteso per avvelenare un insetto finisce per avvelenare altri animali e uomini: il DDT e i molti altri pesticidi simili immessi in commercio in quantità industriale dagli anni ‘40 del Novecento non sono biodegradabili e restano a lungo persistenti sul terreno, nei fiumi e nel mare.
 
Carson rese evidente come, in agricoltura, il DDT che restava nel terreno veniva fissato dai vegetali e veniva assorbito dagli animali; nel caso delle mucche passava dal fieno al latte e col latte passava nella dieta umana; nel caso del mare, dove sono molto estese le catene di predatori e prede, il DDT passava da un pesce all’altro, e da qui di nuovo nella dieta umana.
 
Rachel Carson espose il crescente disagio dei biologi e dei consumatori nel celebre libro “Silent Spring”, pubblicato nel 1962 e tradotto in italiano con il titolo “Primavera silenziosa”. Vi spiegava con grande chiarezza che, se si fosse continuato ad usare in quantità crescenti e indiscriminate pesticidi clorurati e simili, essi sarebbero stati assorbiti anche dagli uccelli che sarebbero morti; la primavera, così, in futuro sarebbe stata privata del loro canto: “silenziosa”, appunto. Il libro subì durissimi attacchi da parte dell’industria chimica che vedeva compromessi i suoi crescenti profitti legati alla vendita di fitofarmaci.
 
Gli argomenti furono quelli consueti del negazionismo ecologico: se si fosse dato retta a questa visionaria (alcuni l’accusarono di essere “comunista”) e se fosse stato vietato l’uso del DDT, milioni di persone sarebbero morte di malaria e altrettante sarebbero morte di fame per la distruzione dei raccolti agricoli da parte dei parassiti che il “provvidenziale” DDT riusciva invece a sterminare.
 
Queste critiche amareggiarono gli ultimi anni di vita di Rachel Carson, che morì di tumore al seno nel 1964; il suo libro tuttavia aveva già cominciato il suo cammino trionfale, divenendo un best seller sia negli Stati Uniti che oltreoceano.Silent Spring delinea con chiarezza la differenza tra le diverse pratiche in agricoltura“Ci troviamo ora di fronte a due strade divergenti.
 
Ma queste due strade non sono ugualmente giuste. La strada su cui stiamo viaggiando da tempo è ingannevolmente semplice, una superstrada liscia su cui andiamo avanti a tutta velocità, ma alla fine di questa strada risiede il disastro. L'altra biforcazione della strada -quella meno battuta- è la nostra ultima, la nostra unica possibilità di raggiungere una destinazione che assicura la conservazione della terra”.
 
Conclusioni
 
Le riflessioni di Rachel Carson diedero il via a un vasto movimento di contestazione. Milioni di persone si interrogarono su che cosa veniva sparso nei campi e finiva in raccolti ed alimenti, e cominciarono a chiedere ai governi di controllare i residui di fitofarmaci nelle acque e nel cibo e di vietare le sostanze più nocive e tossiche.
 
In molti paesi furono emanate norme più restrittive e furono posti dei limiti alla massima quantità di pesticidi ammessa nelle acque. Ad oggi “Silent Spring” rimane un testo fondamentale per il movimento ambientalista contemporaneo in Occidente ed è ancora considerato un'importante opera etteraria. La coraggiosa biologa merita un posto d’onore tra i pionieri mondiali dell’ambiente.
 

Abdul Karim Sadik. Il futuro spetta alle risorse rinnovabili

Sostenibilità / -

Il consigliere per lo sviluppo economico del Kuwait Fund spiega come fame e povertà si possano sconfiggere grazie a un maggiore impegno della cooperazione internazionale. "Questa Esposizione Universale aumenta la consapevolezza sulla sfida mondiale della sicurezza alimentare", affrontando i temi legati all’equilibrio tra le risorse petrolifere e le nuove fonti rinnovabili, alla scarsità delle risorse idriche e alle soluzioni per ridurre lo spreco di cibo.

“La sicurezza alimentare – racconta Abdul Karim Sadik – è un tema che dovrebbe riguardare la comunità internazionale perché è una questione che riguarda tutti. L’acqua significa vita, e i Paesi produttori di petrolio stanno affrontando la scarsità di terre coltivabili, e per il loro futuro dipendono principalmente dall’importazione di cibo e dallo sviluppo di metodi di desalinizzazione”. 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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