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Insetti nel piatto: l’entomofagia

Lifestyle / -

Gli insetti sono gli animali più abbondanti del Pianeta e le loro carni sono ricche in proteine, vitamine e povere di grassi. Il loro gusto inoltre sembrerebbe essere gradevole. Perché quindi non entrano in modo considerevole nei nostri piatti?

A parte rare eccezioni, tutta la vita è mossa da una unica energia: quella solare. Grazie alla fotosintesi clorofilliana, essa viene catturata dai vegetali e, trasferendosi a tutti gli animali attraverso le reti alimentari, assume le mille forme degli esseri viventi. Ogni anno l'energia solare produce una biomassa - la sostanza organica che noi del regno degli animali necessitiamo per nutrirci -  pari a 104.9 * 1015 g e quindi ogni singolo individuo avrebbe a disposizione un quantitativo di cibo impressionante ed estremamente diversificato. Eppure la maggior parte degli animali vive in uno stato al limite della denutrizione e per di più la sua dieta è piuttosto monotona. I carnivori si nutrono quasi esclusivamente di carne mentre i vegetariani amano i vegetali.
E non solo: i vegetariani spesso non consumano tutte le piante, ma ne prediligono solo alcune. Un esempio su tutti: la farfallina del geranio ama solo la sua pianta e rifugge tutte le altre. Se non c'è il geranio, la farfallina semplicemente si lascia morire.
Gli animali onnivori, contraddistinti da una dieta varia, sono piuttosto rari e rientrano in questa categoria i ratti, gli scarafaggi, i corvi, i suini e pochi altri.
Un cibo nutriente ed ecosostenibile
La nostra specie è il campione indiscusso di questo tipo di alimentazione avendo la capacità di digerire una varietà di cibo elevata. Nonostante questa capacità pressoché unica, l'uomo fa lo schizzinoso e non mangia alcuni cibi potenzialmente commestibili. Sto parlando degli insetti che, nonostante sono presenti in quantità abbondante (più del 70 per cento degli animali è un insetto) e siano ricchi di proteine e poveri di grassi vengono scelti dall’uomo come alimento solo sporadicamente, almeno in Occidente. Secondo i calcoli dell’entomologo Dennis Oonincx, una dieta a base di insetti non solo è buona e nutriente, ma è addirittura ecosostenibile. L’allevamento di larve commestibili emette nell’atmosfera un quantitativo molto inferiore di anidride carbonica rispetto a quello dei polli, suini e  bovini. 
Ricette dal mondo e dalla storia
Sono noti i piatti orientali o africani dove l'ingrediente principale è rappresentato proprio dagli insetti.  Gli orientali amano le cicale (femmine soprattutto) che vengono ricoperte con una pastella e quindi fritte nell’olio bollente. In Africa invece si mangiano molto le larve delle falene del bambù, che vengono cucinate preferibilmente alla griglia - gli africani amano così tanto queste larve che le mettono in scatola per poterle comperare agevolmente nei supermercati.  Anche gli antichi romani amavano la cucina a base di questi animali e un loro piatto tipico consisteva in grossi bruchi xilofagi (che si nutrono di legno) cotti su pietre bollenti e quindi conditi con il miele.
Nel deserto australiano esistono delle formiche che ingurgitano una quantità talmente elevata di cibo da diventare enormi. Le formiche operaie usano queste formiche – che prendono il nome di otri di miele – come dispensa. Le appendono al soffitto e, quando sono affamate, inducono un rigurgito di sostanza zuccherina che serve per la loro nutrizione. Gli aborigeni australiani da millenni scavano il terreno alla ricerca di queste formiche che mangiano vive e che, sembra, abbiamo un gusto delizioso.
Aspetti pratici dell’entomofagia
Secondo alcuni esperti, la dieta a base di insetti è ottima sia dal punto di vista dietetico sia da quello organolettico. Pare infatti che gli insetti siano molto buoni. Ma allora perché questi piccoli esseri non vengono serviti nei nostri piatti? Sicuramente il fatto che siano così difficili da allevare non ha aiutato la loro diffusione: accudire una vacca è sicuramente meno oneroso e più produttivo rispetto alla irrisoria quantità ottenibile dall’allevamento di piccoli animali a sei zampe. E questo è un limite non indifferente che, a mio avviso non permetterà agli insetti di entrare nelle nostre diete in modo considerevole. Eventualmente, visti gli indiscussi vantaggi nutrizionali, questi invertebrati potranno essere un valido compendio alla nostra alimentazione. Attualmente esiste anche un altro problema legato alla commestibilità degli insetti: quello legale. Come è noto, la carne che noi ingeriamo deve essere controllata da un veterinario e i veterinari esperti in carne di insetti sono piuttosto rari, per questo trovare carne di insetto legale è piuttosto difficile.
Expo Milano 2015 è l'occasione per condurre una riflessione a tutto tondo sulle risorse del Pianeta, attuali e future. La sostenibilità e il confronto con le altre culture sono assi cardinali dell'Esposizione Universale di Milano.
 
 

Cos’è l’agricoltura biologica

Sostenibilità / -

cos e agricoltura biologica
© Jane Taylor/Mint Images/Corbis

L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione e di allevamento che esclude sostanze sintetiche e privilegia la salute dei terreni e il benessere degli animali. In crescita continua in tutto il mondo, con molti tratti in comune tra i diversi Paesi.

Molti prodotti quotidiani possono provenire dall’agricoltura biologica, verdure, cereali, carne, formaggi, uova, cotone. Ciò che li rende bio è il modo con cui sono stati cresciuti, trasformati e poi certificati. Non si fa uso di fertilizzanti o pesticidi di sintesi bensì si favorisce lo sviluppo di insetti utili, si prediligono varietà rustiche, autoctone o più resistenti alle malattie, si applica il criterio dell'alternanza delle coltivazioni per non impoverire il terreno come invece accade nelle monocolture intensive. Gli allevatori non usano ormoni, antibiotici, e agli animali si garantiscono mangimi naturali e spazi aperti. Ma non è un’agricoltura imbelle: si possono usare antiparassitari naturali e sistemi che impediscono la riproduzione degli insetti nocivi, si arricchisce il terreno con letame o compost, si praticano pacciamatura, sovescio, associazioni sinergiche di piante. Risultato, alimenti privi di residui tossici e nutrizionalmente ricchi.
 
I pionieri dell’agricoltura biologica
Tra i padri ideali dell’agricoltura biologica si possono annoverare l’austriaco Rudolf Steiner, che tenne a Koberwitz, nel 1924, otto lezioni per agricoltori considerate i fondamenti della biodinamica; Sir Albert Howard, scienziato britannico che introdusse nel 1930 l’idea di un’agricoltura consciamente opposta alle tecniche agricole distruttive che allora stavano prendendo piede; e Walter James, Barone di Northbourne, l’agronomo che nel libro Look to the Land del 1940 coniò il termine “organic farming" concependo la fattoria come un’entità vivente.
La prima associazione riconducibile alla difesa dell’ambiente in àmbito agricolo è la Soil Association, fondata nel 1946 in Inghilterra sulla scorta delle preoccupazioni per le implicazioni della meccanizzazione dell’agricoltura dopo la Seconda Guerra mondiale. Il primo passo di una federazione mondiale è invece stato mosso il 5 novembre 1972 a Versailles, quando Roland Chevriot di Nature et Progrés invitò vari pionieri del biologico, tra cui la fondatrice della Soil Association Lady Eve Balfour, Kjell Arman della Svenska Biodynamiska Föreningen, Jerome Goldstein del Rodale Institute e Pauline Raphaely della Soil Association della Repubblica Sudafricana. Lì nacque la International Federation of Organic Agriculture Movements (Ifoam). Ma allora non esistevano leggi, né nazionali né internazionali.
 
Le norme dell’Europa
L’Europa ha riassunto i principi contenuti nei disciplinari di queste pionieristiche organizzazioni per dare corpo al Regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio del 24 giugno 1991. Per la prima volta vengono statuite regole da rispettare e criteri di coltivazione. Da qui in poi sono riconosciuti come biologici solo i prodotti sottoposti ad accurati controlli e a tale scopo nascono gli organismi di controllo, enti privati accreditati presso i ministeri di ogni Paese membro con il compito di verificare che i produttori applichino effettivamente le direttive. Il biologico è quindi controllato dal seme al prodotto finale e, se tutto è stato eseguito in conformità con le regole, presenta in etichetta il marchio europeo. Secondo gli ultimi dati disponibili di Eurostat (2011) nella zona Eu-27 ci sono 9,6 milioni di ettari coltivati con metodo biologico (nel 2002 erano 5,7 milioni), il 5,4% dei terreni europei. Nell’ultimo decennio il bio è stabilmente avanzato di 500.000 ettari all’anno, e gli operatori economici sono 270.000. In Nord America, quando la Organic Farming Research Foundation (Ofrf) avviò il suo programma di tracciatura nel 1994, c’erano approssimativamente da 2.500 a 3.000 fattorie biologiche in Usa. Dal 1990 il Congresso ha adottato l’Organic Foods Production Act (Ofpa) e dal 2002 L’Usda National Organic Program (Nop) supervisiona le certificazioni concesse dagli enti accreditati. Oggi, in tutti i 50 stati ci sono aziende agricole certificate, e gli oltre 15.000 produttori forniscono il 2% di tutto il cibo made in Usa. 
 
I valori dell’agricoltura biologica
L’agricoltura biologica si è negli anni arricchita di nuovi valori. Nella 12esima Conferenza scientifica della International Federation of Organic Agriculture Movements (Ifoam) del 1988, più di 60 Paesi hanno votato unanimemente contro l’uso di sementi Ogm a causa del timore di rischi definiti inaccettabili. Alcune ricerche che affermano che alcuni prodotti bio sono nutrizionalmente più integri rispetto agli omologhi convenzionali. Secondo un fondamentale studio della University of Hohenheim condotto in 18 Stati europei, “l’agricoltura biologica performa meglio rispetto alla convenzionale in relazione alla maggioranza degli indicatori ambientali: ecosistemi, terreni, falde e acque di superficie, clima e qualità dell’aria, bilancio energetico, benessere animale, qualità dei cibi prodotti”. Nel rapporto Facts and figures on organic agriculture in the European Union del 2013 la Commissione Ue riconosce: “Certamente per alcuni il biologico è diventato un modo di vivere”. 
Concetti che una grande signora del biologico italiano, Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai, così aveva anticipato a conclusione degli stati generali dell’agricoltura bio in Italia dieci anni fa: “C'è una grande sinergia tra biologico e tutela del paesaggio: il biologico conserva la biodiversità, che mantiene sana la terra attraverso tanti generi di piante, di insetti, di animali. L'agricoltura biologica è estremamente importante sia per la terra, sia per l'ambiente, sia per l'individuo".
 
 

Ibrahimović e la campagna 805 Million Names

Cultura / -

 
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Marina Catena-Zlatan Ibrahimovic courtesy of WFP
Zlatan Ibrahimovic courtesy of WFP 2
Zlatan Ibrahimovic courtesy of WFP
Zlatan Ibrahimovic courtesy of WFP
Chheuy and Lida
Courtesy of WFP ©Jin Iwata
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Siatta
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Mariko
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Yaae
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Antoine
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Carmen
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Sawsan
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Rahma
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Zlatan Ibrahimovic
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Zlatan Ibrahimovic
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Zlatan Ibrahimovic courtesy of WFP
© Kcs Presse-Splash News-Corbis
Zlatan Ibrahimovic
© Kcs Presse-Splash News-Corbis3

L’attaccante del Paris Saint-Germain Zlatan Ibrahimović è il testimonial della campagna 805 Million Names del World Food Programme, ideata dall'italiana Marina Catena, la donna italiana alla guida del World Food Programme. Il giocatore si è fatto tatuare temporaneamente sul corpo i nomi di 50 persone, in rappresentanza delle 805 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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