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Cristina D’Avena. Rispettiamo Madre Natura come fanno i Puffi

Lifestyle / -

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©Mario Bove

"Il Pianeta è la nostra seconda casa". Lanciata a tre anni dal Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna con “Il valzer del moscerino”, l’indimenticabile interprete di centinaia di sigle dei cartoni animati più amati ci racconta perché considera l’ambiente un bene prezioso da proteggere.

Buongiorno Cristina, lei sa che l’Esposizione Universale di Milano pone una grande attenzione al rispetto dell’ambiente…
Certo, lo fanno anche i Puffi!
 
Ecco, vorrei sapere che rapporto ha lei, personalmente, con la natura.
C’è una mia canzone, “I Puffi sanno”, che dice proprio questo, di rispettare l’ambiente.
La natura è un bene prezioso che dobbiamo tenerci stretto. Distruggiamo tutto, invece dovremo essere molto più bravi. La natura è la mia seconda casa. È la seconda casa di tutti. Dovremmo considerarla così, invece della prima casa ci prendiamo cura tutti, la teniamo pulita, ma quando usciamo e ci vogliamo sdraiare sul prato o vogliamo farci una bella passeggiata troviamo in giro tanta sporcizia. Io lo dico sempre quando canto la canzone dei Puffi: Madre Natura ci rispetta, ci ha dato tante cose belle e noi dobbiamo ricambiarla prendendoci cura dei suoi doni.
 
Lei è un personaggio molto amato anche perché si dimostra molto sensibile ai diritti dei bambini. Qualche giorno fa ha cantato a Expo Milano 2015 durante un evento in cui MSC Crociere ha staccato un assegno da 4 milioni di euro a favore di Unicef. Quali sono i messaggi positivi di cui lei vuole essere portatrice?
Io cerco sempre di dare il mio contributo perché c’è davvero tanta gente che ha bisogno. Quando non posso farlo con il denaro, cerco di portare dei messaggi positivi attraverso la mia musica e anche attraverso il mio sorriso. Vede, il sorriso è la prima forma di comunicazione, fa capire che ci siamo, che abbiamo voglia di ascoltare e di tendere la mano a chi ha bisogno. Cerco di portare il sorriso negli ospedale, tra i bambini e cerco di farli sorridere. Do un contributo perché io amo la vita e cerco di portare questo amore per la vita in giro.
 
Qual è il segreto della sua positività?
Io ho uno sguardo positivo sulle cose, cerco di ragionare, di trovare uno spiraglio per trovare la luce, per trovare delle soluzioni ai problemi. Cerco di sorridere il più possibile, non me lo faccio togliere il sorriso, anche se la situazione è difficile. Uso il sorriso anche come forma scaramantica contro le avversità. Io dico sempre che bisogna essere più forti delle avversità, bisogna sgomitare per vedere la luce, per uscire dal buio, per vincere le sfide della vita. Ce la devi fare, perché ce la puoi fare. So che è difficile, ma impegnandosi un po’, il lato positivo e la forza di reagire si trovano. Bisogna combattere fino alla fine.
 
Come Pollyanna e il suo gioco della felicità.. A proposito di cartoni animati, a quale personaggio sente di assomigliare di più?
Licia. Fondamentalmente sono come lei, tanto battagliera da una parte e tanto tenera, dolce e insicura dall’altra. Sono un po’ Kiss Me Licia, un po’ Robin Hood, un po’ Lady Oscar.
 
Canta da tanti anni le sigle dei cartoni animati e ha sempre una voce cristallina. Per prendersene cura, molti suoi colleghi usano l’erisimo o l’elicriso. Lei cosa prende?
Intanto cerco di prendermi cura della mia voce senza fumare e senza bere perché credo che il primo elemento di cura sia questo. Cerco di salvaguardarla così, non prendo alimenti particolari. Sto attenta all’aria condizionata e agli sbalzi di temperatura e poi non urlo perché fa malissimo alle corde vocali.
 
Segue una dieta particolare?
Mangio poco pomodoro perché provoca acidità che alla lunga danneggia le corde vocali. Poi non bevo mai acqua fredda, ma sempre a temperatura ambiente o tendente al caldo e compro caramelle al miele o alla menta. C’è chi prende propoli o usa altri rimedi, io cerco solo di fare una vita sana. La cosa che mi frega tantissimo però è prendere freddo e l’umidità. Quest’ultima cambia immediatamente il timbro della voce, come se si formasse una patina che non ti permette di modularla. Quando succede vado in panico perché non posso fare nulla.
 
La sua colazione preferita prima di entrare in sala prove?
Tanta acqua e una caramella di pura menta. La sera prima, se devo cantare tanto, faccio un aerosol di cortisone e mucolitico che schiarisce le corde vocali.
 
C’è un cibo a cui non potrebbe mai rinunciare?
La pasta!
 
Quando era bambina mangiava tutto?
Tutto, anche il fegato. Ne ho mangiato così tanto che ora che sono grande non mi va più.
 
Spesso gli artisti sono creativi in molteplici attività. Oltre al canto e alla scrittura, si diletta con delle altre attività artistiche che la appassionano?
Disegno scarpe, disegno le sneakers che trova sul mio sito. Mi diverte tanto.
 
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La crisi alimentare, gli effetti e le soluzioni

Sostenibilità / -

© Danny Lehman/Corbis

Il consumismo e lo spreco portano ad attitudini alimentari dannose per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Ma intanto in città e nelle campagne l’agricoltura famigliare e gli orti urbani educano a cambiare stile di vita.

In Italia la crisi dei mercati ha portato 6 individui su 10 a spendere meno per gli acquisti. Nel 39,1 per cento dei casi la spesa mira a prodotti con prezzi convenienti, anche se a scapito della qualità del cibo. Nonostante questo il 45,4 per cento degli italiani cerca la genuinità e la qualità degli alimenti. I sondaggi confermano che dalle necessità e dalle attitudini alimentari degli individui nascono nuove forme di approvvigionamento alimentare. Si può dire che nel 2014 gli italiani tornano a “caccia” di cibo, ma nel totale rispetto dell’etica animalista.

Il foraging è la pratica con cui si riconosce e raccoglie il cibo esplorando gli ambienti naturali, dopo un’adeguata preparazione in etnobotanica. I boschi, gli argini dei fiumi e le montagne offrono un’ampia selezione di cibo vegetale sano, incontaminato  e gratuito ritenuto adatto al nutrimento umano. Questa pratica, oltre a fornire una valida alternativa all’acquisto di prodotti nei mercati convenzionali, permette di scoprire nuovi sapori e di ritrovare il contatto con la terra e l’ambiente che nel tempo si è perso. La consapevolezza di trarre con fatica dalla natura il nutrimento spinge a preservare l’ambiente in cui si vive e a proteggere il legame che si instaura con esso.
 
Con la crisi le persone tornano raccoglitori e agricoltori, vengono riscoperte pratiche antiche e vengono adattate alle esigenze comuni. Un esempio di questa attitudine è il ritorno all’agricoltura famigliare. Scelta  dalle Nazioni Unite come tema principale della Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 16 ottobre, la produzione agricola famigliare costituisce uno dei motivi del raggiungimento da parte di 63 paesi in via di sviluppo dell’obiettivo di dimezzare entro il 2015 la percentuale di sotto nutrizione cronica. Sempre più famiglie si dedicano all’agricoltura contribuendo all’80 per cento della produzione mondiale di cibo, per questo l’impegno degli agricoltori deve essere rafforzato dalle politiche di innovazione e sviluppo. In Italia il fenomeno dell’agricoltura famigliare registra un forte l’interesse soprattutto nei giovani laureati che, spinti dalla disoccupazione, dirottano le proprie risorse e aspettative per il futuro verso la passione per l’ambiente e la natura, decidendo di abbandonare la città e di impegnarsi in attività produttive agroalimentari a conduzione famigliare.
 
La Confederazione italiana agricoltori (Cia) stima che solo nel 2013 il 10 per cento delle nuove aziende sono dedicate al settore primario, di queste il 17 per cento sono gestite da titolari con meno di 30 anni di età, con una scolarizzazione medio alta per il 90 per cento. La nuova idea di agricoltura chiama psicologi per le attività didattiche nelle fattorie, gli economisti per gestire il marketing e le comunicazioni e vuole architetti per la bioedilizia e la costruzione con materiali ecosostenibili. Il ruolo socioeconomico, ambientale e culturale degli agricoltori è fondamentale per combattere la fame nel mondo e i comportamenti irresponsabili dei paesi ricchi, rischiosi per la sicurezza alimentare di tutto il mondo. Un ruolo quello dell’agricoltore che deve essere rafforzato da politiche di sviluppo mirate alla crescita del settore primario.
 
Anche la città fa la sua parte. Sono ormai molte le iniziative volte a costituire cooperative di piccoli e medi agricoltori impegnati nella commercializzazione dei loro prodotti nei mercati rionali. L’esempio dell’Ex mercato 24 di Bologna e del mercato coperto di Firenze sono due dei numerosi programmi di intervento che l’amministrazione cittadina ha concordato con le cooperative di agricoltori per riqualificare le aree degradate e i quartieri delle città.
 
La vendita diretta di prodotti biologici a chilometro zero e le attività culturali organizzate dopo e durante la vendita fanno riscoprire, in un contesto di sensibilizzazione alle tematiche ambientali e all’alimentazione sana, il legame con il territorio e di integrare le fasce emarginate. Le aree urbane strappate all’abusivismo e all’abbandono diventano luoghi pubblici di scambio a tutto tondo. La politica di riqualificazione urbana attuata con l’apertura dei mercati è un’ azione concreta sul territorio che si sta dimostrando molto più efficiente dei tradizionali interventi di recupero, anche se attuato con la partecipazione dei cittadini. Oltre a essere un forte richiamo per il turismo enogastronomico, la collaborazione tra gli enti pubblici e le cooperative restituisce pezzi di città dimenticate agli abitanti che lentamente si avvicinano al mondo rurale e si sensibilizzano a condurre uno stile di vita attento e rispettoso dell’ambiente e del cibo di cui si nutre.
 
La sostenibilità è uno dei temi fondamentali di Expo Milano 2015. Vieni in Expo Milano 2015 e scopri tutte le sue sfaccettature e significati. 
 
 

Competizione per i nutrienti. Quando mamma e bambino sono in conflitto senza saperlo

Sostenibilità / -

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© Bijai Gajmer per Save the Children

Malnutrizione e gravidanze precoci sono un triste binomio in molte parti del mondo, Asia e Africa in testa. Save the Children cerca di affiancare queste giovani gestanti e parallelamente sensibilizza le comunità e le istituzioni contro i matrimoni precoci.

“Kamala ha 18 anni ed è al suo secondo tentativo di gravidanza. Un anno fa ha perso il suo primo figlio a quattro giorni di vita a causa di una violenta polmonite. Per questo, adesso ha deciso di prepararsi al parto grazie al presidio sanitario di Save the Children. Segue una dieta molto sana, ha fatto tutte e quattro le visite prenatali, i vaccini antitetano e assume regolarmente ferro. A breve partorirà, ma ora non ha paura. È felice ed è consapevole che in questo modo si sta prendendo cura di se stessa e del suo bambino”.
Questo racconto a lieto fine, avvenuto in Nepal, è un esempio del tipo di interventi messi in atto da Save the Children in diverse aree del mondo, in particolare in quelle aree dove matrimoni e gravidanza precoci sono molto frequenti.
Rispetto ai bambini nati da donne tra i 20 e i 29 anni), infatti, quelli nati da mamme adolescenti hanno metà delle possibilità di sopravvivere al primo mese dalla nascita.
E a livello mondiale, nonostante il numero di morti infantili sotto i cinque anni sia in calo, l’incidenza dei decessi registrati nei primi 28 giorni di vita del bambino è in aumento.
Secondo alcuni studi, inoltre, il binomio malnutrizione/giovane età della gestante è tra le cause più rilevanti di stunting nei bambini (cattivo sviluppo causato da malnutrizione cronica) legate alla salute della mamma.
Fino a che la crescita della madre non è completa, una gravidanza comporta un aumento dei rischi per sé e per il piccolo dovuto alla “competizione per i nutrienti” tra mamma e bambino.
 
Un problema molto più acuito in Africa e Asia
Non sorprendono quindi gli alti tassi di mortalità materna e infantile in molti Paesi africani o dell’Asia meridionale (oltre un terzo delle morti infantili avviene in India e in Nigeria). Le ragazze al di sotto dei 18 anni che partoriscono ogni anno sono 7 milioni (e 70 mila le adolescenti che muoiono ogni anno dando alla luce un bambino): il 95% di questi parti avviene nei Paesi in via di sviluppo; nell’Africa subsahariana il 50% dei parti riguarda mamme adolescenti. Si pensi che in Niger, circa la metà delle mamme dai 20 ai 24 anni nel 2010 avevano partorito già prima dei 18 anni. Il Paese riporta uno tra i più alti livelli di mortalità materna e infantile: perdono la vita circa 104 bambini su 1.000 nati vivi al di sotto dei cinque anni, 630 donne ogni 100mila nati vivi.
A volte il problema deriva anche da fattori socio-culturali. Per questo alle attività di sensibilizzazione svolte nelle comunità, Save the Children affianca un’azione di pressione sulle istituzioni.
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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