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I best seller di #Expo2015. Il piatto più venduto del Padiglione della Svizzera

Gusto / -

pizzoccheri

La Svizzera è famosa per i suoi pascoli e ricca produzione di latte e formaggi. Scopri il piatto più venduto del Padiglione della Svizzera con 4.500 porzioni servite dall'inizio di Expo Milano 2015.

Un Padiglione che ha permesso ai visitatori di riflettere sulla gestione corretta delle risorse, dimostrando che un domani ci sarà cibo per tutti solo se ciascuno saprà prendere il giusto. Al ristorante un assaggio dei sapori più tipici, con paste golose, formaggi saporiti e dolci a base di panna e meringhe. Ecco il piatto più amato del Padiglione della Svizzera a Expo Milano 2015.

1. Pizzoccheri della Valposchiavo
È il piatto più gettonato al Padiglione svizzero con 4500 porzioni servite dal 1 maggio al 30 settembre. Si tratta di corte tagliatelle di grano saraceno saltate nel burro e salvia con verdure, patate lesse e formaggio dell’alpe. Un piatto nutriente la cui tradizione è condivisa dalla svizzera Valposchiavo e dall’italiana Valtellina.

2. Fonduta «moitié-moitié»
Il secondo piatto più gettonato al Padiglione svizzero con 3500 porzioni dal 1 maggio al 30 settembre è la golosa fonduta «moitié-moitié», una delle numerose varianti del piatto alpino per eccellenza. La versione «moitié-moitié» prevede l’utilizzo dei due formaggi svizzeri Gruyère DOP e Vacherin Fribourgeois DOP, scaldati in parti uguali nel caquelon, la tradizionale casseruola sistemata sulla fiammella regolabile. La fonduta viene gustata immergendo pezzetti di pane nel formaggio fuso grazie a delle lunghe forchette.

3. Sminuzzato di vitello alla zurighese con «rösti» di patate
Il terzo classificato nella hitparade gastronomica del Padiglione svizzero con 3200 porzioni servite dal 1 maggio al 30 settembre è il rösti. È diventato uno dei piatti simbolo della tradizione gastronomica svizzera ed è un tortino di patate cucinato secondo diverse varianti in gran parte della Confederazione. Il rösti può essere un piatto principale o un contorno, e al Padiglione svizzero accompagna lo sminuzzato di vitello di Zurigo.

Il piatto best seller di #Expo2015
Cosa: Pizzoccheri della Valposchiavo
Dove si trova: Ristorante del Padiglione della Svizzera
Quanto costa: 12.50 euro

Yin e Yang. Le energie dell'universo alla base della dieta macrobiotica

Lifestyle / -

macrobiotica
© Blue Jean Images/Corbis

Diventata celebre negli anni '60, la dieta macrobiotica è uno stile alimentare basato sulla filosofia taoista e... su una corretta masticazione.

Il regime macrobiotico, rifacendosi ai principi cardini del Taoismo, tende al riequilibrio del corpo attraverso la scelta sapiente di particolari alimenti yin, femminili, o yang, maschili. Diffuso dal giapponese George Oshawa durante la metà del secolo scorso, prevede l'assunzione quotidiana di alimenti naturali, possibilmente biologici e integrali, in precise proporzioni ed esclude cibi prodotti industrialmente o squilibrati energicamente, per esempio i funghi sono sconsigliati perché troppo yin.
 
La filosofia dietro la macrobiotica
Chi mangia secondo le regole della macrobiotica, abbraccia una filosofia di vita di origine orientale che trova in tutti gli aspetti della vita, anche nell'alimentazione, un modo per raggiungere il benessere interiore. Il Taoismo si basa sull'equilibrio delle opposte energie Yin e Yang, forze complementari presenti anche negli alimenti di cui ci cibiamo abitualmente. Grazie a specifiche associazioni alimentari, i principi nutrienti vengono assunti come fossero vere e proprie medicine naturali che contribuiscono a mantenere in salute corpo e spirito.
 
Cosa mangiano i macrobiotici
Chi segue una dieta macrobiotica dovrebbe compensare il 50% del fabbisogno quotidiano con cereali integrali in chicchi (riso, orzo, miglio), il 30% con verdure cotte e crude (escludendo pomodori, melanzane, peperoni e patate che sono considerate tossiche), il 10% con la frutta, il 10% con i proteine animali o legumi (o altri sostitutivi della carne come tofu e seitan). Qualche strappo alla regola può essere fatto sgranocchiando frutta secca o sostituendo ogni tanto i cereali con la pasta, purchè rigorosamente integrale.
 
Curiosità di una dieta non solo veg
Questo regime alimentare cerca di evitare il più possibile l'assunzione di zucchero bianco, sale, uova, il latte vaccino e tutti i suoi derivati, ma non esclude per forza la carne. Chi vuole può continuare a cibarsene privilegiando quella bianca, ma senza eccedere. Anche il pesce è tollerato, così come i grassi vegetali, ma all'olio d'oliva, si preferiscono quelli si sesamo o di girasole. La regola d'oro di ogni pasto macrobiotico prevede la lunga masticazione di ogni boccone, per fare in modo che i cibi vengano correttamente assimilati.
 
Tutti coloro che sono interessati alla dieta macrobiotica, potranno recarsi a Expo Milano 2015 e visitare il Cluster della Frutta e dei Legumi, alimenti essenziali di questo regime alimentare di origine orientale. Negli spazi del Cluster, vi saranno aree coltivate con piante da frutto di diverse tipologie. Intorno a una piazza centrale, ispirato dalle forme, dai profumi e dai colori, il visitatore  potrà partecipare agli eventi e ammirare gli allestimenti tematici.

Sopra la piazza, concepita per unire idealmente i padiglioni, ci sarà una copertura di legno che ricorda una pergola. Al termine della visita ci si potrà fermare a curiosare ed eventualmente acquistare prodotti nel mercato, che si trova come elemento di unione tra questo Cluster e quello delle Spezie.
 

L’identità italiana in un piatto: la pasta

Cultura / -

Maccheroni, formato simbolo della pasta nel mondo

Nata secondo alcuni in Cina e forse già nota ai Romani, la pasta comunque doveva già esistere nell’Italia del XIV secolo, essendo i “maccheroni” citati da Boccaccio nel Decameron. A lungo rimasta un prodotto casalingo e per qualche tempo elitario, iniziò a essere fabbricata industrialmente intorno al 1800 a Napoli con i primi macchinari, arrivando a essere un piatto celebre ovunque. Oggi è un simbolo dell’italianità nel mondo.

La pasta sta entrando sempre più nelle abitudini alimentari di altri Paesi ed è ormai diffusa in tutto il mondo, sia per il dilagare della dieta mediterranea, sia grazie all’interesse che le specialità italiane suscitano dappertutto.
 
La storia della pasta, simbolo dell’identità culinaria italiana, inizia in epoca romana, e si sviluppa nel Medioevo, grazie all’influenza del mondo arabo sino ad approdare nell’Età moderna, non più piatto elitario ma pietanza popolare, in simbiosi con l’americano pomodoro, reso salsa dal genio italico.
 
Dalle lagana ai fidelini
La storia della pasta in Italia inizia almeno in epoca romana quando le lagana, a base di pasta fresca, sono citate in alcuni ricettari latini: le nostre lasagne probabilmente derivano da quella antica pietanza.
Ma è solo nel Medioevo che, imparata dagli Arabi la tecnologia di essiccare la pasta per conservarla a lungo, le paste alimentari italiane dalla Sicilia si diffondono nelle altre regioni, Sardegna, Campania e Liguria in primis, e si diversificano: lunghe, corte, minute, decorate, rigate, forate, ornate, tipo spaghetti, gnocchi, bucatini e tanti altri.
La pasta essiccata, conservabile a lungo, diventa oggetto di un commercio intenso di cui rimangono tracce nei registri di dogana dei porti italiani, negli atti pubblici, negli atti notarili: troviamo così la citazione “bariscella una plena de macaronis” del 1279, che attesta la popolarità del termine maccheroni per denominarla, mentre gli altri due termini, itrya e fidaws, sopravvivono in alcune locuzioni regionali, come il filindeu sardo e il ligure fidelli, italianizzati in fidelini, dall’arabo medievale fidaws appunto.
Al giorno d’oggi esistono centinaia di tipologie di pasta, dalle più conosciute, la cui produzione è ormai meccanizzata, a quelle meno note, fatte interamente a mano da pochi artigiani che si tramandano il know how; il primato italiano mondiale nella produzione e consumo è indiscutibile.
 
Al dente e con la salsa di pomodoro
La pasta in Italia si consuma “al dente” e solitamente con la salsa di pomodoro, connubio considerato tradizionale dalla notte dei tempi, ma non è così. Prima di mettere a punto la cottura al dente nei ricettari dei secoli passati consigliavano una lunga cottura, e prima della diffusione della salsa di pomodoro nelle cucine regionali, nell’Ottocento, la pasta si condiva con burro, spezie, e specialmente formaggio, di fatti un detto popolare recita “come il cacio sui maccheroni”.
 
La pasta inoltre nacque come cibo elitario, lo dimostra la sua presenza in tanti ricettari di corte, da quello di Maestro Martino da Como a quello di Bartolomeo Scappi. Solo nel Settecento, di pari passo con la crescente industrializzazione del processo produttivo, divenne un prodotto popolare, sino all’apoteosi novecentesca, che la reso la pasta il simbolo stesso dell’italianità, ma in realtà la strada per arrivare sulla tavola di tutti gli italiani è stata lunga.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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