Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

Droni, GPS e mappe smart nell’agricoltura di precisione

Innovazione / -

I droni sono una delle innovazioni tecnologiche più interessanti nell'agricoltura del nostro tempo.

Tecnologie informatiche e robotica trovano nell’agricoltura di precisione un nuovo ambito d’applicazione: i dati acquisiti sui terreni vengono sistematizzati per automatizzare i processi e controllare da remoto le pratiche colturali. Opportunità o rischio per il Nuovo Millennio?

L’agricoltura di precisione è sinonimo di avanzamento tecnologico e gestionale in un comparto per troppo tempo concepito in modo arcaico e statico. Un universo in fermento, la campagna del Terzo Millennio, tutt’altro che bucolico.
Ricevitori GPS e sistemi di guida assistita su trattori, seminatrici o trebbiatrici, sono già prassi nelle monocolture intensive del Nord America e consentono di evitare sovrapposizioni di percorso nell’aratura, semina o mietitura e di elaborare in tempo reale mappe delle rese e dell’umidità del suolo. Si riducono i tempi di lavorazione, il consumo di carburante e lo stress dell’operatore. Dal Giappone alla California nuovi apparati aeromobili per la concimazione o la disinfestazione consentono il rilascio variabile delle sostanze in base alle aree di fertilità o ai gradi di contaminazione, limitando l’uso di agenti chimici. A partire dal 2011, oltre il 30% delle attività di spraying con diserbanti e fertilizzanti sulle risaie giapponesi viene effettuato da piccoli serbatoi impiantati su aeromobili a pilotaggio remoto (APR o “droni”) e nella Napa Valley l’applicazione si estende ai vigneti grazie a un progetto di collaborazione tra Yamaha Motor Corporations e University of California.
 
Una delle tecnologie più significative del nostro secolo: gli agro-droni
Il dibattito sull’utilizzo dei droni in agricoltura è quanto mai vivace. In Italia è stato affrontato nella Roma Drone Conference (ottobre 2014-gennaio 2015). Tra gli interventi del convegno è stato presentato Agrodron, un quadricottero di 5,5 kg che, sorvolando le coltivazioni, può trattare fino a 10 ettari di terreno in un’ora, per attività di rilevamento, spargimento di concimi o fitofarmaci. I droni “contadini” si affiancano alle macchine agricole tradizionali e sono tra le dieci tecnologie applicate emergenti che più avranno impatto sull’economia del futuro, secondo la Mit Technology Review (“10 Breakthrough Technologies”, MIT 2014 ).
 
Reti wireless di sensori ambientali e mappe digitali dei vigneti
Architetture di reti wireless per il monitoraggio ambientale si sperimentano nel settore vitivinicolo australiano, francese, italiano. Avvalendosi di cofinanziamenti europei per lo sviluppo rurale, nelle Langhe piemontesi, sono avviati dal 2009 i progetti ViniVeri e SiGeVi per la gestione automatica del vigneto, promossi da Regione Piemonte con la partnership tecnologica di istituti universitari e società ICT. Stazioni di rilevamento sul campo trasmettono i dati raccolti dai sensori a un centro di elaborazione; i parametri rilevati guidano le decisioni di agronomi ed enologi, attraverso piattaforme informative dotate di interfacce user-friendly o applicazioni per dispositivi mobili. Infine, aerofotogrammetrie, mappe 3d effettuate da satellite e immagini multispettrali ad alta risoluzione riprese dai droni, restituiscono in tempo reale la topografia dei luoghi, la composizione biochimica e fisica dei terreni, gli indici di vigore vegetativo, lo stress idrico delle piantumazioni.
 
I pro e i contro
I contadini non pensano più alle campagne come entità unitarie e omogenee, ma come a siti variabili da analizzare in micro scala, per unità discrete che richiedono interventi mirati. L’uso integrato degli strumenti digitali può generare un vantaggio competitivo in un ambito fortemente penalizzato dall’incertezza climatica e dal rischio ambientale ed è finalmente possibile capitalizzare le esperienze annuali ed elaborare stime predittive. Pochi imprenditori agricoli dispongono però delle competenze e risorse necessarie per gestire cambiamenti così dirompenti: i costi dei nuovi dispositivi high tech possono ammortizzarsi su ampie estensioni o monocolture, mentre gravano pesantemente su piccoli coltivatori che lavorano in proprietà frammentate e colture di nicchia. Il tema socialmente più critico rimane il binomio automazione-occupazione: come già la meccanizzazione a inizio Novecento, anche l’automazione può contribuire a ridurre il numero di addetti nel settore. La vera sfida culturale è quindi che formazione, ricerca e sperimentazione viaggino veloci quanto la tecnologia e che alla scomparsa progressiva di manodopera non qualificata si affianchino opportunità nuove per figure professionali più creative.
 
 

Quinoa, da alimento povero a protagonista della tavola

Gusto / -

 
1 di 1
 
Piante di quinoa, Perù
© Florian Kopp/imageBroker/Corbis
Insalata di quinoa
© Marie-Laure Tombini/Oredia/Corbis
Raccolta di quinoa, Bolivia
© George Steinmetz/Corbis
Campi di quinoa, Perù
© Hugues Herve/Hemis/Corbis
Vagliatura della quinoa, Bolivia
© Patrick Escudero/Hemis/Corbis
Trasformazione del raccolto di quinoa, Bolivia
© Tim Clayton/Corbis
Quinoa bianca e rossa
© Marie-Laure Tombini/Oredia/Corbis
Rape ripiene con Quinoa
© Marie-Laure Tombini/Oredia/Corbis

La Quinoa, considerata erroneamente un cereale, è invece una pianta erbacea dalle mille proprietà. Coltivato da 5000 anni sulle Ande boliviane, è un alimento che sta diventando protagonista della tavola anche in Europa, dove è utilizzato specialmente come sostituto di riso e couscous.

I mulini: una storia d’amicizia millenaria tra l’acqua, il vento e l’agricoltura

Sostenibilità / -

Germania, Bassa Sassonia. Mulini gemelli Greetsieler Zwillingsmühlen.
© Wilfried Wirth/imagebroker/Corbis

Un simbolo universale di quiete, di armonia con la natura, di laboriosità e di fragranza, di tradizione e ingegno. I macchinari usati dall'uomo, nei secoli, per aiutarsi con la coltivazione delle messi e la preparazione del cibo, sono anche il primo esempio di uso delle energie rinnovabili.

II millennio a.C.
L'uso di primitive ruote ad acqua risale ai tempi dei Sumeri, testimoniato da nomi di periodi sui loro calendari. La tecnica costruttiva dei mulini ad acqua e a vento è per molti secoli prerogativa delle civiltà mesopotamiche; solo successivamente si espande in Egitto, in Cina e, molto più tardi, in Occidente. Nell'antica Mesopotamia l'utilizzo di macchine per l'irrigazione è documentato da iscrizioni babilonesi, ed è ipotizzabile che sfruttassero l'energia dell'acqua per l'irrigazione. Il re di Babilonia Hammurabi, trentasette secoli fa, fa costruire pompe eoliche per sollevare acqua dai fiumi e irrigare i celebri giardini di Babilonia - congegni costruiti probabilmente ad asse verticale.
 
15 a.C.
Il De architectura di Vitruvio cita il mulino ad acqua.
 
310 d.C.
Già Greci e Romani usavano dei mulini ad acqua per macinare il grano. A Barbegal, in Francia, nei pressi di Arles, importante porto che riforniva Roma di grano, sono stati trovati dei mulini idraulici a otto ruote che sfruttavano contemporaneamente lo stesso corso d’acqua (310 d.C.).
 
VI secolo
Piccoli mulini per rompere riso e grani si erano diffusi già in tutte le famiglie agricole dell’Asia ed erano largamente usati in India. In Cina e nel Medio Oriente, oltre a dei macchinari domestici, si erano imposti anche i mulini ad acqua professionali su grande scala.
 
630 d.C.
Il califfo Omar I dà testimonianze scritte di un uso alquanto diffuso di simili sistemi a vento per irrigare. Si tratta di macchinari a pale e leve comparabili a quelli già descritti da cronache persiane nel 130 d.C. e simili alle macine da grano che si diffondo largamente in quei secoli dalla Persia orientale all’odierno Afghanistan. L’espansione del mulino a vento, al contrario di quella del mulino ad acqua, è assai più lenta, tanto che rimane per alcuni secoli prerogativa dell’area mediorientale. Solo con l’espansione dei regni islamici, a partire dal 7° secolo, l’uso del mulino a vento raggiunge anche l’Occidente mediterraneo. Sicilia, Baleari, Spagna, isole greche vedono sorgere per primi questi manufatti, portati dai conquistatori islamici.
 
X secolo
In Egitto una città intera prende il nome e trae i mezzi di sussistenza dai mulini per la farina: Mashrulu-t-Tawahin (ovvero Mashtul dei Mulini), che rifornisce le carovane di cammelli e le navi che trasportano il mais a Gedda e alla Mecca. Le maree che quotidianamente rifluiscono vorticosamente nel canale di Basra azionano i mulini costruiti a monte.
 
XII secolo
In Europa si comincia a servirsi più diffusamente dei mulini ad acqua e a vento con finalità industriali, impiegati per macinare cereali, spremere le olive, pompare acqua, alimentare segherie, cartiere, tintorie. La prima traccia di un mulino a vento in Europa è precisamente del 1180: in un documento cartaceo si trova scritto che un’abbazia della Normandia ricevette in dono un appezzamento di terra “vicino a un mulino a vento” a Montmartin en Graine.
 
XIII-XVI secolo
Siamo in Olanda. Il paesaggio si popola di mulini non solo a mo’ di macine, ma anche per drenare l’acqua e strappare sempre più terra al mare, suscitando a volte, curiosamente, le proteste degli artigiani e dei braccianti locali, preoccupati per il loro posto di lavoro. Nel frattempo in Spagna “ecco scoprirsi da trenta o quaranta mulini da vento, che si trovavano in quella campagna; e tosto che don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere: ‘La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi’”… il capolavoro di Miguel de Cervantes Saavedra dato alle stampe nel 1605 dà saporita testimonianza della diffusione di queste strutture nei paesaggi campestri.
 
XVI secolo
Muhammad lbn Nasir al-Din, l'emiro di Bika e di Karak Nuh in Siria, stabilisce un waqf (una fondazione pia islamica) che annovera tra le altre proprietà due mulini con le loro macine montati rispettivamente
sui fiumi Ghazir e Birdawan. Oltre ai mulini ad acqua, rimangono in uso in tutto il Levante le macchine per macinare il mais e spremere l'olio azionate da animali come cammelli, asini o buoi. Le regole civili
sono comunque improntate a una certa compassione. Gli animali devono poter riposare sia di giorno sia di notte e non è permesso farli lavorare più di un certo numero di ore di seguito.
 
XVIII secolo
Con l’avvento delle prime macchine industriali i mulini non si accantonano immediatamente. Anche se non più impiegati come prima per manifatture o per la mera forza meccanica, la pala eolica viene adattata a disparati impieghi: per esempio, alimentando milioni di pompe d’acqua dei coloni americani. A questi decenni e all’inventore Daniel Helladay si fa risalire la nascita di quei caratteristici “mulini americani”, quei mulini montati su tralicci con un rosone di pale di latta rettangolari che ruotando trasferivano energia a una pompa d’acqua posta per terra. Hanno in effetti caratterizzato i paesaggi agricoli americani di due secoli, immortalati da tanti film western, e secondo alcuni calcoli ne furono costruiti addirittura sei milioni. Alcuni dei quali tuttora funzionanti.
 
XIX secolo
Il mulino ad acqua, così come il mulino a vento, viene soppiantato dall'avvento del motore a vapore e, successivamente, dal motore elettrico. Le vestigia di millenni di collaborazione - ruote, casupole, torri, architetture sulle colline e a bordo dei fiumi – rimangono a testimoniare in modo romantico e suggestivo la dolcezza e la disponibilità delle forze della natura, il vento e l'acqua. Oggi le chiamiamo energie rinnovabili, una volta erano l'energia per la vita.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa