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Come sono nate le uova di cioccolato. Una lunga storia di gusto e invenzioni

Gusto / -

Uova di cioccolato

Già 5.000 anni fa ci si scambiava uova, in primavera. Però, erano di gallina. Poi cominciammo a decorarle, anche con gemme e oro, come Fabergé. Infine, le facemmo di cioccolato. Ecco quando e come.

L’usanza di scambiarsi uova come regalo è molto antica. Forse già 5.000 anni fa i Persiani lo facevano come segno di benvenuto alla primavera, gioendo per il rinnovamento della natura e le feste per la fecondità. Gli antichi romani usavano seppellire un uovo nei campi o nei riti propiziatori, e anche in occasione della Pasqua cristiana l’uovo è rimasto come dono augurale.
 
L'usanza di donare uova decorate
A partire dal Medioevo nella letteratura e nelle cronache ci sono molte testimonianze dell’uso di uova come dono tra innamorati, come pegno, come trofeo al centro di giochi e palii. Decorarle è anche un’antica tradizione balcanica, dove le uova sode si coloravano di rosso. Nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra del XIV secolo risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite a foglia d'oro da donare proprio come regalo di Pasqua. Fu Peter Carl Fabergé, orafo alla corte dei Romanov, a raggiungere l’apice della raffinatezza cogliendo l’ispirazione dalle decorazioni - anche preziose - con cui da sempre si adornavano le uova e, su ordine dello zar Alessandro III di Russia nel 1887, creo le sue celebri uova con smalti, platino, pietre preziose incastonate e un gioiello all’interno.
 
Le prima uova di cioccolato
Riguardo alla nascita dell’uovo di cioccolato, c’è chi dice che fu Luigi XIV il primo a farle realizzare, ai primi del ’700. Potrebbe essere plausibile perché fu lui a concedere a David Chaillou - il primo “chocolatier” francese - il diritto esclusivo di vendere cioccolato a Parigi, che esercitò per trent'anni creando costosissimi biscotti e torte: presumibilmente anche a forma di uovo durante il periodo pasquale. Altri, invece, sostengono che l’idea provenga dall’America, donde peraltro la pianta del xocoatl, il cacao, è originaria. Di sicuro l’usanza è già attestata tra Germania e Francia ai primi dell’800. Però le uova erano di cioccolato pieno.
 
Le tappe verso il moderno cioccolato
Se sono incerti i veri inizi dell’attuale tradizione dell’uovo di cioccolato, sono certe le tappe compiute da chi, nella storia dell'industria, con genio e inventiva ne ha reso possibile la produzione, oggi.
 
Il cioccolato solido
I primi assaggi di cioccolato solido (che dal ‘600 si sorbiva in Spagna, Italia, Germania, Austria e Svizzera come bevanda) avvennero a Londra nel 1674, anche se probabilmente già in Spagna mangiavano qualcosa di simile.
 
Il cacao in pasta
François Louis Cailler fondò nel 1819 a Vevey il primo stabilimento svizzero per la produzione di cioccolato dove, grazie a un particolare macchinario, il cacao veniva trasformato in pasta manipolabile. La sua cioccolata fu la prima a essere commercializzata in forma di tavolette.
 
La pressa idraulica e il dutching
Fu l’olandese Coenraad van Houte, figlio del celebre produttore Casparus van Houten, a coronare tra il 1825 e il 1828 gli innumerevoli tentativi compiuti dappertutto per separare i grassi (il burro) dalla polvere di cacao, con l’impiego di una pressa idraulica. Perfezionò inoltre il trattamento della massa di cacao con sale alcalino che ha preso il nome di dutching, per raffinare colore e sapore. La materia così trattata diventò una preziosa risorsa per i maestri cioccolatieri europei e mitteleuropei, che poterono approfittare della nuova consistenza assunta dal cioccolato, dandogli nuove forme, dalle pasticche alle tavolette, fino proprio alle uova.
 
Il cioccolato al latte
Chi ama le uova di cioccolato al latte deve invece ringraziare Daniel Peter, che sposò la figlia di Cailler. È lui l’inventore del cioccolato al latte. Il problema di come unire il latte all’impasto di cioccolato era parecchio sentito, in Svizzera, dove l’abbondanza dei pascoli e la qualità del latte avrebbe dato particolare valore all’abbinata, sia per ragioni di gusto che commerciali. La difficoltà stava nel fatto che il latte è liquido. Il Peter pensò quindi di sfruttare il principio di due recenti scoperte, il latte condensato, da poco lanciato negli Stati Uniti, e la “farina di latte” prodotta invece in Svizzera da Henry Nestlé dal 1867. ll suo procedimento, sfruttato in seguito da tutti i produttori, è tutt’oggi valido.
 
Il conciaggio
Fu Rodolphe Lindt, cui si deve la consacrazione del cioccolato come prodotto svizzero, a inventare infine nel 1879 il conciaggio, il processo di lavorazione che rende il cioccolato vellutato e particolarmente morbido al palato rispetto a quello granuloso prodotto fino ad allora.
 
La commercializzazione delle uova di cioccolato
L’avvio della produzione in serie di uova di cioccolato di John Cadbury è datata 1875, pochi anni dopo l’avvio della vendita di massa di scatole di cioccolatini (1868).
 
Il Cluster Cacao e Cioccolato celebra l’epopea del cioccolato con le migliori produzioni da tutti i Paesi del mondo. Eurochocolate è Official Content Provider del Cluster Cacao e Cioccolato.
 

Digiuno-terapia. Una pratica millenaria che purifica corpo e spirito

Lifestyle / -

Digiuno terapia
Mahatma Gandhi © Hulton Deutsch Collection/Corbis

Per digiuno si intende l’astensione consapevole dagli alimenti per un certo periodo di tempo. Di digiuni nel mondo se ne contano molteplici. Esiste anche il digiuno ecologico, che fa bene all'ambiente.

Alla base di ogni digiuno, vi sono teorie e finalità particolari. Chi cerca di depurare il corpo dalle tossine, chi di liberare lo spirito da sensi di colpa ed emozioni negative.
 
Il digiuno religioso
E’ una modalità utilizzata per purificarsi, per prendere distanza dal corpo e dai suoi bisogni e per favorire il pentimento dai peccati. La maggior parte delle religioni contempla periodi di astensione dai pasti che avvicinano i fedeli alla divinità. La Quaresima cristiana, il Ramadan islamico, lo Yom Kippur ebreo e l’Ekadasi induista ne sono degli esempi.
 
Il digiuno dietetico e terapeutico
Il primo può essere praticato con regolarità da chi è sano e vuole depurarsi periodicamente in modo autonomo dalle scorie accumulate, il secondo può essere intrapreso da chi è malato e necessita della pratica del digiuno come terapia medica. In questo caso, a scopo precauzionale, è consigliato un ricovero in clinica sotto la guida di uno specialista che monitori le reazioni del fisico durante il periodo di astensione dal cibo che può durare circa tre settimane.
 
Il digiuno politico
Il politico indiano Mahatma Gandhi usò il digiuno per la purificazione dello spirito, ma anche come mezzo politico per ottenere l’indipendenza del suo Paese dalla Gran Bretagna. Anche il movimento politico inglese delle Suffragette che all’inizio del secolo scorso lottò per il riconoscimento dei diritti civili alle donne, utilizzò più volte lo sciopero della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica anglosassone alle tematiche che gli stavano a cuore, come il riconoscimento del suffragio femminile.
 
Il digiuno ecologico
Jean-Claude Noyè, ne “Il grande libro del digiuno” descrive le relazioni tra ambiente e digiuno. In questo caso, per digiuno non intente tanto l'astensione dagli alimenti, ma la riduzione ragionata del cibo con il tentativo di contrastare il consumismo. Alla base della sua riflessione, vi è una filosofia della sobrietà che ha come fine il raggiungimento di uno stile di vita frugale e la prevenzione degli sprechi alimentari. Secondo il suo parere, mangiare meno, mangiare poco, mangiare sano riduce l’impatto ambientale e aiuta il Pianeta a non collassare.
 
Quanti lo praticano
Secondo il Rapporto Italia 2012 di Eurispes, il 19,2% degli italiani segue periodicamente una dieta purificante (il 74,8% mai), ma non si accenna nello specifico al digiuno. Non vi sono cifre certe sulla sua diffusione nel mondo, fatta eccezione per il numero di credenti che lo praticano nelle varie religioni.

Il parere dei medici
Diversi medici nutrizionisti, da Otto Buchinger a Francoise Wilhelmi De Toledo e a Helmut Lutzner ne hanno elencato gli effetti positivi. Il digiuno normalizzerebbe i tassi di zuccheri, insulina e lipidi nel sangue ed eliminerebbe il tasso di sale dal corpo. Tuttavia, ad oggi non vi sono studi scientifici autorevoli che confermino tali ricerche. Anche l’oncologo Umberto Veronesi che ha collaborato alla stesura del libro “La dieta del digiuno" non consiglia ai lettori di digiunare, anche se il titolo farebbe presagire il contrario, quanto di esercitarsi a mangiare in modo equilibrato, vario e in modiche quantità.
 
 

La poesia di Dante per il Padiglione Zero: Inferno, Canto XXVI

Cultura / -

Poesie Padiglione Zero dante

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

La scrittura riflette la storia, il pensiero, le idee di una civiltà. È capace di nutrirsi del presente, ma anche di guardare al futuro, di comunicare un messaggio che in ogni epoca, in ogni individuo, si tramuta in sentire. La scrittura poetica è sicuramente una delle declinazioni più affascinanti delle capacità creative dell’uomo, che dall’antichità a oggi si esprime con suoni, immagini e idee: sulle facciate nord e sud del Padiglione Zero compaiono alcune delle poesie selezionate da Nicola Crocetti raccolte nell’antologia “Le opere dell’uomo - I frutti della Terra”. Si tratta di versi che hanno come tema le arti con cui l’uomo dai tempi dei tempi si è procurato il nutrimento: l’agricoltura, la caccia, la pesca e l’allevamento.

Il primo pannello reca i versi di Dante tratti dal 26° canto dell’"Inferno": le parole dal Medioevo riecheggiano ancor oggi nella contemporaneità e si vivificano ogni giorno, assumendo i contorni del monito, della bellezza, della virtù. Il canto di riferimento si svolge nella VIII Bolgia dell'VIII Cerchio dell’Inferno, dove sono puniti i consiglieri fraudolenti: protagonista del passo è Ulisse, che è avvolto dalle fiamme insieme a Diomede perché con lui aveva ordito l’inganno del Cavallo di Troia. Ulisse racconta che dopo aver lasciato la sua dimora si era messo in mare aperto affrontando un nuovo viaggio e, giunto con la sua nave allo stretto di Gibilterra, limite delle terre conosciute, per convincere i suoi compagni all'impresa di oltrepassare le colonne d’Ercole per recarsi nel “mondo sanza gente”, pronunciò la famosa “orazion picciola” che li invitava a “seguir virtute e canoscenza”.

Il legame con il Tema di Expo Milano 2015
Quello di Ulisse è un monito, nonché una raccomandazione di altissimo valore morale, che dovrebbe ricordarci come non siamo animali, ma che dobbiamo seguire la virtù del nostro sentire. Dante è un biglietto da visita importante per l’Italia e per la cultura: è il sommo poeta, l’autore italiano più noto nel mondo. Le sue parole si riallacciano al tema di Expo Milano 2015 perché evidenziano l’importanza della conoscenza in qualsiasi ambito e sottolineano che il tema dell’alimentazione è fondamentale per l’uomo ma non dovrebbe mai essere disgiunto dal fatto che oltre al nutrimento del corpo esiste quello, altrettanto vitale, dello spirito.

Il Padiglione Zero, curato da Davide Rampello e progettato da Michele De Lucchi, introduce la visita del Sito Espositivo di Expo Milano 2015. Racconta il percorso di ciò che l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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