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Italo Rota. Il Padiglione del Kuwait visto dagli occhi di un bambino

Innovazione / -

© Barbara Francoli

Il Padiglione del Kuwait, ideato e progettato dallo studio di Italo Rota, racconta la storia kuwaitiana in una successione di spazi interattivi pensati per dialogare con i bambini. L’architetto spiega come l’acqua diventa protagonista.

La struttura stretta e lunga del Padiglione si affaccia sul decumano con il profilo delle vele tipiche delle imbarcazioni Dhow, ancora in uso per i commerci nel golfo arabico, a cui succede uno spazio dedicato al legame con l’acqua. Attraversato l’ingresso il Padiglione prosegue con tre aree tematiche che raccontano il territorio e il clima, l’innovazione e la cultura, concludendosi con lo spazio dedicato alla presentazione dei prodotti tipici del Kuwait.

Architettura e Expo Milano 2015, come è stato possibile per lei interpretare in chiave architettonica il tema di Expo?
Expo Milano 2015 non è il luogo dell'architettura, ma un luogo in cui raccontare dei temi complessi che devono essere riconosciuti e ricordati dal visitatore. Per questo ho scelto di non fare un’architettura ma solo istallazioni 3D, non riproducibili a casa, all’interno di un Padiglione che è interamente smontabile per non occupare suolo. Oggi come oggi non si capisce che il vuoto è importante esattamente quanto il pieno, l’uomo ha bisogno dell’alternanza tra pieno e vuoto, serve a noi fisiologicamente e serve alla natura.
 
Come ha deciso di sviluppare lo spazio espositivo per rappresentare il Kuwait?
L’ingresso è formato da una successione di vele che ricordano le imbarcazioni tradizionali con cui i kuwaitiani ancora oggi commerciano nel golfo arabico. Dopo la zona di accoglienza l’acqua diventa la protagonista. L’acqua è la materia prima del Kuwait e qui ho voluto rappresentare un momento dell’anno in cui, dopo che ha piovuto, sboccia nel deserto una distesa di fiori.
La prima sala del Padiglione è costituita da una fattoria per l’allevamento dei gamberi, la principale fonte di nutrizione della popolazione, superata la quale si trova un modello che descrive il territorio e il clima del Kuwait. Solo i bambini possono entrare dentro il plastico e conoscere le tradizioni di questo Paese.
Ho scelto di escludere gli adulti da alcuni spazi interattivi perché sono i bambini che hanno in mano le sorti del futuro, i genitori possono solo guardarli da fuori.
Dopo l’allevamento di gamberi, si passa in una coltura idroponica, un altro simbolo importante del Kuwait.
 
Come si è trovato a dover raccontare un Paese che non era il suo?
Un momento di solidarietà tra gli uomini può esistere solo quando c'è un progetto che coinvolge tutti. Oggi c'è la necessità di condividere. Tutti i padiglioni di Expo Milano 2015 sono dedicati alla vita, è un concetto molto semplice: chi non mangia muore. Nel nutrirci dobbiamo ricordare i valori etici e ringraziare gli animali e le piante che mangiamo, anche loro sono esseri viventi come noi. Tutti i Padiglioni di Expo Milano 2015 sono spazi che esaltano la vita e  che danno alle persone un luogo in cui iniziare a pensare.
 
Arts & Foods. Rituali dal 1851” è un settore dedicato all’arte nel centro della città, il primo Padiglione di Expo Milano 2015 che apre al pubblico: in che modo l’allestimento della mostra crea un’esperienza diffusa e un viaggio nel tempo, dal 1851 a oggi?
La mostra è stata pensata come se il visitatore potesse entrare in un film, in cui vengono raccontate tante storie e dove le persone vengono sorprese. Questo perché con Germano Celant volevamo che lo spettatore potesse fare proprio un significato, un tema tra quelli che proponiamo sulla nutrizione, per questo abbiamo costruito una storia densa di significati. Poi per chi vorrà abbiamo anche pensato a due cataloghi che sono essi stessi una sala della mostra.
 
 
 

aMDL. Il segreto della terra e dell’uomo sotto le pieghe del Padiglione Zero

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Padiglione Zero, 30 marzo 2015
Daniele Mascolo / Expo 2015

Michele De Lucchi con Angelo Micheli e Alberto Bianchi - lo studio aMDL - raccontano il Padiglione Zero. La cornice è Expo Gate, durante il ciclo di incontri organizzati da Interni Magazine con gli architetti dei Padiglioni dell'Esposizione Universale.

Il Padiglione Zero, curato da Davide Rampello e progettato dallo studio aMDL fondato da Michele De Lucchi, costituisce l’entrata monumentale al Sito Espositivo di Expo Milano 2015. L’idea ispiratrice è la superficie, la crosta terrestre che viene ordinatamente cesellata e sollevata quasi per suggerire di entrarvi dentro, in profondità, alla scoperta dei segreti della terra, alle radici del nutrimento umano. All’uomo è infatti dedicato il Padiglione - ci tengono a rimarcarlo, i progettisti - al cui interno si apre, tra le pieghe, una valle tra dolci declivi collinari.
 
Il visitatore è invitato a seguire un percorso sensoriale che ripercorre i momenti fondamentali dell’evoluzione umana, come spiega Angelo Micheli che ha curato per lo studio aMDL - Michele de Lucchi, Angelo Micheli e Alberto Bianchi - il progetto per Expo Milano 2015. L’uomo, il suo tempo e la società vengono raccontati attraverso il cambiamento del paesaggio e della cultura che ha scandito le fasi della nostra storia.

Dal concept alla realizzazione del padiglione zero. Qual è il messaggio che lo Studio aMDL vuole trasmettere agli spettatori che visiteranno il padiglione?
Sicuramente la fase del concept è stata quella più entusiasmante, ma non è stata da meno quella della realizzazione. In tempi molto brevi abbiamo dovuto trovare un concetto che fosse forte, importante e d’impatto e allo stesso tempo una struttura semplice da costruire e che rispettasse i costi.
Questo è un padiglione dedicato l’uomo. Il messaggio che volevamo trasmettere è proprio questo, il Padiglione Zero non è dedicato a un paese ma a tutta l’umanità. Tornando alla realizzazione, questo padiglione fa capire anche come senza disegnare si ottengano risultati eccellenti.
 
Senza disegnare?
Si, senza disegnare. Il padiglione non è stato disegnato, nasce dall’insieme di alcune strutture geometriche a cono che, innestate tra di loro più o meno violentemente, restituiscono la forma di tutta l’area.
 
Un padiglione molto legato al territorio italiano…
Assolutamente si, infatti noi lo chiamiamo impropriamente "padiglione" ma in realtà è un blocco di paesaggio.
 
All'interno del padiglione diverse aree tematiche guideranno il visitatore alla scoperta del Tema di Expo Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Qual è il filo conduttore che lega la progettazione del Padiglione Zero e lo sviluppo di aree tematiche che dovevano dialogare e coinvolgere il visitatore?
Il percorso interno è stato curato da Davide Rampello, lo Studio aMDL ha vestito questo contenuto. Sarà emozionante entrare in questo paesaggio attraverso una porta piccolissima. Infatti, le colline che compongono le sale hanno un’altezza che va dai 20 ai 26 metri, la porticina di accesso è alta solo tre metri. Sarà come quando da bambini si va in soffitta e si scoprono delle cose strane e belle dentro a un baule. In questo caso sarà uguale, la scoperta, la meraviglia sarà dentro al padiglione.
L'esterno si presenta come un grande muro in legno naturale bucato da una porta, l’unico punto che attrae le persone a entrare. Un altro effetto emozionante è quello che si prova stando all’interno della valle, al centro delle colline, da qui non si vede il Sito Espositivo e non si sente il rumore della gente. Dalla valle si vede solo il cielo e il legno, tutto si scopre solo uscendo dal Padiglione Zero.
 

Arassociati e Simmetrico. Così abbiamo scoperto l'Azerbaigian

Innovazione / -

© Barbara Francoli

L’Azerbaigian è uno dei Paesi più antichi del mondo, crocevia di popoli e di tradizioni, un Paese che conserva nella sua storia il passaggio dell’uomo e le radici di una cultura millenaria. Gli architetti responsabili della realizzazione raccontano Il Padiglione presente sul sito di Expo Milano 2015.

Il cuore dell’Azerbaigian sono le sue radici multietniche che, nel Padiglione progettato dallo Studio Arassociati sul concept di Daniele Zambelli, fondatore di Simmetrico, un network di professionisti esperti nel settore dell’organizzazione di eventi, si scoprono in un itinerario tematico che mostra tutte le contraddizioni di un paese antichissimo che guarda a un futuro sostenibile.

Daniele Zambelli, a lei è stata affidata la direzione artistica del Padiglione dell’Azerbaigian. Può raccontarci il concept che lei ha seguito e quale saranno le sensazioni che vivranno gli spettatori?
La vocazione di Simmetrico è quella di raccontare attraverso l'architettura le esperienze delle persone. Partendo da questo concetto abbiamo individuato un elemento iconico che favorisse e organizzasse la vita, la biosfera. Ci sembrava un bel modo di raccontare un paese pieno di contraddizioni. Poi abbiamo scelto di raccontare i flussi che attraversano l'Azerbaigian, un crocevia culturale fin dai tempi antichi delle prime migrazioni umane. Così è nata la forma del padiglione, dove due “pelli” di legno lamellare avvolge le tre biosfere.
 
Architetto Michele Tadini, con lo studio Arassociati vi siete occupati della progettazione e costruzione del Padiglione dell’Azerbaigian. Dal concept alla realizzazione, qual è stato il passaggio per arrivare alla forma del padiglione?
La fase di elaborazione è stata molto complessa. Con Daniele Zambelli abbiamo deciso di raccontare l’Azerbaigian, il nostro contributo alla narrazione è stato quello di progettare una successione di spazi in cui venivano descritte le caratteristiche del paese. Per esempio, al primo piano localizziamo l’Azerbaigian e ne raccontiamo cultura. Negli altri piani, la vita viene spiegata attraverso le biosfere, mentre l'ultimo piano è dedicato al cibo, all'agricoltura e alla ricerca del rapporto con la terra.
Il Padiglione Azerbaigian è un elemento rettangolare diviso in tre piani in cui, una per ogni soletta, sono incastonate le biosfere. Dentro la prima biosfera ci sono riferimenti geografici e paesaggistici, nella seconda la descrizione delle zone climatiche e nella terza la narrazione delle culture e dell’innovazione azerbaigiane. Lo spazio interno è costituito da un percorso che dal piano terra si sviluppa sui due piani espositivi, didattici in cui sviluppiamo il tema della biodiversità e del cibo, e si conclude con il terzo livello dove c’è un luogo di incontro e di comunicazione. La complessità dell’edificio, con le sfere e gli innesti, rappresentano la complessità dell’Azerbaigian.
 
 
Zambelli, secondo lei, qual è il punto di contatto tra l'espressione architettonica e il senso del messaggio che volete diffondere? Esiste un oggetto, una sensazione, un'immagine del padiglione che simboleggia questo legame?
Per avere una risposta a questa domanda dovrebbe intervistare uno dei visitatori. Il nostro intento è chiaro: l’architettura è una parte del progetto, non il progetto. L’architettura è una scenografia che ha lo scopo di influenzare uno stato animo nelle persone che entravano in contatto con uno spazio architettonico. Questo è stato il compito della narrazione nel Padiglione Azerbaigian, incontrare la curiosità, il bisogno di scoperta e usarlo per raccontare una storia.

Architetto Marco Brandolisio, il Padiglione Azerbaigian è un edifico complesso per alcuni aspetti della progettazione e dell’esecuzione. Quali sono state le vostre sfide e le vostre soddisfazioni? 
Le sfere rappresentano un racconto che avrà i suoi effetti nel futuro ma anche un suo compimento. Alla fine di Expo, la struttura del Padiglione sarà portata in Azerbaigian dove verrà installata all’interno di parco e avrà uno scopo didattico. Questa è stata la nostra sfida, pensare a un padiglione che avesse una forma evocativa e allo stesso tempo una tecnologia che garantisse il benessere del paese che lo riceverà. Il fatto che le sfere siano smontabili, che l’edificio sia parzialmente autosufficiente grazie ai pannelli fotovoltaici e che l’80 per cento della costruzione verrà portato in Azerbaigian, aver rispettato il tema della sostenibilità è il nostro traguardo.
 
 

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