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I nuovi contadini: giovani e laureati, praticano l'agricoltura 3.0

Lifestyle / -

I nuovi contadini

Un'agricoltura innovativa e digitale ma con uno sguardo al passato, ai valori della ruralità, ai prodotti tradizionali, alla sostenibilità. Il lavoro di contadino, così, si rinnova.

Il “ritorno alla terra” in Occidente è una tendenza in atto ormai da anni; i nuovi contadini si occupano del settore primario, allevamento, pastorizia e agricoltura, alla base del cibo; sono giovani, in buona percentuale donne, spesso laureati, con esperienze pregresse nel terziario. 
 
Tra gli agricoltori per necessità, disoccupati che rilevano aziende agricole per mantenersi, invece di andare all'estero in cerca di fortuna, come i “cervelli in fuga”, c'è un piccolo esercito di contadini per scelta, che portano in azienda conoscenze e competenze scolastiche ed esperienze di lavoro accumulate, spesso all'estero e nel settore terziario. 
 
Identikit dei neocontadini
I dati degli ultimi anni sugli iscritti alle facoltà di agraria, sugli impiegati nell'agricoltura e sul numero delle aziende hanno tutti segno positivo e sono confortanti: l'agricoltura è, paradossalmente visto che viviamo nell'era delle nuove tecnologie digitali e di Internet, uno dei settori più dinamici e smart
 
Questi neocontadini spesso hanno ereditato la terra e l'azienda dal padre o dal nonno, talvolta iniziano una nuova attività da zero. Sia che scelgano di riprendere in mano le imprese dei propri avi, sia di cominciare una agristartup, il loro intento è di rinnovare il comparto agroalimentare, ma ripartendo dai valori e dalle attività tradizionali, dai prodotti e dalle filiere locali, piuttosto che modernizzando esclusivamente in chiave di economia di mercato. 
 
Dopo decenni di delocalizzazione delle produzioni, anche agroalimentari, i contadini 3.0 vogliono rilocalizzare le produzioni, e spesso lo fanno ripartendo dalle agrobiodiversità tipiche, da modi e tecniche di produzione tradizionali e con una visione etica orientata ad una produzione di cibo ecologica, sostenibile, rispettosa della cultura e dell'ambiente locale, green.
 
Agricoltura 3.0 
Molte di queste aziende sono multifunzionali e offrono ospitalità rurale come agriturismi, percorsi ambientali ed educativi come fattorie didattiche. E poi ci sono le agriscuole, gli agribirrifici, gli agriristoranti, esperienze che si legano alla terra, ai prodotti e ai valori delle comunità locali, della socialità, della ruralità, delle produzioni a km zero, biologiche, biodinamiche. 
Attraverso le retroinnovazioni i neocontadini guardano alle eccellenze agroalimentari del passato ma con strumenti nuovi, attraverso innovazioni o di prodotto o di processo o di servizio. Così ad esempio un prodotto della tradizione viene fatto riscoprire attraverso i social network,  commercializzato attraverso l'e-commerce. 
 
In tal modo fioriscono alleanze formali tra produttori e consumatori, come gruppi di acquisto, distretti e reti di economia solidale rurale, usando ampiamente Internet, per “fare rete”. 
In altri casi produttori e consumatori si supportano aderendo a quella che potremmo chiamare “comunità del cibo”,  cara a Slow Food, superando gli steccati neoliberisti: attivismo alimentare, coproduzione e solidarietà, reti alimentari alternative (alternative food network)  sono parole chiave per chi crede che “nutrire il pianeta” - come riecheggia nel Tema di Expo Milano 2015 - sia compito di ognuno e occorra il concorso di tutte le intelligenze per farlo al meglio, in modo consapevole, sostenibile ed etico. 
 

Cinque domande a Oxfam Italia. Come creare valore aggiunto con la produzione dei grani in Ecuador

Innovazione / -

La riscoperta delle antiche coltivazioni parte dalle donne
© Marco Palombi

Grazie alla collaborazione tra i coltivatori, si apre un mercato stabile per il commercio dei grani andini. Oxfam Italia, che sviluppa e valorizza le potenzialità territoriali, risponde alle nostra domande sul progetto.

A Expo Milano 2015, la foto-story esposta nel Padiglione Zero sarà un’ulteriore occasione per conoscere i progetti di Oxfam. Che messaggio vi piacerebbe trasmettere del vostro approccio al tema della sicurezza alimentare?
L’approccio che proponiamo si basa sulla valorizzazione dell’agrobiodiversità e dei prodotti tipici, in un’ottica di sviluppo sostenibile. Pensiamo a un modello alternativo (ancora possibile) di produzione e consumo, per garantire la sicurezza alimentare, contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e dei diritti individuali, oltre a preservare la corretta gestione, uso e controllo delle risorse naturali.

Quali difficoltà avete incontrato nel vostro percorso? Come le avete superate?
Abbiamo dovuto affrontare soprattutto dei problemi legati alle differenze culturali. Il nostro intervento ha coinvolto diversi aspetti progettuali: abbiamo messo in piedi un processo di sensibilizzazione che si basa sulla valorizzazione delle potenzialità nutritive, culturali e commerciali delle colture locali; dal punto di vista tecnico, sono state introdotte innovazioni sostenibili; sotto il profilo politico, abbiamo coinvolto altri partner sia nel settore pubblico che privato; infine, per proteggere l’ambiente sono stati utilizzati semi adattati e resilienti impiegati con tecniche agro-ecologiche sostenibili.

Rispetto alla data di presentazione della domanda, come si è sviluppato oggi il progetto?
Nel proseguimento del progetto, abbiamo fornito assistenza tecnica ad altri cantoni con l’aiuto dell’associazione Mama Murucuna. La Unorcac (Unione delle Organizzazioni Contadine di Cotacachi) sta definendo un nuovo modello di gestione della parte micro imprenditoriale, con i grani andini come prodotto di punta. La politica si sta muovendo con decreti municipali e con un Piano di Promozione della Quinoa a livello Nazionale.
 

Quali sono le prossime tappe? 
Le organizzazioni di base stanno lavorando per portare avanti indipendentemente il progetto, per garantire stabilmente prodotti di qualità e creare valore aggiunto. Il fine è di ampliare i mercati per posizionare l’agro-ecologia, l’identità culturale e territoriale come modello di sviluppo sostenibile. Inoltre lavoreremo per garantire appoggio politico a questo tipo di piccoli agricoltori e rafforzare l’alleanza tra zone rurali e aree urbane.

Intendete replicare il progetto in altri Paesi o in altri contesti?
Il programma si sta già espandendo in altre comunità limitrofe. Ma quest’esperienza di lavoro, una volta messa a sistema, è molto stimolante e può essere applicata in altri Paesi.

Serve l'agricoltura di una volta per adattarsi al clima del futuro. Lo chiede la Fao

Sostenibilità / -

Etiopia, le banche dei semi aiutano gli agricoltori a recuperare le varietà di colture tradizionali.
© Jim Richardson/National Geographic Society/Corbis

Il riscaldamento globale rischia di minacciare la resa dei raccolti agricoli. Per evitare un calo della produzione di cibo è bene riscoprire varietà di piante e animali poco utilizzate, ma che hanno dimostrato di adattarsi meglio ai cambiamenti climatici. A chiederlo, è la Fao.

I cambiamenti climatici minacciano la biodiversità delle scorte alimentare di tutto il mondo. Aumentare gli sforzi per proteggere le piante e gli animali a rischio estinzione è quindi fondamentale per salvaguardare la resa e la varietà dei raccolti, e fare in modo che questi possano adattarsi più facilmente a un quadro meteorologico e climatico fuori controllo. Il nuovo richiamo è presente nel documento Coping with climate change presentato lunedì 19 gennaio dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao).
 
Scegliere le varietà più resilienti
Alcune varietà di coltivazioni che oggi sono poco considerate dagli agricoltori hanno dimostrato di essere più resilienti, cioè in grado di adattarsi meglio a un aumento della temperatura media globale rispetto ad altre che, pur essendo molto popolari, sono più minacciate dai cambiamenti climatici. Ecco perché, secondo lo studio, assicurare la varietà per garantire la sicurezza alimentare è tra le “sfide più dure che l’umanità deve affrontare”. Tra il 16 e il 22 per cento delle specie selvatiche può rischiare l’estinzione nel giro dei prossimi 50 anni, come il 61 per cento di arachidi, il 12 per cento di patate e l’8 per cento di fagioli dall’occhio (legumi).
 
Per adattarsi ai cambiamenti climatici
“In un mondo più caldo e con condizioni meteorologiche sempre più dure e variabili, piante e animali usati per produrre cibo devono essere biologicamente capaci di adattarsi più velocemente che in passato” ha detto il vicedirettore generale della Fao Maria Helena Semedo. “Prevenire ulteriori perdite in termini di risorse genetiche in agricoltura e aumentare l’attenzione per studiare il potenziale di ogni specie incrementerà anche la capacità del genere umano di adattarsi ai cambiamenti climatici”.
 
Il documento, inoltre, raccomanda alle banche di semi che custodiscono sementi ormai dimenticate di migliorare la resilienza dei sistemi alimentari consigliando l’adozione di colture ora considerate “minori”, auspica la creazione di banche comunitarie, sullo stile dello Svalbard Global Seed Vault, e chiede che venga incentivato uno scambio di sementi tra agricoltori di diverse aree geografiche per testarne la resa.
 
Vecchi semi per nuove aree coltivabili
La produzione di cibo mondiale dovrebbe crescere del 60 per cento rispetto a oggi per riuscire a garantire cibo sufficiente per 9 miliardi di persone, quanto previste per il 2050. Ma le conseguenze del riscaldamento globale sembrano portare a una riduzione delle aree coltivabili in diverse regioni del mondo, dall’Africa subsahariana ai Caraibi, dall’India all’Australia settentrionale. Mentre una loro espansione è prevista negli Stati Uniti settentrionali e in gran parte del continente europeo.
 
Nuove regioni “significa” nuovi semi, o meglio riscoprirne di dimenticati, tornare alle sementi tradizionali, selezionate in centinaia di anni di esperienza, tesoro inesauribile di caratteristiche genetiche. Per fare questo non bisogna abbandonare nessuna varietà, ma custodirle tutte fin quando le mutate condizioni climatiche le risveglieranno dal letargo agricolo.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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