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Crudismo. La dieta naturale di chi cucina senza cuocere

Lifestyle / -

crudismo
© Frans Lanting/Corbis_Bonobos eating grass roots.

Il crudismo è un regime alimentare che consiste nel cucinare i cibi senza cuocerli. Sì, perché i crudisti preparano i loro alimenti grazie a elaborate ricette che non prevedono fuochi, forni e fiamme. Crudo sì, ma con stile.

Non è che si mangia tutto crudo. Il crudismo è una scelta dietetica che contempla frutta, verdura, germogli, legumi, semi e noci crudi oppure trasformati attraverso l'essiccazione, la germogliazione, la fermentazione, la centrifugazione, la marinatura e la messa in salamoia dei alimenti.

L'importante è che gli ingredienti non subiscano un'alterazione dei loro principi con una cottura superiore ai 42°C. Una soglia stabilita oltre la quale, secondo i praticanti, si ha la perdita di vitamine, proteine e sali minerali imprescindibili per il benessere dell'organismo.

Crudismo o crudismi
Ne esistono diverse versioni. Mentre i crudisti vegetariani ammettono latte e derivati, uova e miele, i crudisti vegani non ne fanno uso. I crudisti onnivori mangiano anche carne, pesce e molluschi rigorosamente crudi, ma esistono anche i fruttariani, o frugivori, che si cibano solo di frutta, di frutti ortaggio tipo pomodori, peperoni, zucchine e frutta oleosa come l'avocado e le olive.

Le origini storiche del crudismo
Gli iniziati che praticavano il Manicheismo, religione persiana condannata come eretica dall'Imperatore Teodosio nel 381, non solo evitavano carne e uova, ma non staccavano direttamente la verdura e la frutta per non danneggiare le piante.

Tra gli iniziatori del crudismo moderno si annoverano Arnold Ehret, scrittore tedesco vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ed Herbert Shelton, igienista statunitense morto alla fine del secolo scorso, entrambi sostenitori di una vita sana e di una alimentazione essenziale intervallata a periodi di digiuno terapeutico.
 
La filosofia alla base del crudismo
Chi pratica il crudismo sostiene che il corpo umano abbia tutti requisiti per mantenersi in forma e che il regime alimentare classico, costituito prevalentemente da cibo cotto, ridurrebbe sensibilmente la sua capacità di rigenerarsi. Il crudista, per sentirsi più autenticamente vicino alla natura, abbraccia uno stile di vita definito anche in Italia con il termine inglese "raw food".

Coloro che adottano questo regime affermano di aver iniziato ad alimentarsi con cibi crudi per riallacciarsi alle origini del genere umano, quando i nostri antenati, prima di scoprire il fuoco, si nutrivano esclusivamente con i frutti della terra. È noto tuttavia che la cottura degli alimenti aiuterebbe ad eliminare i batteri che contaminano i cibi e che sono responsabili delle comuni tossinfezioni alimentari.

Crudo sì, ma con stile
Chi presume che i crudisti mangino solo mele e carote, si sbaglia. Contrariamente a quanto si pensa, chi sceglie il cibo crudo non vuole rinunciare al gusto e spesso strizza più di un occhio all'estetica, come fanno i grandi chef di cucina cotta che preparano i loro piatti come fossero delle piccole opere d'arte. Le preparazioni crudiste, inoltre, anche senza l'uso di pentole e fornelli, possono richiedere elaborate lavorazioni necessarie per trasformare gli alimenti pur nel rispetto delle loro proprietà organolettiche. Crudo sì, ma con stile.
 
Tutti coloro che vogliono approfondire il tema della frutta e dei legumi, possono visitare il Cluster a loro dedicato presso Expo Milano 2015 dove vi saranno aree coltivate con piante da frutto di diverse tipologie. Intorno a una piazza centrale, ispirato dalle forme, dai profumi e dai colori, il visitatore potrà partecipare agli eventi e ammirare gli allestimenti tematici. Sopra la piazza, concepita per unire idealmente i padiglioni, ci sarà una copertura di legno che ricorda una pergola. Al termine della visita ci si potrà fermare a curiosare ed eventualmente acquistare prodotti nel mercato, che si trova come elemento di unione tra questo Cluster e quello dedicato alle Spezie.
 

Grazie, Italia, per ospitare la FAO con generosità dal 1951

Cultura / -

José Graziano da Silva
Daniele Mascolo © Expo 2015

Un grande e caloroso benvenuto a tutti voi che oggi celebrate qui con noi la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura , FAO, nata in Québec il 16 ottobre 1945.

Vorrei chiedervi di unirvi a me nel rendere omaggio alla visione dei fondatori della FAO: riunire le nazioni dopo gli sconvolgimenti della Seconda Guerra Mondiale, eradicare la fame e coordinare la gestione del sistema alimentare mondiale.
 
In questi settant’anni la popolazione mondiale è triplicata. Ciononostante, la disponibilità del cibo pro capite è cresciuta del 40 per cento. Significa che abbiamo cibo a sufficienza per sfamare tutti.
 
Ringraziamo quindi coloro che hanno reso possibile questo traguardo incredibile.
 
Ringraziamo gli agricoltori, i pescatori, i forestali e tutte le persone che lavorano nel sistema alimentare. Sono loro a garantire la nostra sopravvivenza e a proteggere le risorse naturali da cui dipende l’umanità.  
 
La mia speciale gratitudine va a coloro che hanno dedicato le proprie vite lavorando per la FAO e i suoi partner.
 
Grazie a voi, cittadini e governo italiani per ospitare la FAO con generosità dal 1951. Grazie per averci cordialmente invitati a Expo per celebrare il nostro anniversario.
 
Grazie, Presidente Mattarella, per le sue parole stimolanti e per ricordarci il profondo legame tra sicurezza alimentare e pace.
 
Ringrazio anche i membri del Comitato per la Sicurezza Alimentare (Committee on World Food Security – CFS) per essere qui con noi oggi. Un saluto speciale al Presidente uscente del Comitato, l’Ambasciatrice Gerda Verburg, e un caloroso benvenuto al nuovo Presidente, l’Ambasciatrice Amira Gornass.
 
Il tema di quest’anno della Giornata Mondiale dell’Alimentazione – “Protezione sociale e agricoltura” – è strettamente connesso alle sfide principali dell’agenda 2030.
 
Fame cronica e carestie sono le peggiori manifestazioni della malnutrizione.
 
Come ci ha appena ricordato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, questa è la più grande ingiustizia dei nostri giorni: molte persone, in un mondo pieno di ricchezza, ancora non riescono a vivere in salute e con dignità e muoiono precocemente a causa della fame.
 
Questo rappresenta anche un errore economico notevole, considerando che una buona nutrizione è uno degli ingredienti principali della crescita economica.
 
Inoltre, sicurezza alimentare e nutrizione contribuiscono a pace e stabilità.
 
Da anni sappiamo che alla base della fame che affligge quotidianamente moltissime persone ci sia il fatto che queste non sono in grado di permettersi il cibo di cui hanno bisogno.
 
La produzione e la crescita economica da sole non rappresentano la soluzione al problema finché gli affamati rimangono esclusi.
 
Molti paesi in tutto il mondo ci dimostrano che l’aumento del potere di acquisto dei più poveri offre una soluzione vantaggiosa per eradicare la fame.
 
Inoltre, conferisce più resilienza, promuove un miglioramento di salute e alimentazione, incrementa performance e frequenza scolastiche e permette una maggiore partecipazione alla forza lavoro.
 
I Paesi industrializzati fecero esattamente questo per porre fine alla fame diffusasi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il programma dei buoni pasto negli Stati Uniti è uno dei tanti esempi.
 
La protezione sociale fa sì che gli affamati non siano meri numeri. Diventano individui, con nomi e indirizzi. Diventano persone in grado di fuggire la fame grazie ai propri sforzi e quindi di condurre vite dignitose e produttive.
 
Come ha anticipato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il mese scorso i Paesi si sono impegnati a raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, compreso quello di eradicare la fame e la malnutrizione entro il 2030.
 
Posso dire che siamo sulla strada giusta: 73 dei 129 Paesi monitorati dalla FAO hanno raggiunto l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare il numero di persone che soffrono la fame.
 
Tuttavia, seppur il numero di poveri e affamati è diminuito, si è registrato un aumento di obesità e altre forme di malnutrizione.
 
Infine, il successo non dipende soltanto dai governi, ma anche da ognuno di noi.
 
Chiedo a tutte le persone che oggi celebrano la Giornata Mondiale dell’Alimentazione di impegnarsi personalmente, per esempio mangiando sano, diminuendo lo spreco di cibo e aiutando gli altri a farlo.
 
Insieme, possiamo garantire che tutte le persone godano del proprio diritto all’accesso a un’adeguata alimentazione raggiungendo quindi la libertà dal bisogno che i nostri fondatori reclamavano settant’anni fa.
 
Questo è il nostro lascito per il futuro, che ci permetterà di definirci come la prima generazione Fame Zero.
 

Future Food District: il cibo nella rete

Innovazione / -

Spazi per ripensare la catena alimentare e dar vita a una filiera chiusa e autosostenibile, grazie all’aiuto delle nuove tecnologie. Così internet e i nostri device possano trasformare, positivamente, il nostro modo di rapportarci al cibo, rendendolo più chiaro e diretto.

“L’unico cibo sano lo si prende senza reti né trappole” scriveva William Blake in uno dei suoi Proverbi infernali. Riconosciamo la buona fede del poeta inglese, che, per evidenti ragioni storiche, non poteva essere a conoscenza della rete che oggi utilizziamo più di frequente. Crediamo, però, che proprio internet e i nostri device possano trasformare, positivamente, il nostro modo di rapportarci al cibo, rendendolo più chiaro e diretto. 
 
Il Future Food District
Posto nel cuore del sito espositivo, all’incrocio tra Cardo e Decumano, il Future Food District è una delle aree tematiche di Expo Milano 2015. Si compone di due padiglioni da 2500 mq (un vero supermercato e un grande auditorio), connessi da una piazza pubblica di 4500 mq. Attraversando questi tre ambienti, i visitatori potranno esplorare e conoscere le modalità con cui il cibo è e sarà prodotto, distribuito, preparato e consumato in futuro. 
 
Il supermarket del Future Food District
Il supermercato si sviluppa su due livelli, da un punto di vista sia architettonico, sia concettuale. Al piano terra, le tecnologie: un grande magazzino totalmente automatizzato, in cui gli articoli sono raccolti e ordinati, rifornisce il piano superiore. Qui si trova lo spazio di acquisto vero e proprio, capace di generare nuove interazioni tra consumatori, prodotti e produttori.
Lo spazio è concepito come un luogo di scambio, al pari di un antico mercato, potenziato dalle più recenti tecnologie. Nel Supermercato gli articoli sono esposti su tavoli interattivi. Questa disposizione, resa possibile dal sistema automatizzato di rifornimento, evita le barriere visive (i classici scaffali) e crea un paesaggio orizzontale, in cui è più semplice stabilire contatti e relazioni.
Sospesi al di sopra dei tavoli, grandi schermi riflettono i prodotti esposti, rendendoli immediatamente individuabili anche dalla distanza. Sensori di movimento percepiscono i gesti dei visitatori, cui sono fornite informazioni aumentate, non presenti sulle abituali etichette e riguardanti le origini e la storia dei prodotti.
 
La piazza del Future Food District
Al di fuori del supermarket una grande piazza pubblica ospita aree relax e sistemi di coltivazione innovativi. Colture idroponiche, facciate e coperture di alghe dimostrano nuove modalità di produzione di cibo ed energia nell’ambiente urbano e danno vita a un misterioso giardino che cresce e si modifica durante la giornata. La piazza è coperta da un sottile strato di acqua calpestabile. L’acqua, che dà la vita e connette i vari ambienti, riflette gli edifici e la vegetazione, amplificando il microcosmo di Future Food District.
 
Il Future Food District ripensa la catena alimentare e dà vita a una filiera chiusa e auto-sostenibile, grazie all’aiuto delle nuove tecnologie. Sarà proprio la rete, questa volta, a permetterci di catturare il cibo migliore?
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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