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Davide Oldani. No alla cucina degli avanzi: meglio pensare e pesare prima di cucinare

Gusto / -

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© Robert Shami

Il 14 dicembre presso Villa Paradiso a Milano torna il pranzo solidale organizzato dallo chef Davide Oldani, Ambassador di Expo Milano 2015, e da Don Gino Rigoldi. Un momento di divertimento e solidarietà per raccogliere fondi da destinare a Comunità Nuova Onlus. Ospite di questa edizione lo chef Andrea Berton.

Perché hai deciso di organizzare D’O & friends?
L’iniziativa nasce sei anni fa dalla stima per Don Gino Rigoldi. L’obiettivo è sostenere Comunità Nuova Onlus, infatti tutto il ricavato sarà utilizzato per finanziare progetti e attività concrete. Quest’anno, oltre a 20 amici che cucineranno con me, ci sarà anche lo chef Andrea Berton. Non sarà soltanto pranzo solidale, ma un momento di divertimento e di condivisione.
 
Ci racconta uno dei progetti a cui state lavorando?
Quest’anno festeggiamo il secondo compleanno  del Social Cakelab, la pasticceria della Comunità che coinvolge i ragazzi in prima persona. Il cibo ha una valenza importante, ha il “potere” di farci stare bene o male. In fase di recupero può regalare sicurezza, fiducia in se stessi, oltre ad una visione positiva e migliore della vita, aiutando i ragazzi nel percorso di recupero.
 
Cosa metterete in tavola domenica?
Cucina fresca basata su ingredienti di stagione. E, visto che siamo vicini al Natale, non mancherà un panettone, ma sarà particolare: un gusto tra il dolce e il salato e leggermente profumato al rosmarino.
Rispetto per il cibo, significa non buttarlo.
 
Tra i temi di Expo Milano 2015 c'è la sostenibilità. Come si fa ad evitare lo spreco in cucina?
Pensare prima di comprare e pesare prima di cucinare.  Se pensi prima di comprare non butti via soldi e, se acquisti cibi di stagione, hai prodotti di buona qualità al giusto prezzo. In più, se pesi prima di cucinare, non creerai avanzi e potrai mangiare tutti i giorni cibi freschi, che mantengono le corrette proprietà nutrizionali.
 
Quindi niente “cucina degli avanzi”?
La cucina degli avanzi è concettualmente sbagliata. Per risparmiare e non sprecare bisogna acquistare ciò che serve davvero, mangiare di stagione e pesare gli alimenti per cucinare le giuste quantità. Questa è anche la strada per stare bene. E poi la minestra riscaldata non va mai bene, in tutti i sensi.
 
Un consiglio per Natale...
Non farsi del male esagerando con il cibo. Il Natale deve essere un momento di socialità, un’occasione per godere della compagnia delle persone care, senza necessariamente abbuffarsi. La tavola è prima di tutto piacere di stare insieme.
 

Movimento riducetariano. O del giusto equilibrio tra carne e tofu

Lifestyle / -

CF Riducetarianesimo imm

È nato negli Stati Uniti grazie al venticinquenne Brian Kateman, divenuto celebre per aver partecipato, il 18 dicembre scorso, ad una TED Conference in cui sottopone al pubblico la necessità, per il bene del Pianeta, che i suoi abitanti inizino a ridurre il prima possibile l’alimentazione carnea.

Quando Kateman parla di carne, si riferisce non solo a quelle bovine, ma anche ai suini, ai volatili, ai pesci, ai crostacei e alla carne di qualsiasi altro animale. Kateman non propone di eliminarli completamente dalla dieta, come fanno i vegetariani e i vegani, ma solo di ridurne la quantità privilegiandone invece la qualità, inclusa l’assunzione di latte e latticini, che dovrebbe essere anch’essa moderata, scegliendo prodotti provenienti da filiere attente all’ambiente.
 
Bilanciare quantità e qualità per il bene del Pianeta
Mangiare meno carne, secondo il ricercatore americano, ridurrebbe il rischio di contrarre malattie cardiache e alcuni tipi di tumori, oltre ad avere delle importanti ripercussioni sull’ambiente e sugli esseri viventi. Tra le conseguenze positive per il Pianeta, vi sarebbero la riduzione delle emissioni di anidride carbonica legate al cibo ma anche quella della sofferenza degli animali da allevamento.

Finanziarsi tramite crowfounding
Kateman, ricercatore della Columbia University, è co-fondatore e presidente della Fondazione Reducetariana e, con il socio Tyler Alterman, del movimento Riducetariano. La finalità della Fondazione e del movimento è quella di raggiungere più persone possibili con il suo messaggio ecofriendly, diffondendone i contenuti con una campagna mediatica di educazione alimentare sostenuta tramite crowfounding. Un’altra necessità importante sottolineata dal giovane ricercatore è anche quella di tentare il superamento delle divisioni interne e delle polemiche con i vegani e i vegetariani, per contribuire insieme, evitando gli estremismi, all’abbassamento delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Precedenti autorevoli
Il Riducetarianesimo vuole fungere da equa via di mezzo tra i carnivori e i vegani, ma non è una novità. L’unico fattore che lo rende attuale è il nome, nato per incoraggiare e pubblicizzare il più possibile l’ecosostenibilità di certe scelte alimentari. Tra i progetti e le iniziative meno recenti nati con l’obiettivo di ridurre il consumo di carne, vi sono il Free Meat Monday, lanciato nel 2009 da Paul, Mary e Stella McCartney, l’iniziativa della città belga di Ghent che nel 2009 che divenne la prima città al mondo a promuovere l’abitudine di alimentarsi senza carne almeno un giorno alla settimana e l’autorevole appello di Rajendra Pachauri, economista indiano, Presidente dell'Ipcc (Panel internazionale sul cambiamento climatico) e premio Nobel per la pace che, nel 2007, si espresse pubblicamente sulla necessità di ridurre il consumo di alimenti carnei, almeno una volta alla settimana, per combattere il surriscaldamento globale.

 
 

La Nuova Zelanda e l'indice di soddisfazione personale

Economia / -

Cambiamenti e felicità
© Andrew Watson/JAI/Corbis.

Salute, benessere economico, relazioni interpersonali e situazione abitativa, sono tutti aspetti importanti per misurare la soddisfazione personale. L'ufficio di statistica della Nuova Zelanda ha elaborato uno strumento interattivo che mostra l'impatto del buon andamento in uno di questi aspetti sulla soddisfazione della propria vita.

Salute, benessere economico, relazioni interpersonali e situazione abitativa, sono tutti aspetti importanti per misurare la soddisfazione personale. L'ufficio di statistica della Nuova Zelanda ha elaborato uno strumento interattivo che mostra l'impatto del buon andamento in uno di questi aspetti sulla soddisfazione della propria vita. Ad esempio, se è la salute ad essere l'aspetto positivo, il 78 per cento dei neozelandesi si riterrebbe soddisfatto della propria vita. Se si aggiunge anche il benessere economico la percentuale sale a 94.
 
Per Conal Smith l'insoddisfazione non deriva da un solo elemento
Conal Smith, a capo della sezione Well-being & Household Conditions dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), in un articolo dal titolo “Does change make us happy?”, prende spunto anche da questa iniziativa neozelandese, unica nel suo genere, per sottolineare come l'insoddisfazione non deriva da un solo elemento, ma comprende più aspetti della vita. “Una persona infelice – si legge – non è qualcuno che ha una disabilità o è povero, piuttosto qualcuno che ha una disabilità ed è povero, e non ha amici, e non ha lavoro”. Allo stesso tempo una persona con disabilità può essere soddisfatto della propria vita se ha un reddito adeguato, buoni amici e un lavoro soddisfacente. Nel corso della vita, continua Smith, facciamo molti cambiamenti, dal lavoro alla casa, dalle scuole al matrimonio, e spesso si presume che questi cambiamenti impatteranno significativamente sulla qualità della nostra vita. “Ci sono però alcuni cambiamenti che hanno un impatto più duraturo sulla nostra felicità di altri. Perdere il lavoro, ad esempio, ha un ampio impatto negativo sul benessere delle persone e l'adattamento è lento e mai completo. Il matrimonio, dall'altra parte, è una circostanza a cui le persone si adattano più facilmente. La soddisfazione aumenta nei tre anni prima del matrimonio, ha un picco nel corso dell'anno dell'evento, ma due anni dopo essere sposati torna ai livelli normali”.
 
I tre punti di Smith
Smith conclude con tre punti: “Primo, quando pensiamo alle grandi decisioni della nostra vita è importante non sovrastimare il loro impatto sulla nostra felicità. Molti eventi non cambieranno tutti gli altri aspetti della nostra vita, perciò l'effetto sulla nostra felicità è probabile sia più limitato di quello che ci attendevamo. Secondo, la nostra felicità può cambiare in una prospettiva di lungo termine. Terzo, quando si pensa all'impatto di un cambiamento sulla nostra vita, è utile pensare non solo a quello immediato, ma anche a quanto rapidamente ci adatteremo al cambiamento stesso”.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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