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Gli insetti che si nascondono nei nostri piatti

Lifestyle / -

Consumo inconsapevole di insetti

Nella cultura occidentale l’idea di mangiare insetti genera immediata repulsione. In realtà, però, se ne mangiano tantissimi, praticamente ogni giorno. Dove sono nascosti?

Se pensiamo che il nostro Pianeta sia il regno degli esseri umani, ci sbagliamo e non di poco: dall’alto del milione di specie conosciute, la Terra è dominata dalla classe degli insetti. E c’è di più: gli scienziati sostengono che le specie ancora da scoprire siano almeno 6 milioni, altri sono convinti che le specie sconosciute salgano ad almeno 20 milioni. Siamo letteralmente circondati dagli insetti, negli ambienti aperti, naturali, ma negli ambienti urbanizzati e nelle nostre case. Gli atteggiamenti nei loro confronti variano da cultura a cultura: in particolar modo la cultura occidentale prova repulsione nei loro confronti e difficilmente li accetta come ingrediente di un piatto. Eppure, inconsapevolmente, ne mangiamo moltissimi.
 
Non lo sappiamo, ma sono nei nostri cibi quasi ogni giorno
Per noi, l’idea che gli insetti siano animali disgustosi è talmente radicata che solo il pensiero di provoca una sensazione spiacevole. Eppure anche noi ci nutriamo, in qualche modo, di insetti. Secondo autorevoli stime, il consumo medio annuale di questi animali si aggira intorno ai 500 grammi. Ovviamente il nostro consumo è del tutto inconsapevole, visto che gli insetti si trovano anche nel cibo che consumiamo. Prendiamo per esempio un salutare bicchiere di aranciata: può contenere, in modo perfettamente legale, fino a 5 moscerini oppure 50 afidi. Gli insetti sono nella frutta, nella verdura, nei succhi di frutta, negli alimenti che contengono farine e pure nella cioccolata.
 
Forse li mangiamo anche quando dormiamo
Concludiamo con una buona notizia: una leggenda metropolitana afferma che, durante il corso della nostra vita, noi mangiamo una ventina di ragni mentre dormiamo. Ebbene, esimi scienziati si sono radunati per discuterne giungendo alla seguente conclusione: la nostra bocca è un luogo privo di interesse per questi artropodi dato che non ci sono né insetti da mangiare né altre sostanze utili. Ingurgitare un ragno è insomma un evento estremamente raro… ma non impossibile!
La visita a Expo Milano 2015 è un'occasione anche per scoprire la bellezza della biodiversità. Nell'Area Tematica Biodiversity Park, in particolare, installazioni, orti, giardini e performance daranno l'occasione di sperimentare la ricchezza e la varietà della natura.
 

Che cos’è la clessidra ambientale?

Sostenibilità / -

La clessidra ambientale è l'immagine grafica che mette in relazione l'impatto dei diversi alimenti con le porzioni settimanali consigliate

Le tre associazioni italiane degli industriali delle carni propongono la propria rilettura della piramide alimentare, in uno studio che controbilancia l’impatto ambientale assoluto dei singoli alimenti con gli effettivi consumi consigliati in una dieta equilibrata. Puntando a riabilitare una filiera produttiva che rifiuta l’etichetta di ‘insostenibile’.

Chi non mangia carne, salverà il mondo? Parte da questa provocazione la ricerca che ha portato alla formulazione della ‘clessidra ambientale’, il nuovo modello che mette in relazione i consumi della dieta mediterranea con l’impatto ambientale dei diversi alimenti assunti. Per dimostrare che, nell’ambito di un regime corretto che limita il consumo di carne a 650 g a settimana, la CO2 emessa per ottenere le razioni di proteine animali raccomandate è molto vicina alle quantità emesse per produrre i carboidrati e i vegetali assunti in una settimana.  
 
Ribaltamento di prospettiva
Fino a oggi, infatti, si è valutato il carbon footprint della filiera delle carni in termini assoluti (emissioni di CO2 per kg di carne rapportate a quelle prodotte da un kg di altri ingredienti). Ora, la clessidra ambientale incoraggia un nuovo approccio, che valuta l’impatto di un alimento sulla base delle quantità realmente consumate nell’ambito di una dieta corretta ed equilibrata. 
Questo ribaltamento di prospettiva è il frutto di uno studio di due anni promosso da tre associazioni di industriali delle carni: Assica, Assocarni e Una. Che hanno voluto in questo modo far sentire la loro voce per riabilitare l’immagine della filiera, da più parti ritenuta poco sostenibile. 
 
I conti tornano?
E i risultati dello studio - che ha richiesto la collaborazione di un team di nutrizionisti, esperti ambientali, scienziati e accademici - parlano chiaro: le 14 porzioni consigliate di carne, pesce, legumi e salumi producono 7,5 kg di CO2 equivalente; le 18 porzioni di uova, latte e formaggi contano 3,5 kg: in totale, parliamo di 11 kg di anidride carbonica. Viceversa, le 35 porzioni di frutta e ortaggi previste ogni settimana ‘pesano’ 6,7 kg e le 33 porzioni di pane, pasta, biscotti e patate aggiungono 3,3 kg, per un totale di 10 kg. Un risultato, quindi, non dissimile. E che autorizza a consumare le dosi di carne consigliate senza sentirsi particolarmente responsabili delle conseguenze delle proprie scelte alimentari sul Pianeta. 
Una considerazione che, a detta degli estensori dello studio, vale a maggior ragione nel nostro Paese, dove, dalle ricerche condotte sui consumi reali di carne, è emerso come gli italiani ne mangiano mediamente circa 85 g al giorno - dato in linea con le indicazioni INRAN (oggi CRA-NUT) più recenti e disponibili.
La clessidra ambientale fornisce quindi una rilettura della piramide alimentare, che non viene messa in discussione nelle sue linee fondamentali, ma è riproposta in una forma grafica ritenuta meno penalizzante per la filiera delle carni. 
 

Duccio Campagnoli. La biodiversità è il patrimonio della nostra Terra

Sostenibilità / -

Duccio Campagnoli, Presidente di Bologna Fiere

Il Biodiversity Park di Expo Milano 2015 è un’occasione di educazione alla grane ricchezza dell’Italia. Che, insieme al biologico, può diventare il cardine dell’accesso al cibo nel 2050.

Solo 1.500 tipi di piante sono utilizzate dal settore agricolo a livello globale. Il 90% dell’energia e delle proteine proviene da 15 colture e otto specie animali. La Fao ha calcolato che tre colture alimentari - precisamente frumento, riso e mais, forniscono da sole oltre la metà dell’energia che l’umanità trae dal cibo (dati FAO, 1998). Si stima che, nel secolo scorso, tra il 70 e il 90% delle varietà coltivate siano scomparse dalle aziende agricole.
In alcune parti del Pianeta questi trend sono più evidenti, come negli Usa: qui, tra il 1903 e il 1983, si sono persi mediamente più del 90% delle varietà di molte specie orticole.
Di fronte a questo impoverimento, che in futuro potrebbe mettere a rischio l’accesso al cibo, una parte importante delle riflessioni di Expo Milano 2015 riguarda la tutela e la conoscenza della biodiversità. Un punto a favore dell’Italia, che grazie alla sua struttura geografica particolare e distintiva raccoglie, in  aree piuttosto concentrate, una straordinaria ricchezza di forme di biodiversità floristica e faunistica. A questo patrimonio naturale unico è dedicata l’area del Biodiversity Park. Si tratta di un progetto realizzato da BolognaFiere, con la collaborazione di FederBio, in partnership con il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e con  il ministero dell’Ambiente. Abbiamo chiesto a Duccio Campagnoli, presidente di BolognaFiere, di illustrare i punti salienti e gli obiettivi di quest’iniziativa.

In che cosa consiste il progetto del Parco della Biodiversità che avete contribuito a Expo Milano 2015?
Si tratta di una delle quattro aree tematiche di Expo Milano 2015, dedicata alla biodiversita' e all'agricoltiura biologica. da Padiglione Italia e dall'Albero della Vita sino all'ingresso est, abbiamo voluto sviluppare il progetto presentando tutta la varietà dei paesaggi agrari italiani e la ricchezza dell'agrobiodiversita' in cinque tipologie. È una bellissima passeggiata, ma anche un momento di conoscenza e di educazione. Il nostro più grande orgoglio sono le decine di migliaia di ragazzi che hanno visitato il parco, concludendo la visita con la mostra "storie di biodiversita'" sulla storia dell’agricoltura, curata  dall’università degli studi di milano.dedicata alla biodiversita' e all'agricoltiura biologica. da padiglione italia  e dall'albero della vita sino all'ingresso est, abbiamo  voluto sviluppare il progetto presentando utta la varietà dei paesaggi agrari italianit e la ricchezza dell'agrobiodiversita' in cinque tipologie. È una bellissima passeggiata, ma anche un momento di conoscenza e di educazione. il nostro più grande orgoglio sono le decine di migliaia di ragazzi che hanno visitato il parco, concludendo la visita con la mostra "storie di biodiversita'" sulla storia dell’agricoltura, curata dall’Università degli Studi di Milano.
 
A quali progetti state lavorando?
A tutela e promozione del biologico, stiamo lavorando su varie iniziative. abbiamo lanciato con Federbio e le varie associazioni del biologico italiano il forum internazionale del bio e grazie alla collaborazione con la fiera di Norimberga e con Ifoam dal 3 al 5 ottobre organizziamo presso il parco della biodiversità l’organic week. L’ambizione è che nella Carta di Milano siano inseriti riferimenti in più al biologico come parte fondamentale di un’agricoltura sostenibile.
 
Qual è l’importanza culturale della biodiversità?
La biodiversità è il patrimonio della nostra Terra. Questo patrimonio oggi è messo in pericolo da uno sviluppo incontrollato che non può più continuare in questo modo. Insieme all’impegno per un mondo senza fame c’è bisogno, proprio per raggiungere l’obiettivo, anche di un mondo che sappia salvaguardare e rigenerare la propria biodiversità.
È un grande tema culturale, significa saper convivere tutti con tutti, perché la propria identità emerge nella misura in cui si impara convive con tutti gli altri.
 
Chi sono i ‘nemici’ della biodiversità?
I nemici della biodiversità sono la superficialità e la complicazione. Come ha detto Vandana Shiva, bisogna andare verso la semplicità. Anche l’ignoranza è un nemico della biodiversità: in questo senso Expo Milano 2015 è una grande occasione di educazione, oltre che di divertimento. Se al termine della visita, una persona ha guadagnato il 50% di nuove conoscenze e il 50% di divertimento, è già un bel risultato!
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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