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Digiuno-terapia. Una pratica millenaria che purifica corpo e spirito

Lifestyle / -

Digiuno terapia
Mahatma Gandhi © Hulton Deutsch Collection/Corbis

Per digiuno si intende l’astensione consapevole dagli alimenti per un certo periodo di tempo. Di digiuni nel mondo se ne contano molteplici. Esiste anche il digiuno ecologico, che fa bene all'ambiente.

Alla base di ogni digiuno, vi sono teorie e finalità particolari. Chi cerca di depurare il corpo dalle tossine, chi di liberare lo spirito da sensi di colpa ed emozioni negative.
 
Il digiuno religioso
E’ una modalità utilizzata per purificarsi, per prendere distanza dal corpo e dai suoi bisogni e per favorire il pentimento dai peccati. La maggior parte delle religioni contempla periodi di astensione dai pasti che avvicinano i fedeli alla divinità. La Quaresima cristiana, il Ramadan islamico, lo Yom Kippur ebreo e l’Ekadasi induista ne sono degli esempi.
 
Il digiuno dietetico e terapeutico
Il primo può essere praticato con regolarità da chi è sano e vuole depurarsi periodicamente in modo autonomo dalle scorie accumulate, il secondo può essere intrapreso da chi è malato e necessita della pratica del digiuno come terapia medica. In questo caso, a scopo precauzionale, è consigliato un ricovero in clinica sotto la guida di uno specialista che monitori le reazioni del fisico durante il periodo di astensione dal cibo che può durare circa tre settimane.
 
Il digiuno politico
Il politico indiano Mahatma Gandhi usò il digiuno per la purificazione dello spirito, ma anche come mezzo politico per ottenere l’indipendenza del suo Paese dalla Gran Bretagna. Anche il movimento politico inglese delle Suffragette che all’inizio del secolo scorso lottò per il riconoscimento dei diritti civili alle donne, utilizzò più volte lo sciopero della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica anglosassone alle tematiche che gli stavano a cuore, come il riconoscimento del suffragio femminile.
 
Il digiuno ecologico
Jean-Claude Noyè, ne “Il grande libro del digiuno” descrive le relazioni tra ambiente e digiuno. In questo caso, per digiuno non intente tanto l'astensione dagli alimenti, ma la riduzione ragionata del cibo con il tentativo di contrastare il consumismo. Alla base della sua riflessione, vi è una filosofia della sobrietà che ha come fine il raggiungimento di uno stile di vita frugale e la prevenzione degli sprechi alimentari. Secondo il suo parere, mangiare meno, mangiare poco, mangiare sano riduce l’impatto ambientale e aiuta il Pianeta a non collassare.
 
Quanti lo praticano
Secondo il Rapporto Italia 2012 di Eurispes, il 19,2% degli italiani segue periodicamente una dieta purificante (il 74,8% mai), ma non si accenna nello specifico al digiuno. Non vi sono cifre certe sulla sua diffusione nel mondo, fatta eccezione per il numero di credenti che lo praticano nelle varie religioni.

Il parere dei medici
Diversi medici nutrizionisti, da Otto Buchinger a Francoise Wilhelmi De Toledo e a Helmut Lutzner ne hanno elencato gli effetti positivi. Il digiuno normalizzerebbe i tassi di zuccheri, insulina e lipidi nel sangue ed eliminerebbe il tasso di sale dal corpo. Tuttavia, ad oggi non vi sono studi scientifici autorevoli che confermino tali ricerche. Anche l’oncologo Umberto Veronesi che ha collaborato alla stesura del libro “La dieta del digiuno" non consiglia ai lettori di digiunare, anche se il titolo farebbe presagire il contrario, quanto di esercitarsi a mangiare in modo equilibrato, vario e in modiche quantità.
 
 

5 luglio 1794: Sylvester Graham. Predicazione, vegetarianismo, l’invenzione dei crackers e dei corn flakes

Cultura / -

EHM Sylvester Graham 5 Luglio articolo img rif

Oratore e scrittore prolifico dell’igienismo e del vegetarianesimo, si opponeva rigorosamente alle "cattive abitudini" del corpo e della mente. Saremmo tutti un po’ meno salutisti e meno attenti a ciò che mangiamo se non fosse stato per il bizzarro reverendo Graham.

Personaggio controverso, Sylvester Graham. Nasce a Suffield, nel Connecticut, il 5 luglio 1794. Nel 1826 diventa pastore della Chiesa Presbiteriana e, come reverendo Graham, si unisce al movimento per la temperanza (anti-alcool).  Inizia lo studio della fisiologia e dell'anatomia comparata, scienze che utilizza nella sua campagna per la riforma dietetica negli Usa. Diventa presto noto come predicatore dell’igienismo e elabora un regime dietetico vegetariano. Nel 1837 è autore di un trattato sul pane e la panificazione, A Treatise on Bread and Bread-making e nel 1839 pubblica a Boston Lectures on the Science of Human Life ("Lezioni sulla scienza della vita umana"), il più noto dei suoi numerosi scritti, di cui vengono stampate molte edizioni negli Stati Uniti e in Inghilterra. E’ cofondatore della American Vegetarian Society  nel 1850, un anno prima di morire.
 
Dieta di Graham: no alla carne!
Intorno al 1829 elabora la dieta di Graham, costituita principalmente da frutta fresca e verdure, farina integrale e cibi ricche di fibre, escludendo completamente carne e spezie. Permessi in quantità moderata latte fresco, uova e formaggio. Graham riteneva che, aderendo a tale dieta, le persone potessero premunirsi da pensieri e pratiche impure.
Mette a punto la ricetta dei Graham crackers (gallette in origine assai morigerate, ben diverse da quelle con cui oggi si prepara la cheesecake), e quella del Graham bread, pane integrale di frumento ad elevato contenuto di fibre. Il pane andava fatto con farina non setacciata e senza additivi chimici quali allume e cloro che, affermava Graham, lo rendevano insano. Durante la rivoluzione industriale l'uso di additivi aggiunti dai panettieri era una pratica comune per rendere il pane di colore più bianco e commercialmente più attraente. Se il pane di frumento, più scuro, era considerato cibo per rozzi contadini, quello raffinato rappresentava uno status symbol per la middle class, ed era acquistato invece che fatto in casa. Il pane bianco era invece condannato dai grahamiti (i suoi non pochi ed entusiasti seguaci) che ritenevano quello fatto di farina integrale grossolana molto più nutriente e salutare: affermazione questa d'allora in poi sempre ripetuta dai nutrizionisti. Particolare interessante: nel 1837 Graham aveva difficoltà a trovare un luogo a Boston in cui predicare a causa delle minacciose sommosse di macellai e panettieri.
 
Dieta e temperanza
Graham traeva ispirazione dal movimento per la temperanza, e predicava una dieta vegetariana quale cura per l'alcolismo e per gli eccessi.
"Ogni genere di sostanze stimolanti o riscaldanti; il cibo molto stagionato; i piatti ricchi; l’uso indiscriminato delle carni; e anche l’eccessiva alimentazione; tutto, più o meno – e alcune cose al massimo grado – aumenta l’eccitabilità e la sensibilità degli organi genitali".
"Se l'uomo si sostenesse interamente con cibo crudo, la sua accurata masticazione e il lento inghiottire e i suoi pasti semplici servirebbero grandemente ad impedire l'iper-alimentazione e a salvarlo dai nocivi effetti di una delle cause più distruttive della vita civile".
 
Eredità e attualità
Graham ha influenzato importanti personaggi statunitensi. Tra questi, il medico John Harvey Kellogg del celebre sanatorio di Battle Creek e suo fratello William Keith Kellogg, fondatore della Kellog’s, entrambi suoi seguaci. La loro invenzione dei corn flakes ha rappresentato una logica estensione dell'approccio grahamita alla nutrizione.
Certo, la sua visione apocalittica dell’esistenza e l’ossessione per l’idea che una dieta rigorosa potesse prevenire ogni male non doveva rendere il reverendo Graham un tipo facilmente digeribile, a dispetto delle sue preoccupazioni salutiste… L’uomo, però, è stato a suo modo capace di intuizioni geniali e, per il suo tempo, rivoluzionarie. Ha aperto molte strade predicando una scrupolosa igiene personale, l’uso di materassi rigidi, la panificazione casalinga (l’unica, a suo dire, in grado di preservare i consumatori dalle sofisticazioni dei panettieri imbroglioni di città) e la dieta veg.  Oggi alla maggior parte degli americani sono familiari i "cracker Graham", anche se probabilmente il reverendo non riconoscerebbe (e non approverebbe) alcuni prodotti che portano il suo nome: troppo diversi da quelli da lui creati come apportatori di fibre per la dieta. Probabilmente dovremmo usare i termini "pane Graham" e "cracker" solo in combinazione con l'uso di farina di Graham, un tipo di farina di frumento integrale. Ma il "pane Graham " (quello vero) è ormai universalmente conosciuto come uno dei generi più salutari in circolazione. E buono come il pane.

Link: http://www.ivu.org/history/societies/americanvs.html
 

Mariuccia Casadio. Il vocabolario del cibo nella moda, tra arte, storia e cultura

Cultura / -

Mariuccia Casadio
© Alberto Zanetti

Il cibo si intreccia con l’evolversi degli stili di vita, dei modi di essere e di apparire: si manifesta anche nella moda, nelle sue forme e nei suoi materiali. Mariuccia Casadio, art consultant di Vogue Italia, si è occupata di questo tema nel libro di "Arts & Foods. Rituali dal 1851". Qui ci offre un assaggio di ciò che potremo assaporare alla Triennale di Milano dal 9 aprile.

Cosa si aspetta che lasci la mostra “Arts & Foods. Rituali dal 1851” alla Triennale di Milano dal 9 aprile nei visitatori?
In mostra c’è un arco di storia piuttosto ampio, ci sono tante idee di museo e di esposizione messe insieme. Da un lato c’è il piacere di vedere le cose raccolte, da un altro di poterle vedere in un modo più ravvicinato  e creare una familiarità con esse. Mi aspetto che la mostra possa far capire come in fondo da ovunque si parta si possa raccontare la storia delle arti: le arti interagiscono con noi almeno quanto il cibo. Il cibo comunica con l’evolversi di stili, di stili di vita, di modi di essere e di apparire.
 
Quali argomenti ha trattato nel suo saggio del libro “Arts & Foods. Rituali dal 1851”?
Ho pensato a tutto quello che nella nomenclatura della moda e della sartorialità è stato ereditato dal cibo: il cibo che diventa pattern, che entra in determinate diete, che ispira determinati tessuti - mi viene in mente il tessuto devoré, letteralmente “divorato” perché alcune parti vengono “mangiate” o i tessuti futuri che emettono delle vitamine che nutrono la pelle mentre li si indossa. Ho parlato delle avanguardie storiche, delle collaborazioni dei grandi sarti con grandi artisti che avevano ossessioni per le forme del cibo e della tavola. Ho costruito il mio scritto come un glossario che va dalla A alla Z: una specie di vocabolario del cibo nella moda.
 
I look delle cantanti e delle attrici hanno fatto spesso ricorso alla suggestione del cibo per inventare identità stravaganti, che hanno fatto la storia della moda: da dove nasce secondo lei questa esigenza?
Attraverso il cibo si parla del tempo e della sua cultura. Con il cibo spesso si racconta l’eccesso, il corpo fuori peso, la cultura di un Paese. Alcune pop star hanno usato il cibo nei loro abiti: da quello tempestato di sushi indossato da Katy Perry nel 2009 fino a quello di carne sfoggiato da Lady Gaga nel 2010. Fra l’altro ho visto che è stato fatto l’inverosimile per conservare ed essiccare il pezzo originale, che ha ispirato delle stampe dello stesso designer. L’abito di carne discende dalle performance in arte, era già stato realizzato nel 1987 dall’artista canadese Jana Sterbak "Vanitas: Flesh Dress for an Albino Anorectic".

C’è uno stilista che più di altri ha utilizzato il cibo o le suggestioni del cibo per le sue creazioni?
Ce ne sono alcuni ma nessuno l'ha fatto in modo continuativo. Elsa Schiaparelli già negli anni Trenta coniugava cibo, moda e arte lavorando con le avanguardie storiche con Salvador Dalì. A sua volta lei  amava la tavola, perché penso che il cibo e i rituali del cibo devono essere qualcosa a cui si guarda con simpatia, quindi probabilmente era anche una buona padrona di casa. Aveva creato delle tavernette in casa sua per ricevere gli amici. Poi lavorando con Dalì, per il quale il cibo è connesso a sessualità e bellezza, sono nati dei progetti come il Lobster Dress, l’abito aragosta, o come il cappello a forma di costoletta, o un altro a forma di buccia d’arancia. La forza dell’avanguardia rompe i confini tra dove le cose sono nate e dove possono stare e muoversi liberamente. Trovo che arte, storia e moda ci rappresentino: dal cibo puoi scrivere la storia dell’arte e la storia della moda.
 
Arts & Foods. Rituali dal 1851 è la mostra a cura di Germano Celant alla Triennale di Milano dal 9 aprile al 1 novembre 2015. In questa mostra l’arte si incontra con i temi della nutrizione: si indaga il rapporto tra le arti e i diversi rituali del cibo nel mondo in una lettura storica sull’influenza estetica e funzionale dell’alimentazione sui linguaggi della creatività.
 

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