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Gli insetti: a qualcuno fanno senso e qualcuno se li mangia

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Gli insetti: a qualcuno fanno senso e qualcuno se li  mangia

L’uomo è riuscito a soggiogare la natura tanto che, nei luoghi dove vive, essa deve rispettare alcune regole. Gli insetti, animali molto antichi, riescono impunemente a conquistare uno spazio nel nostro territorio. Forse è anche per questo l’origine della nostra repulsione nei loro confronti.

L’antico popolo degli insetti oltrepassa le nostre barriere di cemento e  resiste ai nostri insetticidi, invadendo regolarmente l’ambiente dell’uomo. A dire il vero solo una piccola parte riesce a fare breccia ed entrare nei nostri ambienti: si tratta degli insetti sinantropici.
 
I principi dell’ecologia e le zanzare
Vediamo da vicino questi animali partendo da un assioma dell’ecologia che recita “dove c’è l’ambiente c’è l’animale”. Ciò significa che gli insetti che vivono con noi trovano abbondanza di cibo e protezione nei nostri ambienti. Le zanzare, per esempio, necessitano di acqua allo stato larvale mentre gli adulti si nutrono di sangue. Ebbene, negli ambienti antropizzati, le larve trovano il loro ambiente nei sottovasi, nelle fontane, nei tombini e nei bidoni degli ortisti ecc., mentre gli adulti invece hanno solo l’imbarazzo della scelta avendo a disposizione un numero davvero considerevole di riserve di sangue ambulante. Facciamo un altro esempio: gli scarafaggi. Questi animali vivevano nelle foreste preistoriche e si nutrivano di residui vegetali. Quando la nostra specie, dopo l’invenzione dell’agricoltura, ha creato gli agglomerati urbani, gli scarafaggi si sono trasferiti in città, attratti dalla massa di rifiuti organici accumulati.

Il mondo artificiale e quello naturale
Il mondo occidentale è contraddistinto da una estrema antropizzazione ambientale e ha il rapporto peggiore con gli insetti. Quindi la nostra cultura, che è riuscita a costruire gli ecosistemi più artificiali che ci siano come le città enormi e campagne industriali, ha il rapporto peggiore con gli insetti. Basta pensare che la Bibbia, libro per eccellenza del mondo occidentale, cita molti insetti ed essi non ne escono mai bene: la cavalletta, per esempio, l’insetto più nominato, è sempre e comunque un animale distruttivo. Per alcuni popoli africani, al contrario, questo animaletto è anche fonte di cibo e viene regolarmente servito nel piatto sotto forma di prelibata pietanza.
Gli insetti cittadini sono anche dannosi: quelli che vengono attirati dalle nostre coltivazioni in campagna mangiano infatti circa il 10 per cento di tutta la nostra produzione
 
La visita a Expo Milano 2015 è un'occasione anche per scoprire la bellezza della biodiversità. Nell'Area Tematica Parco della Biodiversità, in particolare, installazioni, orti, giardini e performance daranno l'occasione di sperimentare la ricchezza e la varietà della natura.
 

Lucio Cavazzoni. Sì, il biologico nutrirà il pianeta. A partire da soia, seitan, pizza e mandorle

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Lucio Cavazzoni

Una sfida saporita, sostanziosa e, per certi versi, silenziosa si sta svolgendo al ristorante Alce Nero – Berberè dentro Expo Milano 2015. Capeggiati da Simone Salvini, i membri dello staff offrono squisite porzioni di cibo da agricoltura biologica, con caratteristiche interessanti e innovative all’insegna della sperimentazione e della rassicurazione. Senza proclami, con grande costanza.

Farro, pizza con lievito madre, seitan e… mandorle. Per promuovere questa linea d’azione è stato organizzato, nel cuore verde del Biodiversity Park a Expo Milano 2015, l’incontro È il biologico il cibo che nutrirà il Pianeta?, con Simone Salvini e Lucio Cavazzoni. Davanti al ristorante Alce Nero – Berberè è stata condotta un’ampia panoramica sui metodi dell’agricoltura biologica, tutt’altro che teorica: ci sono stati assaggi della squisita pizza croccante, ben lievitata e leggera, di un piatto di pasta con un sorprendente burro di mandorle, di una crostata fatta solo con olio, farina e confettura. Scambiandosi intanto le informazioni necessarie per una scelta oculata del proprio menù con Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero & Mielizia S.p.A. 
Alla domanda “È il biologico il cibo che nutrirà il Pianeta?”, lei risponde “perlomeno a Expo Milano 2015, sì”: un intero menù proposto ai visitatori che impiega solo ingredienti bio e che si sta in continuazione rinnovando. Come?
Ci stiamo focalizzando su tre ingredienti. La soia, sulla cui certificazione dobbiamo essere sempre più rigorosi. Il seitan, che addirittura stiamo provando a produrre qui con percentuali sempre maggiori di farro, che è una concentrazione del cuore del cereale, della sua parte proteica. E la mandorla. Questo non vuol dire che abbandoneremo il grano, verso cui abbiamo un forte attaccamento. Il grano ci accompagna da almeno 26.000 anni: addirittura a quella data risalgono le tracce di grano pestato nelle grotte della Galilea. Poi sono presenti tracce di farro 8.000 anni fa in Puglia. E dobbiamo anche recuperare i grani antichi.
E la mandorla, che ruolo ha?
La mandorla accompagna l’uomo come fonte di nutrimento forse da centomila anni. Il nome mandorlo è ritenuto il nome frigio della greca Cibele e significherebbe “la grande madre”, personificante la terra che produce. Cinquemila anni fa gli antichi Greci associavano cioè il mandorlo al concetto di “pianta madre”, per la generosa ricchezza di questo seme oleoso. La voglio rilanciare. È anni e anni che Simone Salvini lavora con la mandorla. Sostituisce gli altri grassi in modo così straordinario che sarete convinti di mangiare pasta e dolci con burro, mantecati, invece sarà solo mandorla. E dal punto di vista dietetico fa una grande differenza.
Ma il mandorlo spesso è selvatico, dunque qual è la differenza tra le colture convenzionali e quelle biologiche?
Innanzitutto, va detto che la produzione di mandorle è pressoché stata abbandonata in Italia. Peccato, perché a fine Ottocento – inizio Novecento ne eravamo buoni produttori.  Abbiamo ancora una produzione minimamente apprezzabile in Puglia, specialmente a Toritto, prima dell’alta Murgia, le cui mandorle sono prodotti tipici e Presidi Slow Food, e poi naturalmente la Sicilia produce ancora mandorle. È vero che in Italia non si effettuano trattamenti pesanti, ma è altrettanto vero che si usano trattamenti pesanti nelle mandorle del Nord America e della California – di cui l’Italia è grande importatrice. So che usano molto glifosato, un diserbante, lì. E poi siccome il mandorlo è la prima pianta nettarifera, per le api, perché fiorisce a febbraio, ai primi caldi, e quindi se vi spruzzano veleni, le api ci muoiono sopra. Tutte buone ragioni per sceglierle italiane, dunque, e da agricoltura biologica.
Perché i prodotti biologici costano generalmente di più rispetto agli analoghi convenzionali
Produrre bio costa di più. Oggi si afferma che le produzioni biologiche potrebbero costare dal 30% al 40% in più, come materia prima. Il biologico costa di più per due motivi. Nell’agricoltura convenzionale tutti i fertilizzanti derivati del petrolio innescano un meccanismo di iperproduzione, dopano le piante, ma consumano la fertilità del terreno. Coltivare con metodo biologico vuol dire ripassare tre o quattro volte sul campo con i concimi consentiti, si fanno le false semine, soprattutto si recupera l’antica e saggia prassi della rotazione delle colture. Inoltre, il mercato è ancora piccolo. Ma dove il mercato cresce, i prezzi - in funzione degli aspetti logistici, non tanto di quelli produttivi - possono abbassarsi.
Produrre e distribuire alimenti biologici è anche un’azione culturale? È un modo per sostenere una più ampia acquisizione di consapevolezza?
Sì. L’agricoltura biologica è un avamposto; ci interessa che sia vera. Lo chiamiamo “cibo vero”. Se si fa un giro per Expo Milano 2015, il termine “sostenibilità” lo si legge in ogni Padiglione. Sembra già tutto cambiato, e non è vero. Ma è cambiata la cultura, è cambiato l’approccio. Vent’anni fa non avremmo letto niente di tutto questo.
Di pari passo anche il livello di conoscenza e di preparazione sul tema dell'agricoltura biologica è aumentato, vero?
Sì, però oggi c’è una nuova frontiera, che rientra nel biologico ma che nel contempo va molto oltre. Riguarda non solo come vengono coltivati o prodotti gli alimenti, ma anche cosa contengono di rilevante a livello nutrizionale. Le faccio un esempio: di recente, durante una prova d’assaggio di cioccolato, una persona ha chiesto informazioni sul Paese d’origine del cacao, perché aveva un’allergia al nichel. Noi da due anni monitoriamo i livelli di nichel dentro il cacao e alcuni di questi, per esempio quello raccolto sulle montagne del Perù, ne hanno certi livelli, mentre altri, come quello delle pianure dei parchi del Costa Rica, ne sono privi. Serve una nuova attenzione, oggi, e forse le aziende del biologico hanno già la mentalità giusta per prestarla. Vi ho detto una cosa che non sapevate, eh?
È difficile chiederlo a un produttore. Ma lei ha un piatto preferito?
Non un piatto. Una cucina. È la cucina di Simone Salvini. Io sono emiliano, mia mamma era una grande cuoca, sono nato e cresciuto pienamente in quella cultura di tortellini, tortelloni. Ma quando ho conosciuto l’anno scorso la cucina di Salvini me ne sono innamorato. Sarà per l’insieme delle spezie tutte delicate e dolci, il limone, lui cucina le erbe, lui cucina sulle pietre e i sassi trasferiscono un sapore, insomma qualunque piatto lui faccia trasforma gli ingredienti in qualcosa di così armonioso che ti nutre la mente.

Il nuovo Codice europeo anticancro. I 12 pilastri della prevenzione

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L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e l'ente dell’Organizzazione mondiale della sanità specializzato in oncologia hanno presentato la quarta edizione del Codice europeo contro il cancro.

Il Codice, realizzato per iniziativa della Commissione europea, contiene 12 suggerimenti per adottare uno stile di vita sano e mettere in atto nella quotidianità una prevenzione anticancro. La prevenzione, infatti, è uno degli interventi più importanti per abbattere la mortalità del cancro.
Il documento è stato presentato a Milano dal dottor Franco Berrino, epidemiologo ed esperto del rapporto tra alimentazione e tumori, che ha collaborato alla revisione del Codice, partecipando al gruppo di lavoro sull’alimentazione. “La stima è che se le persone seguissero queste raccomandazioni si potrebbe più che dimezzare l’incidenza dei tumori” spiega il dottor Berrino.
 
Il nemico numero uno resta il tabacco, che, purtroppo, non fa più notizia, ma che uccide, e molto. Ogni giorno si contano 15 mila morti. “Le multinazionali incassano 900 miliardi di dollari al giorno, in pratica 60 mila dollari per ogni morto”. Decine di studi, a partire dal primo sui medici inglesi iniziato già negli anni ’50 del secolo scorso, dimostrano che chi fuma perde, in media,  circa 10 anni di vita rispetto a chi non fuma. È  importante smettere a qualsiasi età”.
 
Un’altra raccomandazione riguarda il radon, un gas radioattivo che c’è nelle nostre case e che va tenuto sotto controllo. Il radon viene emesso dalle pietre di costruzione e ce n’è tanto di più, quanto maggiormente chiudiamo ermeticamente per risparmiare calore.
 
Un aspetto importante per la prevenzione riguarda l’alimentazione. Le ricerche parlano chiaro: bisogna aumentare il consumo di cereali integrali, legumi, verdure e frutta, limitando i cibi ricchi di zucchero, sale e grassi, limitando le carni rosse e evitando carni conservate e bevande zuccherate.
“L’obesità è associata a numerose malattie croniche, compresi i tumori - spiega il dottor Berrino - Le ricerche mostrano che i grandi obesi hanno fino a10 anni di vita in meno rispetto alle persone con un peso normale”.
 
Ecco nel dettaglio le 12 raccomandazioni per ridurre il rischio di cancro del Codice Europeo:
 
1. Non fumate. Non usate alcun tipo di tabacco.
2. Non consentite che si fumi in casa vostra.
Sostenete le misure contro il fumo nel vostro ambiente di lavoro.
3. Impegnatevi a mantenere un peso corporeo sano.
4. Fate quotidianamente esercizio fisico.

Limitate il tempo che trascorrete seduti.
5. Mantenete una dieta sana:
- consumate abbondantemente cereali integrali, legumi, verdure e frutta.
- limitate i cibi molto calorici (ricchi di zucchero e grassi).
- evitate le bevande zuccherate.
- evitate le carni conservate;
- limitate le carni rosse.
- limitate i cibi ricchi di sale.
6. Se consumate bevande alcoliche, di qualunque tipo, limitatene la quantità.
Per la prevenzione del cancro è meglio non bere alcol.
7. Evitate esposizioni prolungate al sole, specialmente da bambini.

Usate protezioni solari. Non esponetevi a lampade abbronzanti.
8. Nei luoghi di lavoro proteggetevi da sostanze cancerogene rispettando le regole di sicurezza.
9. Controllate se nella vostra abitazione c’è un’alta concentrazione di radon e nel caso procedete a opportune modifiche strutturali.
10. Per le donne:
- allattare al seno riduce il rischio di cancro. Se puoi, allatta il tuo bambino.
- la terapia ormonale sostitutiva (TOS) aumenta il rischio di alcuni tipi di tumore.
Limitare l’uso della terapia ormonale sostitutiva (TOS).
11. Fate partecipare i vostri bambini ai programmi di vaccinazione per:
- l’epatite B, per i neonati.
- il papilloma virus (HPV), per le ragazze. 

12. Partecipate ai programmi organizzati di diagnosi precoce per:
- tumori dell’intestino;
- tumori della mammella;
- tumori della cervice uterina.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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