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Chi non mangia carne è vegetariano. Chi non mangia l'ambiente è ecotariano

Lifestyle / -

ecotariani
© Tim Robbins/Mint Images/Corbis

Nell'ultimo decennio, fra i fattori di scelta del nostro cibo, se ne sta aggiungendo uno dai risvolti interessantissimi e promettenti, il rispetto dell’ambiente. Così, accanto a vegetariani, vegani, freegan e crudisti, stanno forse comparendo gli ecotariani.

Il concetto è semplice, scegliere gli alimenti col minore impatto ecologico. Menù a km zero. Commercio equosolidale. Farmers market. Agricoltura sostenibile. Più basse emissioni di CO2. Riduzione degli sprechi. Minore uso d’acqua. Metterlo in pratica è un po’ più difficile. 
Il dibattito su come può essere battezzata questa sensibilità ha una data d’inizio ben precisa, il 25 settembre 2008. Tony Turnbull, prolifico autore inglese di libri di ricette, scrive su The Times l’articolo “Eating to save the planet”, suggerendo che “l’ecotarianesimo è una sorta di greatest hits dei nostri regimi alimentari preferiti degli ultimi dieci anni, e consiste nell’approvvigionarsi di cibo locale, biologico, di stagione, lasciando intonse le risorse della Terra. Insomma, addio pollo da 3 sterline importato dalla Thailandia”.
 
La nascita della dieta ecotariana
Il 23 novembre 2008 gli fa eco la giornalista del The Observer Lucy Siegle chiedendosi se, dato che si astiene dai cibi che gravano più distruttivamente sull’ambiente, avrebbe potuto - sul calco della dieta di chi evita carne e pesce, vegetariana– farsi chiamare ecotariana.
Il neologismo non sta assestandosi con veemenza. Wikipedia l’ha accolto timidamente nel 2008 per poi espungerlo nel 2010. Pare che il termine sia stato usato da Jessica Lee all’Oxford Symposium on Food and Cookery del settembre 2007, poi dal manager della Dartmouth College Organic Farm Scott Stokoe nel marzo 2008 e da Aaron French su Civileats il 4 novembre 2008. Lloyd Alter ne tratta su Treehugger, la più grande community online di ambientalisti, il 24 novembre 2008. Il termine è consacrato dal dizionario inglese Collins nel 2009: “Ecotariano. Persona che mangia solo cibo che sia stato prodotto in modo ecosostenibile”. 
Secondo queste prime fonti, l’ecotariano preferisce il cibo da agricoltura sostenibile e biologica, è attento alla stagionalità, non è vegetariano a priori perché non disdegna il pesce azzurro o la carne di animali da cortile, qualora allevati a terra e in modo naturale. Sulla carne rossa è più intransigente, in quanto alimento inefficiente, indipendentemente dal metodo d’allevamento, che si porta con sé una gamma di problemi - deforestazione da foraggio, emissioni di CO2, uso e l’abuso di farmaci e ormoni. Diffida anche di latticini, dolciumi e surgelati. L’ecotariano è il primo adepto di un regime alimentare a preoccuparsi anche dell’involucro di ciò che mangia: repelle i contenitori di polistirene e di plastica, predilige quelli biodegradabili e riciclabili.
 
Lo studio dell’impatto ecologico del cibo ha diversi punti di partenza
L’ecotarianesimo non è un vero e proprio movimento, in quanto non esiste un testo di riferimento bensì una pletora di ricerche scientifiche, né dati univoci, né pionieri ideali, né lontani precedenti storici – d’altronde lo stesso movimento ambientalista è storicamente giovane. Anche gli studi scientifici non possono nemmeno vertere su un solo parametro, perché si tratta di analizzare la Lca degli alimenti, il loro bilancio energetico, il consumo di suolo, la stagionalità, le modalità di conservazione, l’impronta idrica, la relazione con i luoghi geografici e il Paese in cui si vive.
Agli inizi del decennio i primi sporadici studi sul consumo di risorse per il cibo sono stati raccolti dal WorldWatch Institute, che ha dedicato un intero capitolo del suo rapporto annuale State of the World 2004 ai consumi alimentari, biasimando la pesca eccessiva, l’input-output della carne, i cibi di lusso, i gamberetti.
 
In Italia il primo schema fruibile per il pubblico è stato approntato dall’Università della Tuscia in collaborazione con il Wwf, con la webapp del Carrello della spesa virtuale che calcola (approssimativamente) le emissioni di CO2 di alcuni comuni alimenti che si trovano al supermercato. Oggi a tutte le ricette di World Recipes è affiancato un indicatore di peso ambientale delle preparazioni.
 
Chi può dunque definirsi ecotariano
Può definirsi ecotariano chi uniforma le proprie decisioni e le scelte d’acquisto prioritariamente all’impatto ecologico del prodotto, del piatto, dell’ingrediente.
 
Insomma, l’ecotariano fa gli acquisti con cura e consapevolezza, in base alla stagione, alla provenienza e all’etichetta. Agli ecotariani sarebbe utile forse un’etichetta energetica, al supermercato, che sul cartellino indichi accanto al prezzo del prodotto e al suo peso, anche la sua impronta ecologica. Fino ad allora, bisognerà basarsi sulla propria sensibilità ed intelligenza.
 
Per chi è interessato allo studio dei regimi dietetici e alla consapevolezza alimentare, Expo Milano 2015 si pone come un luogo di interscambio ideale di informazioni teoriche e di suggerimenti pratici, cibi di tutto il mondo e schede sulla sostenibilità.
 

Non basta pregare nei luoghi di culto, per essere credenti è necessario prima di tutto condividere il cibo e l’acqua

Cultura / -

Mahmoud Asfa
Alessandro Cremasco © Expo 2015

Lo spirito musulmano è uno spirito di pace, di giustizia e di fraternità. Per questo l’ISIS e altre situazioni simili, strumentalizzando la nostra religione all'insegna dell'odio e della violenza, costituiscono una ferita particolarmente dolorosa per noi.

La responsabilità dei religiosi nei confronti del cibo, dell’acqua e dell’energia è altissima: le religioni interpretano infatti il disegno di Dio per la vita dell’uomo, vita che si esprime attraverso la straordinaria essenza della natura umana che combina corpo e anima, fisicità e spiritualità in modo inscindibile. Nutrire e sviluppare una delle due parti trascurando l’altra è una aberrazione contro natura e il nostro ruolo di religiosi è proprio cercare l’equilibrio tra le due essenze di una stessa natura.

La Carta di Milano descrive e sottolinea più volte questo aspetto e ci trova solidali e concordi su un progetto che, attraverso il riconoscimento del diritto di ogni essere umano alla vita e allo sviluppo con il cibo, l’acqua e l’energia, ci impegna a operare in modo che questo sia il primo obiettivo da raggiungere. Per i musulmani, il Profeta ha avuto parole molto forti in questo senso e i suoi pensieri trovano nella Carta di Milano una condivisione particolare.

Il profeta dice: “l’umanità è associata in tre cose: l’acqua, il cibo e il fuoco”. Questo significa che cibo, l’acqua ed energia appartengono a tutti e nessuno ha il diritto di abusarne o di condizionarne l’accesso in modo iniquo. Una prima risposta quindi alla Carta è già perfettamente definita, non solo, ma questo concetto ha un valore universale, al di là della religione che, in questo caso, lo esprime.
Un altro detto del Profeta sottolinea ulteriormente questo concetto: “Giuro, non è credente, non né credente, non è credente chi dorme con la pancia piena mentre il suo vicino soffre la fame!” esprimendo così un nuovo senso della fede: per essere credenti è necessario condividere prima di tutto il cibo e l’acqua: non basta andare a pregare nei luoghi di culto, bisogna essere operatori di giustizia condividendo con gli altri esseri umani il necessario per vivere.
 
Noi siamo convinti, ma certamente tutti saranno d’accordo, che il primo passo per avere la pace nel mondo è dare ad ogni persona il cibo necessario. Quale madre o padre può tollerare di non avere nulla da dare da mangiare ai suoi figli senza reagire e cercare anche in modo violento di placare la loro fame! L’equa distribuzione del cibo è il migliore strumento per fermare le guerre e le malattie e noi, interpreti del disegno di Dio, non possiamo tralasciare questo aspetto di carità e di giustizia.

Di pari passo e con lo stesso impegno bisogna gestire e controllare le nuove fonti di energia e l’accaparramento di armi di distruzione di massa usati quotidianamente in diverse parti del mondo. Per noi musulmani costituisce una ferita particolarmente dolorosa quel che sta succedendo strumentalizzando la religione e il Corano, che sta creando perdite di vite umane e di memoria culturale in molte nazioni. Parliamo dell’ISIS e di altre situazioni simili che nulla hanno a che vedere con lo spirito musulmano che è spirito di pace, di giustizia e di fraternità.

Il tema del consumo e della distribuzione del cibo è un altro dei cardini della Carta di Milano. Un grande filosofo greco diceva: “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.” Anche su questo argomento il nostro Profeta ha dato un indirizzo importante: “il figlio di Adamo non ha mai riempito un contenitore peggio del suo stomaco! Gli bastavano alcuni bocconi per mantenerlo forte e attivo. Se non riesce a controllarsi, mangi e beva in modo da occupare per un terzo lo stomaco con il cibo, un terzo con l’acqua e per un terzo lasci spazio per il respiro”. Questo detto introduce un altro elemento caratteristico della nostra espressione religiosa: il digiuno. In ogni religione il digiuno è strumento di disciplina spirituale. Ma non solo: il benessere del corpo e dello spirito passano proprio attraverso una disciplina alimentare che prevede l’astinenza da cibo per qualche periodo. Sentire la fame consente di capire il disagio di chi non ha da mangiare.
 
La solidarietà è necessariamente condivisione. L’elemosina non aiuta a crescere: giustifica soltanto sé stessi. La condivisione consente di comprendere quelli che non hanno e far parte con loro di quello che abbiamo. Le donne che crescono nel loro seno i figli e li nutrono della loro carne sono quella parte di umanità che più ci avvicina a Dio dal punto di vista della capacità di soffrire per dare un’opportunità alla vita. Il nostro impegno non può prescindere dalla valorizzazione di questa parte di noi sovente messa in un angolo.

Le donne e gli uomini possono essere portatori di giustizia soltanto se avranno pari dignità e pari responsabilità nelle decisioni in famiglia e nella società. Ora si tratta di dare vita alle parole che diciamo e che, oggi, sottoscriviamo in forma solenne. Nessuno di noi può tornare a casa come se fosse passato un giorno come tutti gli altri: oggi noi ci impegniamo a dare alle future generazioni un mondo migliore dove, attraverso una giusta produzione e distribuzione del cibo, delle risorse idriche e dell’energia, la pace e lo sviluppo interiore siano nutriti della spiritualità che un corretto utilizzo di questi strumenti sostiene. Potremo così tornare a lavorare, pensare, progettare e costruire come associazione di esseri umani, quelli che con il corpo manifestano l’azione dello spirito.
 
 
 

Tecnologie esponenziali: dall'informatica al cibo

Innovazione / -

In un mondo in rapida evoluzione, la tecnologia gioca un ruolo importante oggi e lo farà in futuro, al fine di garantire il nostro progresso e lo sviluppo del genere umano.

Abbiamo adottato una delle prime tecnologie che hanno reso gli umani ciò che sono oggi circa un centinaio di migliaia di anni fa: abbiamo imparato come gestire il fuoco, e usarlo per cuocere il cibo. Il motivo per cui questo ha dimostrato di essere molto importante è perché ci ha permesso di delegare parte del processo di digestione all'energia chimica del fuoco, anziché utilizzare il proprio corpo. Questo a sua volta ha accorciato il nostro apparato digerente, così che potessimo dedicare meno tempo alla raccolta e alla assimilazione del cibo, e impiegarlo più utilmente per altre attività.
 
L'agricoltura e l'energia
Un altro passo fondamentale nella nostra evoluzione come civiltà e tecnologia è stata l'invenzione dell'agricoltura che ha incrementato la produzione di cibo per superficie controllata rispetto alla attività dei cacciatori e raccoglitori. Fino ad allora, la popolazione umana non ha potuto aumentare molto perché la quantità di cibo non era sotto il nostro controllo, dato che ci spostavamo come tribù nomadi. Abbiamo dovuto adattarci a nuovi ambienti, mentre scoprivamo e capivamo le giuste fonti di cibo di ognuno di essi. Da allora abbiamo visto un incremento esponenziale nella popolazione umana globale, e questo è avvenuto grazie alla nostra capacità di capire e sfruttare le fonti di energia, passando dall'energia muscolare di animali e schiavi, all'energia dell'acqua e del vento, poi al carbone, petrolio e gas, e oggi, inesorabilmente, a quella del Sole. L'applicazione di questa comprensione della natura, e l'incremento dei livelli di energia pro-capite disponibile nonostante la crescita della popolazione totale ha fatto sì che anche la nostra conoscenza veniva acquisita più velocemente.
 
La comunicazione
Gli esseri umani parlano e ascoltano. Cantastorie, scrittori e lettori. La curiosità ci ha sempre stimolato, combinata con la nostra capacità di trasmettere quello che impariamo non solo in maniera verticale attraverso le generazioni, ma anche in orizzontale tra di noi, con distanze che aumentavano in continuazione, permettendoci di capire se le nostre conoscenze potessero essere applicate anche altrove e in che modo. Oggi siamo arrivati all'estremo di questo processo, con la comunicazione istantanea in tutto il pianeta. Si sono anche evoluti i metodi per raccogliere informazioni e conoscenza, con un atteggiamento aperto che ha vinto sui segreti degli alchimisti, destinati a ripetere i rispettivi frequenti errori mortali.
 
Il ruolo della tecnologia
Siamo oggi in grado di nutrire un pianeta di oltre 7 miliardi di persone grazie alla tecnologia. La scarsità che colpisce alcune aree del mondo è dovuta alla mal organizzazione dell'allocazione e distribuzione delle risorse, e non dalla mancanza produzione totale. È di fondamentale importanza per tutti noi capire che la tecnologia non è un gioco a somma zero, ma un processo a somma positiva come dimostra questo incremento esponenziale. Inoltre, non c'è alcun modo di tornare indietro: nessuno può decidere chi dovrebbero essere i miliardi di persone a morire se dovessimo rinunciare alla tecnologia e tornare a un pianeta abitato da pochi milioni di esseri umani.
 
Alla Singularity University la nostra missione è di informare, stimolare e responsabilizzare leader ad applicare le tecnologie esponenziali per affrontare le imponenti sfide dell'umanità. Usiamo la tecnologia al meglio, con un continuo scambio di idee e applicazioni, per fornire più cibo, più opportunità e benessere a tutti gli esseri umani presenti e futuri.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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