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Sesto trend: superfood

Innovazione / -

 
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ACCADERMICA

L'obiettivo principale di questa startup è offrire una "seconda vita" agli scarti, attraverso la trasformazione dei residui, ad alto impatto ambientale, in materie prime (risorse rinnovabili) ad alto valore aggiunto. Applicando una metodica estrattiva a microonde mediata senza l'uso di alcun solvente (nemmeno acqua di rete), si possono ottenere ingredienti bioattivi ad alto valore aggiunto e a basso costo, da inserire in prodotti cosmetici funzionali, per esaltarne le proprietà benefiche.
Categoria: nutraceutica

AMBRONITE

Biologico e composto di soli prodotti naturali, Ambronite è il pasto bevibile che si prepara in due minuti. Una bevanda verde che sfama per cinque ore e garantisce un apporto nutrizionale completo. E che ha convinto più di 800 sostenitori in 30 Paesi.
Categoria: biologico

I CROCCANTI

SoCrock è una barretta che si caratterizza per l’utilizzo di materie prime povere o di scarto, come granella di sorgo bianco soffiata, sciroppo e fibra di sorgo. SoCrock contiene anche vinaccioli d’uva macinati. Cereali minori e sottoprodotti agricoli, generalmente utilizzati per mangimistica o biogas, trovano dunque nuova vita in questo rompidigiuno, che utilizza anche del miele ed è coperto per metà da puro cioccolato fondente. Per questo prodotto, I Croccanti hanno utilizzato un packaging di polipropilene 100% riciclabile.
Categoria: superfood

HI LIFE

Hi Life è un progetto universitario finanziato dall’Unione Europea, che studia come sfruttare i principi nutritivi contenuti nei sottoprodotti alimentari per rivenderli all’industria farmaceutica o per arricchire gli alimenti. Attuato dall’Università di Salerno e Messina, e sostenuto da La Sapienza di Roma e dalla Normale di Pisa, l'iniziativa punta a valorizzazione dei sottoprodotti suscettibili di ulteriore impiego, che contengono molecole biologicamente attive che potrebbero rivelarsi particolarmente utili; come nel caso degli scarti dell’olio d’oliva, ricchi di polifenoli per essere utilizzati in integratori alimentari.
Categoria: nutraceutica

KULI KULI

Questi snack a base di moringa oleifera, un superfood che cresce in Africa occidentale, combattono la malnutrizione sia di chi le acquista sia di chi le produce. E sono il primo prodotto alimentare interamente finanziato dal crowdfunding. La materia prima proviene dal Ghana del Nord, dove sono stati piantati 60mila alberi di moringa, raccolta e lavorata da cooperative che occupano 500 donne in Africa occidentale. L’azienda privilegia i Paesi con climi secchi e con alti livelli di malnutrizione.
Categoria: superfood

ALGHITALY

Società Agricola Alghitaly produce microalghe (in particolare spirulina) in un impianto brevettato di fotobioreattori tubolari. Questi consentono di produrre l'alga in un sistema chiuso con il quale si ottiene una qualità molto elevata: esente da contaminazioni (microbiologiche, metalli pesanti, ecc.) e di controllare puntualmente i parametri di crescita (pH, temperatura, ecc.) in modo da ottenere un quantitativo di principi attivi molto elevato e caratteristiche organolettiche superiori.
Categoria: alghe

JUST SPIRULINA

L’obiettivo di Just Spirulina è risolvere il problema della malnutrizione insegnando ai ragazzi come coltivare e preparare quest’alga. La startup inizia a operare a Tel Aviv in una scuola superiore per poi allargare il progetto in Sud Africa e in Ruanda. Coinvolge cinque scuole in Israele, altre cinque nell’area di Città del Capo.
Categoria: alghe

ALGAE FACTORY

Questa startup sviluppa food concept a base di ingredienti innovativi, come la Spirulina. Per venderli all’industria alimentare, ma anche per regalarli ai bambini dei Paesi in via di sviluppo.
Categoria: alghe

Diceva Ippocrate: il cibo sia la tua medicina. E le startup passate da Expo Milano 2015 sembrano aver rispolverato quest’antico adagio. Rinnovandolo grazie agli ultimi ritrovati della ricerca scientifica, che ha permesso di scoprire proprietà nutrizionali ancora inesplorate. Tanto da aver individuato dei veri e propri superfood. Alcuni sono già esistenti in natura, ma da riscoprire e da rendere più facilmente reperibili sul mercato, perché caduti in disuso oppure provenienti da regioni lontane del Pianeta. Altri alimenti derivano da arricchimenti nutrizionali operati in laboratorio. All’interno di questo macrotrend, che si rivolge a tutti gli appassionati di alimentazione salutistica e funzionale, meritano una menzione a parte le alghe. Da molti definite cibo del futuro, perché la loro coltivazione non occupa suolo fertile, le alghe sono ricche in vitamine e sali minerali. La spirulina è addirittura considerata un superfood, con un contenuto di proteine del 65% superiore a quello della carne di manzo, maiale o pollo. Le alghe sono già presenti nella dieta di molti popoli orientali e sono indicate dalla FAO come una delle possibili soluzioni alla malnutrizione anche nei Paesi in Via di Sviluppo.

Kuli Kuli, da una pianta africana la superbarretta che convince il popolo del web

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Le barrette nutritive Kuli Kuli a base di moringa oleifera

Negli Stati Uniti, gli snack a base di moringa oleifera, un superfood che cresce in Africa occidentale, combattono la malnutrizione sia di chi le acquista sia di chi le produce. E sono il primo prodotto alimentare interamente finanziato dal crowdfunding.

Una pianta molto resistente alla siccità, che cresce in fretta, quasi completamente edibile e che concentra proteine, calcio, ferro e altre vitamine in un solo prodotto. Sono le caratteristiche della moringa oleifera, che cresce nelle zone occidentali dell’Africa. Questo superfood è l’ingrediente principale delle Kuli Kuli Bars – barrette nutritive completamente naturali, vegane e prive di glutine - create dall’omonima start up, pioniera dell’importazione della moringa negli Stati Uniti. 
L’idea d’impresa è di Lisa Curtis, che aveva scoperto e utilizzato questa pianta come terapia in un centro sanitario dei Peace Corps in un villaggio del Niger, dove ha conosciuto e sofferto in prima persona i problemi della malnutrizione. Al rientro negli Stati Uniti, la volontaria – che in passato aveva lavorato per Obama alla Casa Bianca, per il programma delle Nazioni Unite Environment Youth Advisor e per la finanza d’impatto in India – ha iniziato a studiare il modo di sfruttare al meglio le foglie di moringa. La lavorazione tradizionale, infatti, impoveriva i nutrienti di questa coltura, che paradossalmente era considerata di scarso pregio.
Grazie all’aiuto dell’amica d’infanzia Valerie Popelka, sono nati i primi prototipi delle barrette. Jordan Moncharmont e Anne Tsuei hanno completato la squadra, portando le competenze digitali e di design necessarie per rendere il prodotto finale appetibile sul mercato.
 
Un caso di scuola nel crowdfunding 
Ma Kuli Kuli vanta un altro primato che la qualifica come start up innovativa: è infatti la prima azienda alimentare a essersi finanziata interamente online. A giugno 2013, Kuli Kuli ha rastrellato 50mila dollari sulla piattaforma Indiegogo (24mila dei quali nelle prime 24 ore di campagna), ottenendo il più significativo finanziamento “dal basso” del comparto alimentare. D’altronde la fondatrice di Kuli Kuli non è digiuna dei meccanismi di coinvolgimento sul web: nel suo passato ha lavorato come Communications Director a Mosaic, il primo marketplace statunitense di progetti fotovoltaici, portando il suo team di sei persone da zero a 5 milioni di dollari investiti.
“Per noi il crowdfunding è stato lo strumento ideale per ottenere i fondi di partenza e per sollevare interesse, in quanto, più che un business tradizionale, ci sentiamo un movimento della società civile – conferma a "ExpoNet" Lisa Curtis, ceo di Kuli Kuli –, che sa di dover arrivare alla mente e al cuore delle persone per far provare una pianta completamente nuova, con proprietà nutrizionali quasi incredibili, e convincerli a pagare un po’ di più per sostenere le condizioni di vita di chi coltiva la moringa dall’altra parte del mondo”.
 
Il ciclo di lavorazione parte dal Ghana
La materia prima proviene infatti dal Ghana del Nord (ma l’azienda ha lavorato anche in Niger e Nigeria), dove sono stati piantati 60mila alberi di moringa, raccolta e lavorata da cooperative che occupano 500 donne in Africa occidentale. L’azienda privilegia i Paesi con climi secchi – perfetti per la moringa - e che fanno registrare alti livelli di malnutrizione, per poter incidere positivamente sulle condizioni di vita delle popolazioni locali.
Lo scorso aprile, Kuli Kuli ha lanciato una seconda campagna di equity crowdfunding, (la tipologia di raccolta rivolta a investitori professionali) alla quale hanno aderito nomi di primo piano, come l’imprenditrice del food Mary Waldner e l’investitore delle nuove tecnologie, Brad Feld. 
Kuli Kuli è stata anche premiata dal Ledbury Launch Fund, ha ottenuto un finanziamento dalla Wild Gift Better World Venture e dall’ente Ashoka Nutrients for All. 
Grazie a questi fondi, la start up ha potuto espandere la sua presenza commerciale negli Stati Uniti, con l’obiettivo di arrivare a 1 milione di euro di vendite. 
Lisa Curtis, dal canto suo, ha fatto il pieno di riconoscimenti: è stata nominata StartingBloc Fellow, Wild Gift Better World Entrepreneur, Ashoka Emerging Innovator e Udall Scholar.
Negli Stati Uniti, l’azienda dà ora lavoro a 21 persone part time tra brand ambassador e blogger, oltre a stagisti e collaboratori stagionali. 
 

The Algae Factory, bontà che viene dal mare

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Ricche in proteine, vitamine, omega 3 e 6, aminoacidi essenziali: le alghe sono i migliori candidati come ‘cibo del futuro’

Questa start up sviluppa food concept a base di ingredienti innovativi, come la Spirulina. Per venderli all’industria alimentare, ma anche per regalarli ai bambini dei Paesi in via di sviluppo

Sono ricche in proteine, vitamine, omega 3 e 6, aminoacidi essenziali e la loro produzione non richiede terreni fertili. Queste caratteristiche pongono le alghe tra i migliori candidati come ‘cibo del futuro’. Tanto che la Fao le ha indicate come una risposta possibile contro la fame nel mondo. La varietà nota come Spirulina, in particolare, può essere un valido aiuto contro la malnutrizione. E se questo alimento a molti occidentali non risulta propriamente ‘appetitoso’, perché non usarlo come ingrediente di più invitanti food concept? È l’intuizione di The Algae Factory, una start up nata dalla mente di Pierluigi Santoro, specializzato in agricoltura e tematiche ambientali con una laurea in Scienze agrarie a Firenze, e di Stefania Abbona, food lover ed enologo certificato laureata in Ingegneria logistica e della produzione all’Università di Torino.
The Algae Factory sviluppa food concept con ingredienti innovativi, come le alghe, rivolti principalmente a consumatori vegetariani, vegani, intolleranti al lattosio e al glutine. Questi prototipi vengono poi prodotti e commercializzati da aziende alimentari già attive nel settore con impianti propri.
 
Dalla Puglia a San Francisco, passando per l’Olanda
“L’idea delle alghe – racconta Pierluigi Santoro, - nasce in Puglia circa un anno fa, grazie ai fondi ottenuti dal bando Bollenti Spiriti, un programma della Regione per le politiche giovanili, che ci ha permesso di creare una società che si occupa della produzione di alghe. Ci siamo poi resi conto che la vera sfida era integrarle negli alimenti che consumiamo tutti i giorni, cercando di mostrarne il valore aggiunto in termini di apporti nutrizionali e impatto ambientale”. 
“Abbiamo deciso di partecipare al bando Alimenta2Talent indetto dal Comune di Milano e dal Parco Tecnologico Padano, che ci permetterà di partecipare a Expo Milano 2015. Allo stesso tempo, tramite l’università olandese di Wageningen, dove io ho frequentato il Master in food safety e Pierluigi quello in Scienze ambientali, abbiamo partecipato a Ecotrophelia Competition, un concorso europeo per alimenti eco-innovativi . – prosegue Stefania Abbona, che ha anche un master in Hospitality Management presso la Pace University di New York –. Abbiamo vinto il primo step, gareggiando contro altri team olandesi e abbiamo guadagnato così l’opportunità di rappresentare l’ Olanda alle finali durante il SIAL di PArigi. Il business incubator della Wageningen University ci ha sostenuto molto e ci ha aiutato sia economicamente sia in termini di networking. Da qui nasce The Algae Factory, grazie alla fiducia di Gianluca Carenzo, direttore del PTP e StartLife, incubatore dell’università di Wageningen. Grazie a Linze Rijswijlk, abbiamo ricevuto altri fondi che ci hanno permesso di sviluppare il primo food concept”. 
 
Le prime collaborazioni industriali
Con questa task force europea, la social venture (come amano definirla i due fondatori) sta approdando a San Francisco, dove Santoro attualmente sta partecipando a un Fulbright Program in ‘Imprenditoria e management”. Qui la start up ha riscontrato pareri favorevoli da alcuni venture capitalist specializzati nel comparto alimentare. 
Inoltre, The Algae Factory ha intrapreso una collaborazione con Royaan, un importante produttore olandese di snack, per il quale sta sviluppando una crocchetta a base di Spirulina e verdure. Questo prodotto, adatto a vegetariani, vegani, intolleranti al glutine e lattosio e halal, sarà distribuito nei mercati del Benelux e in Germania – assicura Santoro -. Abbiamo in mente molti nuovi prodotti che saranno sviluppati a breve, con altre aziende e utilizzando anche altri tipi di alghe”.
“Ma non vogliamo solo creare prodotti – tiene a precisare Abbona -: un aspetto veramente innovativo della nostra società è il modello di social business BITE for BITE. Insieme ad alcune ong, creiamo prodotti a base di alghe da distribuire gratuitamente ai bambini nei Paesi in via di sviluppo. Questo progetto è difficile e stimolante allo stesso tempo, ma siamo sicuri che se tutti assieme facciamo qualcosa, potremo veramente migliorare, anche se solo di un poco, la società in cui viviamo”.
 
 

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