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Nkosazana Dlamini-Zuma. L’Africa che vedremo tra 20 anni

Economia / -

La Presidente della Commissione Unione Africana, prima donna nel suo ruolo, auspica un Paese in pace e con una ricchezza meglio condivisa, grazie anche a più investimenti nella formazione dei giovani e a un intensificato commercio nel Continente.

Una grande occasione per imparare che la diversità è ricchezza da valorizzare. Questa la visione di Nkosazana Dlamini-Zuma, Presidente della Commissione Unione Africana, che dell’Esposizione Universale ha apprezzato soprattutto l’opportunità, offerta a milioni di italiani, di entrare in contatto con Paesi di cui, magari, non avevano mai sentito parlare.
 
Il ruolo delle donne va riconosciuto
E la prima diversità da riconoscere è quella delle donne, che rappresentano ormai più della metà della popolazione e questo non solo per diritto, ma perché ha molto senso a livello economico.
“Ci sono tante virtù che rendono complementari uomini e donne – ricorda Zuma - e queste potrebbero rappresentare un valore aggiunto in molti campi. Le donne sono grandi interpreti delle nostre tradizioni, e devono esserlo anche della modernità”.
E chi potrebbe dirlo meglio di Zuma, prima donna a ricoprire questo ruolo chiave nello sviluppo del continente africano.
“Nei prossimi vent’anni vedremo un’Africa molto diversa, spero più in pace e con una ricchezza meglio condivisa – ha dichiarato Zuma ai microfoni di ExpoNet -. Vorrei vedere più investimenti nella formazione dei giovani e un’Africa in grado di aumentare gli scambi commerciali interni al Continente. L’Africa deve affrontare molte sfide, ma le sfide ci saranno sempre, chi non ha sfide da affrontare? – ha concluso Zuma.
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Malawi, le donne trasformano alimentazione e agricoltura

Innovazione / -

Alcune donne mentre nutrono i loro bambini in Malawi.

In Malawi, Save the Children sviluppa un progetto che migliora la nutrizione infantile, la produzione agricola e la diversificazione del reddito. Dove le donne sono protagoniste.

Quando si pensa a una famiglia che si viene a formare, l’attenzione si sposta verso i figli appena arrivati. Ci si prende cura di loro e si cerca di crescerli al meglio. Ma garantire loro un futuro non è così facile, se si vive in condizioni di povertà. Come nel caso delle famiglie del distretto di Chiradzulu in Malawi, dove Save the Children (Italia e Malawi), insieme all’Università di Agraria in Malawi (LUANAR), promuove un progetto che aiuta i bambini. Le mamme diventano protagoniste nel combattere la malnutrizione infantile, problema storico del Paese. S’impegnano a garantire cibi più nutrienti e l’utilizzo di diete più variegate. Riescono ad aumentare la produzione agricola, con l’attenzione su nuove coltivazioni. E identificano stimoli necessari per il mercato locale, anche con forme di finanziamento per piccoli commerci individuali.
 
Si agisce su tre fronti
Su come raggiungere gli obiettivi prefissati, Save The Children elabora un piano articolato. Per migliorare la nutrizione infantile, s’iniziano a promuovere attitudini e comportamenti che partono dalle stesse mamme, come praticare solo l’allattamento al seno o garantire che i bambini eseguano visite mediche regolari. Per arricchire l’offerta nutritiva, s’iniziano a piantare nuove coltivazioni (piselli, arachidi, soia) o si stimola il consumo di frutta e patate dolci (ricchi di vitamina A). Vengono organizzati per le mamme dei corsi di cucina per aumentare la varietà delle diete alimentari. Inoltre si incoraggia la creazione di allevamenti di pollame, per favorire un maggior consumo di proteine animali. Promuovendo la nascita di piccoli commerci locali, si cerca di diversificare le fonti di reddito. In questo senso viene costituito il “Village savings and loan groups”, un luogo dove le donne della comunità mobilitano, gestiscono e finanziano i fondi da destinare a progetti individuali fino a quel momento non realizzati. E dove si creano cooperative per introdurre i frutti delle produzioni  sul mercato.
 
Micro-finanziamenti funzionano
I beneficiari del programma sono oltre 11 mila bambini sotto i cinque anni d’età, e oltre 8 mila famiglie. Le nuove metodologie hanno portato effetti concreti sulla  salute infantile, oltre ad aver stimolato un aumento del reddito familiare. Per esempio, un innovativo sistema per la conservazione del mais garantisce un guadagno distribuito su più mesi dell’anno. Le forme di micro-finanziamento permettono di poter vendere nuovi prodotti agricoli, e reinvestire i soldi guadagnati nell’acquisto di animali da fattoria. Si sono verificati esempi di condivisione di esperienze tra donne, come cucinare in spazi comuni in modo da diffondere la conoscenza di ricette nutrienti.
 
 

Noorjehan Abdul Majid. In Mozambico e Malawi ho azzerato la trasmissione del virus hiv tra mamma e bambino

Sostenibilità / -

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Lei è il medico a capo del programma Dream in Mozambico e Malawi, uno dei progetti vincitori del bando “Energy Art and Sustainability” il cui obiettivo sta nel contrastare la malattia dell'Aids soprattutto nelle donne e nei bambini, con un occhio all’innovazione dei centri di cura grazie ad impianti alimentati con energia ibrida.

Da quanto tempo lavora come medico in Mozambico e da quanto tempo collabora per la realizzazione del progetto Dream?
Io sono nata in Mozambico e sono diventa medico nel mio Paese. Ho finito l’Università nel 1998 e lì ho conosciuto il programma Dream, allora ancora in fase preliminare. Dream è nato nel 2002 grazie agli operatori della comunità Sant’Egidio.
 
Come vengono finanziati i servizi di counseling, analisi di laboratorio e visite mediche dei vostri ambulatori?
Sono persone singole che ci aiutano insieme al Ministero della salute del Mozambico. Non dimentichiamo i Governi europei, come la Finlandia, la Germania e l’Italia che ci sostengono.
 
Puoi fornirci qualche dato significativo sui successi del progetto?
Abbiamo in cura 270.000 persone in tutti i 10 Paesi africani dove il progetto è attivo (come Malawi, Congo, Nigeria, Guinea, Tanzania, Kenya e altri ancora). Cinquantacinquemila bambini sono nati sani, sieronegativi. Significa che la mamma può rimanere incinta e partorire naturalmente senza cesareo, può allattare. Dopo 18 mesi di test negativi, si può dire che il bambino è guarito. Abbiamo azzerato la trasmissione tra madre e figlio.
 
Quali sono gli obiettivi che si pone realisticamente per i prossimi cinque anni?
Abbiamo ancora una grande sfida davanti, ci sono persone sieropositive che vivono molto bene, a lungo, ma a un certo punto cominciano a soffrire di malattie croniche come ipertensione e tumori. La sfida del futuro si chiama Dream 2.0 e consiste nel valutare la salute globale dei pazienti, facendo uno screening totale della persona, monitorandolo complessivamente indipendentemente dalla convivenza quotidiana con l’HIV.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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