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Paul Vantomme. Tra cinque anni potremmo vedere hamburger, farina, pasta, pizza con insetti

Economia / -

Paul Vantomme

Mangiare insetti. Una prospettiva che molti ritengono ripugnante, alcuni interessante. Sempre di più, anche perché stiamo per affrontare uno spaventoso aumento della popolazione e ci sarà una nuova caccia alle risorse alimentari, nuove, inusuali. Secondo Paul Vantomme, Senior Forestry Officer Non-Wood Forest Products, una delle più promettenti sono gli insetti.

Introdurre gli insetti nella nostra dieta pare essere un’idea tutt’altro che peregrina. Nonostante i divieti internazionali, alcune nazioni europee, prima tra tutte il Belgio, stanno studiando regole ed eccezioni per consentire l’uso alimentare di alcuni insetti. Paul Vantomme, responsabile per la Fao del progetto “Insects to feed the world”, ha illustrato durante un convegno del Cnr a Expo Milano 2015 le prospettive e gli effetti di un’alimentazione che comprenda anche gli insetti. A molti può sembrare una scelta ripugnante. In realtà, il miele è già un prodotto degli insetti; un colorante alimentare (rosso) è fatto di insetti; e a livello tassonomico la differenza fra un’aragosta e uno scorpione è minima. Secondo le prime ricerche prese in esame dalla Fao, gli insetti sarebbero anche molto efficienti nel convertire ciò di cui si cibano (rifiuti) in proteine.
 
Tuttavia non sono un alimento tradizionale, per nulla. Sono considerati difatti novel food, quindi soggetti a nuove indagini e controlli di cautela.
 
Cominciamo con il precisare un dato forse un po’ troppo sbandierato. Non è che gli insetti si mangiano proprio proprio già in tutto il mondo; hanno una tradizione di consumo anche antico, sì, ma a macchia di leopardo, in confini ristretti, spesso solo locali o regionali. Tant’evvero che  sono considerati novel food, ovvero, la loro sicurezza non è data per pacifica. È così?
Ha assolutamente ragione. Non è che in Africa tutti gli africani mangiano insetti, né tutti i cinesi mangiano insetti. La scelta del cibo investe un ambito culturale; ci sono molte diverse culture anche regionali al cui interno è ammesso il consumo di insetti – come in Italia, in Sardegna e, l'ho sentito oggi, in Puglia. Non dobbiamo dimenticare che quando eravamo raccoglitori e cacciatori abbiamo mangiato insetti per un milione di anni, probabilmente, e non ci ha mai fatto male. Per la sensibilità europea, o meglio occidentale, sono comunque inconsueti. Il punto nuovo, per l’Europa, sono gli obiettivi che si possono perseguire. Riduzione dei rifiuti, nuovi ingredienti, nuovo lavoro. Per esempio, abbiamo una quantità di rifiuti organici dappertutto e non sappiamo cosa farne, dal letame agli scarti alimentari. Oggi se ne fa compost, che vale due cent al kg. Se potessimo usare questi rifiuti organici per l'allevamento di insetti, avremmo – con un rendimento dal 20 al 30% - proteine di alta qualità nutrizionale che si vendono a un euro al chilo. Un guadagno 50 volte superiore.
 
Innanzitutto, chiariamo che parliamo di insetti allevati, non cacciati.
Sì, ha ragione. La caccia e la raccolta per gli europei sono impossibili, non sono più pensabili per la sussistenza. Stiamo parlando di insetti allevati. È un nuovo contesto, dopo le api che abbiamo addomesticato da tempo, che apre nuovi scenari. Ho illustrato il caso di una società belga che rileva i rifiuti ortofrutticoli di una catena di supermercati per produrne proteine (solo i prodotti di frutta e verdura, perché è tuttora vietato impiegare scarti animali, latticini, uova e simili). E, oggi, ho sentito che dagli insetti non sono ricavabili solo additivi alimentari proteici, ma anche grassi di buona qualità e fibre, come la chitina. Anche in Italia c’è una quantità impressionante di rifiuti organici, basta fare un giro in un supermercato per averne un’idea. Con l’allevamento di insetti ridurremmo i rifiuti, produrremmo cibo in modo efficiente e creeremmo lavoro qui, localmente, non all’estero.
 
Ci sono insetti assolutamente immangiabili?
Certo. È come i funghi. Ci sono funghi velenosi! Ma anche i mammiferi: non abbiamo allevamenti di topi. Alleviamo solo animali che hanno dato rendimenti migliori, con un buon gusto. Gli insetti hanno un numero di specie dieci volte maggiore dei mammiferi, quindi ci si aprirebbe davanti un ventaglio vastissimo di scelte.
 
Lei personalmente li ha assaggiati? Che sensazioni ricorda?
Sì, all’estero, durante i viaggi, e qui in Italia in laboratorio per motivi di studio. Sono vissuto e cresciuto tra il Brasile, l’Africa, l’Asia e li ho spesso mangiati con la gente del posto. La prima esigenza per imporre il consumo di un nuovo alimento è che deve essere delizioso. Però, purtroppo sono stato invitato a diverse degustazioni di insetti e devo dire che, mi spiace, non erano per niente buoni! Ma non è colpa degli insetti, era colpa del cuoco. È lo stesso per ogni ingrediente, in fondo. Anche per quelli nuovi, e ancor di più per le meduse, che assorbono meramente il sapore della salsa e dei condimenti.
 
A livello di salute e ambiente, si segnala qualche risvolto inedito?
Un’altra caratteristica molto importante è che non hanno antibiotici. Se andiamo a mangiare polli, invece… Uno dei problemi esplosi negli ultimi quindici anni è proprio la resistenza agli antibiotici. E anche l’impatto sulla Terra è ridotto.
 
Quindi, dal suo osservatorio alla Fao, ha avuto notizia di studi avviati proprio sull’impatto ambientale dell’allevamento e del consumo di insetti?
La Fao monitora diverse ricerche attualmente, e la Commissione Europea ha un grande progetto già finanziato, ProteInsect, al cui interno c’è già uno studio di life cycle assessment molto dettagliato. I risultati sono interessanti ma bisogna fare molta attenzione a un’altra cosa. Lo stabilimento dove è stato condotto lo studio di Lca è in Olanda. Durante l’inverno era riscaldato perché gli insetti sono a sangue freddo, è la ragione per cui in inverno non vediamo insetti volare. Dunque nelle valutazioni vanno incluse tutte le variabili, la stagione, la latitudine.
 
Secondo lei, quanto tempo ci vorrà ancora per andare al supermercato e vedere qualcosa a base di insetti, sinceramente?
Dipende. In Belgio, in Olanda può già andare e trovarne. E in Thailandia, in Cina, in Messico, negli Usa. In Europa e in Italia? Settimana prossima si svolgeranno  le prime votazioni sui novel food, quindi personalmente penso in cinque anni. Tra cinque anni potremmo vedere hamburger, farina, pasta, pizza con insetti, in cui cioè gli insetti non si vedono ma che ne contengono come additivi. Cinque anni per il cibo, dieci anni come mangimi.
 
 
 

16 ottobre, Giornata mondiale del cibo Fao. Il nuovo video sui bambini del Lesotho

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Il video di quest’anno dedicato alla Giornata mondiale del cibo esplora il tema della protezione sociale e di come può contribuire a sradicare fame e povertà entro il 2030. Il video si focalizza sul programma di garanzia del credito Child Cash Grant nel Lesotho, messo in atto dal governo e sviluppato insieme a diversi partner. Grazie al contributo per l’agricoltura, la Fao sta aiutando le più povere famiglie del Paese a migliorare la produttività dei campi e la loro situazione alimentare.

In Africa i prezzi dei cereali sono rassicuranti. Rimangono due criticità: Somalia e Sudan

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Somalia
© Jason Florio:Corbis Donne e bambini a Mogadishu, Somalia, al programma alimentare della Ong SAACID con il mais donato dal World Food Program.

La situazione dei prezzi dei cereali in Africa è generalmente buona, ma ci sono due criticità importanti, la Somalia e il Sudan. È quanto rende noto la Fao.

È quanto si legge nell'ultimo resoconto del Food Price Monitoring and Analysis della Fao. In Somalia a settembre i prezzi del sorgo e del mais rimangono elevati dopo l'impennata dei mesi scorsi causata dello scarso raccolto di quest'anno. In Sudan invece le quotazioni rimangono vicine ai record nonostante un moderato calo. L'esaurimento delle scorte dopo il raccolto del 2013 e i problemi legati agli scambi commerciali stanno continuando ad influenzare negativamente i prezzi.

In Africa Occidentale quotazioni in calo
Nella regione dell'Africa Occidentale i prezzi dei cereali hanno continuato la loro discesa in Uganda e Tanzania grazie al buon andamento dell'ultimo raccolto. Anche in Etiopia, l'aumento delle scorte dovuto al raccolto completato ad agosto, ha influito positivamente sulle quotazioni del grano. In Kenya la situazione è diversa a seconda della provincia, con i prezzi del mais a Mombasa e Eldoret in calo e quelli a Nairobi e Kisumu in aumento.
 
In Africa Orientale prezzi sostanzialmente invariati
In Africa Orientale, nella regione del Sahel (o subsahariana, che si estende dalle coste dell'Atlantico fino al Mar Rosso e comprende Mali, Mauritania, Ciad, Niger e Sudan), i prezzi di sorgo, mais e miglio sono invariati o in leggero calo rimanendo considerevolmente al di sotto di quelli dell'anno passato. Nei Paesi del Golfo di Guinea il buon andamento della prima parte della stagione di raccolto ha messo una pressione al ribasso sulle quotazioni. In Burkina Faso, Mali e Niger i prezzi del miglio sono rimasti stabili a settembre e sui livelli al di sotto di quelli registrati nello stesso periodo dell'anno passato. Anche in Nigeria settembre è stato un mese all'insegna della stabilità grazie ai buoni raccolti nelle regioni del Sud del Paese.
 
Nei Paesi colpiti dall'ebola prezzi sotto controllo
Nei Paesi colpiti dall'ebola, nonostante le restrizioni doganali e transfrontaliere, i porti hanno continuato a funzionare regolarmente permettendo il normale approvvigionamento. In Liberia il deprezzamento della valuta locale ha tuttavia impattato negativamente sui prezzi del riso. In Sierra Leone, invece, le quotazioni del riso sono scese anche grazie alle forniture governative nelle zone in quarantena che hanno mantenuto i prezzi calmierati. In Guinea, le buone prospettive relative al raccolto di quest'anno, ha avuto riscontri positivi positivi sull'andamento dei prezzi.
 
In Africa del Sud leggero aumento, ma sotto quelli dello scorso anno
Nella regione dell'Africa meridionale i prezzi del mais sono leggermente aumentati, ma rimangono al di sotto di quelli dello scorso anno. In Sud Africa, le pressioni al ribasso sulle quotazioni del mais derivanti dal buon raccolto di quest'anno sono state controbilanciate da una maggiore domanda da parte dei Paesi importatori, soprattutto asiatici.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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