Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

Chi fa da sé, risparmia per tre. La nuova frontiera antispreco è l’autoproduzione

Lifestyle / -

CF autoproduzione immagine

Chi cerca un hobby che permetta di dar sfogo alla creatività personale, contribuendo nello stesso tempo a garantire un maggiore controllo sulla qualità degli cibi che compra e anche di risparmiare, lo ho trovato. La nuova tendenza contemporanea è sostenibile e alla portata di tutti. Si chiama autoproduzione.

Secondo un’indagine di Coldiretti/Swg del 2012, il 51% degli italiani sta cercando di ridurre i consumi e gli sprechi alimentari grazie alla messa in pratica di nuove strategie. Si acquistano meno prodotti nei grandi supermercati, gli avanzi dei pasti vengono buttati con meno leggerezza rispetto al passato e si presta maggiore attenzione alle etichette e alle date di scadenza impresse sugli alimenti confezionati. Insomma, come appare evidente anche da una recente ricerca dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca e del Centro di ricerca interuniversitario in economia del territorio (Criet), gli italiani comprano meno, ma meglio.
 
Un’altra ricerca realizzata da Coldiretti nel 2013, evidenzia in particolare una nuova tendenza che coinvolge le famiglie: la preparazione di alimenti in casa, ad esempio pizza, pane, pasta e prodotti da forno, come avveniva in un passato non troppo lontano in cui l’abitudine ad acquistare e a cucinare alimenti industriali o cibi pronti non era così ricorrente come lo è oggi.
Un effetto visibile di questa tendenza contemporanea, almeno in libreria e sul web, è la diffusione di manualiblog italiani e stranieri che trattano di autoproduzione domestica, un hobby che permette di dar sfogo alla creatività personale e di avere un maggiore controllo sulla qualità degli ingredienti, risparmiando anche sulla spesa.
 
Teorie sostenibili
La convinzione che il cibo sano sia un investimento per la salute personale, ma anche per quella del Pianeta, porta talvolta i simpatizzanti dell’autoproduzione ad abbracciare particolari visioni del mondo, per esempio l’ecotarianesimo, lo stile di vita seguito da chi sceglie solo cibo prodotto in modo sostenibile o la teoria della decrescita felice diffusasi anche grazie al contributo dell’economista francese Serge Latouche e che mette in discussione il modello di sviluppo teso verso la crescita economica illimitata, proponendo di rifondare l'economia partendo da presupposti più sostenibili.
 
Creatività e risparmio
Sono centinaia i libri, le pagine facebook e i video su Youtube sorti negli ultimi anni e che promuovono la produzione di alimenti, per esempio di pane preparato con pasta madre, germogli o conserve handmade, ma anche di saponi, dentifrici e creme per il viso prodotti in casa, a costi contenuti e realizzati, a giudicare dai commenti dagli autori, con grande soddisfazione personale.
Autoprodursi non fa necessariamente risparmiare tempo, ma può rendere in termini economici. Realizzare un prodotto alimentare nella propria cucina, per esempio dei biscotti o delle piadine realizzate con acqua e farina, conviene.  Basta confrontare il costo degli ingredienti utilizzati per l’autoproduzione (si tratta il più delle volte di alimenti base come farina, zucchero e uova) con il costo di una confezione dello stesso prodotto acquistata al supermarket.
 
Il recupero dei saperi antichi
Questa nuova forma di autarchia domestica è nata soprattutto dal bisogno di contenere i costi, ma anche dall’esigenza di una alimentazione più sana, senza additivi o grassi di dubbia provenienza e recuperando quel sapere artigianale che un tempo era patrimonio di massaie ed artigiani e che si è perso qualche decina di anni fa con l’industrializzazione alimentare.
Sono nati anche dei gruppi facebook in cui gli iscritti si scambiano ricette semplici e economiche che la maggior parte delle volte non fanno rimpiangere la versione industriale. Che si voglia autoprodurre una crema alle nocciole spalmabile, un sapone al rosmarino o delle brioches vegane per la prima colazione, sul web si trovano gli ingredienti ed anche esaurienti videotutorial che mostrano tutte le fasi di realizzazione delle ricette.
 
Stili di vita sostenibili
Chi sceglie la strada dell’autoproduzione non lo fa solo per far quadrare il bilancio familiare. Spesso chi inizia ad autoprodursi non ha necessariamente una passione per la cucina, ma probabilmente ha maturato negli anni una coscienza ecologista che ha bisogno di esprimersi nella quotidianità con azioni concrete e sostenibili. Chi si autoproduce cerca di acquistare il più possibile alimenti freschi, naturali, magari provenienti da agricoltura biologica o a chilometro zero e chi vive in campagna, o chi possiede un terrazzo in città, non disdegna la possibilità di realizzare un piccolo orto domestico dove coltivare frutta, verdura di stagione ed erbe aromatiche.
 
 
 

 
 

La benedizione del cibo secondo l'Induismo

Cultura / -

Svamini Hamsananda Ghiri, vice Presidente dell'Unione Induista Italiana, benedice il cibo durante l'incontro interreligioso del 21 maggio organizzato da ExpoNet in Expo Milano 2015 per celebrare la Giornata Mondiale per la Diversità Culturale.

In questo verso della Bhagavad Gita, si ricorda che Dio è tutto, è colui che mangia, Dio è tutto l'universo. La preghiera si conclude con una triplice invocazione di pace.

Elisabetta Lattanzio Illy: Ho fatto una promessa, ora racconto la bellezza delle terre lontane

Cultura / -

Elisabetta Illy

Forse tutto sta nel riconoscere che, nel mondo, ogni cosa possiede un’Anima. Ecco perché non è più possibile prescindere da quel “genius loci”, l’entità naturale e soprannaturale legata a quel luogo, che lo contrassegna e lo rende così unico ed esclusivo.

Da questa considerazione, miscelata alle mie passioni, viaggio e scrittura, nasce un sogno: svelare quella correlazione diretta fra il territorio, con la sua morfologia, le sue montagne, le genti, con i loro volti, i loro costumi, e il prodotto, espressione di quell’angolo di mondo.
Un percorso che negli anni si è delineato in maniera sempre più chiara: uno  storytelling attraverso immagini.

Immergendomi in territori incontaminati, in città ancestrali sono riuscita ad entrare in contatto con realtà ancora sconosciute sia perché non ancora scoperte, sia perché scomode da accettare. Come quando nel mezzo alla foresta etiope i locali mi hanno vestita da loro regina per dimostrare la loro felicita di avermi lì, o quando nello Sri Lanka un gruppo di agricoltori ricoperti di fango perchè impegnati ad arare un campo di riso, forse i incuriositi dalla mia presenza inconsueta, mi hanno invitata a condividere il loro piccolo e piccantissimo pasto.

Durante questi viaggi in Paesi disagiati, ma anche in via di sviluppo, come alcuni stati dell’Africa tra cui Madagascar, India, Asia, Cina, America Centrale e altri ancora, sono sempre rimasta fortemente colpita dal rapporto così intimo della gente con la propria terra ed i suoi frutti.

Entrare nella vita di questi popoli, come è accaduto a me mentre sbirciavo nelle loro faccende, nelle loro case, nella loro intimità, mi ha fatto comprendere il valore intrinseco del prodotto della terra. Ed ora lo voglio raccontare, si perche l’ho promesso a Zoundi, capo del villaggio Ouilaidon in Costa d’Avorio dove si coltiva il cacao, ad Alem, il  bimbo etiope che  raccoglieva le ciliegie di caffè, alla mamma Anila raccoglitrice di tè che, con un sorriso che assomiglia più allo schema di un cruciverba  racconta orgogliosa di come non accetti più quell’ingiustificata sottomissione all’uomo.
 
Manus Loci, l’Onlus che ho sentito di dover costituire, nasce dal mio desiderio di far conoscere la bellezza dei territori lontani produttori delle materie prime protagoniste della nostra quotidianità.
Ho avuto la fortuna di scoprire quella dote intangibile: la preziosità del valore umano che vive dentro un manufatto; ed ora, attraverso la divulgazione di questa conoscenza, vorrei cercare di restituire dignità e orgoglio a questi popoli.

Exposing a World è solo uno dei progetti dell’associazione, che si dedicherà di volta in volta, a Paesi e prodotti diversi per condurre ad una nuova percezione del bello, inteso come espressione dello spirito della natura e dei suoi luoghi, in cui l’arte costituisce un punto fermo per il territorio.
Una ricetta molto semplice la mia, dove l’ingrediente fondamentale è l’Amore, così nessuno potrà dirmi che dalle sue parti non…cresce!
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa