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Tutti i gelati che puoi assaggiare a Expo Milano 2015: 10 gusti strani da non perdere

Gusto / -

Andrea Mariani © Expo 2015

O perché in edizione limitata, o con ingredienti tipici di un Paese, o perché li puoi trovare solo a Expo Milano 2015, questi gelati squisiti e imperdibili sono tutti da assaggiare durante questa Esposizione Universale.

In una stagione così calda, un’Esposizione Universale dedicata al cibo non poteva non prevedere una ricchissima offerta di una preparazione gastronomica fresca, dolce, piacevole e gradita come il gelato, vero e proprio alimento sinonimo dell’estate.
 
I punti di ristoro dove a ogni ora ci si può fermare a rinfrescarsi sono molti. Diversi Padiglioni di vari Paesi offrono gelati nei loro bar e ristoranti a fine pasto. Vi sono poi i principali punti fermi della mappa, i grandi produttori che garantiscono un’offerta ampia e completa. A Casa Algida si trova l’amplissima gamma di gelati Algida per rinfrescarsi durante il proprio giro del mondo. In un giardino di 250 metri quadri accanto a una giostra colorata per bambini c’è il chiosco di gelati e ghiaccioli Grom, che si possono trovare anche in una Apecar e una sweet bike. Nel chiosco Caffarel ci si può sedere su un gianduiotto in mezzo al prato e fare una pausa dolce con gelato soft in tre gusti. Da Sweeting Natfood invece si può riempire un’originale alambicco di strati di granite multicolore a piacimento. Nel chiosco Amalo gelati e granite sono fatti con frutta fresca, stagionale e a chilometro zero.
 
Ci sono anche state iniziative speciali durante cui è stato possibile assaggiare preparazioni davvero ardite. Dal 2 giugno, per tutta la settimana Orgoglio Italia, Gelateria Rigoletto ha proposto la bruschetta tricolore in versione gelato (pesto, aglio e pomodoro). Migliaia di porzioni di gelato molecolare sono state distribuite al Padiglione Qatar per il gran finale della settimana del pomodoro, il 22 giugno. Uno stuzzicantissimo gelato allo zafferano è stato offerto dalla Grecia al Cluster Bio-Mediterraneo il 24 luglio, e ogni giovedì sera in Piazza Beretta 1812 si tengono due degustazioni di gelato gastronomico: in una delle prossime si testerà perfino il gelato alla mortadella.
 
Nella straordinaria offerta ristorativa di questa Expo Milano 2015 si possono comunque ogni giorno provare esperienze e gusti rari, in edizione limitata, con frutti e sapori tipici di Paesi lontani, oppure versioni speciali di famosi gelati.
Il gelato al dattero
L’offerta di gusti di gelato tipici, inconsueti eppur buoni e dolcissimi nel Padiglione Bahrain non si limita al dattero. Da assaggiare il gelato alle arachidi e il sorbetto al cioccolato. C’è poi il delicatissimo gusto alla rosa, l’ancor più esile zafferano e il saporoso mango. Ma, tra tutti, è il rinomato frutto principe del deserto a spiccare. L’albero del dattero ha una straordinaria capacità di adattamento alla siccità delle zone aride, perché con le sue radici va a trovare l’acqua necessaria fino a 10 metri di profondità e 20 metri di distanza. E che buono. Dolce e carnoso. Si avverte appieno la farinosità del dattero,  il caratteristico gusto, i piccoli pezzettini di frutto. Ricco, deciso, consistente, appagante (2,80 euro).
Padiglione Bahrain [G8]
 
Il gelato al baobab
Il baobab è un maestoso albero tropicale africano. Da millenni per i popoli africani è cibo, medicina e luogo sacro (tanto che solo i saggi possono arrampicarsi tra i suoi rami). Le foglie, il frutto, la corteccia e le radici si impiegano sia a scopo alimentare che nella medicina tradizionale. La polpa del frutto del baobab, estratta dal guscio e naturalmente disidratata, è una fonte di principi nutrizionali essenziali. Usato per il gelato (6 euro), sorprende e spiazza un po’ la consistenza che s’avvicina addirittura a quella di un omogeneizzato di frutta, a una purea. Il sapore a cui s’avvicina è la pera, ma è solo per dare un’idea. Un’abbinata tutta salute e tutto piacere? Succo e gelato insieme.
Padiglione Angola [G8]
 
Il gelato al riso con salsa di zafferano
Questa è l’occasione ideale anche per avvicinarsi alla cucina – e alla filosofia - del grande chef stellato Davide Oldani, Ambassador di Expo Milano 2015, che qui propone un menù incentrato sul riso: paninetti, cialde e, tra i diversi primi, l’ormai simbolico ‘Zafferano e riso’ pensato appositamente per Milano. Latte e riso Carnaroli sono ingredienti anche del gelato (4 euro) su cui inopinatamente si tratteggia un ghirigoro di questa salsa allo zafferano (proveniente da due produttori, uno di Varedo e uno dell’Aquila) in maizena. Le fave di cacao non sono solo una decorazione, donano croccantezza e un piacevole retrogusto amaro. Qui bisogna un po’ sapersi abbandonare al beccheggio tra dolce e salato. Un ondeggiare ancor più marcato se si sceglie di farsi servire il gelato in apposite croccanti cialde di riso, anch’esse particolari, non di riso soffiato per evitare l’effetto polistirolo, bensì preparate ogni mattina con una piccola pressa che tosta il riso lievemente insaporito da infuso di zafferano. Si può anche provare il gelato al panettone, guarnito con un’inedita granella di dolce, e quello al cioccolato con splendide scaglie marmorizzate.
Davide Oldani [J7]
 
Il gelato alla Nutella
Nel concept bar al primo piano di una stecca Eataly, accanto a invitantissime fettone di pane pronte per essere spalmate e a golosissime crêpes da farcire, offrono anche il gelato alla Nutella (3 euro). La formulazione è stata evidentemente attentissima e assai ben calibrata, perché non è gelato al cioccolato o al latte con sopra o dentro una guarnizione della celebre crema alla nocciola Ferrero: il suo sapore distintivo si avverte benissimo, non è eccessivamente dolce e non stanca, e dà l’idea di essere autenticamente Nutella. Solo, freddissima. Anzi, gelata!
Nutella Concept Bar [H15]

Il gelato al gusto Foody
Immancabile in questo tour nell’Esposizione Universale un assaggio del gusto che la Gelateria Rigoletto ha dedicato alla mascotte ufficiale di Expo Milano 2015. Il personaggio, si sa, è composto da diversi frutti della terra, e in omaggio alla medesima ispirazione anche il gelato al gusto Foody. Si presenta arancio tenue-rosato, è una crema a base latte con frutta tropicale, in particolare mango, papaya, maracuja, con confettura di lime. Buonissimo perché i gusti tropicali sono freschi e aromatici ed è divertente trovare le scorze di lime caramellato immerse nella crema (3 euro). Tra gli altri gusti si possono assaggiare il pistacchio di Bronte Dop, il cioccolato di Modica, la menta di Pancalieri, l’amaretto di Saronno, il marsala Florio. Chi ama ancora di più l’originalità può provare a guarnire la sua coppetta di gelato anche con l'olio extravergine di oliva al mandarino, proposto lì accanto da Coppini.
Gelateria Rigoletto [Cardo Sud Est]
 
Il My Magnum
È l’occasione per farsi fare un Magnum su misura (5 euro). Si sceglie l'interno – il cuore di vaniglia o cioccolato sullo stecco - e la copertura di cioccolato (bianco, al latte o fondente). Come decorazione si può optare tra mandorla caramellata, cubetti di cocco, biscottini alla cannella, riccioli al gusto di caffè forte, granella di lampone, petali di rosa, granella di pistacchi, biscottini da nocciola Igp. Gli incaricati creano davanti ai nostri occhi un esemplare unico e personalizzato di gelato. Il cioccolato fuso si indurisce immediatamente a contatto con il gelato e diventa croccante.
Magnum Pleasure Store [G21]
 
Il gelato al Grana Padano
Nella doppia cupola Copagri la scelta di gelati è amplissima, tutti fatti con latte a filiera corta, col marchio “Love It”. Al suo interno lo spazio è concepito come un vero e proprio "mercatino rionale" ricco di tutto il meglio della produzione della rete Copagri. I gusti dei gelati sono così inconsueti e le possibilità di abbinamento talmente  tante che si ha un po’ l’imbarazzo della scelta. Gusti classici, sì, ma anche menta e limone, limone e basilico. Il più inusuale e stuzzicante è senz’altro il gelato al Grana Padano (3 euro). Sa proprio di Grana ed è fatto col Grana, ma il sapore caratteristico e un po’ spiazzante del formaggio è ben abbracciato dalla cremosità rassicurante della crema bianca. Dopo il primo assaggio, una volta abituaticisi, diventa ancora più stuzzicante. Lo si può accompagnare con il gusto mora, per mimare il consolidato abbinamento formaggio-confettura. La degustazione è resa ancor più piacevole dal contesto: sediamoci a gustarlo alla Lake Arena, col suggestivo sfondo dell’Albero della Vita.
Copagri – Love It [D21]
 
Il gelato alla vaniglia israeliana
Sono due i gusti tipici che più attirano l’attenzione nel frequentatissimo spazio davanti al buffet del Padiglione Israele. Il gelato alla vaniglia israeliana (vaniglia bianca con halva variegata al silan, miele di dattero) e il gelato allo yogurt israeliano (yogurt con acqua di rose variegato alla marmellata di albicocche e granella di nocciola), leggermente acidulo con la marmellata di albicocche che dà dolcezza e la parte croccante regalata dalle nocciole, che lasciano in bocca un retrogusto tostato (2,80 euro). A fianco a questi due ci sono anche altri gusti tradizionali come nocciola, pistacchio, mandorla, limone e al cocktail di frutta.
Padiglione Israele [G19]
 
Il gelato al cremino
La vicenda del cremino, inventato a Torino a fine Ottocento, s’interseca con la storia del costume e anche con quella industriale, essendo forse il primo caso di dolce “adottato” da un’industria automobilistica, la Fiat, che nel 1911 ha indetto un concorso per crearne una versione caratterizzata dal marchio sulla confezione. Ancora oggi, i produttori di cremino lo fanno con gianduja, pasta di cioccolato e caffè. L’antica tradizione della casa cioccolatiera delle Langhe è perfettamente riversata nel gelato al gusto Cremino proposto da Pernigotti (2,50 euro). Dalla consistenza vellutata e dal gusto morbido e intenso, il gelato riesce a lasciare ben distinti i sapori del cioccolato e della nocciola piemontese ricalcando perfettamente la piacevolezza della tradizionale pralina di cioccolato gianduia e crema alle nocciole.
Pernigotti: il gelato [H12]
 
La granita di melone bianco
Quando si pensa alla Sicilia si pensa alla cassata, alle mandorle, alle arance, alle granite al caffè. Lo spazio dedicato ai dolci siciliani nel Cluster Bio-Mediterraneo dà modo di assaggiare molte squisitezze, ma inaspettatamente la preparazione fredda più prelibata è la meno nota: una granita al melone bianco (3 euro). Ok, non è propriamente gelato, ma sempre fresca è, sempre di frutta è, sempre dissetante è. C’è anche quella fatta col succo di arance di Ribera e quella al limone. Ma il melone bianco è sorprendente tanto è aromatico, poco zuccherino, estremamente fresco; e la granita è così fragrante che sembra proprio sia solo il frutto ghiacciato e tritato. Chi vuole rendere la merenda più sostanziosa può abbinarla ai biscotti Tumminello alla mandorla cruda con zucchero e conserva di zucca, Maraschino e cannella.
Sweet Sicily, Padiglione Bio-Mediterraneo
 
 
 

Dal mais e avocado del Messico al Gutturnio di Piacenza: è Festa del gelato in edizione speciale a Expo Milano 2015

Gusto / -

 
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Il gelato al Gutturnio proposto da Piazzetta Piacenza è sorprendente: al primo cucchiaino restituisce assolutamente lo schiocco del vino, reso soave dal fresco e dalla dolcezza del gelato. Delizioso. Qui è stato impiattato con maestria da Melania Laveni, pasticcera e gelatiera professionista che ha da poco conseguito un titolo in cucina naturale, che ha usato una cialda di Grana Padano e foglia d'oro, caviale di vino e fiori. È anche stato possibile assaggiare un gelato al gusto di pomodoro, uno alla birra artigianale e uno agli asparagi.
Interessantissima l'iniziativa di Padiglione Italia, Birrificio Angelo Poretti e Rigoletto Gelato e Cioccolato, e ricchissima l'offerta di raffinate e intriganti scelte. Per l’intera giornata è stato possibile assaggiare quattro nuovi gusti di gelato: a base di birra 7 luppoli Non Filtrata L’estiva, 6 Luppoli Bock Rossa, 9 Luppoli Witbier e Selezione Angelo Brown Ale.
© Padiglione Italia
A Piazzetta Piacenza è stato offerto in degustazione un gelato alla birra artigianale.
Gelato al gusto di pomodoro su fettine di pane, offerto in degustazione a Piazzetta Piacenza.
Al Cluster Cacao e Cioccolato Pia Rivera e Monica Meschini hanno proposto al pubblico una degustazione a base di Helados de Paila, gelati tipici dell'Ecuador, famosi per essere preparati secondo un'antichissima tradizione Inca, utilizzando come materie prime massa di cacao grezzo "Arriba Nacional Ecuador" e zucchero di fiori di cocco.
© Andrea Proietti
Nel solco della rinomata bravura di Massimo Conti, il Padiglione Bahrain continua a stupire con gusti colmi di sapore e dolcezza. Dopo lo zafferano, la rosa, il celeberrimo dattero e il mango, a partire da Ferragosto proporrà il gelato ai fichi. Imperdibile, come gli altri.
© Francesco Cappa
Ed ecco il colpo da maestro di Davide Oldani. Sempre in bilico, in un'altalena di sapori e sensazioni, stupisce con un sorbetto al basilico (base limone, ma poco aggressivo) guarnito con una salsa di pomodoro fresco e, tocco finale, mandorle, che fungono da catalizzatori di sapore, danno croccantezza, rendono ancor più gratificante l'esperienza.
Mourad Balti Touati © Expo 2015
Nei suoi stand, Gelateria Rigoletto ha offerto un freschissimo gusto nuovo, anguria e menta (ovvero, gelato all'anguria imbibito con un velo di sciroppo di menta) nel contesto di un'iniziativa benefica.
Mourad Balti Touati © Expo 2015
Il Padiglione Monaco impiega un ingrediente di alto lignaggio - Champagne Royal Riviera - per una granita al pompelmo, gradevole e stuzzicante a partire dall'aspetto. La lieve dolcezza della granatina fa eco all'amaro del pompelmo, mentre la riduzione di champagne è il tocco di classe finale. Ricercatissima preparazione.
Il gelato alla crema all'uovo di Rigoletto nel Cluster Cereali e Tuberi è stato abbinato al panettone fatto con le innovative farine Varvello 1888 Integralbianco. Sposalizio perfetto tra la fragranza del panettone e la cremosità densa e appagante del gelato.
Il Padiglione Messico ha realizzato due gusti di gelato saporitissimi e corposi. Il gelato all'avocado sembra proprio il frutto maturo ghiacciato e spalmato, buonissimo. Ma quello al mais sorprende ed esalta ancor di più: il sapore è dolce e cremoso, con in più la consistenza dei chicchi di mais cotti e sbriciolati.
Per concludere una giornata ricca di gusto, freschezza e dolcezza, occorreva un cocktail. Ci hanno pensato al Cluster Cacao e Cioccolato dove il barman Daniele Losquadro ha preparato gustosi "choco cocktail" rigorosamente a base di cioccolato e gelato.
© Andrea Proietti
Gelato Caffarel al gianduia
Andrea Mariani © Expo 2015
Gelato confezionato in Austria.
Il Padiglione Belgio ha offerto una versione più ricca ancora della Dame Blanche, servito accanto al ristorante, con panna montata e cioccolato nero belga.
Il gelato al dattero del Padiglione Bahrain
Andrea Mariani © Expo 2015
My Magnum al Magnum Pleasure Store
Andrea Mariani © Expo 2015
Il gelato alla Nutella a Expo Milano 2015
Andrea Mariani © Expo 2015
Il gelato alla vaniglia di Israele a Expo Milano 2015
Andrea Mariani © Expo 2015
Granite al melone bianco da Sweet Sicily, Cluster Bio-Mediterraneo
Andrea Mariani © Expo 2015
Gelato al latte alpino
Andrea Mariani © Expo 2015
Gelato al Grana Padano di Copagri a Expo Milano 2015
Andrea Mariani © Expo 2015
Il gelato al cremino Pernigotti a Expo Milano 2015
Giulia Mazzoleni © Expo 2015
Il gelato al gusto Foody di Rigoletto a Expo Milano 2015
Andrea Mariani © Expo 2015
Il gelato al baobab del Padiglione Angola a Expo Milano 2015
Andrea Mariani © Expo 2015

Ferragosto è stata la giornata ideale per proporre idee nuove, sperimentazioni e ingredienti tipici per molti Paesi, sponsor e Padiglioni, sotto forma di gelati. Un grande successo di gusto e bontà.

Ferragosto a Expo Milano 2015, una grande festa tra gelati e angurie. Il 15 agosto tra i Padiglioni e il Decumano è stata la Festa del gelato, specialità nata in italia da scoprire con mille variazioni, sapori da tutto il mondo, tantissimi gusti speciali e iniziative benefiche.
Gelati, nuovi gusti e dolci offerte tra Padiglioni di Paesi, Cluster e nuove offerte dei Partner
Diversi Padiglioni hanno colto l'occasione per inaugurare nuovi gusti o celebrare, con degustazioni di un solo giorno, il desiderio di ampliare la conoscenza delle possibilità gastronomiche offerte da questa preparazione. Il Padiglione Bahrain propone il nuovo gusto di gelato ai fichi. Monaco ha offerto una deliziosa granita allo Champagne Riviera e pompelmo rosa. Israele una degustazione gratuita di quattro nuovi gusti. Rigoletto e Birrificio Poretti gelati basati su quattro birre speciali a Palazzo Italia e un nuovo gusto, anguria alla menta. Il Messico due gusti tipici e inaspettatamente fragranti: avocado e mais, con dentro i pezzetti di chicchi cotti e sbriciolati. A Piazzetta Piacenza un intero pomeriggio di degustazioni di gelati a base di ingredienti locali come zucca, birre artigianali della zona, pomodori bio, asparagi e uno squillante gusto al vino rosso Gutturnio. Nel Cluster Cacao e Cioccolato, già ricco di postazioni di vendita gelati, è stato proposto prima l'assaggio dell'helado tradizionale con massa di cacao, poi inusuali e inebrianti cocktail con gelato.
Una festa della bontà non solo gastronomica. Da segnalare l’iniziativa di Algida, che per tutta la giornata ha proposto il cornetto Share the love a un euro, con parte del ricavato destinato a finanziare progetti di Save the Children, e di Gelateria Rigoletto che ha legato il lancio del gusto anguria e menta a sostegno di iniziative sociali.
 
 

Breve storia del gelato. Dalla neve dell’antica Roma all'amore del cuore di panna

Economia / -

Storia del gelato
Scena del film "Lettere di una novizia", 1960 / Fondazione Cineteca Italiana, fondo Lattuada

Nel suo variegato percorso tra storia e geografia, il gelato si è tramutato da dessert per ricchi a street food amato da tutti, non solo in estate. Già in Mesopotamia e in Egitto probabilmente si consumavano bevande con ghiaccio o neve, ma sono i maestri pasticceri in Italia ad avergli dato la forma e i gusti oggi diventati celebri in tutto il mondo.

La prima coppa da gelato
Quella che potrebbe definirsi la prima coppa da gelato è stata trovata in Egitto dentro una tomba della II dinastia (2.700 a.C.). Una specie di stampo, due coppe in argento, in una andava la neve (o il ghiaccio tritato), nell'altra la frutta cotta. Le "neviere", luoghi dove conservare la neve e fabbricare il ghiaccio, sono in realtà un'invenzione molto antica.
 
Epoca romana
Nell’antica Roma esistevano dei pozzi per il ghiaccio e la neve che gli schiavi portavano dai monti. Tra le rovine di Pompei vi sono tracce che fanno pensare a negozi in cui si vendeva ghiaccio (proveniente dal Vesuvio) tritato e addolcito con miele.
 
I millennio
La raccolta di ghiaccio per la conservazione di alimenti è in uso in Giappone (dove l’imperatore Nintoku proclamò una giornata del ghiaccio) e in Cina da oltre mille anni. Nell'antica raccolta di odi Shih Ching si parla di un festival della raccolta del ghiaccio. Durante la Dinastia Tang si beveva una bevanda di latte (di capra, mucca o bufala) cotto con farina e canfora e messo in contenitori di ferro sotto neve o ghiaccio.Gli arabi preparavano bevande fredde con ciliegie, cotogne e melograni. La parola “sorbetto” proviene dal turco sherbet - bevanda fresca -, dall'arabo sharab, sorbire, bere.
 
Epoca Inca
Il primo "gelato" del continente americano è il gelato di “paila”, tradizione delle popolazioni native dell'Ecuador. I Caranqui (o Caras) fanno spedizioni per andare a prendere blocchi di ghiaccio e neve dalla cima del vulcano più vicino, l’Imbabura, e li confezionano in spessi strati di paglia e foglie di frailejón come isolanti termici. Il gelato si fa versando ghiaccio, neve e succhi di frutta in un grande paiolo chiamato “paila" - e a volte latte - mescolando velocemente fino a quando non si solidificava. Con questa tecnica ancestrale, via via perfezionatasi, gli helados de paila si preparano ancora oggi in modo tradizionale in alcune città dell’Ecuador, in particolare nell’odierna Imbabura.
 
Nel Rinascimento
Secondo la leggenda, la famiglia de’ Medici organizza un concorso per i piatti più originali che viene vinto da un tal Ruggeri, pollivendolo, con una ricetta di una composta raffreddata di acqua, zucchero e frutta probabilmente più simile a una granita o a una cremolata: “ghiaccio all’acqua inzuccherata e profumata”. Se poi fu proprio Caterina de’ Medici, in occasione delle nozze con il Duca d’Orleans, futuro Enrico II, a portar con sé Ruggeri e quest’arte Oltralpe, questo è oggetto di disputa.
Altra leggenda in bilico con la realtà è quella dell’architetto Bernardo Buontalenti e la sua firma su un dessert ghiacciato offerto a Carlo V, re di Spagna, per una celebre festa di inaugurazione di Forte Belvedere da Cosimo I de' Medici nel 1559. Per quest’occasione alcuni reputano Buontalenti il vero inventore del gelato: una crema fredda a base di latte, miele, tuorlo d’uovo, un tocco di vino, aromatizzata con bergamotto, limoni ed arance. Di sicuro, questa è la base della “crema Fiorentina” o “gelato Buontalenti” che ancora oggi si può gustare in tutte le migliori gelaterie di Firenze. Sembra anche che il Buontalenti sia arrivato a costruire un macchinario formato da pale fatte ruotare a manovella per mantecare il composto e da un cilindro – intorno a cui veniva lavorato il gelato – in cui era messo il ghiaccio.
 
1674
Il francese Nicolas Lemery cita la prima ricetta in francese di ghiaccio aromatizzato nel libro Recueil de Curiosités les plus rares et admirables, una raccolta di curiosità naturalistiche varie.
 
1685- 1686
“Cantinette e cantimplore stieno in pronto a tutte l'ore, con forbite bombolette chiuse e strette tra le brine delle nevi cristalline. Son le nevi il quinto elemento che compongono il vero bevere: ben è folle chi spera ricevere senza nevi nel bere un contento”. Così lo scienziato poeta Francesco Redi s’esprime nel poema Arianna inferma sulla bontà delle bevande ghiacciate. La bomboletta è un vaso di vetro col collo torto da immergere nel ghiaccio o nella neve per rinfrescare il vino (il giardino del Granduca aveva una collinetta adibita a ghiacciaia). La cantimplora è un vaso di vetro che ha nel mezzo un vano nel quale si mettono pezzi di ghiaccio, o di neve, per raffreddare il vino contenuto, e un lungo e grosso collo che sorge da un fianco come un annaffiatoio; Lorenzo Magalotti la definisce più avanti una sorbettiera ampia e dorata (l'ambasciatore dei Medici a Vienna nelle sue Canzonette anacreontiche del 1723 descrive, in versi, le prime rudimentali gelatiere e i sorbetti che allora si conoscevano).
Mentre in Toscana usano questi contenitori, anche in Sicilia nasce una fiorente industria del ghiaccio. Pozzetti o fossati naturali vengono riempiti di neve in inverno (prelevata dall’Etna, dai monti Iblei, dalle Madonie) per poi venderla a blocchi in estate. Francesco Procopio de’ Coltelli, cuoco siciliano, emigra a Parigi e apre un celebre caffè, antesignano di questa tipologia di locali. Il Cafè Procope diviene punto di ritrovo della crema della società e il cuoco s’ingegna con le sue “acque gelate” sostituendo il miele con lo zucchero e aggiungendo sale al ghiaccio per raffreddare più rapidamente le preparazioni, aumentandone la durata. Nel suo menù oltre alle "acque gelate" (la granita) c'erano "fiori d’anice", "fiori di cannella", "frangipane", "gelato al succo di limone", "gelato al succo d’arancio" e "sorbetto di fragola”.
 
1692-1694
Ecco le prime ricette ben codificate per la preparazione di sorbetti: sono di Antonio Latini, capocuoco di un vicerè spagnolo a Napoli, che in Lo scalco alla moderna, overo l'arte di ben disporre i conviti, con le regole piu scelte di scalcheria trascrive le migliori ricette per preparare sorbetti di Napoli, descritta come culla di quest’arte, non più appannaggio solo dell’aristocrazia ma anche diffusa nelle locande. Nel volume c'è il capitolo “Trattato di varie sorti di sorbette, ò di acque agghiacciate” che insegna come mescolare la neve con zucchero, sale, succo di limone, fragole, amarene, cioccolata. Latini cita anche gusti ai pinoli e alle melanzane. Interessantissima la menzione poi del “sorbetto di latte che prima sia stato cotto”, testimonianza dell'evoluzione del sorbetto verso il gelato moderno: cuocere una caraffa di latte, zucchero e acqua, guarnire con cedro candito e zucca, e poi ghiacciare. Questo sorbetto al latte, secondo alcuni storici della gastronomia, può dirsi “il primo gelato della storia”.
La maestria degli italiani nella preparazione dei sorbetti è nota e riconosciuta in tutta Europa. Il pasticcere francese Nicolas Audiger nel suo trattato La Maison reglée avvisa i lettori che l’unico metodo prescritto per creare bevande ghiacciate e rinfrescanti è “lo stile italiano”. Si guarniscono con vino, spezie e frutta.
 
1769-1770
Wafer arrotolati a forma di cono sono in uso dalla fine del Settecento, serviti a fine pasto o accanto a frutta e pasticcini. Li citano Bernard Claremont in The Professed Cook (1769) e Mary Smith in The Complete Housekeeper & Cook (1770).
 
1770
Il gelato sbarca in America, quando Giovanni Basiolo lo porta a New York. A quell’epoca si conoscono pochi tipi di gelato, quello fatto mischiando acqua e frutta (il sorbetto) e quello con latte e cioccolato o cannella. Basiolo fa conoscere lì la panera, semifreddo di caffelatte tipico della città di Genova. Nel 1773 appare su un giornale la prima pubblicità di un gelataio: “Appena arrivato da Londra monsieur Filippo Lenzi, pasticciere, fa e vende frutta candita, brandy, paste, gelatine, dragees, ogni sorta di caramelle, d’orzo, di zucchero bianco e marrone, gelati e frutta”.
 
1775
Il medico Filippo Baldini pubblica a Napoli il De' sorbetti e de' bagni freddi saggi medico-fisici, primo libro interamente dedicato alla materia. Qui classifica i sorbetti in subacidi (cedro, limone, fragole, melarancio, ananas, uve acerbe), aromatici (alla cannella, al cioccolato, al caffè, pistacchi, pinoli) e lattiginosi (sempre più vicini ai gelati odierni). Parlandone, gli attribuisce virtù medicinali, dichiarando peraltro: “I gelati adunque devono infiniti buoni effetti produrre nel corpo nostro”.
 
1782
George Washington inaugura con un party con gelati in onore della nascita del Delfino di Francia una lunga serie di feste e riunioni condite dai freschi dessert anche settimanalmente. Nell’arco dell’estate del 1790 risultano spesi, in gelati, 200 dollari.
 
1843-51
Svolta nella storia del gelato: nel 1843 Nancy M. Johnson crea e brevetta una macchina a manovella per fare il gelato (“artificial freezer”), i cui principi base resistono tutt’oggi. Due anno dopo William Young la motorizza. Nel 1851 Jacob Fussel, proprietario di una latteria, mette nella ghiacciaia la panna avanzata e le eccedenze giornaliere di latte, e poco dopo impianta la prima fabbrica di panna ghiacciata a Seven Valleys.
 
1881
Nascono i sundae, le coppe di gelato alla vaniglia con una colata di salse dolci o sciroppi e guarnizioni varie. La loro patria – e perfino la nascita del nome – è oggetto di contenzioso tra le città di Two Rivers in Wisconsin e Ithaca nello stato di New York.
 
1884
Una delle storiche rivendite di gelato apre a Torino: è la Gelateria Pepino, tuttora in attività. Una delle maggiori innovazioni è l’uso del ghiaccio secco per il trasporto dei gelati, ma a loro si deve anche il brevetto nel 1939 del primo gelato ricoperto su stecco.
 
1896-1904
Nasce il cono gelato. Italo Marchioni, dopo essere emigrato a New York ed aver aperto alcuni ristoranti, comincia a vendere le prime coppette di cialda nel 1896 e deposita il brevetto nel 1903. La paternità dell’idea è comunque contestata da Antonio Valvona che l’anno prima aveva brevettato in Gran Bretagna un forno per produrre "coppe di biscotto per gelati". Nel 1904 alla World Fair di St. Louis il siriano Ernest A. Hamwi, produttore di zalabia (una sorta di wafer), il cui stand è accanto a quello di uno dei cinquanta venditori di gelati, offre le sue cialde ripiegate a forma di cono al posto dei piattini. Vent’anni dopo negli Usa si vendono 245 milioni di coni annui.
 
1920
Nascono i camioncini-gelato. Harry Burt, titolare di una gelateria a Youngstown in Ohio e ideatore di uno dei primi gelati da passeggio con lo stecchino, il Good Humor bar, investe nell’acquisto di 12 furgoncini dotati di apparecchiature di refrigerazione, per distribuire gelato in tutta la Mahoning Valley. Negli anni ’50 giunge ad averne 2.000.
 
1923
Nascono i ghiaccioli. Il californiano Frank Epperson deposita il brevetto del ”frozen ice on a stick". In origine lo chiama Eppsicle, ma il nome cambia poco dopo in Pop’s Icle (Popsicle è a tutt’oggi il nome commerciale dei ghiaccioli negli Stati Uniti). Inizialmente li vende a cinque centesimi l’uno, in sette gusti tra cui quello alla ciliegia che è ancora oggi il più diffuso. Due anni dopo cede i diritti d’ingegno e il marchio Popsicle alla Joe Lowe Company di New York che ne avvia produzione e distribuzione su larga scala.
 
1927
Per tutto l’Ottocento e i primi decenni del Novecento il gelato artigianale si fa con macchine manuali, versando nell’intercapedine intorno al secchiello ghiaccio e sale, che abbassa la temperatura, mentre si gira di continuo la manovella finché il composto non si rassoda. Il bolognese Otello Cattabriga idea un sistema meccanico che imita, automatizzandolo, il sistema “stacca e spalma“ tipico della lavorazione nelle mantecatrici a mano. La sua idea di applicare un motore alla spatola con la quale si mescola il gelato ha un tale successo che, dalla bottega in via Mazzini che aveva, si mette a produrre "motogelatiere elettriche" e diventa famoso in tutto il mondo.
 
1938
J. F. McCullough (soprannominato Grandpa) e Alex McCullough inventano il gelato soft, antesignano del Dairy Queen, perché si accorgono che la miscela pare più saporita prima della fase finale di congelamento, quindi studiano come incorporare più aria nel gelato.
 
Dal Dopoguerra a oggi
Mentre negli Stati Uniti si aprono le prime fabbriche, in Italia il gelato confezionato arriva solo nel Dopoguerra, con i primi gelati sullo stecco che aprono la strada a un vero e proprio boom negli anni Cinquanta e Sessanta che dura ininterrotto. Perché, mentre da un lato continua l’affinamento delle tecniche e degli ingredienti del gelato artigianale, dall’altro il Novecento è il secolo del consumo di massa grazie al susseguirsi di innovazioni, di abbinamenti, di tecnologie di surgelamento e di intersezioni con la storia del costume. I cartelloni smaltati dei gelati da passeggio da 100 lire suscitano a tutti ricordi gustosi ed emozionati, i grandi autori di fumetti vi ci si dedicano (da Jacovitti a Giorgio Cavazzano) e gli slogan entrano nella cultura popolare. I consumi crescono, la produzione migliora i propri standard di qualità e sicurezza. Mentre negli anni Cinquanta in Italia ne mangiavamo due etti e mezzo a testa all’anno, ora siamo a oltre 5 kg (dati Aidi) e il trend è in aumento, perché il gelato ha tutte le carte in regola per essere considerato un alimento gradevolissimo, caratteristico, igienicamente impeccabile, con ottime proprietà nutrizionali in una gamma infinita di varianti e gusti sempre nuovi: frutta fresca, filiere controllate gluten-free, gelati gastronomici con ingredienti inconsueti come baobab, Grana Dop, basilico, pomodoro e perfino mortadella. Expo Milano 2015 ci dice che, forse, la sua storia è appena cominciata.
 

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