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Così esotici, così tipici. Cinque prodotti che gli italiani hanno adottato in cucina

Gusto / -

Caffè

La tradizione e la cucina, come il linguaggio di un popolo, sono cose vive. Si nutrono di viaggi, si contaminano di commerci, crescono e si adattano a seconda della varietà di influssi provenienti dalle mode, dal territorio, dalle genti. Per questo non stupisce che alcuni prodotti alimentari che l’Italia ha abbracciato facendoli suoi, circondandoli di un’aura di arte, artigianato, ricette e sapienze locali, sono tutt’altro che italiani. Perlomeno in origine.

Molti cibi che gli italiani usano quotidianamente in cucina e considerati tipici sono invece di origine esotica e sono stati semplicemente adottati dagli italiani.
 
Il caffè
L’orientale caffè ad esempio, la caffettiera casalinga per prepararlo è un brevetto italiano del 1933, e anche le macchine da bar sono ugualmente brevetti italiani e recenti per giunta. I primi caffè pubblici in Italia aprirono nel XVII secolo a Venezia, sull’onda della moda dei caffè turchi. Le sue proprietà eccitanti e tonificanti lo fecero diffondere rapidamente. Oggi è impensabile iniziare la giornata o terminare il pasto senza un buon caffè, ma sino a non molti decenni fa il caffè era un prodotto coloniale costoso e si consumava con parsimonia, preferendo l’economico e locale orzo.
 
Il cacao
Il cacao venne definito dal botanico Linneo Theobroma, cibo divino, riconoscendogli sapore e proprietà nutritive straordinarie. Arrivato con Cristoforo Colombo dalle Americhe, venne adottato dalla nobiltà italiana come bevanda del mattino e dal clero come ricostituente nei lunghi digiuni loro imposti. Solo nel XIX secolo vennero messi a punto processi industriali di produzione, che facilitarono la diffusione anche nelle classi popolari di bevande, tavolette, cioccolatini e creme da spalmare. Oggi le aziende italiane sono leader nella produzione di prodotti derivati dall’unione del cacao con le nocciole italiane: matrimonio di sapori ben riuscito.
 
Il pomodoro
Il pomodoro è un’altra pianta americana naturalizzata nel Mediterraneo e diventata un pass par tout delle cucine europee. Chiamato in origine dagli italiani pomo d’oro a causa del suo colore o pomo d’amore per le presunte proprietà afrodisiache, oggi l’industria italiana del pomodoro è una realtà consolidata e nessuno potrebbe dubitare che pizza o pasta vogliano l’accompagnamento della rossa salsa, quasi simbolo dell’identità culinaria italiana.
 
Il peperoncino
Anche il peperoncino, ingrediente indispensabile di tanti piatti della cucina meridionale d’Italia, in realtà è stato adottato solo nel Settecento, quando si sostituì al più costoso pepe, grazie al più grande dei suoi pregi: la coltivabilità sul suolo italico. Così i contadini poterono usarlo a piacere rendendo piccante e gustosi i mille piatti della cultura gastronomica popolare, basti pensare al più semplice e geniale modo di insaporire gli spaghetti, con un filo di olio due spicchi d’aglio e una spolverata di capsicum appunto.
 
Il merluzzo
L’amore degli italiani per il merluzzo inizia nel tardo Medioevo, quando si inizia ad importarlo dal nord Europa: era conservabile ed economico, sia sotto sale sia essiccato. Le regioni che lo consumano ancora con una certa frequenza sono Veneto, Liguria, Campania, Calabria e Sicilia, dove è una tipica pietanza invernale, specie delle feste natalizie. Sino a non molti decenni fa il baccalà era il piatto del venerdì, giorno di tradizionale astensione dalla carne. Il merluzzo, sotto forma di stoccafisso e baccalà, ancora oggi viene regolarmente importato dalla Norvegia e paesi limitrofi ed è indispensabile per tanti piatti delle cucine regionali italiane: alla genovese, alla vicentina, alla lucana con peperoni essiccati; il merluzzo è fritto o bollito o cucinato in tegame, arricchito con altri ingredienti.

Elisabetta Lattanzio Illy: Ho fatto una promessa, ora racconto la bellezza delle terre lontane

Cultura / -

Elisabetta Illy

Forse tutto sta nel riconoscere che, nel mondo, ogni cosa possiede un’Anima. Ecco perché non è più possibile prescindere da quel “genius loci”, l’entità naturale e soprannaturale legata a quel luogo, che lo contrassegna e lo rende così unico ed esclusivo.

Da questa considerazione, miscelata alle mie passioni, viaggio e scrittura, nasce un sogno: svelare quella correlazione diretta fra il territorio, con la sua morfologia, le sue montagne, le genti, con i loro volti, i loro costumi, e il prodotto, espressione di quell’angolo di mondo.
Un percorso che negli anni si è delineato in maniera sempre più chiara: uno  storytelling attraverso immagini.

Immergendomi in territori incontaminati, in città ancestrali sono riuscita ad entrare in contatto con realtà ancora sconosciute sia perché non ancora scoperte, sia perché scomode da accettare. Come quando nel mezzo alla foresta etiope i locali mi hanno vestita da loro regina per dimostrare la loro felicita di avermi lì, o quando nello Sri Lanka un gruppo di agricoltori ricoperti di fango perchè impegnati ad arare un campo di riso, forse i incuriositi dalla mia presenza inconsueta, mi hanno invitata a condividere il loro piccolo e piccantissimo pasto.

Durante questi viaggi in Paesi disagiati, ma anche in via di sviluppo, come alcuni stati dell’Africa tra cui Madagascar, India, Asia, Cina, America Centrale e altri ancora, sono sempre rimasta fortemente colpita dal rapporto così intimo della gente con la propria terra ed i suoi frutti.

Entrare nella vita di questi popoli, come è accaduto a me mentre sbirciavo nelle loro faccende, nelle loro case, nella loro intimità, mi ha fatto comprendere il valore intrinseco del prodotto della terra. Ed ora lo voglio raccontare, si perche l’ho promesso a Zoundi, capo del villaggio Ouilaidon in Costa d’Avorio dove si coltiva il cacao, ad Alem, il  bimbo etiope che  raccoglieva le ciliegie di caffè, alla mamma Anila raccoglitrice di tè che, con un sorriso che assomiglia più allo schema di un cruciverba  racconta orgogliosa di come non accetti più quell’ingiustificata sottomissione all’uomo.
 
Manus Loci, l’Onlus che ho sentito di dover costituire, nasce dal mio desiderio di far conoscere la bellezza dei territori lontani produttori delle materie prime protagoniste della nostra quotidianità.
Ho avuto la fortuna di scoprire quella dote intangibile: la preziosità del valore umano che vive dentro un manufatto; ed ora, attraverso la divulgazione di questa conoscenza, vorrei cercare di restituire dignità e orgoglio a questi popoli.

Exposing a World è solo uno dei progetti dell’associazione, che si dedicherà di volta in volta, a Paesi e prodotti diversi per condurre ad una nuova percezione del bello, inteso come espressione dello spirito della natura e dei suoi luoghi, in cui l’arte costituisce un punto fermo per il territorio.
Una ricetta molto semplice la mia, dove l’ingrediente fondamentale è l’Amore, così nessuno potrà dirmi che dalle sue parti non…cresce!
 

Mike Watkins. Il consumatore del futuro acquisterà solo cibo fresco per un consumo immediato

Economia / -

Mike Watkins nielsen intervista

Watkins spiega come questa Esposizione Universale rappresenti un’opportunità per le aziende per aumentare la propria responsabilità sociale. Attraverso una rivoluzione che è già in atto.

Con la sua partecipazione a Expo Milano 2015 in un dibattito sui cambiamenti del cibo a livello internazionale, Mike Watkins, capo della divisione retailer and business insight di Nielsen, ha spiegato come nel futuro avremo dei supermercati sempre più piccoli e meno impersonali. “Il consumatore è sempre più esigente e propenso all'acquisto online: molto meno fedele alla marca o al brand, più attento ai prodotti sani, e con una continua richiesta di cibo fresco per un consumo immediato”. E la risposta delle aziende? Secondo Watkins nei prossimi cinque anni assisteremo al più grande cambiamento mai sperimentato nei modelli di vendita.
 
L’Italia è la patria del buon cibo e di Slow Food. Ma non esiste alcuna esperienza di successo di e-commerce gastronomico. Perché secondo lei? Perché noi italiani non siamo al passo con i tempi o forse perché abbiamo bisogno di vedere e palpare il cibo che compriamo?
Dal mio punto di vista, è solo una questione di tempo. I dati in nostro possesso dimostrano come in Francia e in Gran Bretagna gli acquisti di cibo online siano in aumento. Anche se è vero che rispetto all’Italia questi Paesi hanno una rete di grandi distributori molto sviluppata. Ma sono sicuro che il mercato italiano abbia grandi potenzialità per il futuro, soprattutto grazie alla sua varietà di prodotti a livello regionale, che va valorizzata.
 
Al seminario Ancc – Coop a Expo Milano 2015 di giugno, lei ha parlato dei supermercati del futuro. Ci sarà ancora spazio per prodotti con etichette speciali, come quelle che indicano il Carbon Footprint?
I consumatori stanno dimostrando interesse verso nuove possibili indicazioni sulla provenienza dei prodotti, semplici e facilmente comprensibili. Un esempio concreto è “Food miles”, che evidenzia la distanza percorsa da un prodotto alimentare dal luogo di coltivazione al luogo di distribuzione finale. Questo indicatore viene tenuto in considerazione dai consumatori oggi, e non è detto che in futuro succeda la stessa cosa con il Carbon Footprint.
 
Come può Expo Milano 2015 influenzare il futuro di aziende e consumatori? Come le aziende possono migliorare il proprio contributo alla società?
Penso che questa Esposizione Universale sarà uno spartiacque importante per il mondo delle aziende. Expo Milano 2015 rappresenta un momento chiave per il dibattito sul ruolo delle società agroalimentari, soprattutto per lo sviluppo della social responsibility che impegna le aziende a contribuire alla crescita sociale. Inoltre sempre di più le aziende finanzieranno lo sviluppo di programmi per l’educazione alimentare.
 
Abbiamo parlato di futuro e di comportamenti dei consumatori. Lei dove va a fare la spesa? Mercato o supermercato?
Come cittadino, faccio la spesa per la famiglia come tutti. Con degli accorgimenti che penso saranno comuni a tutti anche nei prossimi anni: nel mio carrello metto solo prodotti per il fabbisogno familiare di massimo 3 giorni, per avere sempre del cibo fresco; e acquisto alimenti in diversi negozi specializzati, e non tutti insieme in un unico luogo, per avere una garanzia di qualità.
 
 
 

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