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Chef e piatti tipici: tutto il gusto di Expo Milano 2015

Gusto / -

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Piatti saporiti, chef famosi, messaggi importanti e cibi particolari: a Expo Milano 2015 il giro del mondo tra gusto, sostenibilità, tutela del Made in Italy e cucina sempre più “verde”.

Il grande evento di Expo Milano 2015 ha avuto come filo conduttore il gusto, con piatti tipici da ogni parte del mondo, degustazioni, alta cucina, materie prime poco conosciute e grandi chef.  Ad ogni assaggio e ad ogni momento di divertimento, però, non è mai mancata una riflessione sul tema di Expo Milano 2015, su come Nutrire il Pianeta nel futuro, garantendo a tutti cibo sano, nutriente e rispettoso della Terra.
 
I piatti tipici dei Padiglioni e dei Cluster
Expo Milano 2015 ha messo in luce i piatti tipici, le tradizioni e le specialità di ogni Paese del mondo, un viaggio incredibile che ha unito colori, sapori e sapienza antica. Ogni Padiglione ha presentato al pubblico un menù di piatti tipici, dai più tradizionali ai più creativi, in un incredibile giro del mondo all’insegna del gusto. La paella del Padiglione della Spagna, riso con pesce e zafferano, la shaksuka del Padiglione di Israele, un piatto ricco a base di pomodoro, verdura e uovo, il pastel de choclo del Cile, tortino di mais ripieno di mais e spezie, l’arepa di mais della Colombia, focaccina di mais ripiena di carne e formaggio. E poi la mamaliga della Moldova, polenta di mais servita con panna acida, prezzemolo, formaggi, la carne alla griglia dell’Uruguay, 100% certificata, i noodle di riso con gamberi della Thailandia, il mesfouf dell’Algeria, cous cous con uvetta, scorza di limone e frutta secca: sono solo alcuni esempi dell’immensa varietà di gusti e sapori che hanno arricchito le giornate dei visitatori dell’Esposizione Universale di Milano. Tra tanti sapori inediti, anche il meglio della cucina italiana con il piatto dell’Ambassador di Expo Milano 2015 Davide Oldani, Zafferano e Riso, e il Raviolo di pomodoro candito e melanzane con fonduta fredda di Pecorino Romano di Peck nel ristorante all’ultimo piano del Padiglione Italia.
 
I produttori
Uno spaccato dell’agricoltura globale. A Expo Milano 2015 i produttori sono stati protagonisti e hanno potuto mostrare il percorso degli alimenti dal campo alla tavola. Nel Cluster del Caffè, ad esempio, Illy ha illustrato il percorso del chicco bruno che ci sveglia ogni mattina e, al Padiglione della Colombia, il maestra Cafetereo Ricardo Lèon Vargas ha spiegato le peculiarità del caffè colombiano. Nel Cluster Bio-Mediterraneo, invece, protagonisti Giorgio Bakagias e il suo zafferano greco, dal colore brillante e ricco di proprietà nutrizionali. Un prodotto molto versatile, che può essere impiegato anche per ottenere saporite tisane o gelati eccezionali. Spazio anche alla Sicilia e alle sue eccellenze con Josè Rallo, che “canta” e produce il vino siciliano: il suo spettacolo che unisce musica jazz e degustazioni dal vivo è arrivato fino al Blue Note di New York, con tre serate da tutto esaurito. Non solo vino quando si parla di difesa del Made in Italy, un altro filo conduttore che ha illuminato l’Esposizione Universale di Milano: pioniere della birra artigianale di qualità è Teo Musso, il creatore di Baladin e capofila di un movimento che oggi conta più di 500 microbirrifici, che stanno lavorando per produrre birra 100% italiana, dal luppolo ai cereali. Le testimonianze femminili sono state tante, segno che le donne prendono sempre più consapevolezza del loro ruolo nel mondo dell’agricoltura: tra le voci che si sono alzate da Expo Milano 2015 quella di Carla Barboto, donna forte e un’imprenditrice di successo, che 13 anni fa ha fondato, insieme al marito, la Pacari, un’azienda famigliare che si impegna a produrre un cioccolato biologico di alta qualità, e a rispettare la dignità dei lavoratori impegnati nella produzione, prima di tutto delle donne.

I grandi chef e il rilancio del Made in Italy
Expo Milano 2015 è stata la più grande vetrina internazionale dei più conosciuti chef del mondo. Tra le voci più autorevoli l’Ambassador di Expo Milano 2015 Massimo Bottura, che, grazie al progetto pensato in collaborazione con la Caritas, Refettorio Ambrosiano ha coinvolto amici e colleghi in una “maratona” per creare pasti stellati per i bisognosi con ciò che avanzava dai Padiglioni e dai Cluster. Anche la voce di Massimo Bottura si è alzata a tutela del Made in Italy: durante il convegno “Fare sistema per vincere nel mondo. Il Made in Italy dopo Expo Milano 2015 organizzato dal Gruppo Sanpellegrino, in collaborazione con Fondazione Altagamma ha lanciato i 10 punti di forza da cui il nostro Paese può ripartire per tornare a splendere nel panorama internazionale. I fattori trainanti oggi sono, secondo lo chef tre stelle Michelin, gli artisti, gli imprenditori del bello e del buono, la luce particolare dell’Italia e le differenze dell’estremo nord al profondo sud, che garantiscono biodiversità e ricchezza nel paniere di prodotti. Un altro illustre esponente della cucina italiana che ha portato il proprio contributo al tema di Expo Milano 2015, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, è stato l’Ambassador Gualtiero Marchesi, che ha voluto parlare soprattutto alle nuove generazioni, per comunicare che il rispetto degli ingredienti resta la chiave per svolgere con passione e dignità la professione di cuoco. Convinto che il grano sia l’ingrediente per la cucina del futuro, Marchesi ha dedicato a Expo Milano 2015 i trucioli, formato di pasta spirato alla storia dell’imprenditore del legno Maurizio Riva e trafilati in bronzo dall’azienda milanese Pasta 600.27 di Carla Latini. Tra gli chef più amati d’Italia c’è anche l’Ambassador di Expo Milano 2015 Antonino Cannavacciuolo, convinto che la lotta allo spreco faccia parte da sempre della cultura culinaria italiana. Un esempio di “recupero” antico? Il brodo, che raccoglieva gli avanzi, per diventare poi l’ingrediente indispensabile di piatti pieni di sapore. Ancora oggi, ad esempio, quando lo chef si reca dal pescivendolo,10 casse sono di pesce e 5 sono di scarti, per preparare i brodi, le gelatine e i concentrati con cui insaporisce le altre preparazioni. Non sono mancati ospiti internazionali come Christian Garcia, chef del Principe Alberto II di Monaco e Cris Comerford, Executive del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Entrambi gli chef hanno svelato che sia nel Palazzo della Famiglia reale monegasca che alla Casa Bianca i pasti sono sempre più a base  vegetale, con una grande attenzione per il compostaggio e la pianificazione delle portate in modo da evitare lo spreco. Il messaggio è chiaro: bisogna privilegiare la dieta mediterranea, ricca di verdure e cereali, stando attenti a mangiare nella giusta quantità.
 
L’attenzione allo spreco nell’alta cucina come chiave per la sostenibilità
Tutto gli chef che hanno contribuito ad animare Expo Milano 2015 hanno portato come messaggio per il futuro l’importanza della lotta allo spreco e la necessità di riutilizzare ciò che potrebbe essere considerato scarto ma che, in realtà, è un concentrato di gusto. Fin dall’inizio dell’Esposizione Universale, l’Ambassador di Expo Milano 2015 Carlo Cracco ha sottolineato come non sia necessario utilizzare ingredienti costosi, perché un semplice uovo, grazie a cuore e tecnica, può trasformarsi in un piatto stellato. Il piacere della gola senza lo spreco è il motto anche dell’Ambassador di Expo Milano 2015 Davide Oldani: “Pensare prima di comprare e pesare prima di cucinare” è il suo mantra, che significa comprare solo ciò che serve davvero e utilizzare in cucina solo quello che effettivamente e realisticamente verrà mangiato. Secondo lo chef milanese, infatti, sprecare non vuol dire rinunciare al piacere della gola, anzi! Se si sa precisamente cosa serve si risparmiano soldi, si mangiano cibi più freschi e quindi anche più buoni e più salutari. Anche gli chef due stelle Michelin Alessandro Negrini e Fabio Pisani hanno lanciato la loro sfida al pubblico: provare a cucinare senza usare la corrente elettrica, evitando di tenere accesi fornelli e gas per ore e ore. Conoscenza e ingegno, infatti, possono diventare le nuove risorse per abbassare i consumi e salvare il Pianeta. Creatività antispreco anche nella cucina di Tom Kitchin, chef stellato scozzese che al Padiglione della Gran Bretagna ha voluto far conoscere l’haggis, un piatto antico, povero e “antispreco” a base di interiora di pecora. “Penso che il modo migliore per evitare lo spreco sia usare la testa  ha detto lo chef -. I ristoranti hanno sempre un menù gastronomico per la sera e uno più accessibile per il pranzo. Mentre creo uno, penso già all’altro. Se uso il cuore di una verdura per la sera, il resto lo trasformerò in una zuppa per il pranzo”.  Ingredienti semplici che diventano incredibili delizia anche nella cucina di Fabio Abbattista, promettente chef dell’Albereta che ha riscoperto il grano arso, un ingrediente della tradizione contadina della Daunia pugliese: si tratta di chicchi di grano rimasti a terra dopo la mietitura e la bruciatura delle stoppie che lo chef trasforma in Cappelletti al grano arso, coniglio e burro di acciughe, a dimostrazione che non ci sono limiti se si utilizzano tecniche e ricerca. Idea antispreco concreta e che potrebbe portare a grandi risultati in poco tempo è quella lanciata dall’Ambassador di Expo Milano 2015 Ugo Alciati, che propone un menù fisso con buoni prodotti di stagione e prenotazione obbligatoria in modo da non buttare via nessun alimento. Secondo lo chef, con questo semplice accorgimento, si ridurrebbe lo spreco di cibo di oltre il 50% e si riuscirebbe a ottimizzare tutte le risorse, il lavoro, l’energia elettrica e il lavoro umano, facendo scendere i prezzi dei menù con beneficio anche per i clienti. Un altro piatto di alta cucina dedicato alla riflessione sul tema di Expo Milano 2015 è stato quello realizzato dallo chef stellato Andrea Aprea: gli scarti delle verdure per la panzanella si sono trasformati una zuppa, grazie alla marinatura con acqua di mare, al centro della quale si adagia un filetto di  sgombro del mediterraneo. Una cucina che è piaciuta molto anche alla First Lady Michelle Obama, che ha scelto Aprea per la sua cena milanese dopo la visita a Expo Milano 2015, proprio per il suo approccio attento e responsabile all’ingrediente. Il tema della lotta allo spreco è stato sottolineato ogni giorno al The Cooking Show, la trasmissione televisiva che mette a confronto due chef di Paesi diversi, per condividere ricette e storie di cucina, con un’attenzione particolare al rispetto degli ingredienti. Alla fine di ogni puntata, l’esperta di cucina sostenibile Lisa Casali, si occupa della creazione di un nuovo e buonissimo piatto con gli scarti delle preparazioni precedenti.
 
La cucina del futuro: sempre più verde
Un altro tema guida ha riempito di senso e di riflessioni profonde Expo Milano 2015: non ci sarà cibo buono, sano e sufficiente per tutti se non mangeremo più “verde”. Il pioniere dell’alta cucina a base vegetale stellata è l’Ambassador di Expo Milano 2015 Pietro Leemann, che durante l’importante evento dedicato a cibo e religioni il Cibo dello Spirito nella Carta di Milano, ha dichiarato che l’alimentazione vegetariana è la vera risposta al tema di Expo Milano 2015, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, perché è la più sostenibile e quella che più di tutte rispetta l’uomo e il Pianeta. Dal palco del Media Center ha, inoltre, lanciato un appello perché il 15 settembre diventi la Giornata della Condivisione Vegetariana, un giorno per riflettere sull’importanza della cucina “verde” e di menù vegetariani nei ristoranti, per stimolare il pubblico a mangiare in modo più sano, equilibrato e sostenibile. Anche Elena Arzak, la miglior chef donna del mondo nel 2012, ha preso questa direzione e nel suo ristorante tre stelle Michelin sta sperimentando preparazioni a base di foglie e erbe spontanee per un vero ritorno alle origini: un esempio è il piatto Kokoyxas de merluzas, filetto con brodo di foglie. Non sono mancate occasioni per provare dal vivo quanto può essere buona lacucina vegana e vegetariana: tra le proposte “veg” più gustose di Expo Milano 2015 ci sono state quelle di Simone Salvini, non solo uno chef, ma un uomo di profonda spiritualità che nello spazio del Biodiversity Park ha creato menù bilanciati e piatti come il kitchari: riso basmati, lenticchie bianche  e verdure, preparazione ayurvedica capace di rafforzare il sistema immunitario, completo, naturale e con una storia millenaria. Secondo Salvini “Il cibo del futuro è un cibo prevalentemente vegetariano, per mille motivi: deve essere più possibile locale, fresco e cucinato senza tanti barocchismi, in una parola: essenziale”.  Ha portato il suo messaggio “verde” anche Antonia Klugman, chef originaria di Trieste, che preferisce la cucina vegetariana perché “sapere di non aver fatto del male ad un essere vivente mi rende più serena, e quindi più creativa”. Tra i piatti di questa filosofia l'Asparago bianco e verde: l'asparago bianco è cotto in forno, condito con la sua centrifuga e con una brunoise di asparago verde. Una ricetta vegana e sostenibile, in cui si usa l'ortaggio nella sua interezza e non si butta via niente. Non è mancato il contributo dello chef tre stelle Michelin Niko Romito: “Il cibo del futuro sarà molto dedicato al mondo vegetale, dei legumi e degli ortaggi - ha detto -. Sarà caratterizzato dal rispetto delle stagionalità e, quindi, dalla rotazione dei prodotti sulla tavola. E poi è arrivato il momento di fare un grande lavoro sui grani e sulle farine, da cui si possono ottenere tanti prodotti incredibili”. Tra i prodotti da riscoprire, che ci traghettano dal passato a un futuro “verde” e sostenibile, il grano di Solina, che, grazie alle forti escursioni termiche, non ha bisogno di pesticidi, perché le temperature fredde della notte fanno in modo che le cariche batteriche vengano distrutte.

Lo Street Food di qualità: il buon cibo da passeggio fa tendenza
Non solo alta cucina: Expo Milano 2015 ha svelato un’anima molto pop con ape car e food truck da tutto il mondo. Il Padiglione degli Stati Uniti d’America ha pensato addirittura ad uno spazio dedicato, la Food truck nation, con hamburger preparati con carne di altissima qualità e lobster roll, il panino ripieno di insalata di astice. Anche il Padiglione dell’Olanda ha puntato sul cibo da strada, con panini ripieni di formaggio o cartocci di polpette. Specialità “da passeggio” anche al Cluster del Riso, con il riso fritto su stecco del Laos e l’arancino di riso basmati. Lunghe code anche per assaggiare l’arepa di mais del Padiglione della Colombia, una focaccina morbida di mais bianco ripiena di formaggio, pomodoro, carne, uovo e formaggio e per le empanadas di Argentina, Cile, Uruguay e Spagna: diverse ricette con la costate di una pasta ripiena a forma di mezzalunga, che nasconde verdure o carne speziata. A Cascina Triulza e al Cluster Bio-Mediterraneo il cannolo siciliano è stato tra i dolci più amati dal pubblico, mentre nel Cluster del Cacao e del Cioccolato si è potuto assaggiare il kebab di cioccolato, un cremino tagliato al momento disposto su un ferro rotante e al concept bar Nutella la passeggiata continuava con una crepe fumante alla Nutella nel piatto. Regine dello street food anche le patatine fritte in doppia cottura del Belgio, che hanno scatenato gli appassionati. Non sono mancati street food vegetariani come il panino con le bajias del Cluster dei Cereali e Tuberi: pane riempito con polpette fritte, fatte con fagioli dall'occhio nero bolliti, schiacciati e mischiati con aglio, sale e coriandolo. E, poi, chi lo dice che l’alta cucina non possa viaggiare su ruote? l panino “stellato” di The Rolling star ha riscosso molti consensi: da un vecchio Citroen H, riallestito in cucina fiammante, si è potuto gustare il panino “stellato” dello chef Felice Lo Basso con spalla di maiale cotta per 14 ore e sfilacciata, condita con salsa al rafano e mela, il panino con i gamberi, ripieno con tartare di gamberetti in salsa rosa, e il panino vegetariano, con hamburger di verdure arricchito con peperoni e burrata.

Le novità in anteprima
Expo Milano 2015 è stato anche l’occasione per assaggiare cibi particolari e innovativi: al Padiglione dell’Olanda c’è il Dutch seed burger, un hamburger vegano, vegetale al 100%, a base di legumi e alghe marine. Gusti inediti al Padiglione dello Zimbabwe con il Croco Burger, un panino ripieno con hamburger di coccodrillo, salsa al baobab e verdure grigliate e lo Zebra Burger pane bianco artigianale, ripieno con un hamburger di zebra, accompagnato da cetriolini, formaggio cheddar, salsa al barbecue e salsa al baobab. Il più amato dai bambini è stato Foody, il gusto ispirato all’allegra mascotte di Expo Milano 2015 che unisce frutta tropicale - in particolare mango, papaya, maracuja - con confettura di lime, mentre tra i gusti inediti il gelato al baobab, ricco di principi nutrizionali essenziali. Tra le curiosità anche il piatto più costoso di Expo Milano 2015: blinis con panna acida e caviale bresciano dello chef Augusto Pasini del Lanzani Bottega e Bistrot che però non dimentica il tema di Expo Milano 2015 e lo omaggia con un piatto vegano: insalata di germogli, ceci e vinaigrette ai lamponi, che gioca con il gusto agrodolce e la consistenza croccante dei germogli e dei ceci. La rivoluzione verde che unisce gusto e sostenibilità parte da Expo Milano 2015.
 

Madame Troum Yikpende. Pomodori e frutta danno una possibilità alle donne e alla comunità

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“Jeunes Filles pour l’Agro” è il programma per lo sviluppo professionale nella filiera agro-alimentare dedicato alle giovani donne africane e realizzato nel nord del Togo. L’intervento ha dato sostegno a 250 giovani donne non scolarizzate, dalla formazione fino al processo di produzione, trasformazione e commercializzazione. Sono state avviate 5 cooperative agricole e lanciate sul mercato locale 2 linee di 8 prodotti: due differenti formati di concentrato di pomodoro Tomatogo e sei succhi e nettari di frutta Fruitogo (mango, ananas, cocktail di frutti, tamarindo, zenzero, ibisco). La presidente di una delle cooperative ci racconta il valore di questo progetto per le donne e per la comunità.

Com’è organizzata la cooperativa e quante donne sono coinvolte?
Grazie al progetto ‘Jeunes Fillles pour l’Agro’ lavoriamo in questa cooperativa di trasformazione: Dindann. Siamo 13 e io sono la presidente. Raccogliamo i prodotti dalle cooperative di primo livello e li facciamo diventare succhi di frutta e concentrati di pomodoro. Ad esempio, la cooperativa di primo livello produce il pomodoro, fa una piccola trasformazione, toglie buccia e semini e fa una prima bollitura, trasporta ciò che si ottiene alla nostra cooperativa. Qui noi trasformiamo in prodotti confezionati, pronti per essere venduti.

Come si collegano formazione ed empowerment femminile?
Le donne vengono formate a lavorare nella cooperativa: io stessa ho fatto questo percorso, lavoro qui da quattro anni. Ho imparato a lavorare e mi sento davvero cresciuta. Le donne che lavorano con me sono orgogliose di loro stesse, hanno un’attività, possono partecipare alle conferenze, far sentire la loro voce ed esprimere il loro parere.

Secondo lei un’alleanza tra le donne sul tema della malnutrizione può produrre un vero valore aggiunto e combattere gli sprechi di cibo?
Credo di sì, un’alleanza tra donne è fondamentale. In più quello che vedo con questo progetto è che prima si buttavano dei pomodori che nessuno poteva comprare perché il mercato di Lomé, che è la capitale, era troppo lontano, ci volevano tre giorni di viaggio per raggiungerla. Ora, grazie alle donne che lavorano il pomodoro e lo fanno diventare concentrato, il prodotto viene valorizzato e non ci sono più sprechi.
 
 

Umberto Galimberti. Le paure antiche del cibo moderno

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Filosofo, psicoanalista, docente universitario, Umberto Galimberti è uno degli autori del libro della mostra "Arts & Foods. Rituali dal 1851" alla Triennale di Milano dal 9 aprile.

Dubbi sulla sicurezza dei cibi Ogm, conseguenze della globalizzazione sulla cultura gastronomica locale e significato simbolico sottostante al bisogno odierno di mettersi a dieta. Il celebre filosofo e psicoanalista indaga con la profondità di pensiero che lo contraddistingue, alcune delle sfide dell’alimentazione dei tempi moderni.
 
Dieta vegana, crudismo, dieta Dukan. Nel suo libro Vizi Capitali e Nuovi Vizi del 2003, lei ha paragonato le diete e i regimi alimentari di moda oggi ad una reintroduzione moderna di discipline antiche come la mortificazione e l’astinenza. Le diete e l’esercizio fisico, oggi come ieri, secondo lei non servono tanto a garantire la salute del corpo quanto a mantenere l’equilibrio interiore. Non è cambiato nulla?
Gli esercizi spirituali dei filosofi e dei religiosi sono stati semplicemente sostituiti dagli esercizi ginnici e dalle diete che non servono tanto a rimanere magri, quanto accettati dagli altri. La paura di ingrassare non nasconde altro che la paura di essere esclusi socialmente.

Digiuno. Anche il digiuno ha la sua considerevole schiera di seguaci. Come mai?
Perché la pratica del digiuno non fa altro che posporre la soddisfazione di un bisogno primario, quello di sfamarsi ed è attraverso questo posticipare che l’io si controlla e si dà una forma. Mentre il digiuno può essere considerata una virtù in Oriente, in Occidente è diventato solo una dieta tesa a soddisfare un ideale narcisista, che vuole un corpo magro e alla moda. In molti Paesi, tuttavia, il digiuno è una necessità perché non vi è cibo a sufficienza per sfamarsi più volte al giorno. Questo dovrebbe portarci ad avere dei sensi di colpa e a rivedere molte delle nostre abitudini alimentari, per esempio lo spreco di cibo.

Lei ha scritto che la globalizzazione ha prodotto, tra tante conseguenze, anche cibi sempre più omologati con la progressiva perdita del senso del gusto. Cosa è accaduto ai cibi di una volta?
Quello che è accaduto è che la globalizzazione ha ucciso i sapori della tradizione, che evocavano una memoria ed una identità culturale, infatti oggi la cucina locale è diventata un lusso, soppiantata da ristoranti di sushi e kebab take away. Se provate a mangiare un risotto con l’osso buco a Milano, scoprirete che costa più dell’aragosta.

Si mangia sempre più carne, nel mondo. In molti Paesi in via di sviluppo il consumo si è impennato e, secondo il rapporto World Livestock 2011 della Fao, è destinato a crescere di circa il 73% entro il 2050. C’è, in questo, una motivazione antropologica?
La carne è un alimento carico di simbolismo. Il nostro immaginario è stato abituato, per secoli, a vedere nella carne una relazione con il sesso, il potere e la sacralità. Secondo l’antropologo Craig B. Stanford, chi si ciba di carne esibisce il proprio status sociale, cioè la propria posizione all’interno della propria comunità, quindi alla base di un’alimentazione carne non vi è solo il tentativo di cibarsi di proteine nobili, ma quello di manifestare il proprio potere, sessuale e politico.

Ogm. Nel suo prossimo libro lei cita anche gli Ogm. Può anticiparci in che termini ne tratta?
Così come era difficile un tempo, oggi è tornato ad essere problematico procurarsi del cibo non pericoloso. Mediamente, oggi si mangia meglio che in passato, ma per farlo abbiamo inquinato l’acqua e l’aria e anche l’incidenza di malattie come i tumori è più alta che in passato. Anche i prodotti Ogm, che sono belli esteticamente, sono un’incognita, perché non possiamo sapere ancora se siano o meno velenosi per il fisico. Di certo si sa che sono un business in mano a poche persone o a società che obbligano i contadini a ricomprare ogni anno i semi dei raccolti. Da questo punto di vista non è cambiato nulla. Come nel passato, il cibo è a disposizione di pochi.

Diogene adorava il polpo crudo, Freud il bollito, Rousseau i latticini.  Quali sono i suoi piatti preferiti?
Il pesce crudo e la pancetta. 
 
Arts & Foods. Rituali dal 1851 è la mostra a cura di Germano Celant alla Triennale di Milano dal 9 aprile al 1 novembre 2015. In questa mostra l’arte si incontra con i temi della nutrizione: si indaga il rapporto tra le arti e i diversi rituali del cibo nel mondo in una lettura storica sull’influenza estetica e funzionale dell’alimentazione sui linguaggi della creatività.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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