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Romano Prodi. Usare la terra per nutrire e non per produrre energia

Editoriale / -

Il cibo è il problema di maggiore rilevanza nel mondo. Bisogna diminuire gli sprechi e produrre in maniera sostenibile. E l’Italia deve tornare a investire nella ricerca in agricoltura.

Alla giornata di lavoro “Italia 2015: il Paese nell’anno dell’Expo”, secondo appuntamento del percorso verso la Carta di Milano, è intervenuto Romano Prodi. L’ex Presidente del Consiglio pone l’accento sulla necessità di investire nella ricerca in ambito agricolo. Soprattutto nel nostro Paese. E identifica come prioritaria la battaglia per l’accesso al cibo. “Non vi è assolutamente consapevolezza nel mondo – spiega Prodi – che il tasso di crescita della domanda di cibo è superiore al tasso di crescita della produzione. E le previsioni per il futuro non sono buone”.
 
Il dilemma del mondo
Le stime sui prossimi dieci anni indicano che il settore agricolo avrà una crescita dimezzata rispetto al decennio precedente, con un tasso pari all’1,5% e con una produttività che non supererà l’1 per cento. “Miracoli – racconta Prodi – come il triplicare la produzione dei cereali negli ultimi 50 anni saranno difficili. Quindi il dilemma del mondo è: o aumentare la produzione o ridurre i consumi”. E nonostante negli ultimi due anni e mezzo sia andata meglio in termini di resa dei raccolti, con i prezzi agricoli piuttosto bassi, non bisogna dimenticare i recenti momenti di tensione dovuti all’aumento dei prezzi, tali da costituire una delle ragioni delle ribellioni sociali avvenute in Medio Oriente e in altre zone del mondo.
 
Grande spostamento mondiale
Il grande rischio riguarda l’impiego della terra per la produzione di biocarburanti. Questo cambiamento dell’agricoltura mondiale sta portando Paesi come gli Stati Uniti a destinare il 40% del mais americano per la benzina e non per il cibo. “Il grano necessario – prosegue Prodi – per riempire il serbatoio di un SUV può nutrire una persona per un anno”.  Sono i “nuovi” Paesi che stanno portando avanti la sfida della sicurezza alimentare. Stanno cambiando i protagonisti del commercio delle derrate di base, con la Cina che è già diventata il grande magazzino dei cereali del mondo, con il 30% delle scorte di grano, il 40% di mais e il 42% di quelle di riso. Il cibo di fatto diventa un grande problema strategico: difensivo per i Paesi sovrappopolati e offensivo per i Paesi che possono diventare esportatori.
 

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