La città israeliana, tra gli incubatori d’innovazione più interessanti al mondo, è tra le 40 città che hanno aderito all’iniziativa del sindaco di Milano Giuliano Pisapia per creare l'Urban Food Policy Pact, che sarà firmato il 16 ottobre.
L’idea ha visto la luce nel febbraio 2014, quando il sindaco di Milano Giuliano Pisapia l’ha proposta al summit delle città sostenibili di Johannesburg. In quanto città ospitante dell’Esposizione Universale, Milano si è fatta capofila di un’iniziativa per l’elaborazione di un Urban Food Policy Pact, una sinergia tra città per lo scambio di idee e buone pratiche sul cibo da tradurre in azioni concrete. Hanno aderito più di 40 città sostenibili che fanno parte del gruppo C40.
Ora il progetto è giunto nel vivo, perché la firma del patto è prevista per il 16 ottobre, Giornata mondiale dell’alimentazione.
Che cosa vuol dire per una città avere un food policy? Sprecare di meno? Mangiare più sano? Educare a consumi sostenibili? Lo abbiamo chiesto a Hila Oren, founder e ceo di Tel Aviv Global, la municipalizzata che si occupa dello sviluppo strategico di Tel Aviv, tra le città che hanno aderito al progetto.
Ora il progetto è giunto nel vivo, perché la firma del patto è prevista per il 16 ottobre, Giornata mondiale dell’alimentazione.
Che cosa vuol dire per una città avere un food policy? Sprecare di meno? Mangiare più sano? Educare a consumi sostenibili? Lo abbiamo chiesto a Hila Oren, founder e ceo di Tel Aviv Global, la municipalizzata che si occupa dello sviluppo strategico di Tel Aviv, tra le città che hanno aderito al progetto.
In che contesto si inserisce l’impegno di Tel Aviv a diventare una Smart Food City?
Tel Aviv è già tra le città più giovani e innovative al mondo: un terzo della popolazione ha tra i 18 e i 35 anni, e il 57% ha una formazione post universitaria. Nell’area metropolitana sono attive 150 startup, circa 23 per kmq. Quando abbiamo fondato Tel Aviv Global, cinque anni fa, lo scopo era promuovere la città a livello internazionale sia in termini di business sia di turismo giovane. Il primo passo è stato comprendere il dna della città e introdurre le prime innovazioni in grado di attirare forze creative, come il wi fi gratuito, la riduzione delle tasse municipali, la creazione di un ambiente tollerante e aperto alla diversity. L’obiettivo è offrire una vita più bella ai nostri cittadini e la food policy è semplicemente uno di questi strumenti per il benessere.
Tel Aviv è già tra le città più giovani e innovative al mondo: un terzo della popolazione ha tra i 18 e i 35 anni, e il 57% ha una formazione post universitaria. Nell’area metropolitana sono attive 150 startup, circa 23 per kmq. Quando abbiamo fondato Tel Aviv Global, cinque anni fa, lo scopo era promuovere la città a livello internazionale sia in termini di business sia di turismo giovane. Il primo passo è stato comprendere il dna della città e introdurre le prime innovazioni in grado di attirare forze creative, come il wi fi gratuito, la riduzione delle tasse municipali, la creazione di un ambiente tollerante e aperto alla diversity. L’obiettivo è offrire una vita più bella ai nostri cittadini e la food policy è semplicemente uno di questi strumenti per il benessere.
Come si articola la vostra strategia?
Ci focalizzeremo su cinque aspetti: produzione e consumo di cibo sostenibile, educazione, collaborazione con il terzo settore, le startup e altre iniziative private della città, riduzione dello spreco. Bisogna considerare che la città ha già 27 orti urbani, una fattoria municipale, quattro stazioni di pesca autorizzata e un orto verticale con un tetto coltivato per dimostrazioni di nuove tecnologie e tecniche agricole presso il Municipality’s Young Adult Center. In merito al consumo, abbiamo un programma nazionale di nutrizione, che sviluppiamo in partnership con il ministero israeliano dell’Istruzione, che coinvolge 10.000 bambini di tutti i gradi scolastici e i genitori di 16 cliniche post-natale. Forniamo poi assistenza alimentare ai più anziani per complessivi 63.400 pasti l’anno e sicurezza alimentare a 18.860 famiglie svantaggiate.
Ci focalizzeremo su cinque aspetti: produzione e consumo di cibo sostenibile, educazione, collaborazione con il terzo settore, le startup e altre iniziative private della città, riduzione dello spreco. Bisogna considerare che la città ha già 27 orti urbani, una fattoria municipale, quattro stazioni di pesca autorizzata e un orto verticale con un tetto coltivato per dimostrazioni di nuove tecnologie e tecniche agricole presso il Municipality’s Young Adult Center. In merito al consumo, abbiamo un programma nazionale di nutrizione, che sviluppiamo in partnership con il ministero israeliano dell’Istruzione, che coinvolge 10.000 bambini di tutti i gradi scolastici e i genitori di 16 cliniche post-natale. Forniamo poi assistenza alimentare ai più anziani per complessivi 63.400 pasti l’anno e sicurezza alimentare a 18.860 famiglie svantaggiate.
Quali ritiene i punti distintivi del progetto?
Sicuramente l’acquisizione di consapevolezza e l’elaborazione di un percorso condiviso. Il punto che mi affascina di più è la possibilità di diverse componenti della città di aderire al progetto con proprie idee o tecnologie. Credo che i primi risultati saranno misurabili in un paio d’anni.
Sicuramente l’acquisizione di consapevolezza e l’elaborazione di un percorso condiviso. Il punto che mi affascina di più è la possibilità di diverse componenti della città di aderire al progetto con proprie idee o tecnologie. Credo che i primi risultati saranno misurabili in un paio d’anni.
