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Il cibo è sempre nutrimento? Forse no, per mangiare bene ci vuole conoscenza

Lifestyle / -

FPCP cibo nutrimento imm

Ottocento milioni di persone nel mondo sono denutrite e un miliardo obese: questo è uno dei primi dati snocciolati alla conferenza “La sicurezza e la qualità del cibo”, evento condotto dal giornalista scientifico Piero Bianucci all’interno della quarta edizione della Biennale Democrazia di Torino.

L’ossimoro del cibo: sovrapproduzione, obesità e fame nel mondo
La produzione mondiale di cibo è 1,6 volte il fabbisogno reale; siamo circa sette miliardi e produciamo cibo per dodici. Nei paesi poveri i bambini soffrono la fame e nei paesi occidentali il 30-40% dei bambini obesi soffre di rachitismo. Appare evidente che qualcosa non sta funzionando: c’è chi non riesce a mangiare e chi mangia molto e si nutre poco, cioè male. Un quadro sconfortante che mostra una distorsione forte tra produzione e consumo di cibo e mette al centro del dibattito mondiale il problema della distribuzione della ricchezza e dell’equità sociale. Ma non è tutto qui.
 
Il controllo sanitario sugli allevamenti animali in Europa e America
Anche i dati legati alle condizioni in cui vivono gli animali di cui ci nutriamo non sono incoraggianti, se consideriamo che 19 miliardi di polli si danno il cambio negli allevamenti ogni 150 giorni (ciclo di vita di un povero pennuto che vive in batteria). Anche in vista del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il nuovo accordo transatlantico sul commercio e gli investimenti  “sarebbe necessario aprire un ampio dibattito riguardo la salute, il controllo e il benessere degli animali visto che il 70% delle malattie emergenti – racconta Maria Caramelli dirigente dell’Istituto zooprofilattico Piemonte, valle d'Aosta e Liguria - sono legate proprio a loro”.
 
Il giusto prezzo di un nutrimento sano. Informare per responsabilizzare i consumi
Questa partita si gioca però sull’informazione, anzi su due livelli di informazione: quella autonoma e critica che genera consapevolezza nelle scelte sul cibo e quella indotta dalla pubblicità che gioca un ruolo fondamentale negli stili di vita, soprattutto degli adolescenti.
La salute legata al cibo è dunque un nodo fondamentale che si intreccia con le modalità con cui si produce ma è anche fortemente legata alle condizioni in cui operano gli addetti ai lavori. E qui si aggiunge la questione etica dei prodotti (il commercio equo e solidale) che non è solo una “moda”, ma è una questione che coinvolge le politiche degli Stati che dovrebbero porsi come istituzioni a tutela dei cittadini per regolare un mercato che in molti casi favorisce lo sfruttamento e il depauperamento della manodopera in favore di un prezzo più basso al banco del supermercato. “Il cibo di qualità, inteso come nutrimento sano, non può costare troppo poco - sostiene Sergio Capaldo veterinario cuneese, fondatore di un’associazione ambasciatrice della qualità e della salubrità per gli allevamenti della razza bovina Piemontese – siamo noi che dobbiamo mangiare meno”. 
 
Meno male che c’è la Scuola
Ma per arrivare a questa scelta (e vale per tutti gli alimenti) c’è bisogno di un’informazione corretta sulle conseguenze che il cibo ha sulla salute ed è evidente che la scarsità di informazione colpisce sempre di più i deboli che vivono ai margini delle metropoli occidentali. L'obesità infantile sta diventando un problema serio, ed è proprio sulla scarsa informazione che pone l’accento la dottoressa Caramelli: “La malnutrizione è tra noi, non è solo in immaginari lontani ed esotici o nelle fredde steppe del nord, ma è nelle nostre metropoli, è qui a Torino dove in molte scuole tanti ragazzi fanno come unico pasto quello servito nella mensa scolastica. La malnutrizione sta colpendo le nostre città e il cibo sta diventando un dibattito centrale per la democrazia, perché dobbiamo garantire a tutti di non ammalarsi, e i più poveri stanno perdendo il diritto alla food safety“.
 
 

Délio Jasse. "The place to be": per la mia città della memoria lavoro come se fossi in cucina

Cultura / -

L'artista Délio Jasse porta la sua installazione artistica nel Padiglione dell'Angola: storia e memoria del Paese vengono interpretate attraverso forme, tecniche fotografiche e colori. Con la mostra "The place to be" Jasse rievoca la città di Luanda tra ieri e oggi attraverso il tempo, lo spazio e i luoghi fisici: offre così al pubblico un percorso (anche fisico) in una città ideale che fonde passato e presente, composizioni e immagini, con un occhio di riguardo ai materiali e alle tecniche... proprio come in cucina.

Romano Prodi. Usare la terra per nutrire e non per produrre energia

Editoriale / -

Il cibo è il problema di maggiore rilevanza nel mondo. Bisogna diminuire gli sprechi e produrre in maniera sostenibile. E l’Italia deve tornare a investire nella ricerca in agricoltura.

Alla giornata di lavoro “Italia 2015: il Paese nell’anno dell’Expo”, secondo appuntamento del percorso verso la Carta di Milano, è intervenuto Romano Prodi. L’ex Presidente del Consiglio pone l’accento sulla necessità di investire nella ricerca in ambito agricolo. Soprattutto nel nostro Paese. E identifica come prioritaria la battaglia per l’accesso al cibo. “Non vi è assolutamente consapevolezza nel mondo – spiega Prodi – che il tasso di crescita della domanda di cibo è superiore al tasso di crescita della produzione. E le previsioni per il futuro non sono buone”.
 
Il dilemma del mondo
Le stime sui prossimi dieci anni indicano che il settore agricolo avrà una crescita dimezzata rispetto al decennio precedente, con un tasso pari all’1,5% e con una produttività che non supererà l’1 per cento. “Miracoli – racconta Prodi – come il triplicare la produzione dei cereali negli ultimi 50 anni saranno difficili. Quindi il dilemma del mondo è: o aumentare la produzione o ridurre i consumi”. E nonostante negli ultimi due anni e mezzo sia andata meglio in termini di resa dei raccolti, con i prezzi agricoli piuttosto bassi, non bisogna dimenticare i recenti momenti di tensione dovuti all’aumento dei prezzi, tali da costituire una delle ragioni delle ribellioni sociali avvenute in Medio Oriente e in altre zone del mondo.
 
Grande spostamento mondiale
Il grande rischio riguarda l’impiego della terra per la produzione di biocarburanti. Questo cambiamento dell’agricoltura mondiale sta portando Paesi come gli Stati Uniti a destinare il 40% del mais americano per la benzina e non per il cibo. “Il grano necessario – prosegue Prodi – per riempire il serbatoio di un SUV può nutrire una persona per un anno”.  Sono i “nuovi” Paesi che stanno portando avanti la sfida della sicurezza alimentare. Stanno cambiando i protagonisti del commercio delle derrate di base, con la Cina che è già diventata il grande magazzino dei cereali del mondo, con il 30% delle scorte di grano, il 40% di mais e il 42% di quelle di riso. Il cibo di fatto diventa un grande problema strategico: difensivo per i Paesi sovrappopolati e offensivo per i Paesi che possono diventare esportatori.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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