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I best seller di #Expo2015. Il piatto più venduto del Padiglione della Colombia

Gusto / -

Best seller Padiglione Colombia
© Andrea Mariani - Expo 2015 S.p.A.

Scopri il piatto più amato e più venduto dal Padiglione della Colombia dall’inizio di Expo Milano 2015.

È uno dei Padiglioni più amati, con code sempre più lunghe all’ingresso. Il Padiglione della Colombia deve il suo successo all’incredibile biodiversità: nel percorso sono ricostruiti i “piani termici”, che sostituiscono le normali stagioni, con climi diversi a seconda dell’altitudine. Questa caratteristica dà vita a caffè di altissima qualità e a più di 430 varietà di frutta, come lulo, gulupa, maracuya, tamarillo rosso, guayaba e mango.
 
1. Chorizo con arepa di mais
Il chorizo è una salsiccia a base di carne di maiale tritata grossolanamente e aromatizzata con le spezie. In bocca risulta saporita e “asciutta”, non troppo grassa. Le salsicce, cotte alla brace, vengono accompagnate con l’arepa, una cialda rotonda a base di farina di mais bianco e acqua, molto saporita, che viene cotta in una padella rovente o su una piastra, fino a  formare una crosticina croccante sul lato esterno. La parte fresca del piatto è il pomodoro tagliato a fettine.

2. Arepa de huevo
L’arepa, la “focaccina” a base di mais bianco. in questo caso viene tagliata a metà e farcita come un panino. L’arepa più amata dal Padiglione della Colombia è anche la più ricca, con carne di vitello cotta a bassa temperatura e sfilacciata, saporita e “sugosa”, formaggio e uovo fritto: il tuorlo resta morbido e cola arricchendo ancora di più tutta la preparazione.

3. Le empanadas
Un grande classico che non può mancare, sia come pranzo che come snack pomeridiano. Le empanadas sono dei fagottini di carne a forma di mezzaluna, ripieni di carne di pollo e formaggio. L’impasto croccante si sposa con il ripieno saporito, che resta leggermente umido e bagnato.
 
Il piatto best seller di #Expo2015
Il numero 1:  Chorizo con arepa di mais
Dove si trova: Padiglione della Colombia
Quanto costa: 10 euro
 

Dario Cartabellotta. La Sicilia crocevia di storia, incontri e cibi

Cultura / -

Dario Cartabellotta

Il Mediterraneo è la culla di culture, saperi, tradizioni e innovazioni. Dario Cartabellotta, Responsabile Unico del Cluster Bio-Mediterraneo per la Regione Siciliana, ci racconta quest'area attraverso la Sicilia, l'"Atlantide del Mediterraneo".

La Sicilia guida il Cluster Bio-Mediterraneo: quali saranno le parole chiave a cui si uniformerà la vostra gestione?
Mediterraneo, biodiversità, dieta mediterranea, armonia, salute, bellezza.

La Regione Siciliana si occuperà della gestione dell’area ristorazione, dell'area eventi  e del mercato dei prodotti all’interno dell’area comune del Cluster. Qual è il messaggio che volete passare?
Il Cluster Bio-Mediterraneo è identità e integrazione, con la Sicilia baricentro storico, culturale e produttivo di una ricca e autentica cultura alimentare per costruire e promuovere la realizzazione di un mercato mediterraneo del cibo. La dieta mediterranea, protagonista del Cluster, è fondata sul rispetto per il territorio e la biodiversità e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo. La dieta mediterranea si manifesta anche attraverso le feste e le cerimonie: questi eventi diventano il ricettacolo di gesti di mutuo riconoscimento, ospitalità, vicinato, convivialità, trasmesse di generazione in generazione e attraverso il dialogo interculturale. In questo insieme, i popoli del Mediterraneo ricostruiscono la loro identità e il loro senso di appartenenza permettendo di riconoscere in queste pratiche un elemento essenziale del loro comune patrimonio culturale intangibile.
 
Quali Paesi partecipano al Cluster? 
I Paesi presenti nel Cluster sono dieci: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia e Tunisia. Il Cluster, con la sua piazza comune, sarà il luogo di incontro delle diverse anime che compongono il bio-eco-sistema del Mediterraneo. Ogni Paese, raccontando le sue peculiarità e declinando il Tema “Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita”, contribuirà a costruire l’immagine di quella biodiversità che al contempo ci caratterizza e ci accomuna

La Sicilia è il luogo che celebra la dieta mediterranea, proclamata patrimonio Unesco. È il luogo in cui geografia, secoli di storia, tradizioni e cultura descrivono un incontro continuo tra culture. Ci sono dei cibi che per lei sono esemplificativi di questo incontro tra culture e tradizioni diverse?
La Sicilia è stata l’Atlantide del Mediterraneo, non sognata dai filosofi, né millantata dai navigatori, ma reale, capace di affascinare e calamitare popoli e personaggi che l’hanno conquistata, abitata, sfruttata e arricchita finendo sempre per lasciare una traccia che si è sovrapposta e integrata a quelle precedenti. Il clima mite, la fertilità dei terreni, la biodiversità vegetale e animale e la pescosità del Mediterraneo hanno ispirato eccezionali connubi di ingredienti Mediterranei e importati. È nata una cultura gastronomica che raccoglie le tracce dei popoli e culture avvicendatesi nell’arco della storia: Sicani, Siculi, Elimi, Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioni, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Piemontesi, Borboni, Inglesi e Americani.
 
La cassata siciliana (dall'arabo qas'at, “bacinella" e dal latino caseum, "formaggio") nasce in Sicilia con gli Arabi intorno all’anno Mille, nella tipologia “cassata a forno”. Due secoli dopo, le suore del Monastero di Palermo “La Martorana”, per far bella figura con il Cardinale, abbellirono i rami degli alberi privi di foglie con i frutti realizzati con farina di mandorle e zucchero. Al Re Federico II piacquero tanto e da allora l’impasto di mandorla e zucchero si chiamò pasta reale. Nacque così la cassata “a crudo”: ricotta dentro e pasta reale fuori. Tre secoli dopo gli Spagnoli introdussero una novità, il pan di Spagna. E successivamente aggiunsero, all’impasto di ricotta e zucchero, il cioccolato giunto dalle lontane Americhe con quella ricetta Atzeca che sarebbe diventata il disciplinare di produzione del cioccolato di Modica. Ispirandosi al Gran Maestro dello stucco, Giacomo Serpotta, anche i pasticcieri palermitani praticarono l’allustratura della cassata, nella quale pasta reale e glassa di zucchero venivano modellati, adornati e dipinti come gli stucchi dell’oratorio di Santa Cita a Palermo. La storia si conclude nel 1893 per opera del cavaliere Salvatore Gulì, pasticciere palermitano di corso Vittorio Emanuele 373, il quale mette su una fabbrica di canditi e ricopre la cassata con la frutta candita. In una fortunata giornata uno dei più grandi imprenditori siciliani, Ignazio Florio, notò la cassata con la frutta candita e la cominciò a regalare ai suoi numerosi amici trasformandola in un vero e proprio ambasciatore della Sicilia nel mondo. Ad Expo Gate il 7 e 8 marzo, durante il Week End dedicato al Cluster Bio-Mediterraneo, la Cassata avrà una nuova metamorfosi:  i datteri prenderanno il posto della frutta candita e nascerà la Cassata Mediterranea.
 
La vite ad alberello di Pantelleria è stata recentemente riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Che cosa significa per la Regione questo riconoscimento?
Il riconoscimento Unesco di una pratica agricola, con i terrazzamenti e i muretti a secco, nei quali il sudore dell’uomo è simile a quello delle piramidi di Egitto, è il segno che l’agricoltura e l’alimentazione rappresentano un sistema complesso di valori, idee, saperi e memoria. C’è voluto molto tempo per far passare l’idea che l’alimentazione fosse un fatto di cultura perché prima era considerata inferiore alla pittura, alla musica, alla danza, alla letteratura e all’opera lirica. Dal 16 novembre 2010 con il riconoscimento nel patrimonio immateriale dell’Unesco per la dieta mediterranea, il pasto gastronomico alla francese e la cucina tradizionale messicana, è iniziata una nuova stagione. A differenza del patrimonio materiale – che comprende i siti e i monumenti –, il patrimonio immateriale si riferisce ai processi culturali che “ispirano alle comunità viventi un sentimento di continuità in relazione con le generazioni che le hanno precedute e che rivestono un'importanza cruciale per l'identità culturale, ma anche per la salvaguardia della diversità culturale e della creatività umana”.

La Sicilia è stata nella storia crocevia di popoli, civiltà e culture e ha un ricco patrimonio artistico, archeologico, architettonico, letterario: cosa portate a Expo Milano 2015 di questo patrimonio e come?
L’obiettivo è valorizzare il "Brand Sicilia" che evoca territori di straordinaria vocazione naturale e con una forte relazione tra produzioni, cultura, tradizioni e paesaggio. La valorizzazione sarà centrata sull’identità territoriale di riferimento, associata ove esistente a brand Unesco (Etna, Eolie, Barocco Val di Noto, Agrigento, Piazza Armerina; Alberello di Pantelleria, Palermo Arabo-Normanna in via di riconoscimento) o parchi naturali (Nebrodi, Madonie, Etna) in correlazione con le peculiarità paesaggistiche, ambientali, culturali, storiche, etnoantropologiche, gastronomiche che costituiscono le singole specificità di ogni territorio e ne delineano il paesaggio culturale.
 
Lo storico Fernand Braudel scrisse “Il Mediterraneo è mille cose insieme”: è un motto perfetto per il vostro Cluster?
Gesualdo Bufalino, scrittore siciliano, nel suo libro “La luce e il lutto” scrive: “Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle...”. Enzo Maiorca, noto apneista di Siracusa, interrogato su cosa sia la biodiversità dice: “Flora, la dea della primavera, un pomeriggio si trovò a passeggiare per i campi ricevuti in dote e li vide talmente ricoperti di fiori e colori da volerli contare, ma pur essendo una dea non poté farlo perché non le bastavano i numeri...”.
 
“Mille cose insieme” di Braudel”, il “non finire di contare” di Bufalino” e “la mancanza di numeri per la dea Flora”, sono la sintesi del Cluster Bio-Mediterraneo e della Mediterranean Ways di Ancel Keys, il più grande esperto di nutrizione umana del Novecento “fondatore” della dieta mediterranea, che scopri i benefici sulla salute e sulla longevità degli abitanti del Mediterraneo. La Mediterreanen Ways coi i suoi 46 mila chilometri di costa è un habitat climatico che riflette un’eredità culturale omogenea, che ha il suo contrassegno storico-antropologico e ambientale nei raccolti della terra, nelle attività marinare, nei cibi più amati e nei modi di cucinarli. “La vicinanza al mare rende la luce unica, nelle giornate estive il sole cade a perpendicolo sulla terra, ma l’aria rimane secca e la sera invita a lunghe passeggiate e cene meditative sulle terrazze” (da “How to eat well and stay well”, Ancel Keys, 1975).

 
 

La Zucca di Cenerentola. Il sogno dell’agricoltura sinergica diventa realtà

Innovazione / -

Quest’azienda agricola di 1,5 ettari in fase di startup – frutto dell’impegno di una manager laureata in Scienze Biologiche - sfrutta la sinergia tra le piante e i microorganismi naturalmente presenti nel terreno per recuperare alcune varietà antiche, rare o esotiche.

Come tutte le favole, anche questa inizia da una situazione apparentemente senza via d’uscita: la fondatrice della startup La Zucca di Cenerentola, infatti, era la manager di una multinazionale e si sentiva ‘vittima’ dello stress e ‘condannata’ al pendolarismo verso Milano. Il suo vero sogno, infatti, era coltivare un orto domestico seguendo i ritmi di Madre Natura. Finché un bel giorno Deborah Armiento, laureata in Scienze Biologiche e con la passione per l’orticoltura, ha deciso di pensare in grande e di trasformare questa favola in realtà. E nel 2010 ha avviato un’azienda agricola biologica di 1,5 ettari che applica i principi dell’agricoltura sinergica. In che cosa consiste? È un metodo che non usa trattamenti chimici, ma sfrutta la sinergia tra le piante e i microorganismi naturalmente presenti nel terreno. Ora la Zucca di Cenerentola - che è stata presentata a Expo Milano 2015 nell'ambito del Vivaio delle Idee - è membro "Slow Food" e partecipa a diversi progetti, tra cui "Slow Food Mais Lombardia", finalizzato alla produzione, trasformazione e consumo di alcune varietà antiche di mais. La fondatrice, Deborah Armiento, ci ha spiegato più nel dettaglio il suo progetto, che prende il nome dalle 60 zucche commestibili da lei collezionate in diversi viaggi in Italia e all’estero.
 
Quali sono gli elementi innovativi del vostro metodo di coltivazione?
È il metodo più ecocompatibile che esista, perché il terreno viene lavorato solo il primo anno e poi rimane imperturbato, evitandone l'inaridimento e la distruzione dell'ecosistema, con risparmio di gasolio; non c'è bisogno di alcun trattamento perché - grazie alla consociazione di specie diverse - le piante si proteggono l'un l'altra; non c'è bisogno di concimazioni chimiche grazie alla sinergia; non necessita diserbare grazie all'uso di pacciamatura verde (le erbe spontanee sono utili e molte sono anche mangerecce) o di paglia; le irrigazioni sono saltuarie con grande risparmio idrico; si possono coltivare molte varietà antiche, rare o esotiche; il gusto delle piante coltivate è intenso e i frutti sono ricchi di vitalità e proprietà benefiche.
 
Avete ottenuto dei riconoscimenti?
Cito i più significativi: ho vinto il primo premio nel concorso "I nuovi fattori di successo" 2014 indetto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, sono stata insignita del premio "Donne che ce l'hanno fatta" presso l'Università di Pavia, l'azienda è stata inserita nella guida Slow Food "Fare la spesa con Slow Food" e fa parte della comunità di cibo Slow Food del fagiolo di Brebbia, il cui obiettivo è il riconoscimento del ‘fagiolo dell'occhio’ - per secoli coltivato nel territorio adiacente Brebbia (VA) - come prodotto di qualità. A fine agosto parteciperò alla conferenza CE Women Farmers Gathering 2015.
 
Quali punti di forza avete nello scenario competitivo?
Rispetto ad altre aziende biologiche e di trasformazione, è l'alta qualità della materia prima e del trasformato che viene lavorato a mano e confezionato senza l'uso di pectina, aromi o altri additivi: le mie conserve mantengono tutto l'aroma del prodotto fresco e hanno una gamma varietale molto ampia, dai gusti classici (confettura di more, lamponi, ciliegie) ai gusti più ricercati (confettura di bacche di rosa, petali di rosa, fiori di acacia ecc.). Comprende sciroppi che mantengono le proprietà benefiche di fiori ed erbe aromatiche (sciroppo di fiori di sambuco, sciroppo di basilico ecc.), conserve della tradizione (savor, cotognata ecc.) e conserve fantasiose (chutney, mostarde di verdure ecc.), sughi e conserve salate anche con erbe spontanee (pesto di ortiche, crema di acetosella, portulaca sott'olio ecc.).
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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